Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche entrano nel Gruppo

Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche fanno il loro ingresso nel Gruppo

Eurocar investe sul territorio: PWP e i suoi Centri Porsche entrano nel Gruppo

Eurocar, principale realtà italiana nella distribuzione automobilistica dei brand del Gruppo Volkswagen in Italia, interviene in merito al percorso di integrazione che ha interessato PWP Srl, che comprende Centro Porsche Firenze, Centro Porsche Pescara e Centro Porsche Approved & Service Arezzo. La nuova acquisizione rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita del Gruppo, che continua a consolidare la sua presenza nel mercato automotive italiano.

 

Eurocar: una leadership italiana che si rafforza

Il Gruppo Eurocar è controllato al 100% da Porsche Holding GmbH, il più grande gruppo di distribuzione automobilistica in Europa, attivo con 529 sedi in 29 Paesi e oltre 37.200 collaboratori tra Europa, Asia e Sud America. Porsche Holding fa capo direttamente a Volkswagen AG. In Italia, Eurocar è il più grande gruppo per la distribuzione e l’assistenza dei marchi Volkswagen, Volkswagen Veicoli Commerciali, Audi, SEAT, Škoda, CUPRA, Porsche e Lamborghini. Conta oltre 1.900 collaboratori distribuiti su 50 sedi in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e ora anche Abruzzo.

Nel 2025 il Gruppo ha raggiunto volumi di rilievo: circa 60.000 auto consegnate, oltre 630.000 ore produttive nelle officine. L’ingresso di PWP Srl conferma la strategia di crescita sostenibile di Eurocar, ampliando ulteriormente la presenza italiana nel segmento premium e rafforzando in particolare il presidio del brand Porsche in Toscana.



L’integrazione di PWP srl nel perimetro Eurocar

Durante la presentazione, Matthias Moser, Amministratore Delegato del Gruppo Eurocar, e Gabriel Gobbato, Direttore Generale di PWP, hanno ripercorso la storia e l’evoluzione di PWP, realtà che nel 2021 aveva assunto la gestione dei propri Centri Porsche e che oggi approda all’interno della struttura Eurocar. PWP srl impiega oltre 60 collaboratori, nel 2025 ha consegnato 650 vetture nuove e 250 usate,totalizzando oltre 30.000 ore produttive nei servizi post-vendita. L’obiettivo per il 2026 è incrementare ulteriormente volumi e performance, valorizzando le opportunità di collaborazione con Eurocar.

 

Una rete radicata sul territorio: Firenze, Arezzo e Pescara

Il Centro Porsche Firenze, concessionaria ufficiale dal 1989, rappresenta un punto di riferimento regionale per vendite, assistenza e customer experience. Eccellenza, qualità, tecnologia e tradizione sono i suoi valori fondanti, declinati in un’accoglienza professionale, personale altamente qualificato e un’identità corporate Porsche molto curata. Alla sede fiorentina si affiancano il Centro Porsche Approved & Service Arezzo e il Centro Porsche Pescara. 

Nuovo, usato e Classic: tre pilastri strategici

Oltre al business del nuovo, grazie a una gamma Porsche sempre più ampia e tecnologicamente avanzata, rimane centrale l’usato certificato. PWP offre una vasta selezione di vetture Porsche Approved, sottoposte agli 111 controlli ufficiali e conformi ai più rigorosi standard qualitativi del marchio. Cresce anche il settore Porsche Classic, spinto dall’elevata qualità costruttiva del brand: si stima infatti che circa il 70% delle Porsche prodotte dal 1948 sia ancora in circolazione. 

 

Riconoscimenti e innovazione: il caso del Centro Porsche Firenze

Nel 2024 il Centro Porsche Firenze ha ricevuto da Porsche Italia il riconoscimento Top Partner, premiando le performance di vendita, le iniziative verso i clienti e l’impegno in innovazione, inclusione e sostenibilità. Il Centro ha inoltre saputo valorizzare al massimo le opportunità offerte dalla mobilità elettrica, promuovendo eventi dedicati alla scoperta della guida a zero emissioni, in una Toscana particolarmente all’avanguardia grazie a un’eccellente rete di ricarica. 

 

Dichiarazioni

Matthias Moser, Amministratore Delegato del Gruppo Eurocar: “Siamo orgogliosi che il Gruppo PWP, con il suo team altamente professionale, sia entrato a far parte del Gruppo Eurocar. PWP si è sempre distinto per qualità e risultati: siamo certi che l’integrazione porterà ulteriore valore aggiunto. Con questa acquisizione rafforziamo la nostra presenza con il brand Porsche sul territorio toscano, dove siamo già presenti dal 2017 con i marchi Volkswagen, Audi, SEAT, Škoda, Volkswagen Veicoli Commerciali e CUPRA, oltre al nostro Centro Usato. Oggi, con l’ingresso di Porsche, ampliamo ulteriormente l’offerta sul territorio introducendo anche il marchio luxury, consolidando la nostra presenza in Italia.”

Gabriel Gobbato, Direttore Generale di PWP Srl: “Siamo molto entusiasti di entrare a far parte del Gruppo Eurocar e di iniziare questo nuovo percorso insieme. Per noi rappresenta un’importante opportunità di crescita e di sviluppo, che affrontiamo con grande motivazione e senso di responsabilità.nSiamo pronti ad accogliere le nuove sfide con la consapevolezza di far parte di un Gruppo solido e strutturato, condividendo valori, visione e obiettivi comuni, con l’obiettivo di continuare a offrire ai nostri clienti standard di eccellenza sempre più elevati.”

 

UNASCA: nasce la Rete Certificata

UNASCA: nasce la Rete Certificata

Un nuovo standard di qualità e affidabilità entra nel settore delle pratiche automobilistiche italiane. La Rete Certificata UNASCA promuove un sistema innovativo di tutela e garanzia rivolto a cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia in un comparto che incide quotidianamente su diritti, patrimoni e adempimenti amministrativi.

Un settore strategico che richiede fiducia
I servizi di consulenza per la mobilità e le pratiche automobilistiche coinvolgono registri pubblici fondamentali e procedure sempre più digitalizzate. Ogni operazione può avere effetti giuridici ed economici rilevanti. In questo contesto, caratterizzato da normative complesse e rischi di errori o irregolarità, la fiducia negli operatori rappresenta un elemento chiave di tutela dell’interesse pubblico.

La nascita della Rete Certificata
La Rete Certificata nasce dalla consapevolezza che oggi non basta più distinguere tra operatori autorizzati e non autorizzati: è necessario introdurre un sistema che certifichi in modo oggettivo qualità, affidabilità e responsabilità degli Studi di Consulenza Automobilistica.


UNASCA , associazione di riferimento del settore da quasi
sessant’anni, ha scelto di promuovere un progetto strutturato che mette al centro la tutela dell’utenza e rafforza il rapporto di fiducia con le istituzioni.

Un progetto già diffuso sul territorio

Nonostante il recente avvio, la Rete Certificata ha già ottenuto un’adesione significativa: oltre cinquecento Studi risultano oggi certificati, un dato senza precedenti in Italia. L’obiettivo a breve termine è superare le mille adesioni su scala nazionale. Numeri che testimoniano la volontà delle realtà più strutturate e responsabili di distinguersi assumendo un impegno formale verso standard più elevati di qualità, trasparenza e correttezza.

Cittadini e imprese al centro
Nel mondo delle pratiche auto, il cittadino si trova spesso in una posizione di debolezza informativa. Procedure tecniche e strumenti digitali possono favorire comportamenti scorretti o raggiri. La Rete Certificata ribalta questa logica: rivolgersi a uno Studio certificato significa poter contare su un operatore riconoscibile, formato, sottoposto a controlli e vincolato a regole precise, con una responsabilità chiara e una garanzia concreta sul corretto svolgimento delle pratiche.


Garanzia pubblica e tecnologie di sicurezza

Elemento distintivo del progetto è la certificazione di garanzia realizzata con il coinvolgimento dell’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il contrassegno rilasciato agli Studi aderenti utilizza tecnologie di sicurezza e anticontraffazione tipiche dei documenti ufficiali ed è verificabile anche in formato digitale. Un valore istituzionale forte che trasforma la tutela del cittadino da semplice dichiarazione d’intenti a sistema riconoscibile, tracciabile e controllato.

Collaborazione con le istituzioni e contrasto alle truffe
La Rete Certificata si inserisce in un quadro di sinergia con le principali istituzioni coinvolte nella gestione della mobilità e della sicurezza. Il dialogo con il Ministero dell’Interno, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Polizia Stradale rafforza le azioni di prevenzione e contrasto alle irregolarità, mentre l’allineamento con il Dipartimento per la Motorizzazione Civile garantisce coerenza con i processi amministrativi e la corretta gestione dei registri pubblici.

Tecnologia al servizio della responsabilità
Il progetto si avvale di una piattaforma digitale pensata per aumentare trasparenza, tracciabilità e sicurezza, senza sostituire il ruolo professionale dello Studio di Consulenza. In un panorama in cui proliferano soluzioni online anonime e a basso costo, la Rete Certificata propone un modello differente: la tecnologia diventa strumento di garanzia e valorizzazione delle competenze, mantenendo sempre una responsabilità diretta verso l’utente finale.

Un passo concreto verso un sistema più sicuro
La Rete Certificata UNASCA rappresenta un primo, importante passo verso un sistema più ordinato, trasparente e affidabile nel mondo delle pratiche automobilistiche. Un’iniziativa che tutela cittadini e imprese, rafforza la fiducia nei servizi di mobilità e valorizza le professionalità che operano correttamente. In un settore ad alto impatto pubblico, la qualità non può essere lasciata al caso: deve essere riconosciuta, certificata e garantita. La Rete Certificata nasce proprio per questo, ponendo le basi di un modello stabile e credibile nel tempo.

 
Foto da ufficio stampa UNASCA


La formula 1 del 2026? Smarrimento dell’identità

Discussione sull'auto: ma perché la chiamano "ferro"?
di Marco Della Monica, giornalista auto e motorsport 
 

La fine dei primi test in Barhein a porte semi chiuse è stata costellata da dichiarazioni avvilite dei top driver: da Hamilton a Verstappen, da Alonso a Leclerc è tutto uno smarrimento, un vedremo, quasi una offesa al loro ruolo di migliori piloti del mondo. Super atleti in grado di gestire la complessità di uno monoposto moderna a 300 km/h.

La questione è di una urgenza imminente, da affrontare con lucidità e senza tifoserie proprio perché di mezzo ci sono i soldi. Tanti soldi. Semplicemente, questo nuovo assetto regolamentare non è solo una questione di tecnica, ma di essenza.

La nuova architettura motoristica, con un incremento della componente elettrica fino a livelli paritari con quella termica e l’eliminazione della MGU-H, ci racconta di un regolamento che occhieggia fin troppo l’industria automotive che guarda all’elettrificazione, ma che mortifica passione, velocità, competenze, talento. “Sembra di guidare una Formula E dopata” questo è il commento tranchant di Verstappen, senza considerare l’analisi precisa, dettagliata di Alonso che spiega tutto. A questo punto la domanda è: cosa accade allo spettacolo e alla natura stessa della guida quando il pilota è costretto a gestire l’energia più che la velocità?

Già le simulazioni avevano suggerito scenari in cui la gestione energetica sarebbe diventata dominante: lift & coast marcati, curve affrontate con maggiore prudenza per preservare l’energia recuperabile, fasi di gara in cui l’attenzione non sarebbe stata tanto sull’attacco, quanto sull’equilibrio tra carica e scarica. I tre giorni di prova hanno confermato drammaticamente queste ipotesi: le parole dei piloti hanno evidenziato apertamente del rischio di gare caratterizzate da gestione energetica estrema e meno aggressiva rispetto all’essenza tradizionale della categoria. Semplicemente la Formula 1 si trova di fronte ad un bivio come mai nella sua storia perché non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un cambio di paradigma nella percezione della specialità.

Il problema di questa scelta regolatoria della FIA non sta nell’elettrico in sé, ma nella proporzione. La Formula 1 non è mai stata solo una piattaforma tecnologica, ma prima di tutto ha sempre rappresentato un’estetica della velocità, una grammatica dell’alta guida. Quando si costringe un pilota a togliere il piede dall’acceleratore in modo strutturale per esigenze energetiche, si introduce una frizione tra regolamento e istinto competitivo e questa frizione non produce valore.

È anche giusto ricordare che da quest’anno l’altra grande novità regolamentare è il passaggio a un carburante sostenibile al 100%. Un messaggio fortissimo perché, questo sì, è probabilmente il contributo più strutturale che la categoria può dare alla decarbonizzazione del motore termico. Qui veramente il motorsport rappresenta un laboratorio reale, non simbolico.

Ma allora la domanda si fa più stringente: era necessario, per sostenere quella traiettoria, spingere in modo così radicale sull’elettrificazione? Si poteva immaginare una strada diversa, concentrando lo sforzo regolatorio sui carburanti sintetici e sui biofuel avanzati e al tempo stesso ripensando il motore termico in chiave plurifrazionata, aspirata o turbo, recuperando anche una parte dell’identità sonora e meccanica che ha sempre caratterizzato la Formula 1?

È più che plausibile ritenere che una maggiore centralità dei carburanti sostenibili, accompagnata da una semplificazione della componente ibrida, avrebbe consentito una transizione energetica altrettanto coerente ma meno invasiva dal punto di vista dello spettacolo, anche perché non è difficile osservare che la percezione del pubblico è un fattore economico, non romantico.

La Formula 1 vive di diritti televisivi, sponsor globali, engagement. Se anche il pubblico meno tecnico inizierà a percepire una categoria meno istintiva, meno aggressiva, più “gestionale”, il rischio non è solo narrativo, ma è strutturale e se l’attenzione si sposta e si perde, il valore si redistribuisce.

Il titolo di questa newsletter: il motorsport come sistema economico è anche il suo punto centrale. Ogni scelta regolatoria non è solo una scelta tecnica, ma è una scelta che ridisegna la filiera, l’attrattività per i costruttori, l’interesse dei partner energetici, la percezione del brand. L’ibridazione spinta manda un messaggio preciso all’industria elettrica, la centralità dei carburanti sostenibili ne avrebbe mandato un altro, forse più coerente con la difesa del motore termico in un’epoca di transizione.

La Formula 1 ha spesso guidato l’industria automotive anticipandone le traiettorie. Oggi la domanda è se stia guidando o se stia rincorrendo e, soprattutto, se nella ricerca di coerenza industriale rischi di sacrificare quella tensione pura verso la prestazione che l’ha resa unica.

Perché è inutile girare intorno al concetto fondante di questa specialità: la Formula 1 deve far venire voglia di accelerare. Se comincia a insegnare a sollevare il piede, qualcosa nel racconto cambia e quando cambia il racconto, cambia anche l’economia che lo sostiene.

 


Foto da archivio di Marco Della Monica