TG2 Motori del 19 aprile: servizio e interviste su #FORUMAutoMotive anno 11

TG2 Motori del 20 aprile: servizio e interviste su #FORUMAutoMotive anno 11

Domenica 19 aprile a TG2 Motori, il programma RAI condotto da Maria Leitner, andrà in onda un servizio dedicato all’evento #FORUMAutoMotive svoltosi il 23 e 24 marzo scorsi a Milano.

Al microfono di Maria Leitner alcuni dei protagonisti dell’edizione di #FORUMAutoMotive, evento che ha appena tagliato l’undicesimo anno.

 

Foto da Maria Leitner

Danni gravi e perdita totale: cosa emerge dal mercato dell’usato

Danni gravi e perdita totale: cosa emerge dal mercato dell'usato

Incidenti gravi, riparazioni incomplete e passaggi di proprietà tra Paesi diversi possono rendere difficile per gli acquirenti valutare le reali condizioni di un’auto, aumentando il rischio di imbattersi in veicoli con un passato problematico. Sebbene molti danni siano di natura estetica o di lieve entità, sulle strade italiane circolano anche auto che hanno subito incidenti importanti, talvolta tali da rendere la riparazione economicamente svantaggiosa. In questi casi, i veicoli possono essere riparati con interventi a basso costo e rivenduti, anche oltre confine, rendendo più complessa la tracciabilità degli interventi e degli incidenti subiti.

Per comprendere la reale diffusione di questi casi in Italia, carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto uno studio per determinare quante auto controllate in Italia avessero subito danni gravi in passato, compresi i veicoli che le assicurazioni considerano economicamente irrecuperabili.

 

Le auto gravemente danneggiate non sono rare sul mercato dell’usato

Dallo studio emerge che il 7,8% delle auto danneggiate controllate in Italia presenta danni pari o superiori al 50% del valore di mercato. In termini concreti, questo significa che anche per modelli di classe economica come Dacia, Renault o Peugeot i costi di riparazione possono raggiungere diverse migliaia di euro, mentre per marchi premium come BMW o Mercedes-Benz si può arrivare facilmente a decine di migliaia di euro.

La maggioranza dei veicoli danneggiati (77,2%) presenta invece danni inferiori al 20% del valore, generalmente di natura minore. Tuttavia, la presenza di una quota significativa di auto con danni gravi aumenta il rischio per gli acquirenti di imbattersi in veicoli con un passato critico.

“In molti casi riparare un’auto gravemente danneggiata non è economicamente conveniente. Questo può spingere alcuni venditori disonesti a effettuare riparazioni superficiali, utilizzando ricambi di bassa qualità e omettendo agli acquirenti informazioni fondamentali sulla storia del veicolo”, commenta Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical.

 

Le auto da rottamare vengono esportate in altri Paesi

In Italia non esiste una legge che definisca una soglia fissa oltre la quale un’auto viene dichiarata perdita totale. In genere, le compagnie assicurative classificano un veicolo come economicamente irrecuperabile quando i costi di riparazione raggiungono circa il 70-75% del suo valore di mercato, a seconda dei loro criteri interni. Questo sistema apre la strada a pratiche controverse: veicoli gravemente danneggiati vengono acquistati alle aste, riparati al minimo indispensabile ed esportati all’estero, dove la tracciabilità degli incidenti può risultare più complessa.

“Dichiarare un’auto come perdita totale non è solo una valutazione economica, ma anche una questione di sicurezza. Senza un controllo accurato della storia del veicolo, gli acquirenti rischiano di acquistare auto che non sarebbero considerate idonee alla circolazione”, sottolinea Buzelis, evidenziando anche come un numero crescente di concessionari stia adottando strumenti di verifica per tutelarsi da veicoli con danni gravi.

Il commercio transfrontaliero di auto da rottamare, ad esempio dai paesi dall’Europa occidentale verso Paesi con costi di riparazione più bassi, opera ancora oggi in una zona grigia dal punto di vista normativo. Questa pratica contribuisce al fenomeno delle circa 3,5 milioni di auto che ogni anno “scompaiono” dai registri dell’Unione Europea, continuando a circolare o venendo smantellate illegalmente per alimentare il mercato dei ricambi di dubbia qualità. Le nuove normative UE puntano a colmare queste lacune, collegando i sistemi nazionali di immatricolazione per migliorare la tracciabilità dei veicoli.

 

La percentuale di auto gravemente danneggiate varia da un paese all’altro in Europa

La diffusione di auto con danni gravi varia sensibilmente in Europa. Oltre all’Italia, le percentuali più elevate di veicoli con danni superiori al 50% del valore sono state rilevate in Germania (7,7%), Svezia (5,8%) e Spagna (4,5%). La Germania registra anche la quota più bassa di auto con danni lievi (fino al 20% del valore del veicolo): 68%, contro l’80% della Svezia e l’83,2% della Spagna. Poiché questi Paesi sono tra i principali esportatori di veicoli in Europa, gli acquirenti dovrebbero prestare particolare attenzione nella scelta di un’auto usata. Nonostante la convinzione diffusa che i veicoli importati dalla Germania o dall’Europa occidentale siano sottoposti a una manutenzione migliore, le statistiche sui danni suggeriscono che affidarsi ciecamente a questa reputazione può essere rischioso.

 

Acquistare un’auto senza conoscerne la storia è rischioso

Poiché un’auto può aver cambiato più proprietari e Paesi nel corso della sua vita, conoscere la sua storia è un passaggio essenziale prima dell’acquisto. Verificare eventuali danni gravi dovrebbe essere il primo passo, seguito da un’ispezione fisica e da un controllo presso un centro assistenza autorizzato.

“Non esiste un sistema europeo unificato che consenta di tracciare la storia dei veicoli oltre i confini nazionali. I report sulla storia del veicolo risolvono questo problema consentendo agli acquirenti di verificare il passato di un’auto dal momento della sua produzione ed evitare spiacevoli sorprese. Tuttavia, anche se la storia non mostra alcun problema, consigliamo sempre agli acquirenti di effettuare un test drive e di far ispezionare l’auto da un’officina professionale prima di firmare il contratto”, conclude Buzelis.

 


Foto da ufficio stampa CarVertical

Sistema auto euripeo: tre punti centrali per il suo futuro

Sistema auto euripeo: tre punti centrali per il suo futuro

di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

 
Durante il mio intervento al #FORUMAutoMotive di Milano il 23 marzo 2026, ho sintetizzato i tre punti che, a mio avviso, restano centrali per il futuro dell’industria automobilistica europea:

1. Il modello di sostenibilità europeo non trova più seguaci nel mondo.
Se l’Europa continuerà a perseguirlo in modo isolato, finirà per indebolire la propria competitività industriale e perdere rilevanza sui mercati internazionali. In sostanza, stiamo giocando una partita che nessuno vuole più giocare, ammesso che qualcuno l’abbia mai davvero voluto.

2. I volumi sono vitali. La massa critica è decisiva.

Il divieto ai motori endotermici dal 2035 rischia di disaccoppiare l’industria europea da quella americana, con cui oggi esistono intrecci profondi e strutturali. Senza massa critica globale, l’industria europea rischia un progressivo indebolimento fino al collasso definitivo di tutta la filiera.

3. La commoditizzazione dell’auto elettrica è il vero rischio industriale.
L’indifferenziazione del prodotto porterà alla compressione dei margini. E quando i margini si comprimono, i capitali si spostano. Il rischio concreto è che gli investimenti migrino verso settori più remunerativi e probabilmente anche fuori dall’Europa.

Non è uno scenario lontano. È un processo già in atto. E determinerà il ruolo dell’Europa nell’automotive globale dei prossimi anni.