L’Europa e il boom Cina: quando attendere vuol dire non decidere

L'Europa e il boom Cina: quando attendere vuol dire non decidere

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

È molto tempo che nelle mie analisi sostengo, lanciando diversi warning, che dietro la potenza industriale cinese cresce una contraddizione profonda: sovraccapacità, sussidi, credito pubblico, prezzi distorti, esportazioni sempre più aggressive. Tesi spesso criticate e considerate eccentriche ma che oggi ritrovo, quasi quotidianamente, sulla grande stampa internazionale. Il problema cinese, ormai, è politico e quindi si porta dietro una complessità che va oltre la razionalità economica che può portare ad una gigantesca crisi economica mondiale.

Pechino ha costruito una macchina industriale sovradimensionata che deve continuare a produrre per sostenere occupazione, crescita e stabilità sociale. Ma la via d’uscita più razionale – trasferire ricchezza alle famiglie, aumentare i consumi, far crescere insomma una classe borghese prospera, autonoma e consapevole – toccherebbe gli equilibri sui quali poggia il potere oggi indiscusso del Partito comunista cinese.
Così la macchina non può fermarsi e deve necessariamente correre. Produce, sovra produce e quindi esporta ad ogni costo oltre ogni regola su cui si basa il commercio internazionale.

Il sistema politico di Pechino cerca (disperatamente) spazio nel resto del mondo la domanda necessaria alla propria sopravvivenza creando così disequilibri fatali per le altre economie. L’Europa deve decidere se continuare ad assorbire questa enorme eccedenza produttiva, sacrificando industria, competenze, occupazione e indipendenza strategica, oppure difendere finalmente ciò che le rimane. Abbiamo già concesso alla Cina mercato, tecnologia e tempo. Molto tempo.

Adesso attendere diventa “non decidere” e ciò fa diventare il gioco molto pericoloso. La questione cinese richiede forza, lucidità e determinazione. Prima che in Europa il problema diventi irrisolvibile. 
 

Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario

ACI: 98.000 interventi su strada e 8.500 notiziari sul traffico

ACI: 98.000 interventi su strada e 8.500 notiziari sul traffico
“Anche questa estate, il sistema dell’ACI ha garantito un presidio costante e importante per la viabilità italiana”. Lo ha detto il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, a margine di un incontro sull’educazione stradale al Meeting di Rimini, facendo il punto sull’attività svolta nei primi due mesi della stagione
estiva. 
Attraverso i canali “Radiotraffic” e “Luceverde”, l’ACI ha diramato e diffuso 8.500 notiziari sul traffico e la viabilità. Contenuti trasmessi dalle emittenti radiofoniche locali e nazionali, pubblicati sui canali ufficiali ACI e ripresi da numerose piattaforme web di informazione.

Sul fronte dell’assistenza, i mezzi dell’ACI sono intervenuti 98.000 volte su strada. Di questi, 25.000 casi sono stati garantiti direttamente ai Soci ACI. L’Automobile Club d’Italia si conferma così punto di riferimento istituzionale per chi si muove offrendo un presidio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con il numero verde 803.116 sempre attivo; 2.000 carri per l’assistenza; 600 centri di soccorso e 2.000 addetti; 1.500 delegazioni e 98 Automobile Club provinciali.

“Questi numeri – spiega Geronimo La Russa – raccontano un’ACI che lavora e che assiste informando ogni giorno milioni di cittadini per aiutarli a scegliere il percorso più sicuro e intervenendo su strada per essere al fianco di chi ha avuto un problema, di giorno e di notte, in autostrada e in città”.

“Non solo assistenza – aggiunge il presidente dell’ACI – ma anche richieste di informazioni su percorsi, viabilità, itinerari secondari e turistici”. Nello spazio dell’ACI al Meeting di Rimini 2026, i visitatori possono sperimentare Ready2Go, il metodo didattico per una guida sicura, e i visori immersivi dedicati all’educazione stradale per i più giovani. “Tutto, nel segno dell’affermazione dei concetti basilari della sicurezza”, conclude Geronimo La Russa.
 

Foto da ufficio stampa ACI