Camper: il nuovo viaggiatore sceglie borghi e turismo lento

Camper: il nuovo viaggiatore sceglie borghi e turismo lento

Il camper non è più soltanto il simbolo della vacanza libera e familiare, ma uno degli strumenti più attuali per interpretare il turismo che cambia. I risultati dell’indagine “Il tuo stile di viaggio”, promossa dal Salone del Camper, raccontano un viaggiatore più adulto, informato e consapevole, capace di scegliere il viaggio non come consumo rapido di destinazioni, ma come esperienza di relazione con i luoghi.

Il dato di partenza è significativo: oltre il 90% degli intervistati possiede un veicolo ricreazionale e il 66% sceglie l’Italia come principale destinazione. Una preferenza che trasforma il turismo open-air in una leva concreta per l’economia dei territori, soprattutto quelli meno battuti dai grandi flussi turistici. In un Paese che discute sempre più spesso di overtourism, il camperista appare come una figura alternativa al visitatore mordi e fuggi: si muove lentamente, distribuisce presenza e spesa, cerca autenticità.

 

Il fascino dei borghi supera quello delle città d’arte

Il 75% degli intervistati cerca paesaggi autentici, mentre il 69% mette al centro la libertà di esplorare. Il mare resta la meta più desiderata, indicata dal 52% del campione, ma il dato più interessante riguarda i piccoli borghi, scelti dal 35% dei viaggiatori, la stessa quota della montagna e ben sopra le città d’arte, ferme al 17%.

È un passaggio culturale importante. Il camperista non cerca soltanto la destinazione celebre, ma il territorio che conserva una propria identità. La strada secondaria, il paese fuori dalle guide, il mercato locale, la sosta panoramica diventano parte del viaggio quanto la meta finale. In questo senso il camper è molto più di un mezzo: è una forma di mobilità turistica che permette di deviare, rallentare, cambiare programma.

 

Un valore per l’economia locale

Il 66% dei camperisti intervistati trascorre le vacanze in Italia. Questo significa che una parte rilevante della spesa generata dal turismo open-air resta nei territori nazionali, spesso in aree interne, borghi, zone rurali e località meno esposte ai grandi flussi.

La scelta delle tappe conferma questa tendenza: il 54% cerca cibo e prodotti a chilometro zero, mentre il 46,5% premia le strutture che sostengono produttori e artigianato locale. È un modello di viaggio che può diventare un moltiplicatore economico per comunità che faticano a intercettare il turismo tradizionale.

Il turismo in camper può quindi rappresentare una risposta concreta a due problemi opposti: da un lato alleggerire le destinazioni più congestionate, dall’altro portare valore nei luoghi che rischiano marginalità e spopolamento.

 

Coppie, smart worker e viaggiatori con il cane

Anche il profilo del camperista sta cambiando. Il 66% viaggia in coppia, confermando come il camper non sia più legato soltanto all’immaginario della vacanza con bambini. Crescono coppie adulte, empty nesters, pensionati attivi e professionisti che possono lavorare da remoto.

Molto forte anche il fenomeno del pet-travel: il 25,7% degli intervistati viaggia stabilmente con il proprio cane. Il veicolo ricreazionale risponde infatti a un’esigenza pratica e affettiva che hotel, treni e aerei spesso non riescono a soddisfare con la stessa flessibilità.

Il camper diventa così uno spazio di autonomia, intimità e libertà organizzativa. Permette di partire senza dipendere da strutture rigide, di adattare il viaggio ai propri ritmi e di includere pienamente anche gli animali domestici nell’esperienza della vacanza.

 

La sostenibilità non è più uno slogan

Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il rapporto con la sostenibilità. Il 76% degli intervistati dichiara di riconoscere una struttura sostenibile dai riscontri concreti, mentre il 67% considera la sostenibilità una componente che dovrebbe già far parte dell’offerta di base.

Il dato segnala una maturità crescente. Il camperista non si accontenta di messaggi generici, ma guarda ai fatti: meno plastica, energia rinnovabile, filiera corta, gestione efficiente dei rifiuti. Non a caso il 57% indica proprio la gestione virtuosa dei rifiuti come primo criterio nella scelta di una struttura.

Il 70% attribuisce inoltre massima importanza alla presenza di un contesto naturalistico intatto. Anche il verde viene percepito in modo funzionale, non solo estetico: contano l’ombra degli alberi, il refrigerio, la qualità degli spazi esterni, la coerenza tra paesaggio e servizi.

 

Un settore che cresce oltre la stagione

Il turismo open-air non è più una nicchia stagionale. Il comparto vale 8,5 miliardi di euro di giro d’affari e nel 2025 ha coinvolto 20 milioni di vacanzieri in Europa. In questo scenario il Salone del Camper, in programma alle Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre, si conferma come punto di riferimento italiano e secondo appuntamento europeo del settore.

L’evento riunisce produttori, destinazioni, servizi, accessori e appassionati, offrendo una fotografia aggiornata di un mondo in evoluzione. Il camperista contemporaneo è fedele al proprio stile di viaggio, ma sempre più trasversale per età, interessi e abitudini.

Essere camperisti, oggi, significa appartenere a una cultura fatta di competenze, consigli condivisi, itinerari alternativi e attenzione alle risorse. Una comunità che vive tutto l’anno, non solo durante le vacanze, e che rappresenta una delle espressioni più interessanti della nuova mobilità turistica.

 

Il camper come risposta intelligente al turismo che cambia

Il profilo che emerge dall’indagine è chiaro: il nuovo camperista è curioso, consapevole e concreto. Cerca luoghi autentici, sostiene le economie locali, presta attenzione all’ambiente e considera il viaggio un’esperienza da costruire con libertà.

Per il settore automotive e per l’intero comparto turistico è un segnale importante. Il veicolo ricreazionale non è soltanto un prodotto, ma una piattaforma di mobilità, ospitalità e relazione con il territorio. In un’Italia che deve imparare a distribuire meglio i flussi turistici, il camper può diventare uno degli strumenti più efficaci per immaginare un modo diverso di viaggiare.

 


Foto da Salone del Camper

Regolamentazione delle emissioni: occorre un approccio olistico e tecnologicamente aperto

Regolamentazione delle emissioni: occorre un approccio olistico e tecnologicamente aperto
di Sergio Solero, presidente di BMW Italia
 
La logica della regolamentazione delle emissioni di CO2 del settore automobilistico dell’Unione Europea deve evolvere verso un approccio più olistico e tecnologicamente aperto, che è quello che abbiamo adottato come BMW Group con successo in questi anni. In caso contrario, il rischio è una significativa contrazione delle vendite di auto nuove, accompagnata sia da una rapida perdita di competenze industriali e posti di lavoro, sia dall’invecchiamento del parco circolante con un progressivo peggioramento dell’inquinamento.
 
Nel frattempo, dobbiamo infrastrutturare i Paesi, occupandoci di tutto il processo: la produzione di energia verde, la distribuzione, la gestione della grid e l’installazione delle colonnine.
 
 

Foto da ufficio stampa BMW

“Dealer Awards 2026”: i concessionari che fanno crescere l’auto

"Dealer Awards 2026": i concessionari che fanno crescere l’auto

I “Dealer Awards 2026 riportano al centro della scena una parte decisiva dell’automotive italiano: i concessionari. La terza edizione dell’evento ideato e organizzato da BtheOne Automotive (16 giugno a Milano, negli spazi storici di Palazzo Bovara, sede di Confcommercio Milano), con il patrocinio e l’ospitalità di Confcommercio Mobilità e Assomobilità Confcommercio Milano. Un appuntamento pensato per valorizzare le eccellenze della distribuzione automobilistica e della rete vendita, attraverso i progetti più significativi realizzati nell’ultimo anno dalle imprese del settore.  

In un mercato spesso raccontato soltanto attraverso le sue difficoltà, dai cambiamenti normativi alla transizione energetica, dai nuovi modelli di business alla pressione sui margini, i “Dealer Awards” scelgono una prospettiva diversa. Non negano la complessità del momento, ma la leggono dal punto di vista di chi ogni giorno incontra gli automobilisti, interpreta le loro esigenze, spiega tecnologie nuove, gestisce servizi, usato, assistenza e relazione post-vendita. È qui che la filiera diventa concreta. Ed è qui che il settore auto continua a dimostrare capacità di adattamento.

 

Una rete vendita che non è più solo vendita

La concessionaria moderna non può essere considerata soltanto il luogo in cui si acquista un’auto. È diventata un presidio di consulenza, servizio e fiducia. Il cliente entra in showroom con dubbi molto diversi rispetto al passato: quale alimentazione scegliere, quanto conviene l’elettrico, che valore avrà l’usato, quale formula finanziaria adottare, come proteggere il veicolo, quali servizi includere, come gestire manutenzione e garanzie.

In questo scenario, la rete dei concessionari auto svolge una funzione industriale e sociale insieme. È il punto in cui le strategie delle Case, le richieste del mercato e le incertezze degli automobilisti si incontrano. Per questo un premio dedicato alla distribuzione non è un semplice momento celebrativo, ma un modo per ricordare quanto il settore viva anche grazie a imprese radicate nei territori, capaci di investire in competenze, tecnologie e occupazione.

La scelta di Palazzo Bovara rafforza questo messaggio. Confcommercio Mobilità sostiene l’iniziativa non solo con il patrocinio, insieme ad Assomobilità, ma anche mettendo a disposizione uno spazio simbolico della vita economica milanese. Un contesto coerente con un evento che guarda alle concessionarie come a imprese evolute, non più come a semplici punti vendita.

 

Sei categorie per raccontare il cambiamento

L’edizione 2026 dei “Dealer Awards” prevede sei categorie in gara, ciascuna dedicata a un ambito strategico per l’evoluzione della distribuzione automotive. I riconoscimenti riguarderanno l’eccellenza nel sociale, promossa da AIR; l’eccellenza nei processi, promossa da Aufinity; l’eccellenza nel business dell’usato, promossa da BCA Italia; l’eccellenza nella visione strategica, promossa da I.CAR; l’eccellenza nella crescita, promossa da Opteven; e l’eccellenza nell’innovazione digitale, promossa da Web Industry.

Nel corso della serata saranno assegnate tre menzioni per ciascuna categoria. A fare la differenza saranno la qualità dei progetti, la capacità di innovazione, i risultati ottenuti e il contributo alla crescita del business. È un’impostazione interessante perché sposta l’attenzione dal solo volume di vendita alla qualità dell’impresa. In un mercato maturo e instabile, l’eccellenza non si misura più soltanto con i numeri delle immatricolazioni, ma con la capacità di costruire processi solidi, relazioni durature e servizi capaci di accompagnare il cliente anche dopo l’acquisto.

L’usato, per esempio, è ormai una leva centrale per molte concessionarie. La digitalizzazione non è più un’opzione, ma una condizione competitiva. La crescita non passa soltanto dall’espansione commerciale, ma anche dalla capacità di rendere più efficienti le strutture. La responsabilità sociale, infine, racconta un settore che non vuole limitarsi a vendere mobilità, ma intende essere parte attiva del tessuto economico e comunitario.

 

Il programma tra premi, mercato e confronto

La serata inizierà alle 17.00 con l’accreditamento degli ospiti e il welcome coffee. Alle 17.30 si aprirà la parte contenutistica con lo speech di Gabriele Maria Sada, manager che ha costruito il proprio percorso attraversando ruoli diversi, dal customer care alle operations, fino alla guida di ScuolaZoo, una delle principali community e tour operator per la GenZ in Italia.

La cerimonia di premiazione sarà alternata con un intervento dello chef Alessandro Negrini de Il Luogo Aimo e Nadia, ristorante milanese insignito di una stella Michelin, e con un panel istituzionale dedicato all’analisi dell’andamento del mercato auto. Alla tavola rotonda parteciperanno Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità, Marco Faragi, Business Development & Strategic Partnership di Generali Italia, e Mattia Vanini, presidente di ATFlow. La moderazione sarà affidata ad Alberto Vita, vicedirettore di Fleet “Magazine” e “Dealer Link”. Dalle 20.30 la serata proseguirà con apericena e show esclusivo negli spazi di Palazzo Bovara.

Il format mette insieme linguaggi diversi, ma il messaggio resta chiaro: l’automotive non è più un comparto chiuso dentro la sola vendita del prodotto. È un ecosistema in cui concessionari, finanza, assicurazioni, tecnologia, servizi e customer experience devono dialogare. Chi lavora nella distribuzione lo sa bene: il cliente non cerca più soltanto un’auto, ma una soluzione complessiva.

 

Il ruolo di Confcommercio Mobilità

Il patrocinio e l’ospitalità di Confcommercio Mobilità si inseriscono in un percorso più ampio di attenzione verso un comparto che sta vivendo una fase di trasformazione profonda. La distribuzione automobilistica deve confrontarsi con nuove tecnologie, nuovi modelli di business, digitalizzazione crescente, transizione energetica, gestione dell’usato, servizi post-vendita sempre più evoluti e un rapporto con il cliente che richiede competenze aggiornate.

Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità e Assomobilità, sottolinea il valore di iniziative come i “Dealer Awards” perché danno visibilità a un settore essenziale per cittadini, imprese e territori. Ospitare la terza edizione a Palazzo Bovara significa riconoscere il ruolo dei concessionari e della rete vendita come protagonisti della mobilità reale: imprese che investono, innovano, creano occupazione e accompagnano gli automobilisti in una fase di cambiamento complessa.

È una posizione che merita attenzione. Nel dibattito pubblico l’auto viene spesso trattata come un problema da ridurre, più che come una filiera da accompagnare. Eppure il settore continua a sostenere occupazione, servizi, indotto, fiscalità e mobilità quotidiana. Difendere l’automotive significa anche riconoscere questa funzione, senza nascondere la necessità di evolvere. I dealer sono uno dei punti in cui questa evoluzione diventa più visibile, perché traducono il cambiamento industriale in esperienza reale per il cliente.

 

L’iniziativa di BtheOne Automotive

Matteo Cimegotto, founder di BtheOne Automotive, evidenzia come l’evento stia crescendo anno dopo anno in importanza e autorevolezza. La scelta della sede storica di Confcommercio Milano rappresenta un salto ulteriore per un premio nato con l’obiettivo di esaltare le eccellenze imprenditoriali automotive italiane.

Il valore dei “Dealer Awards” sta anche nella possibilità di costruire un racconto diverso del comparto. Non solo numeri di mercato, non solo tensioni sulla transizione, non solo confronti tra alimentazioni. Ma imprese, progetti, persone, capacità manageriale. In una fase in cui la distribuzione deve rivedere modelli, strumenti e processi, premiare chi innova davvero aiuta l’intero settore a identificare esempi concreti.

L’automotive italiano ha bisogno di luoghi di confronto di questo tipo. Non per difendersi in modo corporativo, ma per spiegare meglio la propria trasformazione. Il concessionario del futuro sarà sempre meno un intermediario tradizionale e sempre più un gestore di relazione, dati, servizi, assistenza e fiducia. Chi saprà interpretare questa traiettoria avrà un ruolo centrale nella mobilità dei prossimi anni.

 

Un premio per chi tiene vivo il rapporto con il cliente

La terza edizione dei “Dealer Awards” arriva quindi in un momento delicato, ma proprio per questo significativo. Il mercato auto cambia rapidamente, i clienti sono più informati e più prudenti, le tecnologie si moltiplicano e la competizione si sposta sempre più sulla qualità dell’esperienza. In questo contesto, la rete vendita resta una infrastruttura fondamentale del Paese.

Premiare i concessionari più meritevoli significa riconoscere che la mobilità non si costruisce soltanto nei centri di ricerca o negli stabilimenti, ma anche nei luoghi in cui gli automobilisti ricevono risposte, valutano alternative e costruiscono fiducia. Palazzo Bovara, per una sera, diventa il palcoscenico di questa parte spesso meno raccontata dell’automotive: quella che tiene insieme impresa, territorio e servizio.

 


 

L’Europa allo specchio: proprio una sorta di Pifferaio magico

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

di Mario Verna, manager automotive

 
Che i buoi fossero ormai a decine di chilometri dal recinto era già chiaro. E così, mentre il mondo si è riorganizzato (o diciamo che è già a buon punto) tra le potenze “coraggiosamente egoiste”, quelle che guardano agli interessi propri, l’Europa, vecchia e snob, è rimasta a parlarsi allo specchio.
“Chi è la più bella del reame, la più virtuosa, chi salverà il mondo?”, specchio specchio, chi se non io!
L’auto ne è stato il paradigma: libereremo il pianeta dal suo riscaldamento! E sì! Una fiaba simile al Pifferaio magico, via tutti i topi e quanti di questi pifferai hanno suonato nello zufolo negli ultimi anni, decine, migliaia, imbellettati in quei muschietti verdi con disegni incantati.

Ma poi, come nella storia del pifferaio, qualcosa ha cominciato a stridere e, improvvisamente, pare siano scappati insieme ai topi anche i soldi dalle tasche di chi, in fondo, non avrebbe mai nemmeno immaginato che il neo-messianesimo avesse da essere sostenuto in qualche modo da sacrifici personali.

E così tra uno yacht e un think tank, urca, bisogna correre i ripari. L’industria per quanto brutta e cattiva, beh, ecco, mette insieme il pranzo con la cena, stimola sviluppo e innovazione…e allora “protezionismo”!. Strada difficile se non sei proprio forte, se non dai carte. E soprattutto se la visione non è totalmente comune.

Leadership, visione, realismo. First.

 
Foto da archivio Mario Verna