di Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI
Un passo importante verso una mobilità più neutrale ed efficiente in Europa.
Foto da ufficio stampa ACI
di Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI
Un passo importante verso una mobilità più neutrale ed efficiente in Europa.
Foto da ufficio stampa ACI
Con la presentazione della SF-26, la nuova monoposto della Scuderia Ferrari HP per il Campionato del Mondo di Formula 1 2026, si apre un nuovo ciclo tecnico per la Formula 1 e prosegue una collaborazione di lungo corso che vede OMR Automotive al fianco della Scuderia di Maranello come Team and Technical Partner.
Una partnership costruita nel tempo, che non si limita a consolidare l’esperienza maturata, ma continua a evolversi attraverso ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico.
«La nostra collaborazione con Ferrari è una storia lunga, iniziata cinquant’anni fa, che ci vede sempre al fianco di Ferrari, pronti alle continue sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare», ha dichiarato Marco Bonometti, Presidente e CEO di OMR Automotive. «Non ci si ferma mai davanti ai risultati raggiunti. È questa la forza di una partnership che continua a guardare al futuro, unendo eccellenza tecnica e visione industriale».
Con la stagione 2026, OMR Automotive rinnova il proprio impegno al fianco della Scuderia Ferrari HP, confermando una collaborazione che unisce tradizione e innovazione nel laboratorio tecnologico più avanzato del motorsport e che rappresenta la vera eccellenza del Made in Italy.
Foto da ufficio stampa OMR
Il 2026 non parte sotto i migliori auspici per una parte consistente degli automobilisti italiani. Oltre 500.000 assicurati dovranno infatti fare i conti con un aumento del premio Rc auto, conseguenza diretta di un sinistro con colpa dichiarato nel corso del 2025 e del conseguente peggioramento della classe di merito. Una dinamica che si inserisce in un contesto tariffario già complesso, segnato da equilibri fragili e da nuove pressioni sui costi.
Secondo i dati dell’osservatorio di Facile.it, a dicembre 2025 il premio medio Rc auto in Italia si è attestato a 629,24 euro. Un valore in crescita rispetto a sei mesi prima, ma ancora inferiore su base annua rispetto a dicembre 2024. Numeri che raccontano un mercato apparentemente stabile, ma attraversato da tensioni che potrebbero emergere con maggiore forza nei prossimi mesi.
L’andamento delle tariffe Rc auto negli ultimi mesi mostra una lenta ma costante risalita. Il confronto semestrale evidenzia un aumento dell’1,51%, segnale che le compagnie stanno progressivamente assorbendo costi più elevati, legati soprattutto alla gestione dei sinistri. Il calo su base annua, invece, suggerisce che il mercato non è ancora entrato in una fase di rincari generalizzati come quelli osservati in passato.
Secondo Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it, il quadro resta però delicato: «Il calo della frequenza dei sinistri è un segnale incoraggiante e potrebbe contribuire a una maggiore stabilità dei prezzi. Tuttavia, il valore medio dei risarcimenti resta elevato e continua a pesare sui bilanci delle compagnie».
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: dal 1° gennaio 2026 è aumentata l’imposta che grava su alcune garanzie accessorie, come assistenza stradale e infortuni conducente, con un’aliquota salita al 12,5%. Un dettaglio che rischia di tradursi in premi complessivi più alti, soprattutto per chi sceglie coperture più complete.
Il nodo centrale riguarda gli automobilisti che nel 2025 hanno denunciato un incidente con colpa. A livello nazionale, la percentuale è pari all’1,54%, ma il dato medio nasconde forti differenze territoriali. Alcune regioni mostrano una maggiore incidenza di sinistri, con un impatto diretto sul costo delle polizze nel 2026.
La Liguria guida la classifica, con oltre il 2% degli assicurati destinati a cambiare classe di merito in peggio, seguita da Marche e Sardegna. Al contrario, Calabria, Basilicata e Friuli-Venezia Giulia si collocano tra le regioni con le percentuali più basse, segno di una minore frequenza di incidenti con responsabilità dichiarata.
Analizzando il dato su base provinciale, emergono situazioni ancora più marcate. Fermo, Imola e Cagliari sono tra le province con il maggior numero di sinistri con colpa, mentre Vercelli, Pordenone e Reggio Calabria risultano tra quelle con la minore incidenza.
Lo studio di Facile.it consente anche di tracciare un identikit dell’assicurato più esposto al rischio di rincaro. Dal punto di vista del genere, la percentuale di sinistri con colpa è leggermente più alta tra le donne rispetto agli uomini, un dato che va letto alla luce delle diverse modalità di utilizzo dell’auto e dei contesti di guida.
L’analisi per fasce d’età mostra invece una tendenza chiara: con l’aumentare dell’età cresce la probabilità di denunciare un sinistro con colpa, con un picco tra gli over 75. Fanno eccezione gli automobilisti tra i 35 e i 44 anni, che risultano essere la fascia più “virtuosa”.
Anche la professione incide in modo significativo. Gli agenti di commercio risultano la categoria con la percentuale più elevata di sinistri dichiarati, seguiti da pensionati e impiegati. Un dato che riflette un utilizzo più intenso del veicolo, spesso quotidiano e su lunghe percorrenze.
Il quadro che emerge è quello di un mercato Rc auto in bilico tra stabilità e nuovi aumenti. Il calo dei sinistri rappresenta una buona notizia, ma non basta a compensare l’aumento dei costi di gestione e della pressione fiscale sulle garanzie accessorie. Per molti automobilisti, il 2026 sarà quindi un anno in cui valutare con maggiore attenzione la propria polizza, confrontare le offerte e verificare se tutte le coperture incluse siano realmente necessarie.
In un contesto in cui anche pochi euro possono fare la differenza sul premio finale, conoscere le dinamiche della classe di merito e l’evoluzione del mercato assicurativo diventa uno strumento fondamentale per difendere il proprio budget.
Foto da ufficio stampa Facile.it
di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)
Foto da ufficio stampa Volvo
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
Nel 2025 nell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) sono state immatricolate 13.271.270 autovetture con un incremento sul 2024 del 2,4%, ma con un calo del 16% sui livelli ante-crisi (2019). Come il Centro Studi Promotor ha più volte sottolineato, nel resto del mondo le vendite di autovetture hanno da tempo raggiunto e superato i livelli ante-crisi. Le ragioni del ritardo dell’Europa Occidentale vanno, naturalmente, ricercate nella politica della UE per la transizione energetica nel settore dell’auto, politica portata avanti con misure che non trovano riscontro in nessuna altra parte del mondo e che, sul piano dell’ambiente, hanno prodotto finora risultati modesti.
Le auto elettriche vendute nel 2025 sono state infatti 2.585.187 contro i 13.271.270 del complesso delle auto immatricolate, di cui costituiscono quindi solo il 19,5%. Sempre nel 2025 nel mercato delle elettriche vi è stata però una buona accelerazione in quanto le immatricolazioni di elettriche hanno raggiunto quota 2.585.187 con una crescita del 29,7% sul 2024. Va però segnalato che una crescita più sostenuta (+33,4%) hanno avuto le immatricolazioni di ibride plug-in che, tra l’altro, hanno trovato uno spazio nelle misure annunciate il 16 dicembre per ammorbidire la transizione energetica in quanto dovrebbero poter essere immatricolate anche dopo il 2035. D’altra parte, la ibrida plug-in è una soluzione molto intelligente che merita di essere premiata.
Tornando al mercato complessivo, nell’intero 2025 nei cinque principali mercati dell’area, rispetto alla situazione ante-crisi, il risultato migliore lo fa registrare la Spagna che accusa un calo dell’8,7%, seguita dal Regno Unito (-12,6%), dall’Italia (-20,5%), dalla Germania (-20,8%) e dalla Francia (-26,3%). Con riferimento alla transizione energetica, interessante è anche la graduatoria dei maggiori Paesi per quanto riguarda la quota delle auto elettriche, che per l’intera area è del 19,5%, mentre per il Regno Unito tocca il 23,4% ed è seguito dalla Francia (20%), dalla Germania (19,1%), dalla Spagna (8,8%) e dall’Italia (6,2%).
Al di là dei dettagli, il quadro complessivo del mercato dell’auto dell’Europa Occidentale continua a destare grande preoccupazione e ciò perché non si vede come e quando l’Unione Europea intenda superare la gravissima crisi del suo settore dell’auto e ciò anche se l’Unione Europea ha manifestato il 16 dicembre una modesta apertura per attenuare il rigore talebano che ha caratterizzato la sua azione nel dettare le linee della transizione energetica. L’auspicio è che a questa apertura ne seguano altre, anche per risarcire il danno creato all’industria dell’auto e a tutti i lavoratori dell’auto che hanno perso il posto di lavoro.
Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor