Alcolock: operatività per i conducenti con codici unionali 68 e 69

Alcolock: operatività per i conducenti con codici unionali 68 e 69

Con l’entrata in piena operatività delle disposizioni sull’Alcolock per i titolari di codici unionali 68 e 69 riportate sul retro delle patenti di guida, Assomobilità Confcommercio Milano e Federmotorizzazione richiamano l’esigenza di un’applicazione chiara e uniforme, con attenzione alle procedure, agli standard tecnici e al supporto informativo per gli utenti interessati

È diventata pienamente operativa l’applicazione delle disposizioni che prevedono l’installazione di un sistema Alcolock per i conducenti che presentano sulla patente i codici unionali 68 e 69.
Il codice 68 indica l’obbligo di tasso alcolemico pari a 0,0 g/l, il codice 69 la limitazione alla guida di veicoli dotati di dispositivo Alcolock conforme. La misura si inserisce nel più ampio percorso di aggiornamento delle politiche di sicurezza stradale, e mira a rafforzare la prevenzione del rischio legato alla guida in stato di ebbrezza.

L’Alcolock è un dispositivo che, attraverso una verifica preventiva del tasso alcolemico contenuto nel respiro
dell’automobilista, consente o impedisce l’avviamento del veicolo in base all’esito del test, riducendo di conseguenza la possibilità di utilizzo del veicolo in condizioni non compatibili con la guida. Il quadro nazionale è stato definito da un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che stabilisce requisiti tecnici, modalità di installazione e certificazioni necessarie per l’impiego dei dispositivi Alcolock, individuandone l’obbligo per specifiche categorie di conducenti.


Assomobilità Confcommercio Milano e Federmotorizzazione sottolineano come, in una fase di avvio operativo, sia
prioritario garantire un’impostazione coerente e uniforme sul territorio, riducendo le aree di incertezza applicativa, e favorendo un’informazione corretta verso i cittadini. Il tema, per sua natura, richiede particolare attenzione alla neutralità del linguaggio e all’aderenza ai fatti, evitando letture di parte in un contesto in cui l’introduzione della misura ha generato aspettative differenti tra gli operatori del settore.

“L’obbligo di installazione di un sistema Alcolock per coloro che hanno sulla patente i codici unionali 68 e 69 anche in Italia – ha dichiarato Alessandro Finicelli, CEO di AutobyNet Srl e consigliere Federmotorizzazione – segue quanto sta accadendo in altri Paesi europei, come Belgio, Francia, Norvegia e Polonia. Da una parte le tecnologie si uniformano e dall’altra le normative si adeguano verso una tolleranza zero. In questo percorso si inserisce l’iniziativa del ministro Matteo Salvini e del Ministero da lui guidato. Il lavoro è stato importante nei mesi scorsi, e lo sarà ancora di più nelle prossime settimane, ora che si è pienamente operativi, per rimuovere le criticità e fornire il massimo supporto agli utenti”.

L’avvio della piena operatività rende centrale la corretta gestione dei profili tecnici: dalla compatibilità dei dispositivi con i veicoli, all’installazione secondo le procedure previste, fino agli aspetti di controllo e certificazione. Su questi punti, Assomobilità Confcommercio Milano e Federmotorizzazione evidenziano la necessità di un approccio improntato a competenza, trasparenza e conformità, anche per prevenire disallineamenti interpretativi o applicazioni non omogenee.


Nell’ambito delle iniziative rivolte agli associati, Confcommercio Milano, attraverso Assomobilità, offre una
convenzione che consiste nell’acquisto del dispositivo a condizioni agevolate per tutti i soci di Confcommercio Milano appartenenti ad ogni settore o categoria rappresentata. AutobyNet Srl, associata Assomobilità, è una realtà attiva nella distribuzione automotive, con fornitura di accessori post-vendita e soluzioni tecnologiche per aziende.
 

Foto shutterstock_2709162791 – da ufficio stampa Federmotorizzazione

Donne al volante: tra stereotipi e libertà

Donne al volante: tra stereotipi e libertà

«Donne al volante, pericolo costante?». Un luogo comune che attraversa generazioni e che ancora oggi, nonostante decenni di emancipazione, continua a riaffiorare nel linguaggio quotidiano. Eppure, i numeri raccontano un’altra storia. In vista della Giornata internazionale della Donna, CamperDays – piattaforma europea specializzata nel noleggio camper – ha commissionato insieme a Censuswide una ricerca su 1.000 italiani maggiorenni per indagare il rapporto tra donne e guida. Il risultato è una fotografia complessa: gli stereotipi stanno arretrando, ma non sono del tutto scomparsi. Soprattutto quando si passa dalla percezione alla pratica quotidiana.

 

Stereotipi in calo, ma non superati

Secondo l’indagine, il 25% degli intervistati ritiene che i pregiudizi legati alla guida femminile siano ancora diffusi, seppur in misura minore rispetto al passato. Un ulteriore 24% sostiene che tali stereotipi non solo esistano, ma continuino a generare effetti concreti nei confronti delle donne al volante. Per il 26%, invece, i luoghi comuni sono presenti nella società, ma non incidono più sui comportamenti reali.

Colpisce il dato generazionale: è la Gen Z la più sensibile al tema, con il 40% che considera ancora radicati gli stereotipi. Un segnale che riflette una maggiore attenzione all’impatto del linguaggio e delle rappresentazioni culturali, oltre a una consapevolezza crescente delle dinamiche di genere.

Quando si entra nel merito delle differenze tra uomini e donne alla guida, il 49% del campione afferma che l’esperienza sia interamente individuale e non legata al genere. Per il 31% le eventuali differenze dipendono dalla personalità, mentre solo il 18% le attribuisce a fattori socio-culturali. Una maggioranza netta, dunque, riconosce che la competenza al volante non è questione di genere, ma di esperienza e attitudine personale.

 

La guida come gesto di empowerment

Se c’è un dato che emerge con forza è quello legato alla percezione della guida come strumento di emancipazione. Per il 44% del campione – percentuale che sale al 50% tra le donne e al 49% tra i più giovani – la mobilità individuale equivale a indipendenza e controllo sulla propria quotidianità. Seguono l’aumento della fiducia in sé stesse (33%), la minore dipendenza da terzi o dai mezzi pubblici (32%) e una maggiore percezione di sicurezza personale, soprattutto negli spostamenti notturni o in solitaria (27%).

In un’epoca in cui si parla sempre più spesso di ansie legate alla mobilità  dalla cosiddetta “petrol station anxiety” fino a forme di amaxofobia tra le generazioni più giovani – la guida resta per molte donne un piccolo gesto quotidiano di autonomia. Non solo un mezzo per spostarsi, ma uno strumento concreto di autodeterminazione.

Il dato più incoraggiante riguarda l’assenza di diffidenza: il 71% degli intervistati dichiara di non provare alcuna apprensione nei confronti delle donne al volante. Un segnale che indica un cambiamento reale nella percezione sociale.

 

Nei viaggi “on the road” il volante è ancora maschile

Nonostante questa evoluzione culturale, quando si guarda alle abitudini di viaggio emerge ancora un divario. Nei prossimi viaggi “on the road”, il 68% degli intervistati prevede che sarà l’uomo a guidare nella maggior parte dei casi, mentre solo il 16% indica una donna al volante.

È qui che il gender gap si manifesta in modo più evidente: non tanto nella valutazione delle capacità, quanto nella distribuzione dei ruoli. Un retaggio culturale che sopravvive nelle dinamiche familiari e di coppia, dove la guida nei lunghi tragitti viene ancora spesso affidata agli uomini.

Adriana Ramos Neves, Marketing Manager di CamperDays, sottolinea come «la guida sia molto più di un semplice spostamento: è uno strumento di autodeterminazione». E aggiunge che, sebbene gli stereotipi stiano perdendo terreno, «il divario che osserviamo nella pianificazione dei viaggi on the road indica che la strada verso una reale parità nelle abitudini quotidiane è ancora in salita».

 

Oltre i luoghi comuni, una trasformazione culturale

La ricerca mostra che il cambiamento è in atto. La maggioranza degli italiani riconosce che la guida non è una questione di genere e che l’autonomia al volante rappresenta un valore positivo. Tuttavia, la persistenza di ruoli consolidati nei viaggi e nelle scelte pratiche suggerisce che l’evoluzione culturale non è ancora completa.

Superare definitivamente il pregiudizio significa andare . oltre la battuta stereotipata e interrogarsi sulle abitudini quotidiane. Perché la parità non si misura solo nelle dichiarazioni di principio, ma nelle scelte concrete: chi prende il volante, chi decide l’itinerario, chi guida di notte. In questo senso, la mobilità diventa uno specchio della società. E ogni chilometro percorso in autonomia rappresenta un passo avanti verso una cultura più equa e consapevole.

 


Courtesy of CamperDays_1_unsplash