Cultura, innovazione, educazione stradale: il nostro impegno con i giovani

Abolito il bollo auto e moto: per La Russa (ACI) è “una notizia epocale”

di Geronimo La Russa, presidente ACI

 

Alla Camera dei deputati, ho partecipato al convegno “La sicurezza stradale è cultura”, un evento rivolto ai giovani studenti per sensibilizzarli sulla guida sicura e consapevole.

L’ACI – Automobile Club d’Italia è sempre in prima linea nella promozione della sicurezza stradale. In collaborazione con le scuole, organizziamo attività educative, insegnando, ad esempio, l’importanza di una frenata corretta e gli effetti della velocità.

La nostra iniziativa Ready2go, con autoscuole tecnologicamente avanzate, offre esperienze di guida sicura tramite simulatori che riproducono situazioni reali, permettendo di sperimentare gli effetti di piccoli errori.

Nei centri di guida sicura ACI-SARA, i partecipanti vivono in prima persona quanto un secondo di distrazione possa essere devastante. Questi corsi non sono solo teorici, ma offrono un’esperienza pratica e concreta di cosa significa essere coinvolti in un incidente.

Inoltre, in collaborazione con l’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, sensibilizziamo le aziende sui rischi legati alla mobilità lavorativa.

La sicurezza stradale dipende da educazione, consapevolezza e impegno di tutti. Ogni scelta conta: anche una distrazione di un secondo può fare la differenza. Credo fermamente che solo con un forte senso di responsabilità condivisa potremo garantire un futuro più sicuro e protetto sulle nostre strade.

 


foto_Geronimo_La_Russa_web – Da ufficio stampa ACI

Chilometraggi truccati: le auto più a rischio

Chilometraggi truccati: le auto più a rischio

Acquistare un’auto usata affidabile non è sempre semplice come può sembrare. Sul mercato dell’usato circolano infatti veicoli con il chilometraggio alterato: alcuni venditori disonesti azzerano o riducono il contachilometri per aumentare artificialmente il valore dell’auto. Il risultato è che l’acquirente finisce per pagare più del dovuto e, con ogni probabilità, si trova ad affrontare costi di manutenzione e riparazione più elevati nel tempo.

Per capire quali siano i modelli più colpiti da questo fenomeno, carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha condotto uno studio volto a individuare le auto con il chilometraggio manipolato più frequentemente in Italia nel 2025.

 

I modelli Renault, BMW e Peugeot sono tra quelli più comunemente truccati

Nel 2025, il modello più spesso coinvolto in casi di manomissione del contachilometri in Italia è risultato essere la Renault Megane: il 5,7% di tutte le Megane controllate su carVertical presentava un chilometraggio alterato. In media, a questo modello sono stati sottratti 40.026 km. Seguono la BMW Serie 3, con il 5,1% dei veicoli manipolati, e la Peugeot 3008 (4,7%). Nel dettaglio, la BMW Serie 3 ha registrato una riduzione media di 85.677 km, mentre per la Peugeot 3008 il chilometraggio è stato abbassato in media di 75.407 km.

Molti di questi modelli sono diffusi anche in altri Paesi europei. Spesso i veicoli vengono importati da uno Stato all’altro e il chilometraggio viene ridotto lungo il percorso. Poiché i Paesi europei non condividono sistematicamente i dati sulla storia dei veicoli e non sono previste modifiche a questa normativa, le autorità di immatricolazione locali non sempre riescono a verificare i precedenti registri del chilometraggio. Per questo motivo, controllare la storia di un’auto prima dell’acquisto rappresenta uno strumento fondamentale per valutare le reali condizioni del veicolo.

“I dati relativi al chilometraggio, alla storia dei danni, ai passaggi di proprietà e ad altre informazioni cruciali per gli acquirenti restano spesso confinati nei database delle istituzioni nazionali e delle aziende private. Queste informazioni non sono facilmente accessibili, ed è per questo che gli automobilisti di tutta Europa rischiano di acquistare auto gravemente danneggiate o con chilometraggi significativamente alterati. La manomissione del contachilometri è anche una delle principali cause delle ingenti perdite economiche che colpiscono ogni anno conducenti e Paesi”, afferma Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical.

I modelli più frequentemente manomessi non sono sempre quelli con le riduzioni di chilometraggio più elevate. In Italia, le diminuzioni medie più significative sono state riscontrate sulla Mercedes-Benz Classe E, sulla BMW Serie 5 e sul Fiat Ducato. Nel dettaglio, il contachilometri della Mercedes-Benz Classe E è stato ridotto in media di 116.907 km, seguito dalla BMW Serie 5 con 96.585 km. Subito dopo si colloca il Fiat Ducato, con una riduzione media di 96.568 km.

“In un rapporto sulla storia del veicolo, gli automobilisti possono vedere come il chilometraggio di un’auto è cambiato nel corso degli anni, quando è stato manipolato e di quanti chilometri è stato ridotto. Alcuni veicoli subiscono più manomissioni nel tempo per risultare più appetibili sul mercato dell’usato. Anche se la frode del contachilometri può sembrare un problema di poco conto, queste auto sono difficili da mantenere e imprevedibili. Inoltre, quando gli attuali proprietari proveranno a rivendere il veicolo in futuro, il suo valore ne risentirà inevitabilmente”, spiega carVertical.

 

Rischio minore quando si acquista una Audi A4

Non tutti i modelli attirano allo stesso modo i venditori disonesti. Tra i 20 modelli più comunemente truccati in Italia, il rischio più basso è stato riscontrato per l’Audi A4: solo il 2,97% delle Audi A4 controllate su carVertical presentava un chilometraggio manipolato. Sebbene la probabilità di acquistare un’Audi A4 truccata sia quasi la metà rispetto a una Renault Megane, si tratta comunque di una percentuale rilevante. In pratica, circa una Audi A4 su 34 controllate in Italia potrebbe avere il contachilometri alterato. Subito dopo si collocano la Opel Corsa (2,98%) e l’Alfa Romeo Giulietta (3%).

 


Foto da ufficio stampa CarVertical

Auto elettriche: Motus-E e Assosegnaletica uniscono le forze sulla ricarica

Auto elettriche: Motus-E e Assosegnaletica uniscono le forze sulla ricarica

La crescita della mobilità elettrica non può prescindere da un sistema infrastrutturale chiaro, riconoscibile e sicuro. È su queste basi che nasce il protocollo d’intesa firmato tra Motus-E e Assosegnaletica, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le rispettive filiere industriali e avviare iniziative congiunte a supporto dello sviluppo delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.

L’accordo rappresenta un passaggio significativo nel percorso di strutturazione della transizione energetica nel settore dei trasporti, ponendo al centro tre elementi chiave: sicurezza stradale, uniformità della segnaletica e qualificazione urbana. Temi sempre più rilevanti in un contesto in cui la diffusione delle colonnine di ricarica cresce rapidamente, ma spesso in modo disomogeneo sul territorio.

 

Una visione di sistema per la ricarica elettrica

Motus-E, associazione italiana che riunisce l’intera filiera della mobilità elettrica, e Assosegnaletica, federata ANIMA Confindustria, condividono la necessità di superare l’attuale frammentazione normativa, soprattutto a livello locale. L’obiettivo comune è promuovere un quadro infrastrutturale coerente con i nuovi modelli di mobilità, capace di rendere le aree di ricarica facilmente individuabili, sicure e pienamente integrate nello spazio pubblico.

In questo scenario, la segnaletica stradale assume un ruolo strategico. Non è più solo un elemento accessorio, ma uno strumento essenziale per garantire fruibilità, ordine e sicurezza, sia per gli utenti dei veicoli elettrici sia per l’insieme degli utenti della strada.

 

Sicurezza e visibilità come priorità

Tra le finalità centrali del protocollo rientra l’incremento di attività sinergiche verso le istituzioni, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza stradale e la visibilità delle stazioni di ricarica. L’intesa prevede inoltre la promozione di momenti di confronto e iniziative di sensibilizzazione sui temi della mobilità sostenibile, favorendo un dialogo costante tra industria, amministrazioni pubbliche e territori.

Il coordinamento stabile tra Motus-E e Assosegnaletica punta a facilitare l’elaborazione di proposte condivise, contribuendo a un’evoluzione ordinata delle infrastrutture di ricarica, in linea con le esigenze di una mobilità sempre più elettrica e connessa.

 

Il ruolo delle città nella transizione elettrica

La dimensione urbana è uno degli snodi principali dell’accordo. Le città sono il luogo in cui la mobilità elettrica si manifesta con maggiore evidenza, ma anche quello in cui emergono più chiaramente le criticità legate a segnaletica disomogenea, regole diverse da Comune a Comune e difficoltà di integrazione delle colonnine nel contesto urbano.

«La crescita delle infrastrutture per la mobilità elettrica impone una visione coordinata, capace di tenere insieme innovazione tecnologica, sicurezza e qualità dello spazio pubblico», ha dichiarato Valerio Casotti, presidente di Assosegnaletica, sottolineando come le competenze delle imprese del settore possano supportare istituzioni e sistema industriale nello sviluppo ordinato delle reti di ricarica.

 

Uniformità per superare la frammentazione normativa

Un punto particolarmente critico riguarda l’assenza di uniformità della segnaletica sul territorio nazionale. Un tema evidenziato anche da Fabio Pressi, presidente di Motus-E, che ha definito il protocollo «un passo in avanti molto importante» per promuovere presso istituzioni nazionali e locali regole omogenee sulle aree di ricarica.

La frammentazione normativa, con regolamenti diversi da Comune a Comune, rappresenta oggi un ostacolo sia per gli automobilisti sia per gli operatori del settore. Uniformare la segnaletica significa semplificare l’esperienza d’uso, aumentare la sicurezza e rendere più efficiente l’intero ecosistema della mobilità elettrica.

 

Un tassello della transizione energetica

L’intesa tra Motus-E e Assosegnaletica si inserisce in una visione più ampia di collaborazione tra filiere industriali, orientata a sostenere politiche pubbliche efficaci e a favorire la crescita di un ecosistema della mobilità elettrica basato su sostenibilità, sicurezza e qualità urbana. Non un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso che mira a rafforzare il dialogo con le istituzioni e a rendere la transizione elettrica sempre più concreta e accessibile.

 


myenergi-4SyUf9MvWjU-unsplash (2) – Foto da ufficio stampa Motus-E