L’attimo prima: e quei 60 secondi decisivi

L'attimo prima: e quei 60 secondi decisivi

di Davide Montella, formazione guida sicura e team building in pista per aziende, founder Driving Motorsport  e giornalista automotive

 

C’è un rumore che non somiglia a nessun altro, e poi, per un attimo, il silenzio. È lì che cominciano quelli che, in un incidente, sono forse i sessanta secondi più importanti. Non quelli in cui decidi di chi è la colpa: quelli in cui decidi se la situazione peggiora o si ferma.

In quei sessanta secondi non comandi tu, comanda l’adrenalina. Il cuore accelera, le mani tremano, la testa corre e si fissa sulla cosa sbagliata: il paraurti ammaccato, il tizio dell’altra auto, “avevo ragione io”. La lucidità, in quel momento, non la puoi inventare. La puoi solo aver preparato prima. Ed è tutto qui il senso de “L’Attimo Prima” anche stavolta: sapere adesso, con calma, cosa farai allora.

L’ordine conta, e forse ti sorprenderà: prima le persone, poi la scena, la colpa per ultima. Non è una checklist da spuntare in fila, è una scala di priorità. Se c’è un pericolo grave e immediato, un ferito serio, un principio d’incendio, il rischio che qualcuno venga travolto, i soccorsi si chiamano subito, senza aspettare il resto. Il punto de “L’Attimo Prima”, del resto, non è fare tutto: è sapere cosa viene prima.

Fuori da questi casi, l’errore più comune e più pericoloso è buttarsi fuori dall’auto di slancio, dritti nella corsia. Dopo un urto l’istinto spinge a scendere subito, ed è proprio in quel gesto che si consuma il secondo incidente: quello che travolge chi è appena rimasto in piedi accanto ai rottami. Prima di aprire la portiera, un respiro e un’occhiata allo specchietto.

Poi porta te stesso e chi era con te nel punto più protetto che la situazione ti offre: dietro il guardrail se c’è e riesci a raggiungerlo senza esporti di più, comunque lontano dalla carreggiata, mai fermi tra le due auto o con le spalle al traffico. Qual è il posto sicuro dipende dalla strada e da dove sei finito; la costante è una sola: toglierti dal flusso, non restare dove sei stato colpito.

Poi renditi visibile. Il giubbotto ad alta visibilità va messo prima di scendere, non dopo: per questo si tiene in abitacolo, non nel bagagliaio dove non lo raggiungi. Frecce di emergenza accese, e il triangolo dietro l’auto: la norma indica almeno cinquanta metri, ma il senso vero è che chi sopraggiunge lo veda in tempo. Se prima c’è una curva o un incrocio, va posizionato in modo da essere visibile a chi arriva. Il triangolo segnala la macchina, il giubbotto segnala te.

E appena la situazione lo consente, o subito, se c’è un’urgenza, chiama il 112 e di’ dove sei nel modo più preciso possibile: strada, direzione, un riferimento visibile. Se qualcuno è ferito, l’articolo 189 del Codice della Strada ti chiede di fermarti e prestare l’assistenza che ti è possibile, e vale a prescindere da chi ha causato l’incidente: non è una questione di torto o ragione. “Assistenza che ti è possibile” spesso significa già molto: tenere la persona calma, non spostarla, lasciare che siano i soccorsi a decidere, a meno che restare lì non sia un pericolo immediato.

La colpa, dicevo, viene per ultima. Ed è la parte più difficile a caldo: non devi vincere una discussione sull’asfalto. Fermarsi è un obbligo anche quando sei convinto di avere ragione. I dati si scambiano, le foto si fanno, la constatazione si compila, ma dopo, a persone al sicuro e con la testa un po’ più fredda.L’adrenalina è un pessimo avvocato: ti fa dire e fare cose che, dieci minuti più tardi, non riconosci.

Ecco perché quei sessanta secondi, in realtà, si giocano molto prima. Nel momento non ti alzerai all’altezza della situazione: scenderai al livello di ciò che hai preparato. Quindi l’ordine mettitelo in testa adesso, da fermo: prima le persone e la sicurezza, poi i soccorsi, la colpa per ultima. E se dovesse capitare, speriamo mai, saprai già da dove cominciare, mentre la testa recupera. È anche questo l‘attimo prima: arrivarci pronti al momento che speri di non vivere mai.

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

Appello al Governo: riformare in modo strutturale la fiscalità delle auto aziendali

Foto: Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

Il mercato auto 2026 torna a crescere, ma per acquistare una vettura gli italiani hanno sempre più bisogno del credito. Nel primo semestre sono state immatricolate 946.296 auto, +9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le richieste di finanziamento sono aumentate del 6,7%. Circa otto auto nuove o usate su dieci vengono acquistate ricorrendo a un finanziamento, un dato che racconta quanto l’accessibilità economica sia ormai centrale per sostenere la domanda. È la fotografia dell’Osservatorio Credit & Mobility realizzato da Experian e UNRAE.

Il recupero arriva dopo la leggera contrazione del 2025, ma non cancella tutte le difficoltà. Secondo UNRAE, infatti, i volumi rimangono inferiori del 13,5% rispetto al 2019, mentre il secondo semestre potrebbe risultare più debole.

 

Le auto ibride conquistano metà del mercato

A trainare il nuovo sono soprattutto le auto ibride HEV, che raggiungono il 49,7% delle immatricolazioni e crescono del 23,1% rispetto al primo semestre 2025. In pratica, ormai una nuova vettura su due appartiene a questa categoria.

Molto più contenuto il peso delle elettriche pure, che nonostante un incremento del 77,5% si fermano all’8,4% del mercato. Ancora più forte la crescita delle plug-in hybrid: +85,1%, fino a raggiungere una quota del 9%.

Prosegue invece la contrazione delle motorizzazioni tradizionali: benzina -17% e diesel -25,5%.

Numeri che mostrano una transizione più articolata rispetto a una semplice sostituzione del motore termico con quello elettrico. In questa fase sono soprattutto le diverse forme di ibridizzazione a intercettare le scelte degli automobilisti italiani, mentre la BEV continua a crescere partendo da una base decisamente più contenuta.

 

Finanziamenti più lunghi per mantenere sostenibile la rata

La crescita del mercato porta con sé un altro fenomeno: gli automobilisti allungano i finanziamenti.

La durata tra tre e quattro anni rimane la soluzione più utilizzata, con il 35,3% dei contratti, ma aumentano dell’11,6% quelli tra quattro e cinque anni e del 10,3% quelli superiori a cinque anni. I finanziamenti tra due e tre anni diminuiscono invece del 6%.

La maggior parte delle rate mensili si concentra tra 250 e 500 euro, fascia che raccoglie il 60,8% dei contratti. In particolare, quelle comprese tra 350 e 500 euro aumentano del 6,9%. Rimane inoltre diffusa la maxi-rata finale da 15.000 euro, scelta nel 29,6% dei contratti considerati.

«L’evoluzione del mercato automotive verso veicoli sempre più efficienti e tecnologicamente avanzati, in particolare ibridi ma anche elettrici, sta modificando anche le dinamiche di accesso al credito», osserva Armando Capone, amministratore delegato di Experian Italia.

 

Le auto tra 25mila e 35mila euro guadagnano terreno

Anche la fascia di prezzo scelta dagli automobilisti sta cambiando. Le vetture comprese tra 25.001 e 35.000 euro raggiungono il 31,3% delle immatricolazioni, guadagnando più di due punti percentuali.

Il cuore dei finanziamenti rimane però più in basso: la fascia tra 15.001 e 25.000 euro rappresenta il 37,4% delle richieste e il 38,8% delle immatricolazioni.

All’estremo opposto, le richieste di credito per automobili da oltre 50.000 euro diminuiscono del 22,8%, indicando un minore ricorso al finanziamento tra gli acquirenti delle vetture premium.

Il quadro pone una questione importante per l’industria. Il prezzo d’accesso all’automobile sta diventando uno dei fattori decisivi per la tenuta del mercato e l’allungamento dei finanziamenti permette di contenere la rata, ma lega contemporaneamente il cliente al pagamento per periodi più lunghi.

 

Il Sud cresce molto più della media italiana

Una delle sorprese del semestre arriva dal Mezzogiorno. Pur partendo da volumi inferiori, diverse regioni registrano incrementi delle immatricolazioni decisamente superiori alla media nazionale: Sicilia +32%, Campania +30,6%, Sardegna +24,6% e Puglia +23,2%.

Anche le richieste di finanziamento seguono questa direzione, con Puglia a +16,2%, Campania a +15,5% e Sicilia a +14,1%.

In termini assoluti il Centro-Nord conserva però un peso predominante. La Lombardia raccoglie il 19,6% delle richieste di finanziamento, davanti a Lazio (11,3%) e Toscana (9,3%). Nelle immatricolazioni guida invece il Trentino-Alto Adige con il 17,2%, sostenuto dal noleggio.

 

Anche l’usato diventa sempre più ibrido

Meno dinamico il mercato dell’auto usata, che nei primi cinque mesi del 2026 registra 1.335.993 trasferimenti di proprietà, in diminuzione dell’1,8%. Le richieste di finanziamento scendono dello 0,8%.

Anche qui, tuttavia, cambia rapidamente il mix delle motorizzazioni. I passaggi di proprietà delle ibride crescono del 26,5%, portandole al 12,2% del mercato. Le elettriche usate aumentano addirittura del 37,1%, ma rappresentano ancora appena l’1,4%.

Benzina e Diesel continuano insieme a coprire il 77,2% dei trasferimenti, a dimostrazione di quanto la trasformazione del parco circolante richieda tempi necessariamente più lunghi rispetto all’evoluzione delle immatricolazioni.

 

Il mercato cresce, ma il credito diventa decisivo

«A cinque anni dalla fine dell’emergenza Covid, [il mercato] soffre ancora un gap del 13,5% rispetto ai volumi del 2019», sottolinea Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE, chiedendo una politica industriale di lungo periodo e condizioni strutturali che accompagnino la transizione.

È forse questo il dato che permette di leggere meglio tutti gli altri. Il +9,8% delle immatricolazioni rappresenta un segnale positivo per un settore che ha bisogno di volumi per sostenere industria, concessionari e indotto. Ma la contemporanea crescita del credito e l’allungamento delle durate indicano quanto sia fondamentale mantenere l’automobile economicamente accessibile.

Il mercato dimostra infatti di esserci. Gli italiani continuano a comprare auto e stanno progressivamente cambiando tecnologia, privilegiando soprattutto l’ibrido. La vera sfida sarà permettere loro di continuare a farlo senza trasformare l’acquisto di una vettura in un impegno finanziario sempre più lungo.

 


Foto Ufficio Stampa Unrae