AI Act: passo fondamentale per un ecosistema europeo solido

Sicurezza stradale: una strategia integrata per ridurre l'incidentalità
di Toni Purcaro, presidente DEKRA Italia
 
Oggi siamo testimoni di una trasformazione senza precedenti: innovazione e connettività stanno rivoluzionando il nostro modo di produrre, comunicare e vivere. Ma la vera sfida non è solo tenere il passo con la tecnologia, bensì creare un ambiente di fiducia che renda possibile adottare queste innovazioni su larga scala. Nel settore manifatturiero l’Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità, ma anche una grande responsabilità. L’affidabilità, la trasparenza e la sicurezza diventano requisiti imprescindibili: senza fiducia, non può esserci crescita sostenibile. In tal senso, l’introduzione dell’AI Act europeo è un passo fondamentale.
 
Non si tratta solo di regole, ma di un’occasione per costruire un solido ecosistema europeo sull’utilizzo di IA, in cui la fiducia sia garantita, verificabile e trasferibile tra Paesi e aziende. In questo percorso l’Italia e la Germania possono giocare un ruolo decisivo: unendo la forza industriale tedesca con la flessibilità e la creatività italiana, possiamo generare un grande vantaggio competitivo.
Come DEKRA, crediamo che il nostro compito sia quello di trasformare la fiducia in uno strumento industriale concreto. Attraverso valutazioni, test e certificazioni, aiutiamo le imprese a ridurre i rischi, ottimizzare le risorse e rendere l’adozione dell’IA non solo possibile, ma anche sicura e sostenibile. Lavorare insieme per creare fiducia nell’innovazione significa costruire il futuro dell’industria europea. Se sapremo unire regolamentazione, realtà industriale e certificazione indipendente – ha concluso – la collaborazione tra Italia e Germania potrà guidare la nuova stagione della competitività europea.
 
 

Foto da ufficio stampa DEKRA

Auto usate, italiani più affezionati al volante: percorrono più chilometri e cambiano meno spesso

Auto usate, italiani più affezionati al volante

Nel dibattito sul mercato delle auto usate, il chilometraggio resta uno degli elementi più osservati – e spesso più temuti – dagli acquirenti. Eppure, se si guarda ai numeri nel loro insieme, emerge un quadro meno scontato di quanto si pensi. In Italia, infatti, le auto vengono tenute più a lungo rispetto a molti altri Paesi europei e percorrono complessivamente più chilometri prima di essere rivendute. Un dato che, da solo, potrebbe far storcere il naso, ma che racconta in realtà abitudini di utilizzo più equilibrate rispetto a mercati dove il ricambio è rapido e l’uso più intenso.

A fotografare questa tendenza è uno studio condotto da carVertical, società specializzata nella raccolta e nell’analisi dei dati legati alla storia dei veicoli. L’analisi mette a confronto diversi mercati europei, incrociando chilometraggi medi, durata di possesso e frequenza dei cambi di proprietà, offrendo uno spaccato utile per comprendere dove si trovano le auto usate potenzialmente più affidabili.

 

Chilometraggio auto usata: l’Italia sopra la media, ma senza eccessi

Secondo i dati, un automobilista italiano percorre oltre 104.000 chilometri con la stessa auto prima di venderla. È un valore sensibilmente superiore alla media europea, che si ferma intorno ai 76.000 km. In alcuni Paesi, come Polonia, Slovacchia e Portogallo, i numeri sono ancora più alti, segno di un utilizzo prolungato del veicolo nel tempo.

All’estremo opposto si collocano mercati come Serbia, Ucraina e Ungheria, dove le auto cambiano proprietario dopo percorrenze molto ridotte. Qui il dato non va letto come sinonimo automatico di qualità migliore, ma come indicatore di mercati più instabili, in cui i veicoli passano di mano rapidamente, spesso senza una manutenzione di lungo periodo.

Il punto chiave, però, è un altro: il chilometraggio totale va sempre letto insieme a quello medio annuo, perché è quest’ultimo a raccontare quanto intensamente un’auto è stata sfruttata.

 

Uso annuale dell’auto: gli italiani guidano tanto, ma con regolarità

Se si osserva il chilometraggio medio annuo, l’Italia si allinea ai principali mercati europei. Con circa 19.500 km percorsi ogni anno, l’utilizzo dell’auto risulta regolare, ma non particolarmente stressante per la meccanica. È un dato che ridimensiona l’idea di veicoli “consumati” solo perché con molti chilometri sulle spalle.

In altri Paesi, invece, il quadro è diverso. In Spagna, Finlandia e Repubblica Ceca, ad esempio, le auto percorrono oltre 20.000 km all’anno, spesso per periodi di possesso più brevi. Una combinazione che può aumentare il rischio di usura accelerata, soprattutto se accompagnata da manutenzione irregolare.

In questo senso, l’Italia mostra un equilibrio interessante: le auto restano a lungo nelle mani dello stesso proprietario e vengono utilizzate in modo costante, senza picchi estremi.

 

Durata di possesso: meno cambi, più continuità

Un altro elemento che incide sull’affidabilità di un’auto usata è il numero di proprietari precedenti. In Italia, la durata media di possesso supera i cinque anni, un valore più alto rispetto a molti mercati europei. In Paesi come Serbia e Ucraina, invece, il cambio di veicolo avviene anche ogni anno, rendendo meno probabile che il proprietario investa in interventi strutturali o manutenzioni costose.

Un’auto tenuta più a lungo tende, nella maggior parte dei casi, a essere seguita con maggiore attenzione, soprattutto se rappresenta il principale mezzo di spostamento quotidiano. È un aspetto che spesso viene sottovalutato quando si guarda esclusivamente al contachilometri.

 

Auto usate importate: quali mercati sono più affidabili

L’analisi di carVertical evidenzia anche differenze significative tra i mercati europei da cui provengono le auto usate. Alcuni Paesi risultano potenzialmente più rischiosi per l’acquirente, perché combinano chilometraggi annui elevati e frequenti passaggi di proprietà. È il caso di Spagna, Finlandia, Repubblica Ceca e Ucraina.

All’opposto, mercati come Germania, Regno Unito, Portogallo e Lituania mostrano una maggiore stabilità: le auto vengono utilizzate meno intensamente ogni anno e restano più a lungo con lo stesso proprietario. Questo non garantisce automaticamente l’assenza di problemi, ma riduce le probabilità di trovare veicoli trascurati.

 

Oltre i numeri: perché il contesto conta più del contachilometri

Chilometraggio e durata di possesso sono strumenti utili, ma non sufficienti da soli. Stile di guida, tipologia di percorsi e manutenzione restano fattori decisivi. Un’auto con molti chilometri percorsi in modo regolare, su tragitti lunghi e con tagliandi puntuali, può risultare più affidabile di un veicolo con pochi chilometri ma usato solo su brevi spostamenti urbani.

Nel mercato delle auto usate, sempre più orientato alla trasparenza dei dati, la vera differenza la fa la capacità di leggere i numeri nel loro contesto. E sotto questo profilo, l’Italia si conferma un mercato dove l’auto viene vissuta come un bene da accompagnare nel tempo, più che come un oggetto da sostituire rapidamente

 


Foto da ufficio stampa carVertical