Addio Alex: lasci una lezione di vita indelebile nel tempo

Addio Alex: lasci una lezione di vita indelebile nel tempo

Alex Zanardi ci ha lasciato. Verrà ricordato per la forza, il coraggio, la voglia di vivere e la speranza che aveva trasmesso a tantissimi disabili con il supporto di BMW di cui era ambassador, con la partecipazione al progetto SciAbile a Salice d’Ulzio.

 

Un grande uomo, un grande uomo di sport, un esempio di comportamento umano che ha dovuto combattere contro un destino avverso. Gli avevo stretto la mano in occasione del “Quattroruote Day” del 2017, ringraziandolo per tutto il bene che stava facendo. Un abbraccio alla famiglia e, caro Alex, grazie ancora per quello che hai fatto e per il messaggio di speranza e riscatto che hai trasmesso e rimarrà indelebile per sempre.

 

Il messaggio della premier Giorgia Meloni

“L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità. Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune. Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai.

A nome mio e del Governo rivolgo un pensiero commosso e la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Grazie di tutto, Alex.

 

Il messaggio di Geronimo La Russa, presidente di ACI

“Ci lascia un campione dello sport, ma soprattutto un esempio di resilienza, capace di lottare contro ogni difficoltà. Nel rivolgere le più sentite condoglianze ai familiari, è doveroso sottolineare come Zanardi sia stato un’icona della  passione per i motori e per lo sport, vissuta con perseveranza e dedizione, oltre ogni limite fisico e personale.

A lui dedicheremo nel fine settimana un momento di raccoglimento in ogni gara automobilistica e, in futuro, non mancheranno occasioni speciali per rinnovare la memoria e il ricordo di Alex”.

 


Foto da archivio Pierluigi Bonora

La Sicurezza non è un Optional: è un Dovere di tutti

La Sicurezza non è un Optional: è un Dovere di tutti

Lettera aperta di ANFIA, Assodimi/Assonolo e Ipaf alle istituzioni, alle imprese, agli operatori del settore e all’opinione pubblica

 

Le recenti tragedie avvenute a San Felice sul Panaro (Modena) e in via Marturano a Palermo hanno squarciato nuovamente il velo su una realtà che non possiamo più tollerare. Quando un braccio meccanico cede o una piattaforma si ribalta, non siamo di fronte a una “tragica fatalità”, ma a un fallimento del sistema di prevenzione che deve interrogarci tutti profondamente.
Come associazioni che si battono continuamente per la professionalizzazione del comparto, sentiamo il dovere di intervenire con fermezza.
 

La manutenzione è il cuore della sicurezza
Le prime evidenze su questi incidenti hanno avuto come esito finale cedimenti della macchina.
Questo ci pone davanti a una domanda cruciale: come vengono scelti e mantenuti i macchinari che portano uomini a 10, 20 o 30 metri di altezza?
Un macchinario sicuro non è solo quello “che funziona”, ma quello che rispetta rigorosamente i cicli di manutenzione previsti dal costruttore e le verifiche periodiche di legge (INAIL/ASL).
Quando una macchina cede spesso si parla di evento imprevedibile, ma, nella maggior parte dei casi, i cedimenti non avvengono all’improvviso. Sono piuttosto il risultato di: usura progressiva, manutenzione insufficiente, controlli non eseguiti o superficiali, segnali di allarme ignorati, usi scorretti o manomissioni anche ripetute nel tempo.

Le piattaforme aeree sono attrezzature tecnologicamente sofisticate e complesse, soggette a sollecitazioni continue anche imprevedibili (che il Testo Unico definisce “influssi”). Per questo, la manutenzione non deve essere vista come un costo o un adempimento formale, ma come un investimento diretto sulla sicurezza degli operatori che le utilizzano.

Dal 2011 la legislazione nazionale ha definito l’obbligo di sottoporre le macchine di sollevamento a una verifica strutturale dopo i primi 20 anni di esercizio
, in contraddizione con lo stato dell’arte e le norme tecniche armonizzate con cui questi macchinari vengono costruiti e che prevedono – da sempre – un’aspettativa di 10 anni oltre la quale è necessaria una riverifica accurata della
struttura e dei sistemi di sicurezza. I fatti dimostrano, ahimè, quanto sia urgente armonizzare a 10 anni il limite temporale fissato nel 2011 dal legislatore nazionale.


Il rischio del “fai-da-te” e dei mezzi obsoleti
L’incidente di Modena ci ricorda che anche in contesti domestici o di piccola manutenzione la sottovalutazione del rischio è letale. L’utilizzo di piattaforme datate non opportunamente controllate e manutenzionate secondo le scadenze previste o con sistemi di controllo addirittura manomessi, aumenta esponenzialmente la probabilità di errore umano o meccanico. Sarebbe auspicabile che nei cantieri, grandi o piccoli, si utilizzassero solo macchinari in condizioni di provata efficienza.
 

La cultura della professionalità e della sicurezza è di responsabilità di tutti
I vari attori del mondo delle costruzioni devono lavorare al fine di permettere a tutti gli esecutori di operare in sicurezza e tornare nelle loro case a lavoro ultimato.
Chi opera su una PLE (Piattaforma di Lavoro Elevabile) deve essere: Formato e Addestrato: il possesso del “patentino” non è un atto burocratico, ma la certezza che l’operatore sappia valutare i rischi del terreno, del vento e dei carichi. Consapevole dei DPI: l’uso corretto delle imbracature e dei cordini di trattenuta può fare la differenza tra un incidente e una strage. Consapevole dell’attività che si sta svolgendo
La corretta manutenzione periodica delle PLE è alle fondamenta di questo processo e deve essere effettuata da personale adeguatamente formato sulle attività che compie.

I noleggiatori o i proprietari del bene utilizzato devono mettere in campo tutti i controlli previsti dalla normativa. In particolare i noleggiatori, visto l’utilizzo sempre più eterogeneo ed occasionale delle macchine con operatori diversi, che possono stressare la macchina, devono gestirle in modo attento, facendo della sicurezza il proprio valore distintivo. La fornitura di macchine efficienti deve essere una priorità. Le imprese devono adoperarsi affinché tutti gli adempimenti , come la patente a crediti o le SOA,
siano attivati.
I committenti devono identificare i fornitori scegliendo fra quelli che forniscono macchine controllate e non vetuste e operatori in regola; non ci si può basare solo sulla conoscenza e sul prezzo del preventivo.
 

Il nostro appello
Invitiamo le autorità competenti a intraprendere un’azione di potenziamento della formazione alla sicurezza che dia maggiore efficacia all’intensificazione dei controlli, non solo documentali ma tecnici e reali, sui cantieri e sui parchi macchine. Invitiamo tutte le parti interessate a pretendere che la sicurezza sul lavoro non sia solo uno slogan. Nel 2026 non è accettabile avere incidenti
mortali di questo tipo!
 

Foto da ufficio stampa ANFIA

Auto cinese: involuzione e divario con i big occidentali

L'auto in Europa: ricalibrazione traumatica dell'industria in corso

di Dario Duse,  EMEA Leader Automotive Industrial e Italy Country Head di AlixPartners 

 
Il mercato dell’auto cinese non cresce più in volumi, sta involvendo: in rapida sequenza sviluppa, matura e commoditizza la tecnologia per lo più offerta come aumento di contenuto a fronte di prezzi in diminuzione. Tempi di sviluppo dimezzati, utilizzo del software per abilitare nuove funzioni, guida autonoma di livello 2++ e 3, design accattivanti e qualità sono le regole per la sopravvivenza più che per il successo.
 
Il divario con i costruttori occidentali – ancora troppo legati a un prodotto “auto” che i cinesi invece vedono come piattaforma software adattabile e migliorabile da applicare a un hardware “veicolo” differenziato quasi solo per interni e design – aumenta: il 36% dei costruttori e hyperscaler cinesi investono più del 50% del budget di R&D su SDV contro il 19% degli europei.
 
L’80% utilizza strutturalmente la virtualizzazione e i digital twin contro il 50% degli europei. Nel 40% lo sviluppa in casa, contro il 25% in Europa e US, e, avendo disaccoppiato lo sviluppo dell’ ”intelligenza” da quello dell’hardware, riutilizzano il software a livello di piattaforma, customizzando ed evolvendo il prodotto in modo sempre più efficiente e veloce.

Con un vantaggio di costo del 35%, tecnologie per loro diffuse ad alta scala e offerte di serie, design e finiture ormai appealing tanto quanto le migliori vetture occidentali, i produttori cinesi sono stati in grado di esportare più di 7 milioni di veicoli nel 2025
(+21%, con l’Europa come prima destinazione)
, registrando profitti maggiori di quelli domestici: l’EBITDA dei primi 5 esportatori è stato nel 2024 del 60% più alto della media di tutti i costruttori cinesi.

L’espansione fuori dai confini local è l’obiettivo logico, anche in considerazione di una sovracapacità che solo in Cina si attesta a circa 30 milioni di veicoli, con piani per triplicare la capacità fuori dalla Cina arrivando a 3,4 milioni di veicoli nel 2030.

 
 

Foto da ufficio stampa AlixPartners

Ferrari Purosangue: le magie della configurazione Handling Speciale

Ferrari Purosangue: le magie della configurazione Handling Speciale

È stata presentata l’Handling Speciale della Ferrari Purosangue, nuova ed esclusiva configurazione disponibile su richiesta, sviluppata per estremizzare il carattere sportivo della prima quattro porte e quattro posti nella storia del Cavallino Rampante. La configurazione Handling Speciale nasce con l’obiettivo di offrire sensazioni di guida ancor più sportive, aumentando la prontezza della risposta della vettura dal punto di vista meccanico ed elettronico senza modificare la versatilità quotidiana che contraddistingue la Ferrari Purosangue.

Si tratta di una configurazione pensata per chi ricerca un equilibrio ancora più orientato alla sportività, pur mantenendo la possibilità di utilizzare la vettura quotidianamente e in ogni contesto.

L’architettura di base della Ferrari Purosangue in configurazione Handling Speciale rimane quella apprezzatissima di una quattro porte basata su layout transaxle con motore V12 aspirato in posizione centraleanteriore e cambio al posteriore, abbinata a sistemi di dinamica veicolo di ultima generazione. La nuova configurazione modifica sensibilmente alcuni elementi chiave della risposta dinamica, tra cui la calibrazione delle sospensioni attive, orientata a ridurre del 10% i moti di cassa e a restituire una sensazione di vettura ancor più compatta.

 

La vettura in configurazione Handling Speciale risponde quindi in modo più diretto ai comandi del guidatore, aumentando la sensazione di controllo nelle curve in sequenza e nei cambi di appoggio più rapidi.

Sono state poi riviste le logiche di cambiata, con tempi di risposta più rapidi e cambi marcia più incisivi soprattutto nelle modalità ‘Race’ ed ‘ESC-Off’ del Manettino. L’effetto è particolarmente evidente nelle manovre di ripresa, dove il sistema privilegia una sensazione di accelerazione più netta.

 


Foto da ufficio stampa Ferrari

Jeep e Harley-Davidson insieme nel 2026: due icone della libertà

Jeep e Harley-Davidson insieme nel 2026: due icone della libertà

Jeep e Harley-Davidson tornano a percorrere la stessa strada. I due marchi, entrambi simbolo di avventura e identità lifestyle, hanno annunciato una nuova partnership europea per il 2026, riportando in primo piano una collaborazione che affonda le radici nel 2014. L’accordo sarà scandito da una serie di eventi dedicati agli appassionati, con un calendario che toccherà diverse città europee e metterà in relazione due universi apparentemente diversi ma accomunati dalla stessa filosofia: vivere la strada come esperienza.

La collaborazione prenderà ufficialmente forma durante l’European Spring Rally di Senigallia, in programma dal 30 aprile al 3 maggio, appuntamento che apre la stagione motociclistica e che rappresenta uno dei principali momenti di aggregazione per la community Harley-Davidson in Europa.

Nel mondo dell’automotive e delle due ruote, le partnership tra brand storici non rappresentano soltanto operazioni di marketing. Spesso diventano strumenti per rafforzare il legame con il pubblico, consolidando valori condivisi e alimentando una cultura fatta di passione, appartenenza e identità. È proprio su questo terreno che Jeep e Harley-Davidson tornano a incontrarsi.

 

Jeep e Harley-Davidson, un ritorno costruito sull’identità

La nuova partnership tra Jeep e Harley-Davidson riprende un percorso iniziato più di dieci anni fa. I due marchi condividono un patrimonio culturale forte, costruito attorno al concetto di libertà e alla ricerca di esperienze autentiche. Da un lato il brand americano specializzato in fuoristrada, capace di trasformare l’idea di mobilità in un’esperienza legata all’outdoor e alla scoperta. Dall’altro uno dei marchi motociclistici più riconoscibili al mondo, che ha costruito la propria immagine attorno al viaggio e al senso di appartenenza. Non è casuale che il ritorno di questa alleanza venga raccontato attraverso il concetto di community. Jeep e Harley-Davidson parlano a un pubblico che non cerca soltanto un veicolo, ma un simbolo identitario. Le community che ruotano attorno ai due marchi sono tra le più attive nel panorama europeo, alimentate da raduni, viaggi organizzati e momenti di condivisione.

Secondo Fabio Catone, Head of Jeep Brand Enlarged Europe, questa collaborazione rappresenta molto più di una semplice sinergia commerciale. «Jeep e Harley-Davidson sono simboli autentici di libertà e avventura. Entrambi parlano a persone che scelgono la propria strada, spinte dal desiderio di esplorare oltre i confini e vivere la vita senza limiti».Un’affermazione che evidenzia come il progetto non sia limitato alla promozione di prodotti, ma abbia l’obiettivo di costruire un racconto comune, fondato su esperienze e valori condivisi.

 

Gli eventi europei al centro della collaborazione

Il 2026 sarà caratterizzato da una lunga serie di appuntamenti che coinvolgeranno sia gli appassionati Jeep sia la community Harley-Davidson. Il calendario europeo diventa così il vero motore della partnership. Tra gli eventi già annunciati figurano. European Spring Rally di Senigallia, dal 30 aprile al 3 maggio; Harley Owners Group Rally di Cascais, in Portogallo, dal 18 al 21 giugno; European Bike Week di Faaker See, in Austria, dall’8 al 13 settembre; International Ladies Of Harley a Pescara, il 3 ottobre; HOG Winter Meeting a Genova, il 28 novembre

Questi appuntamenti non saranno semplici raduni, ma occasioni per mettere in relazione due mondi che condividono la stessa visione della mobilità. Le iniziative saranno supportate dalle reti dei concessionari e comunicate attraverso i canali social ufficiali, rafforzando la dimensione esperienziale della partnership. Dal punto di vista strategico, la scelta di puntare sugli eventi conferma una tendenza sempre più evidente nel settore automotive: i brand cercano un contatto diretto con le persone, superando il concetto tradizionale di showroom. L’esperienza diventa parte integrante del prodotto. Partecipare a un rally o a un raduno significa entrare in contatto con il marchio in modo autentico, costruendo un rapporto che va oltre il semplice acquisto.

 

Compass 4xe protagonista della stagione 2026

A fare da filo conduttore agli appuntamenti europei sarà la Nuova Jeep Compass 4xe, scelta come modello simbolo della collaborazione. La Compass 4xe rappresenta una delle interpretazioni più recenti dell’evoluzione Jeep, capace di unire la tradizione del marchio con una proposta elettrificata. Il SUV sarà presente in tutti gli eventi previsti dal calendario europeo, offrendo ai visitatori l’occasione di scoprire da vicino le sue caratteristiche.

Pensata per mantenere intatta l’identità offroad del marchio, Compass 4xe si inserisce in una fase di trasformazione del settore, dove la transizione energetica convive con la necessità di preservare il carattere dei modelli storici. L’adozione di una motorizzazione elettrificata non viene presentata come una rinuncia, ma come un’evoluzione coerente con la filosofia Jeep. Il modello punta a mantenere intatte le capacità di trazione integrale e l’attitudine ai percorsi outdoor, elementi centrali per il pubblico del brand.

In questo scenario, la partnership con Harley-Davidson assume anche un valore simbolico: mostra come due marchi fortemente legati alla tradizione possano guardare al futuro senza perdere il proprio DNA. Il settore automotive e quello motociclistico stanno attraversando una fase di cambiamento profondo, influenzata dall’elettrificazione, dalle nuove normative e da un diverso approccio alla mobilità. In questo contesto, le collaborazioni tra brand storici possono diventare un modo per riaffermare identità forti, mantenendo viva la relazione con gli appassionati.

Jeep e Harley-Davidson sembrano voler puntare proprio su questo: costruire un ponte tra heritage e innovazione, facendo leva su community consolidate e su eventi che trasformano il viaggio in esperienza. L’incontro tra due marchi così riconoscibili racconta anche qualcosa di più ampio. L’automobile e la moto non vengono più percepite soltanto come strumenti di trasporto, ma come elementi culturali capaci di rappresentare uno stile di vita. Ed è forse questa la ragione per cui partnership come questa riescono ancora a catturare l’attenzione di un pubblico trasversale.

 


Foto da ufficio stampa JEEP