Automotive e deal tecnologici: più della metà delle operazioni

AlixPartners rafforza il team Automotive: Di Loreto è Partner & Managing Director

Nel 2025 l’M&A nel settore automotive registra un deciso rimbalzo; lo sguardo al 2026 resta improntato a un cauto ottimismo. La tecnologia si conferma il principale driver dell’attività di M&A: oltre la metà delle operazioni ha riguardato semiconduttori, elettronica, sensoristica e capacità di software engineering. Per OEM e fornitori globali, rafforzare la presenza in India diventa sempre più strategico, sia per l’accesso al mercato locale sia per il ruolo del Paese come hub tecnologico e industriale. In Italia, il trend di crescita progressiva dei deal avviato nel post-Covid è proseguito anche nel 2025, segnando un nuovo record nel numero di operazioni di M&A.

Dopo due anni di rallentamento, nel 2025 il settore automotive e mobility ha registrato a livello globale un deciso rimbalzo nell’attività di fusioni e acquisizioni. Il valore globale delle transazioni ha superato i 35 miliardi di dollari, mentre il valore medio delle operazioni è più che raddoppiato, raggiungendo 1,2 miliardi di dollari. I deal a carattere tecnologico – tra semiconduttori, elettronica e software engineering – hanno rappresentato più della metà delle fusioni e acquisizioni nel comparto nel corso dello scorso anno. 

 

È quanto emerge dall’approfondimento sul settore del Global M&A Report 2026 di Bain & Company, che evidenzia come i produttori di automobili e i fornitori stiano accelerando la riconfigurazione dei propri portafogli per competere in un panorama caratterizzato da una crescita piatta e un’intensa pressione sui margini. 

 

“La stagnazione dei mercati nordamericani ed europei e l’accelerazione del cambiamento tecnologico, ha riportato l’industria automotive verso il deal-making”, afferma Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile italiano automotive di Bain & Company. “Le aziende stanno affrontando un periodo di evoluzione senza precedenti, caratterizzato da un aumento dei costi e da una forte pressione sui margini, pur dovendo investire in modo significativo in nuove capabilities. In questo contesto, l’attività di M&A rappresenta una leva chiave per consentire alle aziende di sostenere i costi legati alla ricerca e allo sviluppo, ridurre le spese e rafforzare la propria posizione in una supply chain in progressiva contrazione”. 

 

L’Italia continua a mostrare un andamento molto positivo sul fronte dei deal, una tendenza già evidente nel 2024. Dalla pandemia in poi, infatti, il numero di operazioni di fusione e acquisizione nel nostro Paese è cresciuto in modo costante, superando le 40 transazioni lo scorso anno. Il Covid ha agito da vero e proprio catalizzatore, facendo emergere con forza un limite strutturale del settore automotive italiano: un tessuto industriale eccessivamente frammentato, poco attrezzato per competere su scala regionale e globale. Da questa consapevolezza è nato un processo di consolidamento che appare tutt’altro che concluso, con un’attenzione particolare rivolta alla meccanica – storicamente uno dei punti di forza dell’industria italiana – e al mondo della distribuzione, dai concessionari d’auto ai distributori di ricambi. 

 

Il ritorno delle grandi operazioni e alti livelli di deal value 

Dopo due anni di attività contenuta, il 2025 segna un ritorno alle grandi operazioni tra gli OEM e i fornitori, con livelli di deal value che non si osservavano dal periodo pre-pandemico. Nei primi tre trimestri delIo scorso anno, il valore medio delle operazioni ha toccato quota 1,2 miliardi di dollari, più del doppio dei livelli del 2023. I deal di scopo hanno rappresentato circa l’80% del volume complessivo delle transazioni, pur in un contesto che ha visto il ritorno di deal di scala di dimensioni rilevanti. 

 

Tra mercati stagnanti e mercati in crescita: partnership e joint venture 

Il mercato europeo e del Nord America mostra segnali di stagnazione strutturale, con tassi di crescita molto contenuti. Al contrario, l’India emerge come l’unico mercato globale – oltre alla Cina – a registrare una crescita significativa, alimentando una crescente attenzione verso partnership e joint venture.  Per OEM e fornitori globali, la presenza in India diventa strategica per accedere al mercato, localizzare le offerte, ottenere vantaggi di costo e servire una domanda interna in forte espansione. 

 

Software, AI e tecnologia al centro dell’M&A 

Software, AI e tecnologia stanno ridefinendo l’industria automotive nel suo complesso. Questa dinamica si riflette anche nell’attività M&A dello scorso anno: oltre la metà delle operazioni ha riguardato semiconduttori, elettronica, sensori e capabilities di software engineering. I produttori di auto e i fornitori puntano verso acquisizioni che contribuiscano a rafforzare la base elettronica e digitale dell’architettura dei veicoli di nuova generazione.  

“Le aziende di hardware tradizionali stanno integrando sempre più capability digitali per dirigere stack software destinati a definire le funzionalità dei veicoli del futuro”, continua Di Loreto. “Nei prossimi anni assisteremo a una crescita di partnership tra aziende automotive e software. La sfida sarà costruire team e competenze capaci di tradurre le esigenze dei consumatori integrandole in soluzioni tecnologiche nei sistemi del veicolo”. 

 

Automotive e difesa, terreno fertile per la contaminazione

Alcune recenti operazioni hanno mostrato come player in ambito Difesa stiano attingendo selettivamente alle competenze dell’industria automotive per rafforzare o sviluppare sistemi. Allo stesso tempo, alcuni OEM automotive stanno valutando opportunità adiacenti al settore della difesa come potenziale driver di crescita, in risposta alla stagnazione delle vendite globali di veicoli.  

 

Le prospettive dell’M&A automotive nel 2026 

Il 2026 dell’industria automotive sarà fortemente influenzato dai cambiamenti geopolitici, dal riallineamento della supply chain e dalle evoluzioni delle tecnologie. “Nei prossimi mesi”, conclude Di Loreto, “l’M&A sarà uno strumento essenziale per mantenere competitività e ci aspettiamo cauto ottimismo. Nel frattempo, le aziende leader dovranno rafforzando le proprie capacità in termini di strategic planning, corporate venturing e integrazione post-merger”.  

  


Foto da ufficio stampa Bain & Company

Decarbonizzazione del circolante: quale impiego per il fondo di 19 milioni?

Decarbonizzazione del circolante: quale impiego per il fondo di 19 milioni?

di Giovanni Dattoli, presidente di UNRAE Veicoli industriali

 
Per accelerare il rinnovo del parco e stimolare la competitività dell’autotrasporto in un’ottica di sostenibilità, UNRAE ribadisce da tempo la necessità di un insieme coordinato di condizioni abilitanti. Risultano fondamentali strumenti incentivanti e fiscali stabili, semplificazioni normative, nonché agevolazioni all’utilizzo dei mezzi di nuova generazione.

A tale riguardo, valutiamo positivamente l’istituzione del Fondo pluriennale promosso dal MIT quale segnale concreto a sostegno della modernizzazione del settore e apprezziamo il dialogo costruttivo avviato con il Ministero. Restano, tuttavia, da chiarire le modalità di utilizzo degli ulteriori 19 milioni di euro già stanziati per la decarbonizzazione del parco circolante, a oggi non ancora allocati.
 
Parallelamente, assume particolare rilevanza la revisione normativa attualmente in corso a Bruxelles nell’ambito del “Pacchetto Automotive”, destinata a incidere anche sugli standard emissivi e sugli strumenti di supporto alla transizione tecnologica dei veicoli pesanti.

“La transizione verso mezzi più efficienti e a basse o zero emissioni richiede un approccio pragmatico e sistemico, a partire dalla definizione di obiettivi regolatori chiari e di sostegni calibrati sulle reali esigenze delle imprese. Ciò risulta ancora più necessario alla luce degli elevati costi di investimento, della ancora limitata disponibilità di infrastrutture di ricarica e di rifornimento a idrogeno e delle persistenti incertezze regolatorie che rendono complessa la pianificazione da parte delle aziende di trasporto e logistica”, conclude Dattoli.
 
 
Foto da ufficio stampa UNRAE


BIT 2026: motorismo storico in primo piano

BIT 2026: motorismo storico in primo piano

L’Automobile Club d’Italia e ACI Storico sono stati protagonisti all’edizione 2026 della Borsa Internazionale del Turismo, un appuntamento di rilievo dove far conoscere manifestazioni ed eventi sportivi che generano un elevato indotto sia turistico, sia economico.

L’evento, che si sè svolto presso la Fiera di Milano-Rho ha visto lo stand dell’Automobile Club d’Italia offrire una serie di attività mirate a valorizzare il nostro patrimonio storico, ma anche sportivo e culturale. Nello stand ACI, infatti, era possibile ammirare 9 modellini esclusivi ed iconici di auto in scala, (provenienti dalla Biblioteca dell’ACI di Roma che conta più di 800.000 pagine digitalizzate e oltre 5.000 volumi) quali, Fiat (124 Sport Spider 1400 del 1967; 500L Open Roof del 1968; 500 Giardiniera del 1960 e 600 Berline del 1963); e Alfa Romeo (6C 1750 GS Zagato del 1930; 8C 2900 B Lungo Touring del 1938; 6C 2500 SS Villa D’Este del 1949; 1900 Disco Volante Spider del 1952 e 1900 Sprint del 1951). 

Grazie al MAUTO – il Museo dell’Automobile di Torino, poi, è stato possibile ammirare la Fiat 12/16 HP del 1902, progettata dall’ingegnere Giovanni Enrico con motore a 4 cilindri biblocco di grande cilindrata, la prima della Casa costruttrice torinese ad avere il radiatore tipo Mégevet di forma trapezoidale (a nido d’ape). Costruita in 110 esemplari, fu anche il primo modello Fiat a essere esportato nel mondo.

Oltre alle particolarità tecniche di assoluto rilievo, l’esemplare esposto alla BIT vanta una raffinata carrozzeria “tonneau”, costituita da una superficie di legno laminato con fibra a vista protetta da una sola laccatura trasparente, così come si usava per i battelli di maggior pregio. Davvero interessante la sua storia: acquistato da Ignazio Florio (fratello di Vincenzo Florio, fondatore della «Targa» siciliana) venne ceduto al pittore Francesco Paolo Michetti in cambio di un dipinto ed ebbe l’onore di essere utilizzato in Abruzzo da Vittorio Emanuele III per raggiungere l’Esposizione Regionale del 1905. Fu per volere del figlio di Michetti, Alessandro, che venne donato al Museo nel 1937.

 

Scopo della partecipazione di ACI alla BIT è stata soprattutto quella di promuovere e comunicare il valore delle manifestazioni e degli eventi sia sportivi, sia culturali promossi e organizzati sul territorio, come, ad esempio: la Coppa d’Oro delle Dolomiti, la Targa Florio Classica, Auto e Moto d’Epoca e Milano Auto Classica, l’Area Professionale Statistica dell’ACI, infatti, ha stimato un indotto complessivo, anche in termini turistici, valutato tra i 77 e i 94 milioni di euro.

 


Foto da ufficio stampa ACI