Fiat Multipla: quell’auto proprio brutta, ma per questo super celebrata

Volkswagen: 16 miliardi per diventare più piccoli

di Mario Verna, manager automotive

 
Mi sembrava folle all’epoca, eppure fu uno dei primi esempi di marketing moderno. Parlare a pochi, quelli giusti. La campagna “Sarete belli voi / Cosa avete da guardare?” sulla Fiat Multipla è stato un piccolo capolavoro di auto–ironia e posizionamento radicale. “Sarete belli voi”. Alla fine degli anni ’90 Fiat decise di lanciare una delle auto più discusse di sempre: la Multipla. Non puntò sulla bellezza, nessuna performance da sogno, zero status

Rivendica, con una brutalità quasi tenera, il diritto di essere diversa: “Non deve piacere a tutti”. Lo “smallest viable market” di Seth Godin. Quella campagna ribaltò il frame del mercato: invece di difendersi dall’accusa di “auto brutta”, la abbraccia e la usa come arma strategica. I claim “Sarete belli voi” e “Cosa avete da guardare?” trasformano il giudizio estetico in uno specchio per il pubblico: il vero oggetto dell’ironia non è la macchina, ma lo sguardo uniforme di chi pretende che tutto sia uguale, levigato, approvato dalla maggioranza.

La Multipla portò in strada un’idea quasi scandalosa per l’epoca: l’auto come “monolocale in movimento”, 6 posti veri in meno di 4 metri, spazio, visibilità, funzionalità radicale. In un mondo che misura il valore sul design “instagrammabile”, questa campagna ricorda che esiste un’altra forma di bellezza: quella delle soluzioni intelligenti, delle scelte coraggiose, dei prodotti che dividono invece di piacere a tutti. 

Per chi si occupa oggi di branding e prodotto, la lezione è attuale: se sei davvero diverso, non puoi comunicare come gli altri; dichiarare con onestà ciò che gli altri criticherebbero può diventare il tuo vantaggio competitivo; l’identità di marca non nasce dal consenso universale, ma dalla coerenza tra ciò che progetti e ciò che racconti.

A distanza di anni, la Multipla resta un caso studio: derisa nelle classifiche delle “50 auto peggiori di sempre”, ma celebrata da designer, musei e appassionati come esempio di coraggio industriale.
Forse la vera domanda, guardando quella pubblicità, oggi è: quante aziende (e persone) hanno ancora il coraggio di dire “Non dobbiamo piacere a tutti”?

 
 

Foto da archivio Mario Verna

“Quattroruote” e i bimbi in auto: troppi errori, pochi controlli

"Quattroruote" e i bimbi in auto: troppi errori, pochi controlli

A 50 km/h, in caso di impatto contro un ostacolo rigido, il corpo di un bambino arriva a “pesare” fino a 28 volte il proprio peso reale. Per un piccolo di 20 kg significa l’equivalente di 560 kg. Un’energia paragonabile a una caduta da circa 10 metri di altezza. A spiegarlo è “Quattroruote” che torna sul tema della sicurezza in auto dei più piccoli ricordando come l’uso corretto di cinture e seggiolini omologati sia un presidio vitale capace non solo di evitare l’urto contro plancia e parabrezza ma di dissipare gradualmente l’energia cinetica, riducendo drasticamente le conseguenze dell’impatto. 

Proprio alla luce di questo dato, i risultati raccolti sempre da Quattroruote in un test a campione sulle modalità di trasporto dei bambini a bordo dell’auto effettuato su Milano e Roma assumono un peso ancora più grave: a Milano, su 120 auto controllate nei pressi di scuole primarie, 50 sono risultate non conformi alla legge, un’incidenza di oltre il 41%. A Roma, su 165 veicoli osservati, le irregolarità sono state 97, pari al 58,8%.

L’indagine pubblicata sul numero di marzo di “Quattroruote” accende i riflettori su una pratica tanto diffusa quanto pericolosa: il trasporto irregolare dei bambini in auto. In numerosi casi i piccoli osservati dalla redazione di “Quattroruote” viaggiavano senza seggiolino o rialzo con schienale, talvolta assicurati solo con la cintura, in altri addirittura liberi nell’abitacolo o in braccio a un adulto. 

Contestualmente emerge la carenza di controlli mirati e sistematici, ad esempio davanti agli istituti scolastici. In uno dei sopralluoghi a Milano, alla domanda sulla frequenza delle verifiche specifiche sull’uso dei sistemi di ritenuta, la Polizia locale ha ammesso di non prevedere un servizio dedicato. Sempre a Milano, seppur nei giorni delle Olimpiadi, la redazione ha simulato di viaggiare con un neonato in braccio – test del bambolotto – e tranne in un caso, le forze dell’ordine incrociate lungo il percorso non sono intervenute.

Da sempre impegnato sul fronte della sicurezza stradale, “Quattroruote” invoca una presa di responsabilità sinergica che coinvolga amministrazioni comunali, istituti scolastici, forze dell’ordine e Governo, anche valutando un inasprimento delle sanzioni nel nuovo Codice della strada per chi non mette in sicurezza i bambini. Un passaggio necessario per avvicinare l’obiettivo europeo di azzerare le vittime della strada entro il 2050, con il traguardo intermedio del dimezzamento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019. 

Questo in ragione anche delle evidenze mediche, assolutamente chiare: all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il più grande centro europeo di ricerca pediatrica, viene evidenziato infatti come il 52% dei traumi spinali pediatrici sia causato da incidenti stradali. E dei dati nazionali, che pur segnando un miglioramento rispetto al passato, restano allarmanti: secondo l’ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), nel 2024 le vittime della strada tra 0 e 13 anni sono state 34, di cui 20 a bordo di autovetture. A questi si aggiungono i 9.799 feriti tra 0 e 14 anni rilevati dall’Istat.

 


Foto da ufficio stampa Quattroruote

#FORUMAutoMotive anno 11: Pierluigi Bonora (#FORUMAutoMotive)

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