di Maria Shkolnik, Investment Specialist Oil & Gas di Union Bancaire Privée (UBP)
I prezzi del petrolio sono solitamente quotati come prezzi futuri del greggio, con il Brent e il WTI che fungono da principali benchmark. Tuttavia, l’economia si basa sui prodotti raffinati quali gasolio, benzina e carburante per aerei piuttosto che sul greggio stesso, e il costo della trasformazione del primo nel secondo è il margine di raffinazione, o “crack spread”. Aggiungendo questo spread al Brent si ottiene un indicatore approssimativo di quanto paga effettivamente il consumatore finale e, su questa base, il prezzo medio si attesta attualmente intorno ai 140–180 USD al barile.
Perché i margini di raffinazione sono elevati
L’offerta di petrolio greggio e prodotti raffinati è limitata su più fronti contemporaneamente: quest’estate i margini di raffinazione europei hanno raggiunto il livello record di 50 dollari al barile, mentre quelli del gasolio hanno toccato i 100 dollari al barile, con il costo finale totale del gasolio che ha raggiunto il livello record di 200 dollari al barile. Questi margini sono destinati a rimanere elevati poiché attualmente si registra una carenza globale di oltre il 10% della capacità di raffinazione.
Il prezzo del greggio e i fattori geopolitici
Nel 2026, due fattori hanno dominato il prezzo del greggio: la possibilità che il petrolio possa fisicamente lasciare il Golfo e le prospettive di pace nella regione. Il Brent ha superato i 100 USD al barile quando i transiti delle petroliere si sono interrotti, è sceso a circa 70 USD al barile con il cessate il fuoco estivo e il ritorno delle petroliere, per poi risalire verso i 100 USD al barile dopo la scadenza del memorandum d’intesa senza un accordo di pace. Qualsiasi esito è binario e dipende da decisioni geopolitiche, il che significa che qualsiasi previsione sul prezzo del petrolio è subordinata all’ipotesi che il conflitto venga risolto, una possibilità che non si intravede ancora all’orizzonte.
Perché i prezzi potrebbero rimanere elevati
I prezzi dovrebbero rimanere elevati anche dopo la ripresa delle forniture di petrolio. Le forniture dal Medio Oriente sono tornate ad almeno tre quarti dei livelli pre-conflitto, eppure il Brent viene ancora scambiato a circa 100 USD al barile. Inoltre, i contratti a consegna immediata – non i contratti a termine – nel Mare del Nord e in Medio Oriente hanno registrato una media di 125–135 dollari al barile, un premio significativo rispetto ai futures, il che avvalora l’opinione secondo cui i prezzi si sono rivalutati con un premio di rischio incorporato più elevato. Le riserve strategiche e le scorte commerciali in molti Paesi sono ai minimi da diversi decenni e continuano a esaurirsi ogni giorno in cui persiste l’interruzione delle forniture.
Foto da ufficio stampa UBP
