Un animale non si abbandona: si sceglie, si ama si accompagna

Un animale non si abbandona: si sceglie, si ama si accompagna
Ci sono occhi che impariamo a riconoscere al primo rumore della porta. Code che scodinzolano prima ancora di un saluto. Gatti che occupano il divano, cani che cambiano il ritmo delle giornate, animali che entrano in casa e, poco alla volta, diventano famiglia.
 
Prendersi cura di loro non è solo un gesto d’affetto. È una scelta che riguarda il tempo, l’organizzazione, le vacanze, la salute, le abitudini, i momenti belli e quelli più complicati. È una responsabilità che non si interrompe quando arriva l’estate o quando la vita cambia programma.
 
Da questa consapevolezza riparte #IONONTIABBANDONO, la campagna nata a Bergamo per contrastare l’abbandono degli animali da compagnia e promuovere una cultura della cura responsabile. Dopo le precedenti edizioni, l’iniziativa diventa oggi un progetto attivo tutto l’anno, con un messaggio chiaro: scegliere un animale significa assumersi una responsabilità quotidiana, fatta di amore, attenzione e scelte consapevoli.
 
“Il progetto nasce per promuovere educazione, rispetto e senso di responsabilità verso gli animali da compagnia. Oggi vogliamo rafforzare questo messaggio coinvolgendo sempre di più cittadini, famiglie e territorio”, sottolinea il dott. Stefano Scioscia, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Bergamo.
 
Una campagna che si vede, si condivide, coinvolge Fin dalle prime edizioni, #IONONTIABBANDONO ha coinvolto cittadini, medici veterinari, istituzioni, testimonial e realtà del territorio. Oltre 50 personaggi noti hanno aderito alla campagna condividendo immagini con il proprio animale domestico e contribuendo ad amplificare il messaggio.
 
Ma la forza più autentica del progetto resta la partecipazione delle persone comuni: famiglie, proprietari, amanti degli animali, cittadini che scelgono di condividere una foto, una storia, un messaggio. Partecipare e sostenere la campagna è facile: basta pubblicare una foto con il proprio cane o gatto, taggare @ionontiabbandono_official e utilizzare l’hashtag #IONONTIABBANDONO.
 
Un gesto semplice, ma capace di diventare un messaggio collettivo: gli animali non sono una presenza accessoria nelle nostre vite. Sono compagni, famiglia, responsabilità. E quando scegliamo di accoglierli, scegliamo anche di esserci.
 
“La partecipazione dei cittadini è sempre stata il cuore del progetto”, commenta Roberta Caldara, amministratore di Plus&Plus. “#IONONTIABBANDONO è cresciuto perché le persone hanno riconosciuto in questo messaggio qualcosa di vicino alla propria vita: il legame con un animale, la responsabilità di proteggerlo, il desiderio di contribuire a una cultura più attenta e consapevole”.
 
A rendere riconoscibile #IONONTIABBANDONO sono anche le immagini. I volti degli animali protagonisti della campagna sono stati donati dalla fotografa tedesca Elke Vogelsang, conosciuta a livello internazionale per i suoi ritratti intensi ed espressivi di cani e gatti.  Le sue fotografie, diventate manifesto del progetto, saranno visibili negli spazi pubblici, nei materiali digitali, sul sito e sul profilo Instagram ufficiale della campagna.
 
Il racconto visivo si arricchisce anche grazie al contributo creativo dei fotografi Marina Barbati e Alessio Guazzini, che hanno aderito all’iniziativa mettendo a disposizione una selezione di immagini originali utilizzate per la comunicazione social e la campagna attualmente in corso #assomigliaame.
 
L’estate resta il momento in cui il tema dell’abbandono torna purtroppo al centro dell’attenzione. #IONONTIABBANDONO vuole ricordare che la responsabilità verso un animale non riguarda solo le partenze o le ferie. Riguarda il prima: informarsi, scegliere con consapevolezza, capire se si ha davvero tempo, spazio, risorse ed energie per accogliere un animale. Riguarda il durante: prendersi cura della sua salute, della sua alimentazione, del suo benessere, della sua educazione.
 
E riguarda anche i momenti più complessi: organizzarsi per tempo, chiedere supporto, trovare soluzioni affidabili quando non è possibile portarlo con sé. Per questo, nei prossimi mesi, il progetto continuerà a proporre contenuti dedicati a adozione consapevole, microchip, prevenzione del randagismo, gestione degli animali durante viaggi e vacanze, benessere quotidiano e responsabilità familiare.
 
“Il contrasto all’abbandono richiede continuità. Non basta parlarne solo in estate: serve mantenere alta l’attenzione tutto l’anno, a beneficio degli animali e della collettività”, commenta Nicoletta Castelli, Direttore Sanitario dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo. I dati confermano quanto sia importante continuare a parlarne. In Lombardia, secondo i dati ufficiali aggiornati al 2022, sono stati registrati 6.638 ingressi nei canili sanitari e 2.076 nei canili rifugio. A livello territoriale, nel 2025, i recuperi complessivi rilevati sono stati 1.430, tra cani e gatti. Numeri che raccontano un fenomeno ancora attuale, ma anche la possibilità concreta di fare prevenzione attraverso informazione, consapevolezza e responsabilità.
 
 
Prendersi cura di un animale significa prendersi cura anche della comunità Il progetto si inserisce nella visione One Health, che riconosce il legame tra salute animale, salute umana e ambiente. Un concetto che, nella vita di tutti i giorni, significa promuovere benessere, prevenzione e relazioni più consapevoli tra persone, animali e comunità. In questa prospettiva si inserisce il sostegno di Boehringer Ingelheim Italia, che dal 2025 accompagna il progetto con un contributo non condizionato.
 
“Contrastare l’abbandono e promuovere un rapporto corretto con gli animali significa contribuire al benessere della comunità. Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che traduce la visione One Health in un’azione concreta sul territorio”, afferma Emanuele Ferraro, Head of Pets & Equine Boehringer. Dal 2026 entra nel progetto anche FORZA10, azienda italiana del gruppo internazionale Nasta Petfood, specializzata nella nutrizione funzionale per cani e gatti.
 
“Sostenere #IONONTIABBANDONO significa contribuire a diffondere un messaggio semplice ma fondamentale: adottare un animale è una scelta di lungo periodo, fatta di amore ma anche di responsabilità”, afferma Eleonora Pinello, Vet and Breeders Channel Manager FORZA10 Italia.
 
Grazie alla collaborazione tra istituzioni, professionisti, aziende e cittadini, #IONONTIABBANDONO
consolida la propria presenza sul territorio e guarda a un possibile sviluppo regionale e nazionale, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico sempre più ampio in una cultura della cura responsabile.
 
#IONONTIABBANDONO è un progetto di sensibilizzazione nato a Bergamo per contrastare l’abbandono degli animali da compagnia e promuovere adozione consapevole, cura responsabile e benessere animale. L’iniziativa gode del Patrocinio Scientifico dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Bergamo e del Dipartimento Veterinario di ATS Bergamo, del Patrocinio di Regione Lombardia, della partecipazione di Boehringer Ingelheim Italia e FORZA10, in collaborazione con Plus&Plus. Sito web: www.ionontiabbandono.itInstagram: @ionontiabbandono_official.

Tempi che cambiano: l’era dell’automobile usa e getta

Tempi che cambiano: l'era dell'automobile usa e getta

di Alberto Annichiarico (da Extended Range)

 

Leggendo i commenti agli articoli che recensiscono l’ultimo modello elettrico o ibrido, tutto display e tecnologia, ma con un prezzo non proprio invitante, è inevitabile osservare come il riflesso degli automobilisti italiani sia sovrapponibile: «Meno male che nel mio garage c’è una Panda del 2014». Oppure: «Me fortunato, ho una Polo con curriculum ultradecennale. Finché va, me la tengo stretta». Per generazioni l’automobile è stata esattamente questo: un bene durevole, un manufatto di metallo, plastica, cavetti e pistoni, capace di conservare un valore dignitoso fino alla vecchiaia. Sembra che anche questo film sia ai titoli di coda.

Chi entra oggi in una concessionaria e ne esce con una vettura nuova deve fare i conti con una verità scomoda, di cui molti acquirenti non hanno ancora piena consapevolezza: quell’auto potrebbe avere una vita economica e tecnologica più breve di quanto siamo stati abituati a considerare. E non è colpa della batteria, che anzi oggi promette di durare a lungo, viste le garanzie offerte da molte case. La ragione è che l’auto cambia natura, avvicinandosi sempre più all’immagine un po’ macchiettistica del computer su quattro ruote.

 

L’iPhone con le ruote è davvero qui

A spiegare questa trasformazione è stato di recente Dario Duse, country leader per l’Italia di AlixPartners, società di consulenza globale. Il motore del cambiamento ha un nome preciso: Software-Defined Vehicle (Sdv). L’automobile viene progettata a partire dal software, mentre l’hardware (chip, sensori, centraline, architetture elettroniche) diventa l’infrastruttura chiamata a sostenere nel tempo l’evoluzione continua del codice.

Come evidenziato da Duse, questo approccio stravolge le liturgie dell’industria: il business case torna perché si risparmia sui costi di produzione, ma soprattutto sui costi di sviluppo. «Si sviluppano le macchine in 20 mesi invece che in 40», ha spiegato. Metà del tempo.

Ma se si dimezzano i cicli di sviluppo e l’auto si avvicina davvero all’idea di un «iPhone con le ruote» – immagine coniata dall’analista Adam Jonas, di Morgan Stanley, una decina di anni fa, durante il lancio della Tesla Model 3, e richiamata da Duse – si introduce anche una dinamica di obsolescenza più vicina a quella dell’elettronica di consumo. L’architettura passa da una costellazione di centraline distribuite a una struttura più centralizzata e zonale, governata da calcolatori ad alta potenza: è qui che si gioca, nel bene e nel male, una parte crescente della vita utile del veicolo.

 

Software-defined eppure meno longeva

Il punto non è la meccanica. Un’auto moderna, e non deve per forza essere elettrica, integra unità di calcolo sempre più potenti per gestire i sistemi di assistenza alla guida, la connettività,l’infotainment (mappe, musica, telefono e altro), gli aggiornamenti da remoto e, in prospettiva, funzioni sempre più avanzate di automazione. Il punto è che la tecnologia digitale evolve a una velocità difficilmente compatibile con l’idea tradizionale di possesso decennale.

I nuovi pacchetti software richiedono più potenza di calcolo, più memoria, nuovi chip specializzati nella gestione della massa di dati generata da telecamere, radar e sensori, oltre a sistemi di sicurezza informatica integrati, sempre più complessi. A un certo punto, su un hardware dimensionato anni prima, gli aggiornamenti over-the-air potrebbero non essere più implementabili integralmente: si riducono, o si fermano all’ultima versione ancora supportata.

L’auto entra così in una forma di obsolescenza funzionale: continua a svolgere regolarmente la sua funzione di trasporto, ma resta indietro rispetto al livello di sicurezza attiva, servizi connessi, interfacce e prestazioni percepite delle generazioni successive. È la stessa dinamica dello smartphone che, pur accendendosi perfettamente, non riesce più a far girare l’ultima release del sistema operativo.

A questo si aggiunge la complessità delle riparazioni. L’elettronica è sempre più integrata in moduli complessi, dove il guasto di un singolo sensore o di un chip può richiedere la sostituzione di intere unità, con fatture dolorose se non interviene una garanzia lunga o un pacchetto di assistenza adeguato.

 

Verso la “disposable car” (soprattutto per chi spende meno)

Il risultato di questa rincorsa tecnologica è un cambio di paradigma che colpisce in modo diverso premium e mainstream. Le auto di fascia alta, su cui i produttori guadagnano di più, possono contare più spesso su hardware inizialmente sovradimensionato e hanno qualche chance in più di restare aggiornabili e “attuali” più a lungo. Il vero cortocircuito si prepara invece sui modelli che gravitano intorno ai 20-25mila euro, definiti accessibili e che, peraltro, per gli stipendi italiani non lo sono poi così tanto.

È qui che Duse introduce un’immagine cruda ma realistica: «Si accorcia la vita media al punto che parliano di un oggetto disposable, la macchina “usa e getta”». Se il prezzo medio di un’elettrica in un mercato maturo scende a soglie molto basse, l’auto non è più un bene da spalmare su dieci o dodici anni, ma qualcosa che si ammortizza in un lasso di tempo inferiore e poi si cambia. Come un iPhone: lo compriamo a 1.500 euro, ma quando lo diamo in permuta vale 100. Per l’automobile il valore residuo può essere molto più basso di quanto il proprietario si aspetti. Il riferimento, per adesso, è soprattutto alla Cina.

L’idea chiave, qui, non è fissarsi su una soglia psicologica di prezzo, ma sulla combinazione tra tecnologia che invecchia più velocemente e pressione competitiva.

 

Il cortocircuito italiano

Chi acquista un’auto oggi dovrebbe quindi prepararsi a un reset mentale. Pensare di tenerla dieci o dodici anni preservando un valore residuo significativo potrebbe diventare sempre meno realistico, almeno sui modelli più esposti alla rincorsa tecnologica e alla pressione sui prezzi. Se si vuole salvare una parte dell’investimento, il mercato potrebbe spingere verso sostituzioni più frequenti, prima che l’architettura digitale perda competitività rispetto agli standard successivi.

Questo cambio di paradigma è destinato a colpire con particolare intensità il mercato italiano. Oggi l’Italia viaggia quasi contromano rispetto a questa accelerazione digitale: il nostro parco circolante è tra i più vecchi d’Europa, con un’età media intorno ai 13 anni, sostenuto da una miriade di automobilisti che prolungano la vita dei motori tradizionali ben oltre il decennio.

Nei prossimi anni, tuttavia, questa storica longevità potrebbe accorciarsi. E non per una conversione ideologica dei consumatori. Per la classe media italiana, abituata a considerare l’auto come un patrimonio di famiglia da custodire nel tempo, il risveglio potrebbe essere brusco. L’automobile? Un bene meno durevole, un dispositivo da consumare e ammortizzare più rapidamente, in un contesto in cui sarà sempre più il software, prima ancora della meccanica, a determinare il momento della sostituzione.