Ho fatto il mio primo viaggio, nel senso letterale del termine, dall’ospedale di Pescara a casa (allora era vista mare a San Salvo), in una 500.
Era bianca e aveva la cappottina nera che si apriva. Sembrava grande, tanto che la usavamo anche nei fine settimana con papà, possessore di una 127 verde, che poi divenne una Lancia Beta. Quella 500 con le due levette aria/accensione, ci accompagnò per molti anni, tanto che nei miei anni di scuola elementare ne ricordo un buco da usura sotto il tappetino posteriore destro.
Erano gli anni leggeri, un po’ sfrontati, di gran lavoro e di grandi soddisfazioni: crescevamo tutti, grandi e bambini. Li ricordo con dolcezza.
Poi ne passarono ancora molti e mi ritrovai a Torino, un po’ per caso e parecchio, evidentemente, per destino.
Era il 2001, la Fiat era tecnicamente fallita, le banche, il convertendo, i debiti e i prodotti, tutto sembrava indicare la stessa inesorabile sorte.
La scomparsa dell’”Avvocato, poi di Umberto, il flop della Stilo, insomma buio pesto.
Che senza la bacchetta magica ma con lavoro e visione, diede di nuovo carte, per iniziare una nuova partita. All-in. Senza compromessi né distinguo. All, tutto, per tutti.
Segno di un tempo nuovo che divenne fatto. Fatti.Nessuno stabilimento italiano penalizzato, tutti rinnovati.
Nuovi prodotti, sindacati inchiodati al reale, nuovi mercati, nuovi brand americani, forza, coraggio, grinta, rabbia.
Insomma una storia, difficile da riassumere, piena di saliscendi, di emozioni forti, di grande fatica, di silenziose ansie e nascoste paure.
Eppure di grande orgoglio.
E così, nel 2007, eccoci tutti lì su quella gradinata lungo il Po a celebrare il nuovo rinascimento, in quella straordinaria festa che fu il lancio della 500, 50 anni dopo.
Orgoglio, sì. All’epoca bastava quello per essere felici.

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