Transizione energetica, mercato e fiscalità: il messaggio forte di UNRAE alla politica

Roma, ZTL a pagamento per le auto elettriche: un vero disincentivo alla transizione

di Roberto Pietrantonio, presidente UNRAE

 
La transizione energetica non può trasformarsi in un percorso riservato a pochi: richiede politiche strutturali che consentano a tutti i cittadini di poter accedere alle tecnologie a zero o bassissime emissioni. Gli italiani non vanno convinti: vanno messi nelle condizioni di scegliere la transizione.

I numeri di ottobre incidono su un nervo ancora scoperto, dove il problema non è la resistenza degli italiani alla transizione: è rendere la transizione conveniente. Il boom delle ibride plug-in dimostra chiaramente che, in presenza di una convenienza concreta, la clientela risponde. Al contrario, con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box: pensare che le tecnologie a zero emissioni possano decollare da sole, senza leve abilitanti, è solo una chimera.

Sul fronte interno, il via libera delConsiglio dei Ministri al Disegno di Legge di Bilancio (per una portata complessiva salita da 23,5 a 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 miliardi nel 2028) risponde solo in minima parte alle attese della filiera per un reale sostegno al settore automotive. A fronte dei miliardi destinati all’esenzione del bollo auto, il Governo chiude gli occhi su una proposta sottoscritta da ben 4 associazioni della filiera automotive e 3 associazioni di fleet manager che operano in aziende italiane di tutti i settori e dimensioni.

Il testo del DDL di Bilancio si limita infatti a una timida apertura sul regime di deduzione dei costi per i veicoli di agenti e rappresentanti di commercio, una platea ristretta già titolare di un trattamento meno sfavorevole rispetto alle imprese, alzando il tetto di costo deducibile a 35.000 euro e porta la deducibilità dall’80% al 90% per auto elettriche e ibride.

Una misura che lascia però fuori proprio le flotte aziendali, le sole in grado di generare i volumi necessari a rinnovare il parco e ad alimentare l’usato recente: era questo il cuore della richiesta, che legava la revisione della fiscalità a una più marcata “chiave green”.


La misura prevista nel DDL di Bilancio è omeopatica: almeno per ora, la montagna sta partorendo un topolino. Confidiamo che il Parlamento, o il Governo stesso, colgano l’occasione per trasformarlo ora in una vera riforma, estendendolo alle flotte aziendali e concentrandolo sulle tecnologie a zero e bassissime emissioni.

Parliamo di una misura che – ipotizzata su un periodo sperimentale di tre anni, con impatto per soli 150 milioni nel 2027 – oltre a tutelare il tessuto produttivo metterebbe in circolo nel giro di tre o quattro anni centinaia di migliaia di vetture usate recenti, a basse emissioni e a prezzi accessibili. Con la fiscalità giusta potremmo portare nella transizione 400mila famiglie che oggi ne restano fuori, non potendosi permettere un’auto ricaricabile nuova.

L’incertezza sulle regole del gioco sta diventando un fardello economico insostenibile
per i Costruttori e frena le decisioni di acquisto dei cittadini. L’Europa deve fare chiarezza
una volta per tutte
: servono regole certe, obiettivi realistici e neutralità tecnologica.
Chiediamo maggiore flessibilità nel percorso di riduzione delle emissioni e il pieno riconoscimento del contributo delle tecnologie ibride plug-in.

Ma le regole, da sole, non bastano: senza una domanda forte, la transizione resta sulla carta. Per questo servono anche una fiscalità delle flotte finalmente allineata agli standard europei, meccanismi realmente incentivanti per la diffusione dei veicoli a basse e zero emissioni, infrastrutture di ricarica più capillari e una drastica riduzione del costo delle ricariche”, conclude il Presidente Pietrantonio.