Polemiche e ideologia: decarbonizzazione non significa elettrificazione

Polemiche e ideologia: decarbonizzazione non significa elettrificazione

di Franco Del Manso, responsabile dei Rapporti ambientali internazionali di UNEM

 
Il recente rapporto commissionato da T&E a Cerulogy in cui si accusano i biocarburanti di essere una “falsa soluzione” e una “minaccia concreta per il clima” lascia spazio ad alcune considerazioni. Su tutte, il fatto di non avere raccontato tutta la storia.
Marco D’Aloisi ha sintetizzato i principali in questo articolo pubblicato su “Staffetta Quotidiana”.
I rapporti della FAO l’impatto positivo che le colture bioenergetiche possono avere sui terreni marginali o degradati in termini di fertilità e produttività senza entrare in competizione diretta con l’agricoltura alimentare.
I rapporti dell’International Energy Agency (IEA) sul ruolo dell’agrivoltaico che consentirebbe a parte dei terreni agricoli di coesistere con la produzione di energia solare.
I dati FAO sull’acqua usata in agricoltura che nelle aree temperate europee (Francia, Germania, Polonia, ecc.) che per oltre l’80% è di origine meteorica (piovana) e non rappresenta dunque un prelievo diretto e che molte colture bioenergetiche si adattano bene a terreni poveri con input idrici limitati.
I rapporti del World Food Programme che dicono come i biocarburanti di prima generazione siano in forte calo e che la quota di biocarburanti sui mercati globali alimentari sia trascurabile e tendente allo zero.
Il tema della sicurezza energetica che l’Agenzia internazionale per l’energia ritiene prioritario arrivando a sostenere che i #biofuels sono il principale strumento per adempiere all’impegno della COP28 dell’UNFCCC del “transition away from fossil fuels”.

Il fatto che non tutti i biocarburanti sono uguali e che i biocarburanti avanzati – prodotti da rifiuti, scarti e materie lignocellulosiche – consentono riduzioni delle emissioni di #CO₂ fino al 90%.
Uno studio della Commissione UE che evidenzia una sufficiente disponibilità di feedstock sostenibili, non in competizione con food e feed, per la domanda di biofuels attesa.

La decarbonizzazione non vuol dire elettrificazione e quindi non può basarsi su una sola tecnologia, serve pluralità e neutralità tecnologica. Al clima non fanno male i biocarburanti, ma visioni ideologiche che limitano le possibilità di agire concretamente sulla riduzione delle emissioni.

 

Foto da ufficio stampa UNEM

Auto e fragilità politica: l’esitazione strategica UE favorisce Pechino

Presa in giro: ora l'UE si dice pronta a difendere l'industria dalla Cina

di Andrea Taschini, manager e advisor automotive

 
Mentre i produttori cinesi continuano a registrare vendite in crescita a doppia cifra di auto in Europa (a gennaio + 80%) – e in assenza di misure concrete da parte dell’Unione europea questo rischia di diventare un trend strutturale – vale la pena osservare la Cina per ciò che è realmente, non per l’immagine amplificata che alcuni media ne fanno e chissà a quale scopo.

La mappa geopolitica è chiara. Gli Stati Uniti dispongono di circa 800 basi militari nel mondo oltre che quelle dei suoi alleati; la Cina di due. Il reddito medio pro capite americano supera gli 89.000 dollari annui; quello cinese si aggira intorno ai 13.000, con vaste aree del Paese in cui centinaia di milioni di persone vivono con meno di 4.500 dollari l’anno.

Non siamo quindi di fronte a una potenza omogeneamente prospera, ma a un sistema che compensa le enormi fragilità interne attraverso una politica industriale aggressiva, orientata all’export e alla conquista di quote di mercato a discapito di altri che invece tutelano dignità umana e ambiente.

Il nodo europeo non è la presunta invincibilità cinese. È la nostra esitazione strategica. Se rinunciamo a difendere massa critica, filiere e autonomia produttiva, il problema non sarà Pechino, ma la nostra incapacità di reagire.

Consentire l’erosione progressiva del tessuto industriale in assenza di una risposta dura e inflessibile non è pragmatismo: è una scelta che rischia di compromettere la stabilità del nostro Continente.

Servono urgentemente contingentamenti all’importazione di auto dalla Cina se non vogliamo seppellire 13 milioni di posti di lavoro e il 7% del nostro PIL oltre che perdere l’autonomia strategica su un bene irrinunciabile come quello della mobilità.

 
Foto ANDREA TASCHINI FOTO archivio Forum-Diario


L’auto in Italia: bene i cinesi, soprattutto con le “non elettriche”

Mercato Italia in rialzo: ma non siamo tranquilli...

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA. 

 
 In questo primo scorcio dell’anno il mercato italiano manifesta un dinamismo che è di buon auspicio per i mesi futuri. Buono, in generale, l’avanzamento dei veicoli ricaricabili BEV e PHEV, che, nel complesso, raggiungono il 16% di quota di immatricolazioni nel mese di febbraio. Prosegue la progressiva elettrificazione delle propulsioni dei veicoli, che ai motori endotermici affiancano, ormai per ben oltre la metà delle vendite, sistemi di recupero e accumulo dell’energia elettrica.
Da rilevare la crescita veloce e significativa delle immatricolazioni di veicoli prodotti in Cina, per la gran parte non costituiti da BEV.
La filiera produttiva automotive è ora in attesa delle misure a sostegno della competitività delle imprese previste dal nuovo DPCM che programma le risorse del Fondo Automotive del MIMIT fino al 2030, con un focus sulle attività di ricerca, sviluppo e sugli investimenti produttivi.
 
 

Foto da ufficio stampa ANFIA