#FORUMAutoMotive anno 11: Fausto Capelli (ingegnere e giornalista)

#FORUMAutoMotive anno 11: Fausto Capelli (ingegnere e giornalista)

Dalla passione dei giovani per l’auto alla crescente omologazione delle linee: tra normative stringenti e intelligenza artificiale, il design automobilistico rischia di perdere originalità.

Ma il ruolo del designer resta decisivo per creare modelli davvero distintivi e sostenibili.

Intervista a Fausto Capelli, Ingegnere e giornalista.

Maserati: un Tridente poco in forma…

Maserati: un Tridente poco in forma...

di Giuseppe Nanula, imprenditore nel’aftermarker e amministratore della pagina “Blog del ricambista”

 
Negli ultimi mesi ho notato che si parla molto di Maserati, sia del suo presente disastroso a livello di vendite e margini, sia del futuro, incerto, con l’ombra della cessione dietro l’angolo. Tralasciando momentaneamente i motivi che tutti conosciamo, a partire dai modelli più recenti come la Grecale o Granturismo, aventi uno stile un po’ troppo soft per i soliti canoni del Tridente, fino alla confusione su possibili sinergie con Alfa Romeo e la creazione del fantomatico Polo del Lusso, approfondirei l’aspetto legato alla situazione del post-vendita.

Questo forse a molti potrebbe sembrare un qualcosa di poco rilevante per un marchio come quello modenese, ma oggi gioca un ruolo vitale e lo farà ancora di più in futuro: basti vedere BYD (ok, è tutto un altro mondo, ma rende l’idea) che in Italia sta creando un hub per soddisfare le richieste di concessionarie e ricambisti generici. L’obiettivo? Detto in termini terra terra: permettere agli installatori di riparare in breve tempo le automobili, cosa che oggi non succede per la manutenzione straordinaria di una buona parte dei quelle importate dal Sol Levante, a partire dalle diffuse DR.

Tornando a Maserati, vi spiego cosa sta succedendo dalle mie parti, paradossalmente proprio per colpa delle auto più vendute della sua storia, ovvero Ghibli e Levante. Questi due modelli riuscitissimi sono ormai diffusi copiosamente anche nella mia zona e hanno rubato qualche cliente, in buona parte benestante o presunto tale, dal segmento alto della triade tedesca (Audi-Mercedes-Bmw) e da Porsche (ex possessori Cayenne e Panamera). Un fenomeno partito anche grazie alle quotazioni dell’usato non proprio usuali per un brand near-luxury come Maserati, sicuramente più alla portata del ceto medio-alto. Quindi con prezzi di poco superiori ad un’ Audi A6 o ad una BMW Serie 5 F10 di pari annata, l’imprenditore tal dei tali si è portato a casa una Ghibli. E qui cominciano i guai.

Il (poco capillare) post-vendita e l’assistenza del Tridente, abituati da tempo a ben altro target, non sono spesso in grado di soddisfare quel tipo di clientela “ricca ma non troppo” che viene da altri marchi. E qualora lo facciano, sbattono in faccia dei listini degni da auto di lusso, da segmento F in su, per intenderci più da auto di rappresentanza come Quattroporte. Ed è questo il punto; il cliente di una Ghibli non è quello di Quattroporte o di una Granturismo.

Lo stesso problema l’ho notato nel decennio passato con la gestione Jaguar della berlina XE, dove ho riscontrato più o meno le medesime mancanze. E, guarda caso, è stata evidente la fuga di quel tipo di clienti da questi marchi, che sono ri-approdati sui soliti lidi, un po’ meno luxury, ma più accoglienti. Un vero e proprio bagno di sangue. Sei riuscito ad entrare nel garage di quella clientela, abbassando l’entry level del tuo marchio? Devi anche formare una parte della rete per riuscire a gestirla e aprirti di più ai comuni mortali.


Non puoi più interagire con un tuo cliente solo tramite mail.
Non puoi più precludere ad un ricambista generico (pagando ovviamente) l’accesso al software per la ricerca dei ricambi, almeno per la fascia bassa della gamma. Non puoi più chiedere per le parti di ricambio le cifre folli che tutti conosciamo. Ti vuoi scontrare con la 530d? Nessuno dice di trasformarti in una ONLUS, ma se entri in un nuovo segmento e hai un buon seguito commerciale, devi adattarti a esso.

La speranza per un brand glorioso come Maserati, è che in Stellantis copino da Vag l’esemplare gestione di Porsche che, nonostante alcune parentele spinte con Audi, resta il riferimento assoluto per profondità di gamma e, appunto, articolazione del post-vendita.

 
 
Foto da archivio Giuseppe Nanula


#FORUMAutoMotive anno 11: Roberto Giolito (Stellantis Heritage Italia)

#FORUMAutoMotive anno 11: Roberto Giolito (Stellantis Heritage Italia)

Dalla perfezione tecnologica alla perdita di imperfezioni che creavano emozione: il design automobilistico sta cambiando profondamente. Tra abitacolo sempre più centrale, interazione uomo-macchina e il valore dell’heritage, emerge una nuova visione dell’auto come spazio da vivere.

Intervista a Roberto Giolito, Responsabile Stellantis Heritage Italia.

Raffaella Donghi presidente SITEB: una nomina che segna il futuro delle infrastrutture

Raffaella Donghi presidente SITEB: una nomina che segna il futuro delle infrastrutture

C’è un elemento che più di altri emerge dalla nomina di Raffaella Donghi alla guida di SITEB: la volontà di accompagnare un comparto strategico come quello delle infrastrutture stradali in una fase di trasformazione profonda. L’assemblea delle aziende associate ha scelto all’unanimità la nuova presidente, che resterà in carica per il prossimo triennio, affidandole un ruolo chiave in un momento in cui il settore è chiamato a confrontarsi con sfide industriali, ambientali e normative sempre più articolate.

Donghi, oggi Chief Financial Officer di Sangalli SpA, rappresenta una figura trasversale all’interno del comparto: una manager con esperienza non solo finanziaria, ma anche operativa e strategica, maturata in ambiti come sostenibilità, appalti e innovazione. Succede ad Alessandro Pesaresi, che ha guidato l’associazione negli ultimi anni contribuendo al suo sviluppo e al rafforzamento del dialogo con le istituzioni.

 

Un settore strategico in evoluzione

Alla guida di SITEB, Donghi si troverà a gestire una fase cruciale per la filiera delle infrastrutture stradali. Il comparto, che comprende produzione di bitumi, costruzione e manutenzione delle strade e sistemi impermeabilizzanti, rappresenta uno degli asset fondamentali per la competitività del Paese. Nel suo primo intervento da presidente, Donghi ha sottolineato come il settore stia attraversando una fase di evoluzione complessa, in cui convivono esigenze diverse: crescita industriale, transizione ecologica e aggiornamento normativo. Un equilibrio non semplice, ma necessario per garantire uno sviluppo coerente e sostenibile.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare ulteriormente la rappresentatività dell’associazione e consolidare il dialogo con istituzioni e stazioni appaltanti, sia a livello nazionale sia territoriale. Un passaggio fondamentale per contribuire alla definizione di strategie efficaci per la modernizzazione della rete infrastrutturale italiana.

 

PNRR e sviluppo infrastrutturale

Uno dei punti centrali del mandato sarà inevitabilmente legato alle opportunità offerte dal PNRR. Gli investimenti previsti rappresentano una leva importante per il rilancio delle infrastrutture, ma allo stesso tempo impongono una riflessione sulla necessità di rendere il quadro normativo più efficiente. Secondo Donghi, il ruolo di SITEB sarà quello di favorire soluzioni che consentano di accelerare lo sviluppo delle opere, mantenendo al centro qualità, sicurezza e sostenibilità. Un tema particolarmente rilevante in un contesto in cui la rapidità di esecuzione deve convivere con standard sempre più elevati.

 

La sostenibilità come leva industriale

Tra i temi più rilevanti del nuovo corso c’è senza dubbio quello della sostenibilità, che non viene più considerata un elemento accessorio, ma una leva strategica per l’intero settore. La filiera del bitume, spesso percepita come tradizionale, sta in realtà attraversando un percorso di innovazione significativo. L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale dei materiali, migliorare le performance delle infrastrutture e contribuire concretamente alla transizione ecologica. In questo scenario, SITEB si propone come interlocutore attivo per accompagnare il cambiamento, evitando approcci ideologici e puntando su soluzioni tecniche concrete.

È proprio su questo equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e responsabilità ambientale che si giocherà il futuro del comparto, come sottolineato dalla stessa Donghi. Una posizione che difende il ruolo dell’industria, ma allo stesso tempo riconosce la necessità di evolvere.

 

Una prima volta significativa

La nomina di Raffaella Donghi rappresenta anche un passaggio simbolico importante: è la prima donna a ricoprire la carica di presidente di SITEB. Un segnale che riflette un cambiamento culturale all’interno del settore, tradizionalmente caratterizzato da una forte presenza maschile. Nel suo mandato sarà affiancata dal direttore Stefano Ravaioli e da un Consiglio Direttivo rinnovato, composto da rappresentanti delle principali realtà della filiera. Un team che avrà il compito di accompagnare l’associazione in un percorso di crescita e consolidamento.

 

Esperienza e visione industriale

Il profilo di Donghi si distingue per una visione ampia del settore. Oltre al ruolo di CFO, ricopre infatti anche quello di Innovation Manager in Sangalli SpA, guidando progetti che integrano tradizione industriale e nuove tecnologie. Nel corso della sua carriera ha maturato competenze in ambiti chiave come qualità, ambiente, sicurezza e sostenibilità, elementi sempre più centrali nella gestione delle infrastrutture moderne. Un background che potrebbe rivelarsi determinante in una fase in cui il settore è chiamato a rinnovarsi senza perdere la propria solidità. Guardando al futuro, la sfida sarà quella di trasformare le opportunità in risultati concreti, mantenendo saldo il ruolo della filiera come pilastro dello sviluppo economico italiano. In un momento storico in cui le infrastrutture tornano al centro del dibattito pubblico, la guida di SITEB assume un valore che va oltre i confini dell’associazione stessa.

 


Foto da ufficio stampa SITEB