Vacanze 2026: l’angelo custode di nome “Viabilità Italia”

Vacanze 2026: l'angelo custode di nome "Viabilità Italia"

Viabilità Italia, che da 20 anni opera come Centro di coordinamento nazionale in materia di viabilità, ha il compito di fronteggiare situazioni di crisi legate alla viabilità e di adottare, anche preventivamente, le strategie di intervento più opportune.

L’organismo è presieduto dal direttore del Servizio Polizia Stradale e, oltre a rappresentati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Polizia di Stato), annovera partner pubblici, quali il Dipartimento dei Vigili del fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile e il dipartimento degliAffari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Dipartimento della Protezione Civile, l’Arma dei Carabinieri, ANAS S.p.A., l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI) e l’Unione delle Province Italiane (UPI), e partner privati quali l’Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori (AISCAT) e Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A..
Viabilità Italia provvede  al coordinamento tecnico-amministrativo e all’adozione di decisioni rapide e condivise in tempo reale e dispone gli interventi operativi, anche preventivi, per gestire le situazioni di crisi al sistema viario del Paese, derivanti da eventi atmosferici avversi o da altri eventi. Provvede, inoltre, all’attività di elaborazione dei piani di esodo estivo e i dei piani neve, utili agli utenti per programmare gli spostamenti durante la stagione estiva ed invernale.
I provvedimenti concordati e adottati dal tavolo di Viabilità Italia vengono inoltrati attraverso comunicati stampa alle testate giornalistiche, alle associazioni di categoria degli autotrasportatori, pubblicati sul web e divulgati tramite tutti i canali del C.C.I.S.S.
 
Video fornito dalla Polizia Stradale

Camper e van cambiano il modo di viaggiare: boom del turismo libero

Camper e van cambiano il modo di viaggiare: boom del turismo libero

Il turismo in camper sta uscendo definitivamente dai confini di una passione riservata a pochi esperti. A renderlo più popolare non è soltanto il desiderio di trascorrere tempo all’aria aperta, ma un cambiamento profondo nel modo di organizzare le vacanze: partenze più frequenti, soggiorni più brevi, itinerari modificabili e maggiore attenzione alla libertà personale. Il veicolo ricreazionale diventa così uno strumento per costruire il viaggio giorno dopo giorno. Non obbliga a prenotare ogni tappa con largo anticipo, consente di evitare le destinazioni congestionate e permette di fermarsi in luoghi che spesso rimangono fuori dai grandi circuiti turistici.

Questa evoluzione sarà al centro del Salone del Camper 2026, in programma alle Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre. La manifestazione, organizzata insieme ad APC, l’Associazione Produttori Caravan e Camper, riunirà aziende, appassionati e persone interessate a conoscere più da vicino camper, caravan, van, accessori e servizi legati al viaggio open air.

 

Non più una sola vacanza all’anno

Il modello tradizionale delle ferie concentrate in poche settimane sta progressivamente lasciando spazio a una maggiore frammentazione del tempo libero. Molti viaggiatori preferiscono distribuire le partenze durante l’anno, sfruttando fine settimana, ponti e periodi meno affollati. Camper e van si adattano particolarmente bene a questa tendenza. Il mezzo può essere preparato rapidamente e utilizzato anche per spostamenti di pochi giorni, senza la necessità di coordinare alberghi, trasporti e orari rigidi.

La vacanza non comincia più soltanto all’arrivo. Il percorso diventa parte integrante dell’esperienza, con la possibilità di cambiare strada, fermarsi davanti a un paesaggio inatteso o prolungare una sosta particolarmente piacevole. È questa autonomia a rendere il viaggio itinerante attraente anche per chi in passato non aveva mai preso in considerazione un camper.

 

La nuova generazione dei veicoli ricreazionali

L’immagine del mezzo ingombrante e difficile da guidare non rappresenta più l’intero settore. Una quota crescente del mercato si orienta verso van compatti e camper furgonati, capaci di offrire spazi abitabili all’interno di dimensioni più gestibili. Questi veicoli possono risultare meno impegnativi negli spostamenti urbani e sulle strade strette, offrendo al tempo stesso letti, cucina, vani portaoggetti e soluzioni modulari. Sono particolarmente adatti alle coppie, ai piccoli gruppi e a chi utilizza il mezzo per accompagnare attività sportive.

Biciclette, attrezzature da trekking, sci, tavole e accessori possono viaggiare insieme ai passeggeri, trasformando il camper in una base mobile dalla quale partire per esplorare il territorio. L’evoluzione tecnologica contribuisce ad ampliare il pubblico. Sistemi multimediali, dispositivi di assistenza alla guida, pannelli solari, batterie più efficienti e impianti per la gestione delle risorse rendono la permanenza a bordo più semplice rispetto al passato.

Il camper moderno cerca quindi di unire due esigenze che potrebbero sembrare opposte: il desiderio di allontanarsi dagli schemi e la richiesta di comfort.

 

Il viaggio si decide anche durante il percorso

La vera differenza rispetto a una vacanza tradizionale emerge quando qualcosa cambia. Una giornata di pioggia può spingere verso un’altra regione, una strada panoramica può suggerire una deviazione e una località poco conosciuta può diventare la tappa principale. Nella survey «Il Tuo Stile di Viaggio» del Salone del Camper, il 93% degli intervistati indica camper e caravan come soluzione preferita. Il 75% associa questa scelta alla ricerca di paesaggi autentici, mentre il 69% considera prioritaria la libertà di esplorazione. Sono percentuali che raccontano un bisogno di autonomia, ma anche la volontà di recuperare un rapporto meno filtrato con i luoghi visitati.

Il turismo itinerante permette infatti di ridurre la distanza tra il viaggiatore e il territorio. Non si entra in una destinazione soltanto per raggiungere una struttura ricettiva, ma si vive lo spazio attraversato, dalle strade secondarie ai mercati locali, dalle aree naturali ai centri storici.

 

L’acquisto non è più l’unica porta d’ingresso

Avvicinarsi al camper non significa necessariamente comprarne uno. Il noleggio di camper e van sta diventando il modo più immediato per sperimentare questa formula senza assumere da subito i costi e gli impegni legati alla proprietà. Una breve vacanza può aiutare a capire se gli spazi sono adatti, quanto sia semplice organizzare la vita a bordo e quale tipologia di mezzo risponda meglio alle proprie esigenze.

Per molti giovani il valore dell’esperienza supera quello del possesso. Il veicolo viene utilizzato quando serve, scegliendo ogni volta dimensioni e caratteristiche in funzione del viaggio. Questo approccio può favorire l’ingresso di nuovi utenti nel settore. Il noleggio riduce infatti la distanza tra la curiosità e la partenza concreta, consentendo di provare un weekend itinerante senza dover affrontare un investimento importante.

Successivamente alcuni potranno orientarsi verso l’acquisto, altri continueranno a utilizzare il camper soltanto in determinati periodi. Entrambe le modalità contribuiscono alla crescita del comparto.

 

La rete delle soste diventa decisiva

La libertà del viaggio su ruote dipende anche dalla qualità dell’accoglienza. Aree camper, campeggi e strutture open air stanno ampliando i propri servizi con allacci elettrici, carico e scarico delle acque, spazi per le biciclette, sistemi digitali di prenotazione e collegamenti con le attrazioni locali. Una rete efficiente permette di viaggiare in modo più semplice e ordinato, riducendo l’improvvisazione dove potrebbe creare problemi e valorizzandola invece nella scelta delle destinazioni.

Secondo le rilevazioni di FAITA Federcamping, HBenchmark e CISET Ca’ Foscari, nel 2025 il turismo open air italiano ha raggiunto circa 74 milioni di presenze, in aumento rispetto ai 73 milioni dell’anno precedente. Il valore diretto e indiretto del comparto è stato stimato in 8,5 miliardi di euro. Le piazzole hanno rappresentato il 59% delle soluzioni vendute, confermando il peso di camper, caravan e van all’interno dell’offerta. Non si tratta quindi soltanto di un fenomeno legato alla vendita dei veicoli. Attorno al camper ruotano strutture turistiche, ristorazione, manutenzione, accessori, attività sportive e servizi territoriali.
 
 

Un’occasione per i piccoli centri

La crescita del turismo itinerante può offrire opportunità particolarmente interessanti ai borghi e alle aree interne. Il camperista non necessita necessariamente di grandi alberghi o di infrastrutture turistiche complesse, ma cerca luoghi sicuri nei quali sostare e servizi essenziali facilmente accessibili. Un’area attrezzata ben collegata al centro storico può generare presenze in territori esclusi dai flussi principali. I visitatori possono acquistare prodotti locali, frequentare ristoranti, entrare nei musei e partecipare alle attività organizzate dalla comunità.

Per funzionare, però, questo modello richiede programmazione. Non basta predisporre alcuni parcheggi: servono segnaletica, manutenzione, informazioni chiare e una relazione con le imprese locali. Il turismo in camper può contribuire alla destagionalizzazione, perché non dipende esclusivamente dall’apertura delle strutture alberghiere e può muoversi anche nei mesi meno richiesti. È uno strumento utile per distribuire le presenze, alleggerire le destinazioni più affollate e riportare attenzione verso territori che possiedono un patrimonio naturale e culturale ancora poco conosciuto.

 

Sostenibilità senza facili etichette

La relazione tra camper e ambiente deve essere valutata considerando l’intera vacanza. Concentrarsi esclusivamente sui consumi del veicolo rischia di offrire una lettura incompleta, perché il camper riunisce trasporto, pernottamento e parte dei servizi abitualmente forniti da strutture differenti. La ricerca «Turismo in camper, impatto economico ambientale del camperista», sviluppata da Ergo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha analizzato spostamenti, energia, acqua e risorse utilizzate durante il soggiorno. Secondo lo studio, il viaggio in veicolo ricreazionale può produrre, nel confronto considerato, una riduzione del 70% delle emissioni di CO₂, del 64% nell’impiego di risorse fossili e del 73% nel consumo di risorse idriche.

Questi dati non trasformano automaticamente ogni viaggio in camper in una scelta sostenibile. Stile di guida, distanze percorse, caratteristiche del mezzo e comportamento degli occupanti continuano ad avere un peso determinante. Il risultato sottolinea però un principio importante: la sostenibilità di una vacanza deve essere misurata nel suo complesso e non soltanto attraverso un singolo elemento.

La sensibilità verso questi temi è particolarmente elevata nelle nuove generazioni. Nella Youth Survey 2024 del Parlamento europeo, ambiente e cambiamento climatico risultano la seconda priorità indicata dai cittadini europei tra 16 e 30 anni, con una quota del 33%. In Italia la percentuale sale al 46%. Il camper può intercettare questa attenzione quando viene utilizzato con consapevolezza, privilegiando percorrenze ragionate, soste regolari e un consumo responsabile delle risorse.

 

I numeri confermano il peso dell’open air

L’Osservatorio Turismo Outdoor 2026 di Human Company e THRENDS stima per l’Italia 68,4 milioni di presenze open air nel corso del 2026, con un impatto economico diretto previsto in 5,12 miliardi di euro. Il fenomeno possiede ormai una dimensione continentale. Nel 2025, secondo Eurostat, campeggi, aree per veicoli ricreazionali e trailer park hanno totalizzato 413 milioni di pernottamenti nell’Unione europea.

L’Italia ha raggiunto 49,1 milioni di notti, confermandosi tra le principali destinazioni europee per questo tipo di turismo. La crescita riflette la capacità del settore di rispondere a esigenze diverse. Ci sono famiglie che cercano soggiorni accessibili, viaggiatori stranieri interessati alle città d’arte, sportivi che desiderano avvicinarsi alle aree naturali e persone che preferiscono evitare strutture molto affollate. Ridurre il turismo open air a una modalità economica significherebbe quindi non coglierne la trasformazione. La convenienza resta importante, ma si affianca alla ricerca di spazio, indipendenza e flessibilità.

 

Il Salone del Camper diventa un test prima della partenza

Alle Fiere di Parma sarà possibile confrontare direttamente le diverse interpretazioni del viaggio itinerante. Dai camper di grandi dimensioni ai van compatti, dalle caravan agli accessori, il Salone offrirà una panoramica completa delle soluzioni presenti sul mercato. L’appuntamento è rivolto agli utenti esperti, ma anche a chi sta ancora valutando la prima esperienza. Entrare nei veicoli, osservare l’organizzazione degli interni e confrontare dotazioni differenti consente di comprendere aspetti difficili da valutare soltanto online.

La manifestazione ospita inoltre proposte dedicate agli itinerari, alle aree di sosta, al campeggio e al noleggio, mettendo in relazione il prodotto con il modo concreto in cui verrà utilizzato. Nell’edizione precedente il Salone ha superato i 107.000 visitatori, con più di 310 espositori e circa 600 veicoli ricreazionali esposti su oltre 110.000 metri quadrati.

Numeri importanti, ma il dato più interessante riguarda l’allargamento della platea. Il camper non parla più soltanto a chi ha già scelto questo stile di vita. Si rivolge a chi sta cercando un’alternativa alle vacanze completamente pianificate e vuole capire quanto spazio di libertà possa ancora esistere nel viaggio.

 


Foto da ufficio stampa Salone del Camper

ACI-ISTAT sulla sicurezza stradale: segnali positivi, bene la “task force” sulla prevenzione

Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

di Geronimo La Russa, presidente dell’Automobile club d’Italia

 
Per la prima volta, dai dati ACI-ISTAT, dal 2021, quindi dal dopo Covid, il numero delle vittime della strada torna sotto quota 3.000.
È un risultato importante, che ci consegna un messaggio chiaro e incoraggiante: ridurre il numero delle vittime è possibile. Il calo del 5,3% dei morti e la diminuzione del tasso di mortalità dimostrano che gli investimenti nella sicurezza stradale producono risultati concreti e salvano vite umane. Un risultato ancor più significativo se si considera che la riduzione registrata in Italia è superiore alla media europea.
Sarebbe, però, un grave errore considerarlo un punto di arrivo. Al contrario, è un punto di partenza: uno stimolo a fare ancora di più. La strada verso una mobilità a mortalità zero è ancora lunga. Incidenti e feriti continuano ad aumentare e, soprattutto, i giovani e gli utenti più vulnerabili continuano a pagare un prezzo ancora troppo elevato.
Per questo dobbiamo continuare a investire nell’educazione stradale, a partire dalle giovani generazioni. In questa prospettiva, accogliamo con grande favore l’avvio della task force dedicata alla sicurezza stradale promossa dai Ministeri dell’Interno, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Istruzione e del Merito, che riconosce all’educazione stradale un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione.
 
È un segnale importante: l’educazione stradale richiede un impegno condiviso e coordinato da parte di tutte le Istituzioni coinvolte. La sicurezza non si costruisce soltanto con le
sanzioni o con la tecnologia: si costruisce soprattutto con la cultura. Il rispetto delle regole non nasce dal timore delle sanzioni, ma dalla consapevolezza del valore della vita. È da qui che dobbiamo ripartire.
 
foto_Geronimo_La_Russa- Da ufficio stampa ACI


OMR Automotive: primo bilancio di sostenibilità e nuovo modello industriale

OMR Automotive: primo bilancio di sostenibilità e nuovo modello industriale

La sostenibilità non è un capitolo separato dell’attività industriale, ma un elemento sempre più centrale della strategia di crescita. È questo il messaggio che emerge dal primo Bilancio di Sostenibilità di OMR Automotive, presentato presso il Museo Auto Storiche Brescia.

Con questo documento il Gruppo sceglie di raccontare, in modo trasparente e misurabile, come ambiente, innovazione tecnologica, sviluppo economico e valorizzazione delle persone siano ormai parte integrante del proprio modello industriale. Una scelta volontaria che anticipa gli standard europei di rendicontazione ESG e conferma la volontà dell’azienda di collocare la sostenibilità tra i principali fattori di competitività del futuro.
Leader internazionale nella progettazione e produzione di componenti strutturali, OMR Automotive ha costruito negli anni una crescita fondata su ricerca, sviluppo e integrazione verticale della filiera produttiva. Un modello che oggi trova nella sostenibilità una naturale evoluzione.
Tra i pilastri della strategia vi è il progressivo sviluppo delle tecnologie basate sull’alluminio, materiale che consente di alleggerire i componenti fino al 40-50% rispetto alle soluzioni tradizionali, contribuendo a ridurre consumi ed emissioni dei veicoli e sostenendo la transizione verso la mobilità elettrica. Allo stesso tempo il Gruppo continua a investire nell’economia circolare, valorizzando il recupero interno dei materiali e puntando a una gestione sempre più efficiente delle risorse.

Il percorso intrapreso trova conferma anche nei risultati economici. Nel 2025 il Gruppo ha registrato un EBITDA di 58 milioni di euro, pari all’11% del fatturato, il valore più elevato della storia dell’azienda, con un utile netto di 22 milioni di euro e un patrimonio netto salito a 295 milioni di euro. Dati che dimostrano come crescita economica e sostenibilità possano rafforzarsi reciprocamente, generando valore per il territorio, i clienti e gli stakeholder.

Sul fronte ambientale, il Piano di Sostenibilità approvato dal Gruppo individua cinque direttrici strategiche: decarbonizzazione, economia circolare, salute e sicurezza delle persone, filiera responsabile e governance. Nel 2025 gli stabilimenti italiani hanno consumato oltre 17.900 MWh di energia proveniente da fonti rinnovabili, di cui più di 2.270 MWh autoprodotti attraverso impianti fotovoltaici, contribuendo a una riduzione del 6% delle emissioni di CO₂ rispetto all’anno precedente.

La sostenibilità di OMR Automotive si misura anche attraverso la centralità delle persone, valore fondante del modello di sviluppo del Gruppo. Oggi OMR Automotive conta oltre 4.000 collaboratori nel mondo, distribuiti tra Europa, Nord America, Asia e Africa. Il Bilancio di Sostenibilità rendiconta un perimetro di 1.623 collaboratori operativi in Italia, Cina, Stati Uniti e Marocco, inseriti in un contesto internazionale che coinvolge persone provenienti da 47 Paesi. Più del 94% dei dipendenti del perimetro di rendicontazione è assunto con contratto a tempo indeterminato, a conferma di una politica aziendale orientata alla stabilità occupazionale e alla valorizzazione delle competenze.

In un settore come quello automotive, chiamato oggi ad affrontare una delle fasi più complesse della sua storia tra transizione tecnologica, rallentamento dei mercati e profonde trasformazioni industriali, OMR Automotive ha sempre scelto di tutelare il proprio capitale umano, senza mai ricorrere alla cassa integrazione. Una scelta che riflette una precisa visione industriale, fondata sulla continuità del lavoro e sulla convinzione che le persone rappresentino il principale patrimonio dell’azienda.

Il Gruppo continua, inoltre, a investire nella formazione, nell’ascolto organizzativo, nella salute e sicurezza, nella valorizzazione delle competenze e nello sviluppo di politiche di inclusione e parità di genere, percorso culminato nel 2026 con il conseguimento della certificazione UNI/PdR 125. Parallelamente rafforza un sistema di welfare che comprende programmi sanitari, bonus dedicati alle famiglie, sostegno alla formazione universitaria e strumenti per favorire il work-life balance.

«La sostenibilità – afferma il Presidente del Gruppo, Cav. Marco Bonometti – rappresenta oggi una leva strategica per rafforzare la competitività, promuovere l’innovazione e contribuire alla costruzione di un sistema produttivo più efficiente e resiliente. Con questo Bilancio abbiamo scelto di misurare e condividere un percorso che coinvolge l’intera organizzazione e che continuerà a guidare le nostre scelte industriali nei prossimi anni».

Con il primo Bilancio di Sostenibilità, OMR Automotive compie così un ulteriore passo nel proprio percorso di sviluppo: non un punto di arrivo, ma uno strumento attraverso cui rendere sempre più misurabile il proprio impegno verso una manifattura capace di coniugare innovazione, responsabilità e crescita. 


Foto da ufficio stampa OMR

L’Europa dell’auto: e se i big cinesi diventassero i salvatori della nostra industria?

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Per anni si è pensato che il vantaggio competitivo dell’industria automobilistica europea fosse inattaccabile. Oggi la realtà ci racconta una storia tristemente diversa. Quando un settore perde progressivamente quote di mercato, marginalità, capacità di investimento e centralità industriale, il rischio non è soltanto quello di ridimensionarsi. Il rischio è diventare dipendente da chi, nel frattempo, ha costruito capacità produttiva, tecnologia, filiere integrate e forza finanziaria.

Le indiscrezioni emerse sui due tentativi di BYD di entrare nel capitale di Renault, entrambi respinti dal gruppo francese, raccontano molto più di una semplice operazione societaria. Raccontano la mesta consapevolezza che il controllo delle grandi industrie nazionali è una questione strategica. La Francia ha scelto di difendere uno dei propri campioni industriali, evitando momentaneamente che un gruppo straniero potesse acquisire un ruolo rilevante nella governance di Renault.

Una scelta che dimostra come, quando si parla di industria, tecnologia, occupazione e sovranità economica, alcuni Paesi continuino a ragionare nel lungo periodo. Ma questa vicenda deve aprire anche una riflessione più ampia a livello politico. Se oggi un costruttore europeo può ancora permettersi, a caro prezzo, di respingere determinate proposte, cosa accadrà domani se il progressivo indebolimento economico e industriale del settore dovesse continuare?

Pensare che tra qualche anno possano essere proprio i grandi gruppi cinesi a intervenire come partner, investitori o addirittura salvatori di alcuni costruttori europei non è fantascienza, ma è la realtà da attendersi. È uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impossibile e che oggi appare sempre più ovvio.

Le leadership industriali non si perdono in un giorno e non si ricostruiscono in pochi mesi, soprattutto nell’automotive.
In tanti per anni abbiamo inutilmente lanciato segnali di allarme sulle conseguenze di una transizione gestita senza una vera politica industriale, senza energia competitiva, senza adeguate infrastrutture e senza una strategia capace di difendere la manifattura europea dalla crescente concorrenza globale.

Oggi non serve più negare la realtà. Serve solo prenderne atto, ahimè. Perché la vera domanda non è se l’industria automobilistica europea stia perdendo terreno. La vera domanda è quanto tempo passerà prima che alcuni dei marchi che hanno scritto la storia dell’automobile europea abbiano bisogno di capitali, tecnologie e capacità industriali provenienti da chi oggi considerano un concorrente. A quel punto sarà solo troppo tardi per chiedersi dove abbiamo sbagliato.

 

Foto da ufficio stampa Gruppo SMET