di Massimo Artusi, presidente di Federauto
Raccontare la revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 delle auto come una Commissione che “smentisce sé stessa”, per effetto delle pressioni dell’industria, è una lettura inesatta che rivela la tendenza mediatica a confondere i fatti con le opinioni. E i fatti sono – oltre all’evidenze del mercato – che le Direzioni Generali della Commissione hanno la facoltà di proporre riforme normative ma che Europarlamento e Consiglio – ossia le istituzioni elettive – hanno il potere di legiferare.
Una nota preparatoria di una singola Direzione Generale – ispirata o preparata con il parere di qualche consulenza di cui non è certa né competenza né neutralità – non può rappresentare un benchmark legislativo per nessuno. È sorprendente che – allo stato attuale del dibattito sul Green Deal Automotive – si debbano ricordare veri e propri pilastri, come ad esempio che le Istituzioni UE funzionano in base a principi di equilibrio dei poteri, ove la Commissione UE – dopo aver elaborato una proposta normativa – è chiamata a fare sinergia con Stati Membri (Consiglio) e Parlamento, prima di scegliere l’indirizzo regolamentare definitivo.
Ed è proprio questa la dinamica che ha portato alla flessibilità sugli obiettivi 2025, con il calcolo sulla media 2025-2027, non è stata di certo una concessione “sottobanco” della Commissione: l’hanno approvata nel 2025 il Parlamento e il Consiglio, al fine di evitare – in nome di astratti target sulle emissioni – sanzioni miliardarie a un’industria già in difficoltà. Ed è sempre questa la dinamica in corso che sta portando a un complesso – ma terribilmente necessario – iter di revisione del Regolamento CO2 per i veicoli leggeri, che è qualcosa di ben diverso dalla banalità secondo cui “la Commissione smentisce sé stessa”.
Federauto evidenzia come sia necessario dare una coerenza tra le misure regolamentari e i trend di mercato, chiarendo che nel primo semestre 2026 il market-share delle auto elettriche è inferiore al 20% nell’Unione europea – significa che a tutt’oggi 4 cittadini europei su 5 comprano auto termiche/ibride – e che in Italia (oltre ad altri 12 Paesi Membri) la quota delle auto elettriche registra percentuali a 1 cifra. La crescita c’è ed è positiva, ma questi numeri dicono che la domanda non segue i tempi fissati per legge.
Non siamo di fronte a un complotto, ma a tante famiglie e imprese che fanno i conti con prezzi d’acquisto elevati, una rete di ricarica disomogenea e spesso fuori uso, autonomie limitate, esigenze di spostamento dettate dal proprio stile di vita e valori dell’usato incerti. E finora il costo di questo divario lo hanno sostenuto in larga parte le reti di vendita, con auto-immatricolazioni e sconti per stare negli obiettivi dei costruttori, per non parlare degli incentivi statali a pioggia, a carico dei contribuenti.
C’è poi un paradosso. Proprio chi chiede di accelerare – magari promuovendo il cosiddetto “Acceleration Act” – riconosce che oggi i costruttori extra europei sono più competitivi sui costi, in ragione soprattutto del controllo pressoché totale delle materie prime e della loro lavorazione (chiedetevi perché!) che servono per costruire un’auto a batteria. Ciò significa che l’unico processo che accelererebbe un ulteriore obbligo rigido sull’auto elettrica è quello di consegnare a quei costruttori le quote di mercato che la Commissione UE dice di voler difendere.
Per Federauto la priorità non è rimettere in discussione i target di decarbonizzazione dell’automotive, ma renderla raggiungibile con una politica industriale, energetica e infrastrutturale europea che favorisca i flussi di persone e merci, quindi la filiera: produzione, distribuzione, utilizzo e riciclo. Ecco le proposte di Federauto-
Semplificazione normativa UE (ambiti, obblighi e prodotto) e nazionale; obiettivi regolamentari ambiziosi ma raggiungibili, con verifiche periodiche e clausole di revisione basate sull’andamento reale del mercato; adottare i VEEF sancendo l’indirizzo di neutralità tecnologica, riconoscere il contributo dei carburanti rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni, oltre a quello che può dare l’auto elettrica per le sue peculiarità funzionali; una riforma, sostenibile e di natura pluri-tecnologica, complessiva della fiscalità sull’auto, sul benchmark degli altri Paesi europei, che elimini l’uso di incentivi pluriennali o a singhiozzo, quindi che accompagni il rinnovo armonico del parco circolante; un piano infrastrutturale per la produzione e la diffusione di TUTTI i vettori energetici defossilizzati con tempi, sostegno e responsabilità certi.
Su molti di questi punti siamo d’accordo anche con chi oggi ha una visione diversa sulla revisione delle regol. La differenza è che Federauto intende arrivare all’obiettivo senza lasciare indietro i consumatori, i lavoratori e le imprese della filiera. La transizione si vince insieme sul mercato, non sulla carta.
Foto da ufficio stampa Federauto
