Jaguar: le ultimissime sulle novità

Jaguar: le ultimissime sulle novità

Dopo aver sorpreso il pubblico con un concept avveniristico e divisivo, Jaguar si avvicina al momento della verità: la GT Prototype è sempre più vicina, e porta su strada l’idea più radicale espressa finora dal marchio britannico. Linee tese, presenza scenica, ambizione tecnologica e un’identità tutta nuova: questa non è una semplice erede, ma un cambio di rotta netto.

Nel video analizziamo l’origine del progetto, il legame con la spettacolare Type 00 e i segnali che anticipano l’arrivo della futura granturismo elettrica di Coventry. Una vettura chiamata a reinterpretare il lusso sportivo secondo Jaguar, guardando molto avanti e senza compromessi.

 


Video fornito da VIDEOMOTORI

 

Il caso milanese di via Marina: parcheggio interrato a spese ACI e il Comune ci ignora

ACI Milano: Pietro Meda confermato presidente fino al 2030

di Pietro Meda, presidente ACI Milano

Apprendiamo con stupore che l’Amministrazione comunale ha deciso di riqualificare via Marina, escludendo completamente dal dialogo l’Automobile Club Milano che, per ben tre volte negli ultimi anni, si è formalmente proposto di edificare, a proprie spese, un parcheggio interrato. Non solo: avevamo chiesto di utilizzare gli oneri di urbanizzazione derivanti dall’opera per la riqualificazione totale del verde in superficie. Avremmo così consegnato ai milanesi un viale monumentale, con alberature curate e decoro ripristinato, ispirandoci al progetto originario di Giuseppe Piermarini. Il tutto a costi molto limitati per il Comune e, di conseguenza, per i cittadini.

Dispiace dover prendere atto della mancanza di collaborazione tra le istituzioni locali, soprattutto quando si potrebbe convergere su soluzioni favorevoli ai cittadini, senza gravare sulle loro tasche. Ricordo che l’Automobile Club Milano dal 1928 ha la propria sede in via Marina e ribadisco che la soluzione, più volte formalizzata al Comune, avrebbe tutelato il verde pubblico ed eliminato dalla strada e dal traffico centinaia di auto, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza

Scegliere di procedere senza confronto, ignorando altre soluzioni, è una decisione che non comprendiamo, specie dopo la crescente pressione – soprattutto nei periodi dello shopping – sull’area di sosta di via Marina, derivata dall’istituzione della ZTL del Quadrilatero.

Via Marina non ha bisogno di un costoso intervento estetico, ma deve essere parte di un progetto integrato. Milano merita soluzioni: per risolvere le criticità occorre prima creare le infrastrutture. Rinnovo quindi la nostra disponibilità al dialogo per percorrere soluzioni efficienti per la città.


Foto da ufficio stampa ACI

Le auto in Italia: tante e tra le più vecchie, ma gli autoriparatori diminuiscono

Le auto in Italia: tante e tra le più vecchie, ma gli autoriparatori diminuiscono

Può sembrare un controsenso, ma i numeri raccontano una storia solo in apparenza paradossale. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: circolano 701 vetture ogni mille abitanti, cioè sette auto ogni dieci persone. E il totale continua a crescere in misura pressoché costante sin dall’inizio degli anni Duemila. È quanto evidenzia in una report l’Ufficio studi della CGIA di Mestre: oggi il parco auto ha superato quota 41 milioni e 300mila mezzi. Nell’ultimo decennio si sono aggiunte poco più di 4 milioni e 200mila vetture, con un aumento complessivo dell’11,5 per cento. 

Non solo: tra i grandi Paesi dell’Unione Europea abbiamo il parco auto più anziano. Quasi un’auto su quattro – il 24,3 per cento – ha più di vent’anni. Fa peggio soltanto la Spagna (25,6 per cento), mentre la Francia si ferma a poco più di una su otto (12,5 per cento) e la Germania addirittura a una su dieci (10 per cento). Con così tante vetture, e per di più datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attività di autoriparazione (carrozzieri, autofficine, gommisti, elettrauto, etc.). Accade invece il contrario. Gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, continuano a diminuire: nel 2024 le attività erano poco più di 75mila e 200. Dieci anni prima erano 83mila e 700. In pratica ne sono “scomparse” circa 8mila e 400, con un calo del 10 per cento.

 Le cause della crisi delle autofficine artigiane

Come dicevamo, in Italia il numero degli autoriparatori diminuisce anno dopo anno per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto. Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale. 

Prima di tutto, i costi di gestione sono aumentati molto. Affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti. I clienti, infatti, cercano prezzi bassi e sempre più spesso acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo ulteriormente i ricavi. Un secondo fattore decisivo è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne.

Elettronica, centraline, sensori ADAS, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumenti costosi e formazione continua. Non basta più l’esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti. Per molte officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non è sostenibile, quindi scelgono di chiudere. 

C’è poi il problema generazionale. I giovani mostrano poco interesse verso i mestieri manuali e artigianali, preferendo percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi. Fare l’autoriparatore significa orari lunghi, lavoro fisico, responsabilità e spesso burocrazia. Senza ricambio, molte attività cessano quando il titolare va in pensione, perché non c’è nessuno disposto a rilevare.

Un altro elemento è la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali. Queste strutture possono offrire pacchetti di manutenzione, garanzie estese e campagne promozionali grazie a economie di scala. Il piccolo autoriparatore indipendente fatica a competere sul prezzo e sulla percezione di affidabilità, soprattutto con auto ancora in garanzia. Infine, sottolinea la CGIA, le auto moderne richiedono meno manutenzione ordinaria rispetto al passato: intervalli di tagliando più lunghi, componenti più durevoli e meno interventi meccanici “classici”.

Meno lavori significa meno entrate. In sintesi, la riduzione del numero degli autoriparatori deriva dall’incrocio tra costi elevati, tecnologia complessa, mancanza di ricambio generazionale e cambiamento del mercato. Per invertire la tendenza servirebbero incentivi alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti e una maggiore valorizzazione del mestiere artigiano.



Più auto, ma meno autoriparatori: in particolare a Fermo, Pescara, Barletta-Andria-Trani, Lecce ed Enna

Al netto delle “anomale” crescite esponenziali verificatesi in Valle d’Aosta (+61,2 per cento) e in Trentino Alto Adige (+58,6 per cento), negli ultimi 10 anni sono Toscana (+14,5 per cento), Calabria (+13,3) e Puglia (+11,9) le regioni che hanno visto aumentare di più il numero di auto circolanti. In coda alla graduatoria troviamo la Liguria che, comunque, anch’essa ha registrato un lieve incremento (+2,5).

Per contro, nell’ultimo decennio gli autoriparatori sono diminuiti ovunque. La contrazione più importante ha interessato l’Abruzzo con il -16,2 per cento (in valore assoluto pari a -363 attività). Seguono la Puglia con il –15,9 per cento (-984) e le Marche con il -15,6 per cento (-365). Tra tutte le regioni d’Italia, solo il Piemonte ha registrato una variazione positiva che è stata del +2 per cento (+140). A livello provinciale, invece, le diminuzioni delle imprese di autoriparazione più significative hanno interessato Fermo con il – 20,7 per cento (-67), Pescara con il -20,5 (-104), Barletta-Andria-Trani con il 19,9 (-129), Lecce con il -19,2 (-284) ed Enna con il -19,1 (-66).

 A Firenze, Isernia, Catania, Frosinone e Reggio Emilia ci sono le densità di auto più elevate d’Italia

Come la CGIA segnalava più sopra, l’Italia ha il numero di autovetture per abitante più alto d’Europa (701 ogni 1.000 abitanti). A livello territoriale, invece, il record spetta alla provincia di Firenze con 877 vetture per 1.000 abitanti. Seguono Isernia con 850, Catania con 811, Frosinone con 801 e Reggio Emilia con 793. Le realtà dove il tasso di motorizzazione è più basso le scorgiamo a Trieste con 579, a Milano con 571 e, in particolare, a Genova con 511.


Foto di Sten Rademaker su Unsplash

L’auto in Italia nel 2026: partenza positiva, ma prospettive incerte

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente  del Centro studi Promotor
 

In febbraio sono state immatricolate in Italia 157.334 autovetture con una crescita sullo stesso mese del 2025 del 14%. Questo risultato positivo è influenzato, almeno in parte, dagli incentivi per l’acquisto di auto elettriche prenotate in ottobre e immatricolate nei mesi successivi, febbraio compreso, mese quest’ultimo in cui le elettriche, secondo le elaborazioni dell’Unrae, hanno toccato una quota sul totale delle immatricolazioni del 7,9%. Con il risultato di febbraio il consuntivo delle immatricolazioni nel primo bimestre di quest’anno è di 299.373 con un incremento sullo stesso periodo del 2025 del 10,2%, ma con un calo del 12,9% sullo stesso periodo del 2019, cioè sulla situazione ante-pandemia.

Se il mercato italiano riuscisse a mantenere nell’intero 2026 il tasso di crescita del primo bimestre, le immatricolazioni arriverebbero a quota 1.681.346, che sarebbe il volume più alto realizzato dopo il crollo del 2020 dovuto, come è noto, alla pandemia. Come si è detto, i risultati di gennaio e di febbraio sono stati però positivamente influenzati dalle immatricolazioni di auto elettriche prenotate con gli incentivi in ottobre e al momento non si vede che cosa nell’anno in corso possa sostituire la spinta degli appena citati incentivi che è in via di rapidissimo esaurimento.

Dall’inchiesta congiunturale mensile di febbraio condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari auto emerge, tra l’altro, chegli intervistati non sono particolarmente ottimisti sull’andamento delle vendite nei prossimi mesi. In particolare, il 55% dei concessionari intervistati dichiara che in febbraio l’affluenza di visitatori nelle show room è stata bassa,mentre il 55% dichiara che, sempre in febbraio, il livello degli ordini acquisiti è stato insoddisfacente e per quanto riguarda il futuro a tre/quattro mesi il 66% degli intervistati si attende stabilità delle vendite sui livelli attuali, mentre il 23% si attende un peggioramento.

Dalla stessa fonte emerge che il 58% dei concessionari interpellati ritiene che i principali fattori di freno per il mercato italiano dell’auto siano in questo momento la situazione economica generale, il livello dei prezzi delle autovetture e l’incertezza per la transizione energetica. Nessuno di questi fattori negativi sembra essere destinato a evolvere positivamente nei prossimi mesi per cui è assai probabile che il mercato dell’auto italiano nel 2026 si attesterà intorno al livello raggiunto nel 2025.

In questo quadro, non certo esaltante, si inseriscono anche i dati sull’andamento delle vendite al pubblico di auto usate, che, negli anni che hanno seguito la pandemia, si sono mantenute su livelli elevati in quanto molti acquirenti che prima della pandemia si rivolgevano al mercato dell’auto nuova, ripiegavano sul mercato dell’auto usata, mercato che però ora, dopo un periodo positivo, comincia a dare segni di cedimento.

 

Foto da ufficio stampa Centro Studi Promotor