Scenario automotive europeo: cresce la pressione su prezzi e margini

Scenario automotive europeo: cresce la pressione su prezzi e margini

di Mario Verna, manager automotive

 
L’estate caldissima lascerà il posto ad un inverno freddissimo. Per tutti, per cui vale la pena prepararsi. La violazione delle regole dell’economia classica prepara un CRASH TEST senza precedenti. Di discese ardite e risalite è piena la storia degli ultimi decenni, sì ci sono sempre stati momenti difficili ma poi il sole è tornato. Questa volta è diversa, perché quando tornerà di nuovo il sole (quando?) lo scenario sarà CERTAMENTE diverso.

Ed è questo il tema (rilevante) che sfugge a governanti e analisti. Violazione sì, perché momenti di rallentamento della domanda hanno sempre determinato riduzione dei prezzi, contenimento dei player e semplificazione del prodotto. Nell’automotive sta accadendo esattamente il contrario dal pre-Covid. Prezzi che salgono (+40%), player che aumentano (70 brand nel 2019, 100 oggi, 130 nel 2028), complessità di prodotto mai così articolata.

Il punto davvero importante non è il -17,5% dell’EBIT preso isolatamente, ma il disallineamento tra fatturato e redditività. Nel primo semestre 2026, sui 15 grandi costruttori analizzati dal CAM: Ricavi: -1,4%, EBIT: -17,5%, a 35,6 miliardi, EBIT per vettura: 1.187 €, da 1.409 € (-14%). L’EBIT quindi scende oltre 12 volte più rapidamente dei ricavi.

L’AUTO NON STA PERDENDO SOLO VOLUMI.
STA PERDENDO POTERE DI PROFITTO.

È una distinzione fondamentale. Se il problema fosse semplicemente la domanda, vedremmo ricavi e profitti scendere più o meno insieme. Invece:
-1,4% ricavi → -17,5% EBIT. Significa che ogni euro di fatturato sta producendo molto meno risultato. E il dato per vettura lo rende ancora più evidente: 1.409 € → 1.187 €. In un solo semestre vengono bruciati 222 € di EBIT medio per ogni automobile venduta.

E la Cina è il detonatore. La pressione cinese non è soltanto rappresentata dalle automobili cinesi che entrano in Europa. È soprattutto una pressione sui prezzi e sui margini. La guerra dei prezzi cinese sta comprimendo la redditività del settore anche nel mercato domestico: nei primi cinque mesi del 2026 il margine dei produttori di veicoli cinesi è sceso a circa 1,5%, un minimo storico secondo i dati citati dalla China Association of Automobile Manufacturers.

Quindi abbiamo un fenomeno interessante: la Cina non sta semplicemente conquistando quote, sta contribuendo a cambiare l’economia dell’automobile. Ma è vittima, essa stessa, di una guerra fratricida interna. Il problema dell’automotive europeo non è che vende troppo poco.
È che guadagna troppo poco su quello che vende. E questo vale per tutti, anche se qualcuno può spendere di più.

 

Guidare in sicurezza: occhio all’incrocio

Guidare in sicurezza: occhio all'incrocio
di Davide Montella, Founder & Owner di Driving Motorsport, Formazione sulla Guida sicura per il personale viaggiante di aziende
 

Circa il 40% dei sinistri in città si concentra in un unico posto: l’incrocio. Non quello del centro con i vigili, ma il solito incrocio a raso con il palazzo all’angolo e il furgone parcheggiato sulle strisce.

IL VERO NEMICO: IL MONTANTE DEL PARABREZZA


Hai presente quel pilastro metallico tra il parabrezza e il finestrino anteriore? Si chiama Montante A, ed è diventato molto più spesso negli ultimi decenni. Il motivo non è uno solo: deve reggere il peso dell’auto in caso di ribaltamento, nasconde al suo interno gli Airbag a tendina e, geometricamente, cresce insieme all’inclinazione sempre maggiore dei parabrezza moderni.

Un montante moderno, alla velocità di 30 km/h e alla giusta angolazione, può nascondere completamente una bicicletta, un pedone o una Smart per circa 1–2 secondi. Due secondi in cui tu guardi, ma il cervello completa l’immagine con lo sfondo – il muro del palazzo – cancellando l’ostacolo. Non è distrazione: è fisica.

L’INCIDENTE TIPICO N° 1: LO SCATTO AL VERDE


Scenario: semaforo tuo verde. Parti. BAM. Qualcuno ti prende sul fianco perché stava passando col rosso. 
L’attimo prima: la tentazione è guardare il verde e partire come un razzo. Sbagliato. La tecnica si chiama controllo visivo a baionetta, un movimento secco del collo sinistra-destra, non una rotazione lenta, che supera fisicamente il montante. Non basta muovere gli occhi. Devi muovere il collo. Devi cercare attivamente il veicolo che non si fermerà. Perché agli incroci, c’è sempre.

L’INCIDENTE TIPICO N° 2: LA SVOLTA A SINISTRA COL “VELO”


Scenario: sei fermo al centro dell’incrocio in attesa di svoltare a sinistra. Passano dieci macchine. Finalmente una Fiat Panda mette la freccia a destra e rallenta. Tu pensi: “Ecco il buco!” e giri. Ma nella corsia di sorpasso, coperta dalla sagoma della Panda, c’era una moto che ti stava arrivando dritta sul naso.

L’attimo prima: mai fidarsi di chi mette la freccia. Può voler girare, oppure può avere la freccia attiva da centinaia di metri, per distrazione. Il vero problema non è la Panda, ma è lo spazio che apre e la corsia che libera. 
La regola d’oro: quando sei in attesa all’incrocio, la domanda non è “passo io?”. La domanda è: “Ho visto l’ultimo veicolo di tutta la fila opposta?”. Se la risposta è “forse”, il piede resta sul freno. L’attimo prima di rilasciarlo, conta mentalmente “1… 2… “. Quei due secondi ti salvano la fiancata.

CONCLUSIONE


Guidare bene non significa saper fare la curva più veloce, ma saper leggere le condizioni due secondi prima che accada il fatto. La differenza tra il sinistro e il “brivido” è tutta lì.
 

Parco auto italiano: il ricambio può richiedere oltre 15 anni

Parco auto italiano: il ricambio può richiedere oltre 15 anni

Sergio Lanfranchi (Centro Studi AutoScout24)

 

Il parco auto italiano sta diventando progressivamente più moderno e meno impattante, ma il ritmo del ricambio resta ancora troppo lento. Nel 2025 circolano nel nostro Paese circa 41,7 milioni di autovetture e, nonostante la forte crescita delle ibride e l’aumento delle Euro 6, una parte consistente delle vetture sulle strade appartiene ancora alle classi emissive più datate.

La fotografia arriva dal Centro Studi AutoScout24, sulla base dei dati ACI, e mostra chiaramente un’Italia automobilistica a due velocità. Da una parte avanzano elettrificazione e motorizzazioni più recenti; dall’altra rimane un enorme patrimonio di veicoli anziani che difficilmente potrà essere sostituito in tempi brevi senza politiche capaci di sostenere economicamente gli automobilisti.

Tra il 2020 e il 2025 il numero delle auto ibride circolanti è cresciuto del 573,2%, portando la loro quota dall’1,4% all’8,7% del totale. Le elettriche pure, invece, restano ferme allo 0,9% del parco circolante.

 

Le ibride crescono, ma il parco resta molto anziano

Il dato sulle ibride rappresenta certamente uno dei segnali più positivi. In cinque anni la loro presenza è aumentata di 7,3 punti percentuali, confermando come questa tecnologia abbia trovato uno spazio sempre più significativo nel mercato italiano. Parallelamente è aumentato anche il peso delle vetture Euro 6, passate dal 26,2% del parco nel 2020 al 41,8% nel 2025. Il problema emerge però osservando l’altra metà della fotografia.

Sulle strade italiane circolano ancora quasi 17,57 milioni di auto Euro 4 o inferiori, equivalenti al 42% del totale. Tra queste, ben 4,24 milioni sono Euro 0 o Euro 1, cioè il 10,1% del parco. Ancora più rilevante è il dato relativo all’età: oltre 18,26 milioni di autovetture hanno almeno 15 anni, pari al 43,7% del totale. Un dato che ricorda come il vero nodo della transizione non sia soltanto quale tecnologia scegliere per le auto nuove, ma soprattutto come sostituire milioni di vetture già esistenti.

 

Per completare il ricambio potrebbero servire più di 15 anni

AutoScout24 ha provato anche a stimare quanto tempo sarebbe necessario affinché in Italia circolassero esclusivamente auto Euro 6, tradizionali o ibride, oppure vetture elettriche. Incrociando i dati sulle radiazioni con l’andamento del parco circolante degli ultimi anni, la stima indica oltre 15 anni per completare il ricambio. Nel calcolo non sono state considerate le Euro 0, perché avendo prevalentemente più di 30 anni rientrano in larga parte nella categoria dei veicoli storici. Sono state escluse anche le cosiddette youngtimer, cioè le auto tra i 20 e i 29 anni comprese nella Lista di Salvaguardia ACI.

La stima evidenzia una questione spesso sottovalutata nel dibattito sulla transizione energetica: il parco circolante non può essere rinnovato semplicemente imponendo nuove tecnologie sulle immatricolazioni. Le automobili hanno una vita utile lunga e milioni di famiglie continuano a utilizzare vetture anziane perché non dispongono necessariamente della capacità economica per sostituirle.

 

Incentivi anche per l’usato: la proposta per accelerare il rinnovo

È proprio sul fattore economico che si concentra la posizione del Centro Studi AutoScout24. Sergio Lanfranchi, sottolinea come «gli incentivi oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad accelerare il rinnovo del parco auto circolante». Secondo Lanfranchi, sarebbe necessario sostenere maggiormente le vetture a basse emissioni, Euro 6, ibride ed elettriche, non limitando gli interventi esclusivamente al nuovo ma estendendoli anche al mercato dell’usato.

Una proposta che apre una riflessione importante. Se l’obiettivo prioritario è ridurre rapidamente il numero di automobili vecchie, poco efficienti e maggiormente inquinanti, concentrare gli incentivi esclusivamente sulle auto nuove rischia di escludere proprio quella parte di automobilisti che avrebbe maggiormente bisogno di sostegno. L’usato recente può rappresentare un passaggio fondamentale nella transizione, perché rende accessibili tecnologie più moderne anche a chi non può affrontare il costo di un’auto nuova.

 

Auto storiche e vetture semplicemente vecchie non sono la stessa cosa

Un altro punto sollevato dall’analisi riguarda la necessità di distinguere tra automobili di effettivo interesse storico e collezionistico e vetture che sono semplicemente diventate vecchie. Lanfranchi osserva che le prime costituiscono «un patrimonio da preservare», mentre sulle seconde sarebbe necessario intervenire favorendo la sostituzione con veicoli più moderni, efficienti e sostenibili. La distinzione è centrale anche dal punto di vista culturale.

Una vettura storica conservata, utilizzata sporadicamente e tutelata per il proprio valore tecnico o collezionistico non può essere equiparata automaticamente a un’automobile anziana utilizzata quotidianamente per migliaia di chilometri. Il problema ambientale non è dunque l’età in senso assoluto, ma il rapporto tra tecnologia, condizioni del veicolo e intensità di utilizzo.

 

L’Italia delle auto “green” cambia molto da regione a regione

La fotografia territoriale mostra differenze molto marcate. Le elettriche pure rappresentano mediamente appena lo 0,9% delle automobili italiane e superano il 2% soltanto in Trentino-Alto Adige, dove raggiungono il 3,3%, e in Valle d’Aosta, al 2,1%. Le differenze diventano ancora più evidenti osservando le ibride.

La media nazionale è dell’8,7%, ma in Valle d’Aosta raggiungono il 23,8% delle auto circolanti. Segue il Trentino-Alto Adige con il 22%, mentre la Toscana arriva al 13,6%. All’estremo opposto si trovano Molise, Sicilia e Campania, rispettivamente con quote del 3,8%, 3,7% e 3,3%. Una distanza che mostra come parlare genericamente di transizione automobilistica italiana rischi di semplificare una realtà estremamente diversa tra territori.

 

Calabria, Sicilia e Campania hanno il parco più datato

Il divario emerge con ancora maggiore evidenza considerando le classi emissive. In Calabria il 59,3% delle automobili appartiene alle categorie comprese tra Euro 0 ed Euro 4. Seguono Sicilia, con il 58,5%, e Campania, con il 57,6%. La situazione si ribalta considerando le vetture Euro 6. La quota maggiore si registra ancora una volta in Valle d’Aosta, con il 71,5%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 66,7%. La Toscana raggiunge il 54,1%, mentre la Lombardia si attesta al 49,7%.

Queste differenze suggeriscono che una politica di rinnovo del parco auto dovrebbe probabilmente tenere conto anche delle condizioni economiche e della composizione del circolante nei diversi territori, evitando interventi uguali per realtà profondamente differenti.

 

Il vero problema della transizione è rendere accessibile il cambiamento

I dati AutoScout24 mostrano un mercato che si sta già muovendo. Le ibride stanno crescendo rapidamente e quasi la metà delle automobili italiane appartiene ormai alla classe Euro 6. Ma allo stesso tempo milioni di vetture hanno più di quindici anni e il ritmo naturale di sostituzione rischia di rendere estremamente lungo il percorso verso un parco più moderno. È qui che il settore automotive continua ad avere bisogno di una strategia capace di conciliare obiettivi ambientali, sostenibilità economica e libertà di scelta degli automobilisti.

Spingere il rinnovo significa favorire la sostituzione delle vetture più vecchie, non semplicemente restringere il numero delle tecnologie disponibili. E significa soprattutto riconoscere che, per molti italiani, il principale ostacolo al cambio dell’auto resta il prezzo. Per questo l’idea di incentivare anche l’usato recente a basse emissioni merita attenzione. Potrebbe consentire di eliminare più rapidamente dalla circolazione le vetture meno efficienti senza trasformare la transizione ecologica in un percorso economicamente accessibile soltanto a una parte della popolazione.

 


Foto da ufficio stampa AutoScout24