L’Europa oggi? Sa solo produrre procedure, ma non una direzione

L'obbligo UE dell'auto elettrica: peccato che mancavano tutti i presupposti

di Domenico De Rosa, CEO di Gruppo SMET

 
Negli ultimi anni Bruxelles ha scambiato la bussola con il righello. Più regole, più scadenze, più adempimenti. Meno strategia industriale, meno pragmatismo, meno capacità di leggere l’economia reale. Le recenti parole dell’ex ministro Giulio Tremonti  toccano un nervo scoperto che tanti imprenditori conoscono bene. Non è una polemica “contro l’Europa”.

È la critica a un’Europa che produce procedure, ma non produce direzione. Che controlla, ma non guida. E se c’è una prova evidente di questa deriva, è proprio l’impianto Green Deal. Con l’ETS e la logica delle penalizzazioni interne che, di fatto, trasformano la transizione in un conto da pagare lungo tutta la catena del valore. Industria, logistica, manifattura: chi tiene in piedi il sistema viene trattato come un problema da contenere, non come un asset da rafforzare.

A mio avviso il punto è semplice. Una transizione che funziona non nasce da un meccanismo che aumenta il costo di produrre in Europa.
Funziona se crea alternative reali, tecnologia accessibile, energia competitiva, infrastrutture pronte.
Altrimenti non è politica industriale. È un trasferimento di costi.

Nel frattempo Stati Uniti e Cina fanno tutt’altro. Proteggono le filiere, sostengono investimenti, mettono soldi e obiettivi chiari. Noi, invece, alziamo la soglia burocratica e rendiamo più costoso stare sul mercato. Poi ci chiediamo perché perdiamo produzione, perché le imprese frenano, perché cresce la frattura sociale.

Qui non si tratta di scegliere tra “più Europa” o “meno Europa”. Si tratta di scegliere quale Europa. Un’Europa che fa crescere le imprese e quindi alza salari, occupazione e coesione. Oppure un’Europa che si limita a misurare, tassare e sanzionare, sperando che il resto accada da solo.

Senza industria non c’è sovranità economica. Senza crescita non c’è tenuta sociale. Senza imprese forti, anche la sostenibilità resta un obiettivo nobile, ma irraggiungibile. Secondo voi, oggi il Green Deal sta spingendo innovazione e investimenti, oppure sta naturalmente spingendo la produzione fuori dall’Europa?

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

NADA 2026: automotive e sfide da affrontare

NADA 2026: automotive e sfide da affrontare
AsConAuto ha partecipato alla NADA 2026, il meeting dell’associazione che riunisce oltre 16mila dealer americani, svoltosi al Las Vegas Convention Center dal 3 al 6 febbraio. Un appuntamento annuale di riferimento per il settore automotive, che offre un’importante occasione di confronto e aggiornamento grazie agli oltre 100 workshop con esperti, rappresentanti delle case costruttrici e voci indipendenti in un’ampia area espositiva che accoglie più di 600 aziende.
In un clima decisamente positivo – negli Stati Uniti nel 2025 sono stati immatricolati 16,3 milioni di veicoli, con un incremento dell’1,8% rispetto al 2024, il miglior risultato dal 2019 – i dealer, attraverso il Presidente e CEO della NADA, Mike Stanton, hanno ribadito la necessità di tutelare il proprio business lavorando su quattro fronti: evitare politiche eccessivamente stringenti sulle nuove motorizzazioni; maggiore attenzione alle norme sui finanziamenti anche a tutela dei clienti; promozione di politiche fiscali a sostegno delle reti; rafforzamento del dialogo con le case costruttrici per preservare l’attuale modello distributivo.
Fondamentale, inoltre, la capacità di fare team ed essere coinvolti nei tavoli governativi in cui si decide il futuro dell’automotive. Rob Cochran, presidente NADA 2026, a Las Vegas ha sottolineato come oggi i concessionari debbano gestire sempre più variabili e incertezze. Tante le sfide, anche legate alla tecnologia, che devono affrontare e possono vincere insieme. In sintesi, essere parte della NADA non è mai stato così importante e strategico come oggi.
Numerosi i temi affrontati, con la tecnologia protagonista. Si è parlato di Intelligenza Artificiale applicata alla gestione dei contatti con i clienti, all’analisi dei dati, al marketing e al back office; di integrazione tra sistemi utilizzati dai dealer e quelli di case e fornitori. Focus anche sui servizi Finance Insurance, considerati strategici per fidelizzare la clientela e migliorare la redditività, nonché sul service, pilastro sempre più centrale in questo business.
E a proposito di service, gli operatori USA stanno lavorando affinché possa coprire il 60% dei costi fissi. Da Las Vegas qualche dritta per raggiungere l’obiettivo: misurare con precisione le proprie performance, lavorare sulla propria reputazione, anche online, monitorare la concorrenza con strumenti digitali e investire sulle persone tramite formazione e sistemi di incentivazione equilibrati e motivanti. Indispensabile anche riuscire ad anticipare il futuro attraverso l’uso della tecnologia (AI compresa), l’analisi dei trend di mercato e l’ascolto del cliente.
Questo il commento di Roberto Scarabel, presidente di AsConAuto: «In un mondo sempre più globalizzato è fondamentale comprendere cosa accade fuori dai nostri confini e confrontarsi con realtà diverse per alcuni aspetti, ma vicine per altri, come è quella americana. Portiamo in
AsConAuto l’energia positiva respirata a Las Vegas, grazie a un mercato in buona salute e a politiche sull’auto meno penalizzanti rispetto a quelle europee.
Portiamo anche molti spunti pratici: la necessità di passare nelle nostre aziende dalla reattività alla proattività e di misurare tutte le attività, prendendo decisioni sempre più data driven. Infine, ancora una volta la NADA ha dimostrato quanto sia importante fare squadra con tutti gli attori del sistema. È un approccio su cui stiamo lavorando anche nella nostra associazione, perché solo insieme si possono vincere le
partite più difficili
».
 

 
Foto da ufficio stampa Asconauto
 

Milano-Cortina 2026: “I Bambini delle Fate” tra i Tedofori

Milano-Cortina 2026: "I Bambini delle Fate" tra i Tedofori

“Siamo felici e orgogliosi di vedere Franco e Andrea Antonello vivere questa straordinaria esperienza come Tedofori ai Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Da più di un decennio condividiamo valori e impegno con I Bambini delle Fate, che rappresentano una preziosa realtà nel percorso di inclusione sociale di SpecialMente. 

Il 3 febbraio a Crespi d’Adda, Franco e Andrea hanno portato con orgoglio la fiamma olimpica, che ha poi raggiunto Milano per la cerimonia di inaugurazione ufficiale. Questo gesto simboleggia non solo la passione per lo sport, ma anche il valore della solidarietà e dell’inclusione, valori che da sempre contraddistinguono il cammino dei Bambini delle Fate. 

Siamo al loro fianco con entusiasmo e convinzione, certi che questa esperienza porterà un messaggio di speranza e coraggio a tutti, dimostrando che lo sport è un linguaggio universale capace di unire e superare ogni barriera”, è quanto riporta una nora stampa di BMW Italia. 

 

SpecialMente – #drivenbypeople: il progetto di CSR di BMW Group Italia

BMW Italia, filiale italiana di BMW AG, ha sviluppato un programma integrato di Corporate Citizenship denominato SpecialMente (#drivenbypeople) che ha come pilastri fondamentali cultura, inclusione sociale, dialogo interculturale, promozione dei giovani talenti.

SpecialMente è una piattaforma che include tantissime attività e che testimonia come il tema sia radicato nella cultura aziendale di BMW Group Italia: in linea con la strategia del BMW Group, ma anche punto di riferimento all’interno dell’universo della Casa di Monaco, in termini di intensità, integrazione e capacità di agire nel tessuto sociale nel quale si opera. Dal 2001 ad oggi, il progetto SpecialMente ha coinvolto oltre 3 milioni di persone attraverso iniziative “on-line” e “on-land”.

 


Foto da ufficio stampa BMW