L’imposizione “manu militari” dell’auto elettrica: succede solo in Europa

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 
Nonostante la modesta crescita di dicembre (+2,2% su dicembre 2024) dovuta anche ai primi effetti dei generosi incentivi per l’auto elettrica prenotabili dal 22 ottobre, il 2025 chiude a quota 1.525.722 con un calo del 2,1% sull’intero 2024. E’ questo un livello decisamente infimo, non solo rispetto al 2019, cioè all’anno che ha preceduto la pandemia in cui si toccò quota 1.917.106, ma anche e soprattutto rispetto a quota 2.494.115 toccata nel 2007, cioè nell’anno che ha preceduto la crisi generata il 15 settembre 2008 dal fallimento di Lehman Brothers. Crisi, quest’ultima, che era in via di superamento proprio quando la pandemia colpì, oltre al resto, anche il settore dell’auto.

Tornando a oggi, come è ben noto, il mancato raggiungimento da parte delle immatricolazioni del livello ante-pandemia non ha colpito solo il mercato italiano, ma anche gli altri mercati della zona euro. Secondo gli ultimi dati resi noti dall’ACEA, nel periodo gennaio-novembre la situazione peggiore è indubbiamente quella della Francia che è sotto il livello ante-pandemia di ben il 27,2%, mentre la Germania perde il 21,4% e meglio va il Regno Unito, che accusa però un calo del 13,3%, mentre la Spagna è sotto del 9,3%. E tutto questo mentre l’auto del resto nel mondo ha già recuperato ampiamente il livello ante-pandemia e sta crescendo.

Ovviamente il crollo del mercato nella zona euro non è avvenuto per la rinuncia all’automobile da parte di un numero importante di utilizzatori, ma è avvenuto rinviando la sostituzione di milioni di auto già pronte per la rottamazione con effetti facilmente immaginabili per la sicurezza della circolazione e per la salvaguardia dell’ambiente.

La ragione della negativa situazione del mercato dell’auto nella zona euro è ben nota ed è la politica varata dall’Unione Europea per la transizione energetica, politica che non trova riscontro in nessun’altra parte del mondo. In alcune realtà esistono incentivi per l’auto elettrica, in altre, come la Cina, l’auto elettrica si afferma perché vi sono condizioni favorevoli alla sua affermazione, ma nel resto del mondo nessun Paese sta cercando di imporre, “manu militari”, la transizione all’auto elettrica.

Come è noto, il 16 dicembre l’Unione Europea o, meglio, chi regge le sorti dell’Unione Europea, ha dichiarato una disponibilità ad attenuare le misure ambientalistiche che dovrebbero culminare nel 2035 con l’abbandono dei motori a combustione interna.


È un primo modesto risultato che scaturisce dalla presa di coscienza che la politica ambientale per l’automobile varata dall’Unione Europea, non solo ha dato risultati modesti per la tutela dell’ambiente, ma ha anche arrecato gravissimi danni
all’industria automobilistica europea e ai lavoratori dell’automobile.
 
Un’apertura sia pure modesta alla ragione va comunque salutata con favore, ma il compito dell’Unione Europea non può essere solo quello di rimediare parzialmente agli errori dettati dall’ideologia. L’Unione Europea deve anche mettere a punto un piano serio e credibile per risarcire i danni che la sua politica ambientalista ha prodotto.
 
Occorre, cioè, che venga varato un piano per il rilancio dell’auto europea e per ridare un posto di lavoro agli operai e agli impiegati che lo hanno perso sull’altare dell’ecologia ideologica.
 

Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor


Il pacchetto di proposte UE sull’auto: pura cosmesi normativa

Regolamenti UE sulla CO2: è ora di cambiare spartito

di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 
Il risultato di quest’anno conferma l’inefficacia di una politica di incentivazione discontinua e confusa, ma soprattutto di un quadro normativo europeo che continua a essere ideologizzato e che ha creato sconcerto sul mercato – soprattutto nella parte di privati e società – che ha mostrato di non gradire l’auto elettrica se non con il sostegno di un massiccio contributo pubblico, impossibile da sostenere sul lungo periodo.
 
Se riguardo al tema di incentivazione è ormai tanto indiscutibile quanto ineluttabile mettere mano alla politica fiscale italiana, terminando la stagione dei bonus, non contribuisce a diradare la confusione l’annuncio del nuovo pacchetto normativo presentato dalla Commissione a seguito della richiesta – dei Governi e dei produttori – di una maggiore flessibilità nel Regolamento CO2.
 
Anzi, l’abbattimento del tabù del 100% per la produzione di auto solo elettriche sembra tesa unicamente a ottenere i titoli dei giornali e a manipolare la pubblica opinione, mentre su quello striminzito -10% attribuito al termico e ai biocarburanti vengono introdotti una serie di paletti, coinvolgendo anche l’improbabile acciaio green in un gioco di crediti e risparmi difficile da interpretare, tali da richiamare antica usanza di dare qualcosa con una mano e riprendersela con l’altra.
 
L’abbattimento del 10% delle emissioni della CO2 lasciato alle motorizzazioni termiche, peraltro, certamente non corrisponde alla domanda reale del mercato, così come continua a essere irrealistico pensare di ridurre del 90% le emissioni (al terminale di scarico) mediante la diffusione massiva delle BEV considerato che nel mercato UE la quota delle BEV si aggira intorno al 18% dell’immatricolato.

Ma è tutto il complesso del nuovo pacchetto Automotive che punta ancora, sempre e soltanto sulla motorizzazione elettrica, con sostegni ingenti per la produzione di batterie e gli incentivi per le auto utilitarie, in un inseguimento sanguinoso delle tecnologie cinesi che sta provocando la chiusura di interi stabilimenti dell’automotive, dei produttori di componenti e dei concessionari europei.
 
Quella della Commissione UE, dunque, non è una retromarcia, ma pura cosmesi normativa, con la prosecuzione pervicace, verso lo stesso obiettivo di una produzione tutta e solo elettrica, rinviata forse solo di qualche anno. Se la Commissione avesse davvero voluto cambiare rotta, avrebbe dovuto non solo riconoscere formalmente – come ha fatto – i biocarburanti come “renewable fuels”, e quindi idonei a contribuire a quel 90% di emissioni zero, ma avrebbe dovuto conseguentemente rinunciare anche allo strampalato criterio di misurazione delle emissioni al tubo di scarico (ciclo Tank-to-Wheel) che di fatto obbliga alla trazione elettrica, ignorando l’impatto che essa produce a monte (ad es. estrazioni minerarie), nell’utilizzo del veicolo (ad es. fonti della produzione elettrica) e a valle (ad es. riciclo del mezzo e dei componenti elettronici)».

È dunque fortemente auspicabile che la proposta della Commissione venga largamente emendata in questo senso dal Parlamento europeo e che ciò venga fatto al più presto possibile, per evitare che decisioni più razionali e aderenti al mercato arrivino prima che sia troppo tardi. L’appello è “si dia retta al mercato”.

 
Foto da ufficio stampa Federauto


Ragazzi e competenze: il laboratorio Ford che cambia la formazione tecnica in Italia

Ragazzi e competenze: il laboratorio Ford che cambia la formazione tecnica in Italia

L’avvio del laboratorio di carrozzeria Ford all’interno dell’Istituto Professionale De Amicis-Cattaneo di Roma rappresenta molto più di un ampliamento dell’offerta didattica: è un esempio concreto di come una grande azienda automobilistica possa entrare nella scuola pubblica con un progetto strutturato, utile, moderno e orientato al futuro. La visita del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, avvenuta il 3 dicembre 2025, ha sancito la piena operatività di uno spazio che promette di diventare un punto di riferimento nella formazione tecnica italiana. Il Ministro ha potuto verificare da vicino non solo la qualità delle attrezzature, ma soprattutto l’impostazione educativa del progetto, che punta a colmare il divario tra competenze richieste dal mercato e competenze disponibili nei giovani diplomati.

Secondo una visione ormai condivisa da molti operatori del settore, la filiera automotive sta vivendo una trasformazione profonda, trainata dall’elettrificazione, dall’adozione di tecnologie digitali e da nuove esigenze in termini di sicurezza e sostenibilità. Per questo servono tecnici formati su sistemi avanzati, capaci di leggere la complessità dei veicoli ibridi ed elettrici e di affrontare l’evoluzione delle riparazioni. Il laboratorio Ford risponde esattamente a questo scenario, offrendo a studenti e studentesse un ambiente immersivo, dotato di strumenti che normalmente si trovano solo nelle officine più attrezzate.

La Dirigente scolastica, prof.ssa Giovanna Giammaruto, ha definito il progetto «una grossa opportunità per i nostri studenti», sottolineando come la collaborazione con Ford si sia già tradotta in sbocchi professionali concreti. Una testimonianza importante, perché dimostra come investire nella formazione tecnica possa davvero accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, soprattutto in un settore dove la richiesta di figure qualificate supera spesso l’offerta.

A rafforzare questo percorso c’è il contributo di partner tecnici come Polin-ac, Wurth, BASF e 3M, aziende che hanno fornito materiali, tecnologie e competenze per realizzare una struttura unica nel suo genere: è infatti la prima carrozzeria inaugurata da una casa automobilistica all’interno di una scuola pubblica in Italia. Un primato simbolico ma anche sostanziale, perché dimostra una volontà comune di innovare la didattica partendo dalla realtà produttiva.

Marco Buraglio, Amministratore Delegato di Ford Italia, ha dichiarato che la collaborazione con l’istituto «sigilla un’alleanza preziosa tra la nostra realtà, la scuola e le istituzioni». Un’alleanza che si traduce nella formazione dei docenti, vero cuore del progetto: perché senza insegnanti preparati, nessuna tecnologia può davvero portare innovazione.

Il laboratorio si inserisce nella Ford Youth Academy, nata nel 2021 e già capace di coinvolgere 800 studenti, attivando 158 tirocini e portando a 70 assunzioni. Numeri significativi, che raccontano l’impatto reale di un modello formativo capace di coniugare tradizione – le tecniche di carrozzeria che restano fondamentali – e competenze più avanzate, come l’intervento su batterie, connettività e sistemi di sicurezza elettronica. Per un settore che si sta elettrificando rapidamente, formare oggi tecnici specializzati significa assicurare al Paese professionalità che saranno sempre più richieste nei prossimi anni.

La scelta di investire in un laboratorio dentro la scuola assume anche un valore sociale: riduce le distanze, abbatte le barriere economiche di chi non avrebbe possibilità di accedere ad attrezzature professionali e costruisce un ponte concreto tra formazione e occupazione. È un messaggio forte, in un momento in cui il dibattito pubblico punta spesso il dito sulle carenze del sistema educativo: progetti come questo dimostrano che le soluzioni esistono e funzionano, quando istituzioni e imprese lavorano insieme.

Guardando al futuro, il laboratorio del De Amicis-Cattaneo potrebbe diventare un modello replicabile in altre regioni italiane, contribuendo alla creazione di una nuova generazione di tecnici altamente qualificati che sosterrà la trasformazione dell’automotive. Un settore che, nonostante le sfide, continua a essere un pilastro dell’economia nazionale e che ha bisogno di competenze solide, aggiornate e costruite su basi reali.

 

Un nuovo paradigma educativo

L’iniziativa della Ford Youth Academy apre una riflessione più ampia sul ruolo della formazione tecnica in Italia. Da un lato, le aziende cercano figure preparate; dall’altro, molti istituti scolastici faticano a rinnovare laboratori e programmi. L’intervento di Ford mostra come la collaborazione pubblico-privato possa essere una risorsa, non un vincolo. Se guidata da una visione educativa e non puramente commerciale, può diventare un motore di crescita e di inclusione.

In un periodo in cui il settore automotive si trova a gestire la transizione energetica, la trasformazione digitale e il cambiamento delle competenze richieste, progetti come questo diventeranno sempre più importanti. La scuola non può e non deve restare indietro: deve evolvere, aprirsi, integrarsi con le realtà produttive senza perdere la propria funzione educativa. Un equilibrio complesso ma necessario.

 

Una formazione che guarda lontano

La sinergia tra scuola e industria è destinata a crescere. Il laboratorio di carrozzeria Ford non è solo un luogo fisico: è un laboratorio culturale. Qui si sperimenta un modo nuovo di imparare, fatto di pratica, responsabilità, aggiornamento continuo e contatto diretto con la tecnologia reale. È così che si costruiscono competenze solide, spendibili e immediatamente utili.

Per questo, il progetto merita attenzione da parte del mondo dell’automotive, sempre più coinvolto in una trasformazione che richiede figure altamente specializzate. E merita attenzione da parte delle istituzioni, chiamate a incentivare modelli di formazione dinamici e vicini al tessuto industriale. È una visione che guarda lontano, perché investire nei giovani significa investire nel futuro del settore.

 


thumbnail_Ministro Valditara_foto2 – Da ufficio stampa Ford

Pirelli Cyber Tyre: tanti premi questa tecnologia innovativa

Dopo essere stata premiata negli USA come la tecnologia più innovativa nel settore dei pneumatici (Autotech Breakthrough Awards), Pirelli Cyber Tyre ha ricevuto altri tre prestigiosi riconoscimenti internazionali. Il primo in Francia, all’ottava edizione degli Automobile Awards, nella categoria “Sicurezza”. Il secondo da Autobest, giuria indipendente del settore automotive che rappresenta 32 Paesi europei. Il terzo dalla società statunitense di market analysis Frost & Sullivan che ha nominato Pirelli “Company
of the year”
per la portata innovativa di Cyber™ Tyre, tecnologia che “evidenzia come i sistemi digitali siano in grado di ridefinire anche i componenti tradizionali dell’automotive”, si legge nelle motivazioni.

La tecnologia Cyber Tyre, dopo due decenni di sviluppo, è ora in fase di implementazione sui
modelli di diversi costruttori automobilistici, anche grazie alla collaborazione con Bosch
che ha consentito l’integrazione con i sistemi elettronici di bordo fra cui ESP, ABS, controllo di trazione.
La prima versione del sistema ha esordito sulla McLaren Artura, come prima vettura di serie ad adottare Cyber Tyre nel 2021.
 
Nel 2024, Audi ha installato la versione dedicata all’uso in pista sulla RS 4 Avant Edition 25 Years. L’attuale e più evoluta variante della tecnologia è arrivata su strada quest’anno a bordo della Pagani Utopia Roadster dove Cyber Tyre è completamente
integrato con l’elettronica di controllo. Sempre nel 2025 è stato anche annunciato un accordo con Aston Martin, che adotterà la tecnologia Cyber Tyre sui nuovi modelli. Nel frattempo, sono in corso altre collaborazioni di sviluppo che saranno annunciate prossimamente e che includono, oltre al segmento Prestige, anche modelli a maggiore diffusione nei segmenti di mercato Premium.

Pirelli Cyber Tyre è il primo sistema al mondo, hardware e software, capace di raccogliere dati essenziali da sensori nei pneumatici – quali pressione, temperatura, accelerazioni –-ed elaborarli tramite algoritmi proprietari. Il sistema comunica in tempo reale con l’elettronica del veicolo,
integrandosi con ABS, ESP e ADAS per abilitare nuove funzioni di controllo, anticipando situazioni critiche e migliorando così sicurezza, efficienza e comfort di guida.


Questa tecnologia va oltre le feature in-car e si estende alle infrastrutture, con l’obiettivo di
migliorarne sicurezza e qualità
, come dimostra la collaborazione nata lo scorso giugno con Regione Puglia. Il progetto utilizza Cyber Tyre combinando i dati dai pneumatici con immagini da telecamere on-board per creare una mappa dinamica delle strade, segnalando le lo “stato di salute” delle strade e favorendo la programmazione della manutenzione, migliorando la sicurezza.

Grazie alla connettività Vehicle-to Everything (V2X), Cyber Tyre comunica con infrastrutture e altri veicoli, supportando smart road, smart cities e le future evoluzioni della guida autonoma attraverso informazioni su condizioni stradali, rischi e segnaletica. La tecnologia Cyber Tyre rappresenta un passo decisivo verso la mobilità del futuro, confermando la vocazione innovativa di Pirelli e offrendo benefici concreti ad automobilisti, costruttori e infrastrutture, trasformando i
pneumatici in veri componenti intelligenti e connessi.
 
Foto da ufficio stampa Pirelli