Toyota Tech School: la sfida che prepara i tecnici di domani

Toyota Tech School: la sfida che prepara i tecnici di domani

La Toyota Tech School mette al centro un tema decisivo per l’intero settore automotive: la necessità di preparare tecnici capaci di lavorare su automobili sempre più complesse, elettrificate e digitali. Non basta infatti progettare veicoli innovativi se poi mancano le competenze per assisterli, ripararli e mantenerli efficienti nel tempo. È in questo quadro che si inserisce il 17° Toyota Skill Contest, ospitato il 27 e 28 maggio 2026 dall’I.S.I.S. «Leonardo da Vinci» di Firenze. Alla competizione hanno partecipato 22 dei 44 istituti che oggi fanno parte del network Toyota Tech School, con prove pensate per riprodurre le condizioni e le difficoltà tipiche di una vera officina.

Gli studenti si sono confrontati su esercitazioni tecniche e pratiche che hanno richiesto precisione, metodo e capacità di risolvere problemi concreti. A vincere è stato Gabriel Ferruzzi, studente dell’istituto fiorentino, premiato per la qualità della preparazione e per l’efficacia con cui ha affrontato le diverse prove.

Il riconoscimento prevede la partecipazione a una tappa del Campionato italiano rally come ospite del Toyota Gazoo Racing Italy, il team ufficiale di Toyota Motor Italia. Un premio coerente con la filosofia del progetto, perché permette di avvicinare uno studente al mondo professionale e sportivo del marchio.

Un progetto nato per unire istruzione e impresa

Il percorso Toyota dedicato alla formazione tecnica ha radici lontane. Nato nel 1995 con il nome T-TEP, Toyota Technical Education Program, nell’ambito di un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il programma è stato rilanciato nel 2024 con la nuova denominazione Toyota Tech School. Il cambio di identità ha coinciso con un obiettivo più ambizioso: arrivare a una scuola affiliata per ogni concessionaria Toyota. Il networkcomprende attualmente 44 istituti e punta a raggiungerne 52 entro la fine del 2026.

L’idea è creare un collegamento stabile tra il mondo della scuola e quello dell’assistenza automobilistica, evitando che la formazione resti separata dalle reali richieste delle imprese. Per gli studenti significa acquisire conoscenze più vicine alle necessità del mercato, mentre per le concessionarie vuol dire poter contare su giovani già preparati ad affrontare le tecnologie presenti sui nuovi modelli.

In oltre 25 anni, il programma ha coinvolto più di 18.000 studenti, promosso oltre 1.200 stage e generato mediamente dieci assunzioni all’anno all’interno della rete. Nel 2026 gli studenti attivi nei diversi percorsi sono circa 2.600.

L’evoluzione dell’auto cambia anche il lavoro in officina

L’officina contemporanea è ormai molto diversa da quella di pochi anni fa. Alla conoscenza della meccanica si affiancano competenze relative a elettronica, software, sistemi di assistenza alla guida, batterie, connettività e diagnostica digitale. Per questo la Toyota Tech School dedica particolare attenzione alle tecnologie elettrificate e ai sistemi di sicurezza, seguendo l’approccio multitech e safety first del costruttore giapponese. Il tecnico del futuro dovrà essere capace di intervenire su architetture differenti e di aggiornarsi con continuità.

La questione riguarda tutto il comparto. La carenza di personale specializzato rischia infatti di rallentare la trasformazione dell’automobile e di creare difficoltà non soltanto alle aziende, ma anche agli automobilisti. Un veicolo più sofisticato richiede un’assistenza altrettanto evoluta, altrimenti parte dei vantaggi offerti dalla tecnologia rischia di perdersi.

Difendere il settore automotive significa anche investire nelle persone che ne garantiscono il funzionamento quotidiano. L’innovazione non nasce esclusivamente nei centri di ricerca o nelle fabbriche: continua nelle officine, dove servono tecnici in grado di leggere i dati, individuare i guasti e intervenire in sicurezza.

La competizione come verifica delle competenze

Il Toyota Skill Contest serve proprio a misurare quanto gli studenti siano preparati ad affrontare situazioni reali. Le prove non valutano soltanto la teoria, ma soprattutto la capacità di applicare le conoscenze sotto pressione, mantenendo ordine, precisione e attenzione alle procedure.

L’edizione di Firenze ha affiancato alla competizione diversi momenti di confronto. La sessione plenaria dedicata al progetto ha visto la partecipazione di Filippo Ferraro, presidente del Quartiere 5 del Comune di Firenze. Il programma ha incluso anche la visita alla Gipsoteca di Porta Romana e alcune attività pensate per favorire la condivisione tra studenti, insegnanti e rappresentanti Toyota. Il risultato è stato un evento capace di superare la semplice dimensione agonistica, trasformandosi in un’occasione di orientamento e crescita personale.

Un modello contro la precarietà giovanile

Il valore del progetto emerge soprattutto nel passaggio dalla scuola al lavoro. Stage, percorsi tecnici e contatto diretto con le concessionarie riducono la distanza tra il diploma e l’ingresso nel mondo professionale. In un periodo nel quale molti giovani faticano a trovare occupazioni stabili e coerenti con il percorso di studi, la collaborazione tra aziende e istituti può offrire opportunità più concrete. Non si tratta di sostituire la scuola con l’impresa, ma di far dialogare due realtà che troppo spesso procedono su binari separati.

Alessandro Morganti, CFO e Customer Experience & Network Director di Toyota Motor Italia, ha sottolineato il ruolo del programma: «Il Toyota Tech School rappresenta un’importante opportunità per sostenere l’impegno dei giovani sviluppando le loro competenze e sostenendo il loro talento. Rafforzare il legame tra scuola e impresa significa contribuire attivamente alla costruzione di valore all’interno della nostra rete ufficiale Toyota e Lexus, portare sostegno alle comunità locali e affrontare con successo le sfide della mobilità del futuro».

Il 17° Skill Contest dimostra così che il futuro dell’automobile non dipende soltanto da motori, batterie e software. Dipende anche dalla capacità di creare percorsi credibili per i giovani, valorizzarne il talento e trasformare la formazione tecnica in un’opportunità professionale reale.

 


Foto da ufficio stampa Toyota

L’Europa e il boom Cina: quando attendere vuol dire non decidere

L’Europa contro l'Europa: il conto è arrivato

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

È molto tempo che nelle mie analisi sostengo, lanciando diversi warning, che dietro la potenza industriale cinese cresce una contraddizione profonda: sovraccapacità, sussidi, credito pubblico, prezzi distorti, esportazioni sempre più aggressive. Tesi spesso criticate e considerate eccentriche ma che oggi ritrovo, quasi quotidianamente, sulla grande stampa internazionale. Il problema cinese, ormai, è politico e quindi si porta dietro una complessità che va oltre la razionalità economica che può portare ad una gigantesca crisi economica mondiale.

Pechino ha costruito una macchina industriale sovradimensionata che deve continuare a produrre per sostenere occupazione, crescita e stabilità sociale. Ma la via d’uscita più razionale – trasferire ricchezza alle famiglie, aumentare i consumi, far crescere insomma una classe borghese prospera, autonoma e consapevole – toccherebbe gli equilibri sui quali poggia il potere oggi indiscusso del Partito comunista cinese.
Così la macchina non può fermarsi e deve necessariamente correre. Produce, sovra produce e quindi esporta ad ogni costo oltre ogni regola su cui si basa il commercio internazionale.

Il sistema politico di Pechino cerca (disperatamente) spazio nel resto del mondo la domanda necessaria alla propria sopravvivenza creando così disequilibri fatali per le altre economie. L’Europa deve decidere se continuare ad assorbire questa enorme eccedenza produttiva, sacrificando industria, competenze, occupazione e indipendenza strategica, oppure difendere finalmente ciò che le rimane. Abbiamo già concesso alla Cina mercato, tecnologia e tempo. Molto tempo.

Adesso attendere diventa “non decidere” e ciò fa diventare il gioco molto pericoloso. La questione cinese richiede forza, lucidità e determinazione. Prima che in Europa il problema diventi irrisolvibile. 
 

Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario

ACI: 98.000 interventi su strada e 8.500 notiziari sul traffico

ACI: 98.000 interventi su strada e 8.500 notiziari sul traffico
“Anche questa estate, il sistema dell’ACI ha garantito un presidio costante e importante per la viabilità italiana”. Lo ha detto il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, a margine di un incontro sull’educazione stradale al Meeting di Rimini, facendo il punto sull’attività svolta nei primi due mesi della stagione
estiva. 
Attraverso i canali “Radiotraffic” e “Luceverde”, l’ACI ha diramato e diffuso 8.500 notiziari sul traffico e la viabilità. Contenuti trasmessi dalle emittenti radiofoniche locali e nazionali, pubblicati sui canali ufficiali ACI e ripresi da numerose piattaforme web di informazione.

Sul fronte dell’assistenza, i mezzi dell’ACI sono intervenuti 98.000 volte su strada. Di questi, 25.000 casi sono stati garantiti direttamente ai Soci ACI. L’Automobile Club d’Italia si conferma così punto di riferimento istituzionale per chi si muove offrendo un presidio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con il numero verde 803.116 sempre attivo; 2.000 carri per l’assistenza; 600 centri di soccorso e 2.000 addetti; 1.500 delegazioni e 98 Automobile Club provinciali.

“Questi numeri – spiega Geronimo La Russa – raccontano un’ACI che lavora e che assiste informando ogni giorno milioni di cittadini per aiutarli a scegliere il percorso più sicuro e intervenendo su strada per essere al fianco di chi ha avuto un problema, di giorno e di notte, in autostrada e in città”.

“Non solo assistenza – aggiunge il presidente dell’ACI – ma anche richieste di informazioni su percorsi, viabilità, itinerari secondari e turistici”. Nello spazio dell’ACI al Meeting di Rimini 2026, i visitatori possono sperimentare Ready2Go, il metodo didattico per una guida sicura, e i visori immersivi dedicati all’educazione stradale per i più giovani. “Tutto, nel segno dell’affermazione dei concetti basilari della sicurezza”, conclude Geronimo La Russa.
 

Foto da ufficio stampa ACI