Transpotec Logitec e NME: Milano capitale dei trasporti

Transpotec Logitec e NME: Milano capitale dei trasporti

Transpotec Logitec e NME riportano al centro del dibattito italiano un tema che spesso viene trattato solo in chiave emergenziale: il trasporto non è un servizio accessorio, ma una delle infrastrutture decisive per la tenuta economica del Paese. Dal 13 al 16 maggio, Fiera Milano ospiterà in contemporanea Transpotec Logitec, dedicata a logistica e autotrasporto, e NME-Next Mobility Exhibition, focalizzata sulla mobilità collettiva delle persone. Due manifestazioni distinte, ma sempre più legate da una visione comune: costruire un sistema dei trasporti più efficiente, sostenibile, competitivo e tecnologicamente avanzato.

Il dato di partenza è già significativo: oltre 500 espositori distribuiti su 6 padiglioni, con imprese, istituzioni, costruttori, operatori della filiera, associazioni e stakeholder chiamati a confrontarsi su un settore attraversato da trasformazioni profonde. La logistica deve misurarsi con tensioni geopolitiche, crisi energetiche, supply chain più fragili e nuove esigenze di resilienza. La mobilità collettiva, invece, è chiamata a rinnovare flotte, infrastrutture e servizi in un Paese dove l’auto privata continua ad avere un peso dominante negli spostamenti quotidiani.  

 

Il trasporto come questione industriale

Il valore strategico della logistica non è più discutibile. In Italia il comparto rappresenta circa il 9% del PIL, mentre la sola contract logistics ha raggiunto nel 2025 un valore di 112,4 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano. Sono numeri che raccontano una trasformazione chiara: la logistica non è soltanto movimentazione di merci, ma una leva competitiva per imprese, distretti produttivi e territori.

In questo scenario la Lombardia conferma un ruolo centrale, concentrando il 22% del valore aggiunto del settore e il 18% delle imprese attive in Italia, con oltre 261.000 addetti. Milano, in particolare, diventa il baricentro di un ecosistema avanzato, dove trasporto, industria, commercio, distribuzione urbana e collegamenti internazionali si intrecciano in modo sempre più stretto.

Ed è proprio qui che Transpotec Logitec assume una funzione che va oltre la semplice esposizione fieristica. La manifestazione si propone come piattaforma di sistema, un luogo in cui il mercato può misurare concretamente le risposte disponibili: mezzi, carburanti, tecnologie digitali, soluzioni per la gestione delle flotte, componentistica, aftermarket, servizi e modelli organizzativi.

 

Neutralità tecnologica e rinnovo dei mezzi

Uno degli aspetti più rilevanti di Transpotec Logitec è la scelta di rappresentare il mercato nella sua complessità, senza ridurre la transizione a una sola soluzione. Il settore dell’autotrasporto vive infatti una fase delicata, nella quale sostenibilità e competitività devono procedere insieme. Per questo la manifestazione darà spazio alla neutralità tecnologica, con proposte che vanno dal diesel di ultima generazione al gas naturale, dall’elettrico ai biocarburanti, fino all’idrogeno.  

È una scelta importante, perché difende una prospettiva realistica: la decarbonizzazione del trasporto merci non può essere affrontata con slogan o semplificazioni. Le imprese devono poter valutare tecnologie diverse in base a missioni operative, percorrenze, carichi, infrastrutture disponibili e sostenibilità economica degli investimenti. In un comparto fatto anche di piccole e medie imprese, la transizione deve essere accompagnata, non imposta senza strumenti adeguati.

La presenza dei principali costruttori europei di veicoli industriali, da DAF a Ford Trucks, da Iveco a MAN, da Mercedes-Benz Trucks a Renault Trucks, Scania e Volvo Trucks, conferma il peso della manifestazione. Accanto ai truck, ampio spazio sarà riservato a rimorchi, semirimorchi, allestimenti, veicoli commerciali leggeri e soluzioni per il trasporto a temperatura controllata, segmento sempre più importante per filiere sensibili come alimentare e farmaceutica.

 

La logistica non può fermarsi

La forza della logistica emerge soprattutto quando il contesto internazionale diventa instabile. Le tensioni lungo rotte strategiche, i conflitti, l’aumento dei costi del cargo aereo e la ridefinizione degli equilibri commerciali globali impongono alle filiere una capacità di adattamento molto più alta rispetto al passato. La continuità dei flussi non è più un elemento scontato: va progettata, protetta e resa resiliente.

Per questo l’area Logitec assume un ruolo centrale all’interno di Transpotec Logitec. Con oltre 100 aziende del settore, molte alla prima partecipazione, il progetto si presenta come un ecosistema dedicato a supply chain, distribuzione urbana, intermodalità, automazione e digitalizzazione. Qui il confronto non riguarda soltanto i mezzi, ma l’intera architettura del trasporto moderno: magazzini, nodi logistici, ultimo miglio, gestione dei dati, integrazione tra modalità diverse e rapporto tra committenza e operatori.

La logistica, in altre parole, diventa una questione di sistema. E il settore ha bisogno di luoghi in cui le sue criticità vengano affrontate non come problemi isolati, ma come parti di un’unica rete produttiva. È anche questo il valore di una manifestazione come Transpotec Logitec: dare visibilità a un comparto che lavora spesso lontano dai riflettori, ma che rende possibile la vita quotidiana di imprese e cittadini.

 

NME e la nuova mobilità collettiva

In parallelo, NME-Next Mobility Exhibition mette al centro il trasporto collettivo delle persone, un settore chiamato a una trasformazione altrettanto profonda. Il punto di partenza è noto: in Italia l’auto privata resta dominante, con 701 veicoli ogni 1.000 abitanti e una quota di spostamenti coperta dall’automobile stimata intorno al 60-65%, mentre il trasporto pubblico locale si ferma all’8-9%.  

Questo dato non va letto contro l’auto, che resta uno strumento fondamentale di libertà individuale, soprattutto in un Paese con territori molto diversi tra loro e aree non sempre servite in modo adeguato. Ma indica una necessità chiara: rafforzare il trasporto collettivo dove può essere realmente competitivo, integrandolo con mobilità condivisa, servizi digitali e infrastrutture più efficienti.

NME nasce esattamente con questa funzione: mostrare come il trasporto pubblico e collettivo possa evolvere attraverso elettrificazione, digitalizzazione, bigliettazione elettronica, gestione avanzata dei dati, automazione, infrastrutture intelligenti e nuovi modelli di servizio. Tra i costruttori presenti figurano realtà come BYD, Irizar e-mobility, Iveco Bus, Karsan, MAN Truck & Bus Italia, Menarini, Solaris Bus & Coach e Yutong, con autobus elettrici di diversi segmenti e diverse anteprime.  

 

Dall’elettrico al MaaS, il futuro passa dall’integrazione

La mobilità collettiva del futuro non sarà definita soltanto dal tipo di alimentazione dei mezzi. L’elettrico avrà un ruolo rilevante, ma il cambiamento passa anche da piattaforme digitali, manutenzione predittiva, gestione intelligente delle flotte e servizi più semplici da usare per il cittadino.

In questo senso, NME guarda alla mobilità come a un ecosistema. Trasporto pubblico, sharing mobility, mobilità dolce e Mobility as a Service possono integrarsi in un’unica esperienza di viaggio, rendendo più accessibili gli spostamenti urbani e interurbani. È una prospettiva che richiede investimenti, regole, competenze e una forte collaborazione tra industria e istituzioni.

Anche la guida autonoma rientra in questo orizzonte, soprattutto per applicazioni come navette di primo e ultimo miglio, servizi automatizzati in ambito urbano e soluzioni intermodali. Non si tratta di immaginare scenari futuristici scollegati dalla realtà, ma di capire quali tecnologie possano già oggi preparare una mobilità più efficiente, sicura e sostenibile.

 

Il nodo del lavoro: mancano autisti e competenze

Tra i temi più urgenti del palinsesto convegnistico c’è quello del lavoro. Transpotec Logitec e NME proporranno oltre 50 appuntamenti in quattro giorni, con un focus rilevante su politiche pubbliche, industria, filiere e competenze. La carenza di conducenti professionali è una delle criticità più serie: in Europa mancano già oltre 500.000 autisti, con il rischio di superare il milione di posti scoperti nei prossimi tre-cinque anni. In Italia il gap è stimato tra 20.000 e 25.000 conducenti, mentre nel trasporto pubblico di persone mancano circa 12.000 autisti.  

È un problema che non può essere liquidato come semplice difficoltà di reclutamento. Dietro questi numeri ci sono il ricambio generazionale, l’attrattività delle professioni, la formazione tecnica, la qualità del lavoro, la sicurezza, la conciliazione dei tempi e la percezione sociale di mestieri essenziali ma spesso poco valorizzati.

Le iniziative dedicate agli studenti, alla formazione e all’inclusione vanno quindi nella direzione giusta. La transizione dei trasporti non sarà solo energetica o digitale: sarà anche umana. Senza nuove competenze e senza professionisti preparati, mezzi più evoluti e infrastrutture più moderne rischiano di non bastare.

Un settore da difendere, non da semplificareIl valore di Transpotec Logitec e NME sta anche nella capacità di restituire complessità a un settore spesso raccontato per contrapposizioni: elettrico contro termico, auto privata contro trasporto pubblico, sostenibilità contro competitività. La realtà è più articolata. Il sistema dei trasporti deve ridurre emissioni, aumentare efficienza, migliorare sicurezza e sostenere le imprese, ma senza perdere di vista la concretezza operativa.

 

Difendere il settore

Difendere il settore significa riconoscerne il peso industriale e sociale. Significa anche evitare che la transizione venga vissuta come una penalizzazione per chi lavora ogni giorno su strada, nei depositi, nei magazzini, nelle officine, nelle aziende di trasporto e nelle amministrazioni locali. Innovare è necessario, ma deve avvenire con strumenti adeguati, investimenti sostenibili e politiche pubbliche coerenti.

Fiera Milano, mettendo insieme merci e persone, logistica e mobilità collettiva, industria e istituzioni, propone una lettura utile: il futuro dei trasporti non si costruisce per compartimenti stagni. Si costruisce collegando filiere, tecnologie, competenze e territori. Ed è proprio da questa integrazione che può nascere un modello più solido, capace di accompagnare il Paese nelle sfide dei prossimi anni.

 


Foto da ufficio stampa Transpotec

Omoda & Jaecoo: il parcheggio remoto supera il test

Omoda & Jaecoo: il parcheggio remoto supera il test

Omoda & Jaecoo VPD entra nel cuore di una delle situazioni più temute dagli automobilisti: il parcheggio. Spazi sempre più stretti, rampe anguste, garage affollati, ostacoli improvvisi e il timore di graffiare la carrozzeria sono ormai parte della vita quotidiana di chi guida, soprattutto nelle grandi città. Proprio su questo terreno il marchio del gruppo Chery ha scelto di mostrare il proprio sistema di assistenza al parcheggio remoto, presentandolo in test dal vivo durante il Chery International Business Summit.

Il VPD, acronimo di Valet Parking Driver, è una tecnologia pensata per consentire all’auto di uscire da uno stallo, raggiungere l’utente o parcheggiarsi autonomamente in aree dedicate. Non si tratta di guida autonoma libera, né di una funzione da utilizzare su strada pubblica, ma di un’assistenza avanzata per contesti controllati, come parcheggi chiusi e aree private. È un dettaglio importante, perché il settore automotive sta vivendo una fase delicata: l’innovazione corre veloce, ma deve sempre restare dentro un perimetro chiaro di sicurezza, responsabilità e uso corretto.

 

Come funziona il sistema VPD

Durante la dimostrazione, il sistema VPD di Omoda & Jaecoo ha lavorato su due funzioni principali: il richiamo remoto del veicolo e il parcheggio automatico. Nel primo caso, con un comando, l’auto può uscire autonomamente dallo spazio in cui si trova e raggiungere una posizione prestabilita. Nel secondo, il veicolo può cercare uno stallo disponibile e completare la manovra senza intervento diretto del conducente.

Il test è stato costruito su scenari complessi: parcheggi bloccati, spazi molto stretti, manovre in aree senza uscita, ricerca dinamica di un posto libero ed evitamento degli ostacoli. Secondo quanto comunicato dal marchio, il veicolo ha pianificato il percorso, gestito le interferenze e completato le operazioni con precisione, mostrando una fluidità superiore rispetto alla guida manuale in condizioni particolarmente difficili.

La parte più significativa è stata il confronto tra uomo e macchina. Le prove hanno valutato tempo di esecuzione, numero di correzioni e qualità finale del parcheggio. Il sistema VPD avrebbe completato le manovre con maggiore continuità, riducendo le correzioni e ottimizzando lo spazio. È un risultato che va letto con attenzione: non significa che l’auto sostituisca il conducente in ogni situazione, ma che l’elettronica può diventare un alleato concreto nei contesti ripetitivi e ad alto rischio di piccoli urti.

 

Perché il parcheggio intelligente conta davvero

Il parcheggio è spesso considerato un tema secondario, quasi banale. In realtà rappresenta una delle principali fonti di stress alla guida. È anche uno dei momenti in cui si verificano più danni lievi alla carrozzeria: paraurti segnati, cerchi graffiati, portiere troppo vicine, manovre interrotte da pedoni o altri veicoli. In questo senso, una tecnologia come il parcheggio remoto VPD non è solo un gadget per stupire, ma una risposta a un’esigenza concreta.

Il settore auto viene spesso criticato quando introduce funzioni digitali percepite come superflue. Eppure, in questo caso, la direzione appare coerente con l’evoluzione della mobilità urbana. Le città diventano più dense, i parcheggi non crescono allo stesso ritmo del parco circolante e gli automobilisti chiedono vetture più sicure, semplici da usare e capaci di ridurre gli errori nelle manovre quotidiane.

La sfida, però, non è soltanto tecnologica. È anche culturale. Un sistema di assistenza alla guida deve essere compreso, usato nel modo corretto e comunicato senza creare false aspettative. La nota del costruttore è chiara: il VPD è destinato esclusivamente ai parcheggi chiusi e non può essere utilizzato su strade pubbliche. Il conducente deve inoltre mantenere attenzione sull’ambiente circostante ed essere pronto a riprendere il controllo quando necessario.

 

La strategia globale di Omoda & Jaecoo

Il debutto del VPD si inserisce in un momento di forte espansione per Omoda & Jaecoo. Il marchio, parte del gruppo Chery, ha superato il traguardo di 1 milione di unità globali e punta a raggiungere 1 milione di vendite l’anno entro il 2027. Reuters ha riportato che Chery guarda con decisione all’Europa e che i brand Omoda e Jaecoo, lanciati nel 2023, hanno venduto 380.000 veicoli con l’obiettivo di arrivare a 1 milione nel 2027.  

La crescita europea è un passaggio decisivo. In Italia, dove il mercato guarda con curiosità ma anche con prudenza ai nuovi costruttori cinesi, tecnologie come il VPD possono diventare un elemento distintivo. Non basta più proporre un prezzo competitivo: servono contenuti, assistenza, rete, affidabilità percepita e una visione credibile di lungo periodo.

Il principio dichiarato da Chery, “In somewhere, for somewhere”, va proprio in questa direzione: essere presenti nei mercati locali per sviluppare prodotti e soluzioni adatti alle esigenze di quei territori. Per l’Italia, questo significa confrontarsi con città storiche, parcheggi complessi, strade strette, garage condominiali e automobilisti molto attenti al rapporto tra tecnologia e praticità.

Il punto vero, allora, non è chiedersi se il parcheggio automatico sia spettacolare. Lo è. La domanda più interessante è un’altra: quanto può migliorare davvero l’esperienza d’uso quotidiana? Se sistemi come il VPD riusciranno a funzionare con continuità, semplicità e sicurezza, potranno contribuire a rendere l’auto meno stressante, soprattutto per chi vive la mobilità urbana come una necessità e non come un piacere.

Il settore automotive ha bisogno anche di questo: non solo potenza, autonomia o design, ma tecnologie che risolvano piccoli problemi reali. Il parcheggio è uno di questi. E il test di Omoda & Jaecoo dimostra che l’assistenza intelligente può diventare una parte sempre più concreta dell’esperienza di guida, a patto che l’innovazione resti al servizio dell’utente e non si trasformi in una promessa eccessiva.

 


Foto da ufficio stampa OMODA

L’auto in Italia: attesa per le misure a sostegno dell’industria

Immatricolazioni in Europa: cinesi sempre più presenti, elettriche ok (eccetto l'Italia)

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

 
Ad aprile il mercato italiano dell’auto mantiene una dinamica positiva, segnando un rialzo a doppia cifra (+11,6%). Il risultato beneficia anche di un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese del 2025 (21 giorni contro 20).A fronte del trend registrato del primo quadrimestre 2026, abbiamo rivisto al rialzo le previsioni di chiusura d’anno: il mercato potrebbe puntare verso il 10% di volumi in più
rispetto ai volumi del 2025
. A sostenere la domanda nel mese sono principalmente i privati, unico canale in crescita a doppia cifra, che rappresentano quasi il 50% del totale immatricolato ad aprile.

Sul fronte delle alimentazioni, prosegue la crescita delle vetture elettriche (BEV), che raggiungono una quota dell’8,5% ad aprile, mentre le ibride plug-in (PHEV) si avvicinano alla soglia del 10%.

In questo contesto, auspichiamo che le misure a supporto dell’industria annunciate qualche mese fa dal MIMIT nell’ambito del Fondo Automotive possano presto entrare in vigore grazie ad una rapida approvazione del relativo DPCM. E’ fondamentale, infatti,
rendere finalmente operative le risorse destinate alle imprese per facilitare gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, più che mai necessari in questa fase di transizione energetica.
 
 
Foto da ufficio stampa ANFIA


L’auto in Italia: elettriche in crescita, serve un piano d’azione

Veicoli elettrici: il mercato europeo accelera, l'Italia non sta al passo

di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
Il recupero dell’Italia sulle immatricolazioni elettriche è un segnale positivo, ma per avvicinarsi concretamente al gruppo di testa dell’Europa serve un piano d’azione circostanziato. I risultati degli altri principali mercati europei sono frutto di una strategia organica e coerente, che vede in campo incentivi chiari in grado di aiutare famiglie e imprese a orientarsi verso la mobilità elettrica.

Una pianificazione che risulta ancor più efficace in un momento in cui l’elettrico è guardato con grande attenzione da automobilisti e fleet manager per mettersi al riparo dai riflessi degli shock petroliferi, anche grazie alla crescente disponibilità di modelli entry level ideali per un mercato come quello italiano.

Mai come in questa fase sarebbe quindi indispensabile per l’Italia mettere a punto un piano d’azione strutturale per colmare il gap sull’elettrico e riacquisire una posizione centrale nel mercato europeo, partendo da una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, in grado di stimolare a cascata anche il promettente mercato delle auto elettriche usate.

Mobilità elettrica e rinnovabili sono due facce della stessa medaglia: investire su entrambe significa costruire una vera sovranità energetica per il Paese.

 
 
Foto da ufficio stampa Motus-E


Italiani e auto elettriche: il 54% ci guarda, ma il caro vita frena il mercato

Italiani e auto elettriche: il 54% ci guarda, ma il caro vita frena il mercato

La transizione elettrica nel mercato italiano continua il proprio percorso, anche se a una velocità inferiore rispetto alle aspettative iniziali. Gli automobilisti sembrano muoversi in una fase di equilibrio delicato tra desiderio di innovazione, sostenibilità e necessità di contenere le spese. È questo il quadro che emerge dal Global Automotive Consumer Study 2026di Deloitte, ricerca condotta su oltre 28 mila consumatori in 27 Paesi, che fotografa le intenzioni di acquisto e le priorità degli automobilisti.

Nel caso italiano, i dati raccontano un consumatore sempre più interessato all’elettrificazione, ma ancora fortemente influenzato dal contesto economico. Il 54% degli italiani dichiara infatti di voler acquistare un’auto elettrica o elettrificata come prossimo veicolo, segnale di una sensibilità crescente verso tecnologie a basse emissioni e costi di utilizzo potenzialmente più contenuti.

Allo stesso tempo, cresce leggermente anche l’interesse verso motorizzazioni benzina e Diesel, complice il caro vita e una maggiore prudenza nelle decisioni di spesa. Una situazione che mostra come la transizione non sia soltanto una questione tecnologica, ma soprattutto economica e culturale.

 

Prezzo e qualità guidano le scelte degli italiani

Nel mercato automotive italiano, il fattore economico continua a pesare più di ogni altro elemento. La ricerca Deloitte evidenzia che la maggioranza dei consumatori non vuole superare i 50 mila euro per l’acquisto della prossima vettura.

Entrando nel dettaglio, l’8% degli italiani punta a spendere meno di 10 mila euro, mentre il 17% valuta una fascia compresa tra 10 e 15 mila euro. La quota più consistente degli intervistati, pari al 37%, considera accettabile un investimento compreso tra i 15 e i 30 mila euro. Solo il 23% si orienta verso vetture tra i 30 e i 50 mila euro. Questi numeri raccontano una realtà chiara: il mercato italiano resta fortemente legato al rapporto tra qualità e prezzo, con una domanda orientata verso prodotti accessibili e concreti.

In questo scenario, le case automobilistiche devono affrontare una doppia sfida. Da una parte sviluppare modelli sempre più efficienti e tecnologici; dall’altra riuscire a proporre listini compatibili con le possibilità economiche delle famiglie. L’elettrificazione, infatti, non può essere percepita come un lusso o una scelta per pochi. Il rischio, altrimenti, è che una parte del mercato rimanga ancorata a modelli tradizionali, rallentando ulteriormente il processo di trasformazione.

 

Elettrico e risparmio: perché cresce l’interesse

Chi guarda a una vettura elettrica lo fa principalmente per due motivazioni. La prima è la possibilità di ridurre i costi di carburante, indicata dal 36% degli intervistati. La seconda riguarda la preoccupazione ambientale, anch’essa al 36%. L’interesse verso l’auto elettrica appare quindi sempre più pragmatico. Non si tratta soltanto di una scelta ideologica, ma di una valutazione concreta che tiene conto delle spese quotidiane e della gestione complessiva del veicolo. La crescente diffusione di modelli elettrificati, unita all’arrivo di prodotti più competitivi sul piano economico, potrebbe contribuire a consolidare questa tendenza. Tuttavia, restano alcuni elementi che continuano a generare dubbi.

Se le paure legate all’autonomia e ai tempi di ricarica sembrano diminuire rispetto agli anni passati, emerge invece una nuova attenzione verso la gestione delle batterie e il loro ciclo di vita. Per molti consumatori, infatti, la durata nel tempo e il valore residuo del veicolo rappresentano aspetti decisivi. La questione della sostituzione delle batterie o della loro eventuale svalutazione rimane un tema centrale nel dibattito sulla mobilità elettrica.

 

Ricarica domestica preferita, ma non per tutti accessibile

Quando si parla di elettrico, il tema delle infrastrutture resta inevitabilmente centrale. Gli italiani mostrano una preferenza netta per la ricarica domestica, considerata la soluzione più pratica e conveniente. Secondo Deloitte, il 55% degli intervistati indica la casa come luogo ideale per ricaricare il veicolo. Tuttavia, la realtà infrastrutturale presenta ancora limiti significativi: il 54% degli italiani non ha la possibilità concreta di accedere a una ricarica privata. Solo il 34% dispone infatti di una colonnina domestica. Questo elemento contribuisce a spiegare perché la diffusione dell’auto elettrica proceda ancora con gradualità.

La ricarica pubblica rappresenta l’alternativa principale per il 32% degli intervistati, mentre cresce lentamente anche la ricarica sul luogo di lavoro, scelta dal 13%. Tra le soluzioni pubbliche, vengono preferite le stazioni dedicate ai veicoli elettrici, seguite dalle tradizionali aree di servizio dotate di caricatori e dai parcheggi attrezzati.Anche in questo caso il prezzo resta un elemento determinante. L’86% degli italiani considera il costo della ricarica il fattore principale nella scelta del servizio, mentre il pagamento tramite carta rimane il metodo preferito. Questa tendenza evidenzia come gli utenti chiedano sistemi semplici, trasparenti e immediatamente comprensibili, senza complessità tariffarie.

 

Brand, concessionarie e nuove abitudini di acquisto

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto degli italiani con i marchi automobilistici. Solo il 30% degli intervistati resta fedele alla stessa casa automobilistica, mentre il 60% dichiara di aver cambiato brand rispetto all’auto precedente. È un dato che fotografa un mercato sempre meno legato alla tradizione e sempre più aperto alla sperimentazione. Inoltre, quasi la metà dei consumatori non considera rilevante la nazionalità del costruttore. Questo significa che la competizione si gioca sempre più sul prodotto e meno sull’origine geografica del marchio.

Le nuove generazioni risultano maggiormente aperte ai produttori stranieri, mentre le fasce d’età più mature mostrano una posizione più neutrale. Parallelamente cambia anche il modo di acquistare un’auto. Cresce la predisposizione verso il digitale: il 45% degli italiani si dichiara interessato all’acquisto online direttamente dal produttore. Nonostante ciò, la concessionaria resta il riferimento principale per il 60% degli automobilisti. La possibilità di vedere l’auto dal vivo, confrontarsi con un consulente e valutare fisicamente il prodotto continua ad avere un peso importante.

I siti ufficiali dei costruttori e quelli dei concessionari rimangono le principali fonti informative, mentre social media e influencer mantengono ancora un ruolo limitato nel processo decisionale.

 

Intelligenza artificiale e connettività: cresce la curiosità

La trasformazione dell’auto non riguarda soltanto la motorizzazione. Sempre più automobilisti guardano alle funzionalità digitali come parte integrante dell’esperienza di guida. In Italia, il 40% degli intervistati si dice interessato agli optional abilitati dall’intelligenza artificiale, un dato superiore alla media europea. Le tecnologie che raccolgono maggiore consenso sono quelle orientate alla sicurezza. I servizi di tracciamento antifurto, l’assistenza automatica in caso di emergenza e il rilevamento di pedoni o veicoli rappresentano le funzionalità più richieste. Questo approccio conferma una tendenza precisa: la tecnologia piace quando porta un vantaggio concreto e tangibile.

La connettività, infatti, non viene più vista solo come elemento di intrattenimento, ma come un supporto alla sicurezza e alla gestione intelligente dell’auto. In un mercato che evolve rapidamente, il valore percepito delle funzionalità digitali potrebbe diventare sempre più rilevante nella scelta del veicolo.La sfida per il settore automotive sarà quella di integrare innovazione, semplicità e accessibilità economica. Un equilibrio che potrebbe determinare il ritmo reale della transizione verso una mobilità diversa.

 


Foto da ufficio stampa Deloitte

Giornata Europea della Sicurezza Stradale: serve un impegno collettivo

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità

di Toni Purcaro,  presidente di DEKRA Italia

 
In occasione della Giornata Europea dedicata alla Sicurezza Stradale, che è stata celebrata il 6 maggio, è fondamentale fermarsi a riflettere su quanto la tutela della vita sulle nostre strade rappresenti una responsabilità condivisa, che riguarda ciascuno di noi. La sicurezza non dipende soltanto dal rispetto delle regole, ma anche dalla capacità di costruire una vera cultura della prevenzione, fondata su educazione, consapevolezza e innovazione.

Oggi disponiamo di tecnologie sempre più avanzate, di sistemi di assistenza alla guida e di strumenti capaci di rendere la mobilità più sicura ed efficiente, ma nessuna innovazione può sostituire il valore del comportamento umano, dell’attenzione e del senso di responsabilità. Per questo è necessario continuare a investire nella formazione dei conducenti, nella manutenzione delle infrastrutture e nella diffusione di una cultura della sicurezza che parta dalle scuole e coinvolga cittadini, imprese e istituzioni.

Come DEKRA Italia crediamo che la sicurezza stradale debba essere considerata un obiettivo strategico e sociale, non solo normativo. Ridurre gli incidenti significa proteggere vite, famiglie e comunità intere. Significa anche promuovere una mobilità più sostenibile, moderna e inclusiva, capace di mettere al centro le persone. La Giornata Europea sulla Sicurezza Stradale deve quindi rappresentare non solo un momento simbolico, ma un’occasione concreta per rafforzare l’impegno collettivo verso strade più sicure per tutti.

 
 

Toni Purcaro, Presidente e AD DEKRA Italia – Foto da ufficio stampa DEKRA