di Cristiano Donelli, Policy advisor al Parlamento UE
Grande scalpore per la notizia inattesa che il top manager Luca De Meo, che ha sempre lavorato nel settore automobilistico ed è stato lanciato fra i “Marchionne boys” a Torino, ora cambia tutto e si butta ai vertici del settore lusso, gruppo Kering. Non va a stare male e si tratta di una posizione di grande valore per la sua personale carriera, ma noi idealisti e amanti delle automobili siamo interessati anche al quadro complessivo del nostro settore amato e la sua dipartita la vediamo come un abbandono, oserei dire quasi come un tradimento in un momento così difficile.
Lui stesso si era sempre impegnato in prima linea, col pensiero ma anche con l’azione in ruoli apicali di rappresentanza trasversale (per qualche anno a capo di ACEA, associazione dei produttori automotive europei), perciò non ci si attendeva che lasciasse di punto in bianco. Magari, chissà, anche la nomina dell’altro italiano al top di Stellantis, Filosa, è legata al fatto che il papabile De Meo aveva lasciato campo libero preferendo andare dove le possibilità di crescita ci sono sempre nonostante tutto, nel lusso estremo.
Le persone di valore e con un pensiero forte come lui non sono facilmente replicabili e, già che siamo messi male come risultati di vendite e come freno mortale della politica europeista masochistica, la teoria da me supportata che l’automotive in Europa sia ahinoi finito ha ora una conferma ulteriore. Non vedo chiavi di lettura differenti rispetto a questo cambio in corsa repentino per De Meo che ancora piuttosto giovane fa una scelta differente intanto che è in tempo prima che crolli tutto e magari ingiustamente gli tocchi risultare come uno di quelli che ha fatto cadere il castello. Complimenti a lui, buona fortuna, ma che brutta notizia!
Foto Cristiano-Donelli da suo archivio

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