Crisi energetica: manca una classe dirigente UE capace

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva

di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Resto basito. Ogni volta. Von der Leyen dichiara che la chiusura dello Stretto di Hormuz “è un danno” e che ci vuole “libertà di navigazione”. Giusto. Sacrosanto.Banale. Ma qualcuno le fa notare che l’Europa ha fatto di tutto per rendersi strutturalmente dipendente da quelle rotte? Che ogni barile che transita da Hormuz rappresenta una scelta energetica che Bruxelles ha rinviato, scaricato, ignorato per anni dietro la retorica della transizione verde?

Io gestisco una Compagnia che muove una flotta intermodale che attraversa dieci paesi europei. So cosa significa operare quando il costo dell’energia diventa una variabile impazzita. Non è un problema astratto. È cassa, margini, pianificazione, lavoro. E mentre gli operatori industriali e logistici europei reggono i colpi di una politica energetica che non ha mai fatto i conti con la realtà delle filiere produttive, chi dovrebbe guidare l’Europa pronuncia dichiarazioni che non spostano nulla. Parole senza strategia.

Comunicazione senza visione. La libertà di navigazione non si difende a parole. Si costruisce anni prima, con scelte coraggiose sull’autonomia energetica, sulla diversificazione delle forniture, sulla riduzione strutturale dell’esposizione geopolitica. Quello che manca non è la condanna di turno. Manca una classe dirigente europea capace di ragionare in anticipo, da posizioni di forza reale, non di dipendenza strutturale.

Con questa non-leadership, una crisi complessa rischia di diventare drammatica. E a pagarne le conseguenze, come sempre, sarà l’industria europea. Noi compresi.

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

Milano e i garage nella ZTL “Quadrilatero”: una morte annunciata

Milano e i garage nella ZTL "Quadrilatero": una morte annunciata

A Milano, nella ZTL Quadrilatero, emorragia di accessi nelle autorimesse collocate all’interno della zona a traffico limitato (in totale 7, per oltre 2mila posti auto a rotazione). Lo denuncia con forza APA, l’Associazione delle autorimesse (Confcommercio Milano) che chiede al Comune correttivi urgenti. “I dati raccolti attraverso le telecamere di accesso alle autorimesse utilizzate per creare le white list delle targhe da comunicare al Comune (elaborati dal Centro Studi della Confcommercio milanese) non lasciano purtroppo dubbi – spiega Simone Mangiafico, segretario di APA -. Nel raffronto tra il giugno (a un mese d’avvio della ZTL come pre-esercizio) e il dicembre 2025 e il corrispondente periodo 2024, la diminuzione media degli accessi è superiore al 20%, ma con diversi picchi al di sopra del 30%”.

 

“Scontiamo – rileva Mangiafico – quello che si temeva fin dall’inizio: è purtroppo passato fra gli utenti il concetto che, nella ZTL Quadrilatero, le auto non devono entrare. E questo nonostante l’accesso alle autorimesse sia possibile”. Inizialmente erano stati esposti cartelli dove non emergeva in alcun modo la possibilità di accesso senza multe per l’auto che sosta nell’autorimessa.

“Successivamente – spiega Mangiafico – come APA, a nostre spese, abbiamo fatto installare cartelli, in italiano e inglese, che sottolineassero questa deroga. Ma il danno era ormai fatto. E ora, a quasi un anno di distanza dall’entrata in vigore della ZTL Quadrilatero, le autorimesse, a causa del sensibile calo di accessi e dei conseguenti incassi, cominciano a ridurre il personale. Perché intanto tutte le altre spese – affitto, manutenzione, assicurazione, addetti – non diminuiscono”.

 

“Non si può andare avanti così – conclude Mangiafico – al sindaco, al Comune chiediamo, prima che sia troppo tardi, di ridurre alle ore 18 la durata della ZTL (attualmente di 24h). O, quanto meno, di uniformare gli orari della ZTL Quadrilatero con quelli di Area C. Bisogna, inoltre, migliorare con urgenza la segnaletica introducendo cartelli a messaggio variabile che spieghino bene come chi sosta in autorimessa possa accedere alla ZTL. Ma i cartelli da soli non bastano: serve, innanzitutto da parte del Comune, anche una comunicazione massiccia su media, social, cartelloni pubblicitari, metropolitane e altri canali”.

 


Foto da ufficio stampa Confcommercio