Automotive World/4: le frasi dei big viste da Ghenzer e Bonora

Automotive World/4: le frasi dei big viste da Ghenzer e Bonora

Nuovo appuntamento con Automotive World, il confronto video edito da “Auto”, il magazine diretto da Andrea Brambilla. Protagonisti, come da tradizione, sono  i big del settore automotive (e non solo) le cui frasi vengono commentate da Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAItoMotive.

La nuova serie, al quarto anno e alla dodicesima stagione, si occupa oggi di un virgolettato di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE: “Qualunque cosa accada, il futuro è elettrico. E l’Europa ne farà parte. Il futuro delle auto – e le auto del futuro – deve essere realizzato in Europa”.

 


 

L’Europa e l’auto: produzione “green” da sostenere senza penalizzare costruttori e acquirenti

Il pacchetto di proposte UE per l'auto: occorrono realismo e ascolto

di Roberto Pietrantonio, presidente UNRAE

Il traguardo della decarbonizzazione resta imprescindibile, ma richiede un dialogo più approfondito e basato sui dati, oltre alla comprensione della necessità di intervenire sui fattori abilitanti del tutto fuori dal controllo delle Case auto. È l’unico modo per definire un percorso realistico e pragmatico, come UNRAE chiede da anni. Oggi, però, si intravede un cambio di passo: una Commissione più attenta all’evidenza, una maggiore volontà di ascolto e la consapevolezza che transizione ecologica e competitività industriale possono procedere insieme. Serve anche una nuova narrativa, superando semplificazioni e contrapposizioni tra fazioni a supporto di diverse tecnologie.

 

La competitività non si costruisce alzando muri, ma rafforzando ponti. Un obbligo del 70% rischia di penalizzare i consumatori, indebolire le imprese e rallentare la transizione e minare la competitività dell’auto europea in una fase in cui è indispensabile accelerare. Il mercato UE è profondamente integrato nelle catene globali del valore: la sua forza è l’apertura, la capacità di attrarre investimenti e innovazione. Una misura protezionistica avrebbe impatti immediati sui prezzi, colpendo milioni di automobilisti e ostacolando l’accessibilità alla mobilità sostenibile.

 

Danneggerebbe anche molti Costruttori europei, oggi fortemente integrati con fornitori internazionali. La strada corretta è un vero piano industriale europeo, basato su investimenti strutturali finanziati da risorse comunitarie e politiche che incentivino la produzione sostenibile senza penalizzare chi produce e chi acquista.


Con una fiscalità allineata alle best practices europee in chiave “verde” crescerebbero gli acquisti di auto aziendali green, aumenterebbe la diffusione di veicoli virtuosi e si accelererebbe il ricambio del parco circolante originando un usato di ultima generazione. Ne beneficerebbero ambiente, sicurezza stradale, imprese ed erario.
Sul tema della fiscalità si sta consolidando un ampio fronte comune e riteniamo che questa sia la leva prioritaria per ottenere risultati concreti e misurabili. Una misura capace di moltiplicare i risultati riducendo i costi, che merita un confronto all’interno, di un vero dialogo con le Istituzioni e in sedi capaci di assumere decisioni.

 
Foto da ufficio stampa UNRAE

Diciotto anni nel 2025: come cambia il rapporto tra giovani e patente

Diciotto anni nel 2025: come cambia il rapporto tra giovani e patente

I ragazzi nati nel 2007 sono i primi veri nativi digitali cresciuti in un mondo di smartphone, social network e piattaforme di re-commerce. Eppure, proprio loro stanno riscrivendo il significato della patente a 18 anni e il modo di vivere la mobilità. Una ricerca realizzata da Future Concept Lab per “Subito” racconta un ritratto sorprendente: giovani pragmatici, consapevoli, appassionati di viaggio e di esperienza, ma meno ossessionati dall’auto “subito loro” rispetto alle generazioni precedenti.

Il risultato è una generazione che non rifiuta l’auto, anzi la considera ancora un obiettivo di indipendenza, ma che affronta il tema con tempi diversi, più legati alla concretezza economica e alle opportunità reali. Nel mezzo, c’è un ecosistema in trasformazione: mezzi pubblici, micromobilità, servizi digitali, mercato dell’usato e piattaforme come Subito, che consentono di acquistare e vendere in modo più sostenibile e accessibile.

 

Patente a 18 anni: un traguardo meno urgente

Per chi ha compiuto 18 anni nei primi anni Duemila, la patente a 18 anni era un traguardo quasi automatico: documento in tasca appena possibile, auto dei genitori “prenotata” e libertà sinonimo di quattro ruote. Oggi lo scenario è completamente diverso. I diciottenni del 2025 vivono una mobilità intermodale, fatta di combinazioni continue: il 52,7% si sposta a piedi, il 45,8% utilizza i mezzi pubblici, il 44% viaggia in auto ma come passeggero, a bordo della vettura di famiglia, mentre quasi un terzo usa la bici.

In questo contesto la patente non scompare, ma si sposta in avanti. Se nel 2011 il 95% dei neo maggiorenni conseguiva la patente quasi subito, oggi si è scesi intorno al 46%, con percentuali ancora più basse nelle grandi città. Le ragioni sono molteplici: costi più elevati per scuola guida e assicurazione, impegni scolastici e universitari, maggiore disponibilità dei genitori ad accompagnare i figli e una rete di trasporti che, pur con le sue criticità, permette di muoversi anche senza patente.

Per quasi la metà dei nati nel 2007, però, avere la patente resta «di vitale importanza» e un’auto di proprietà è ancora un sogno concreto per circa il 40%. L’indipendenza su quattro ruote non è stata archiviata: è semplicemente diventata un obiettivo da raggiungere più avanti, tra i 21 e i 24 anni, quando la vita adulta è più definita e ci sono i presupposti economici per sostenerla. Per l’automotive è un cambio di prospettiva importante: il rapporto con il brand e con il prodotto si allunga nel tempo e passa per tappe progressive, dall’auto condivisa all’usato, fino al primo acquisto “serio”.

 

Viaggi, sogni e paure della generazione 2007

Se la patente a 18 anni non è più il simbolo assoluto della maggiore età, lo diventa il viaggio. Appena spento il compleanno, il desiderio più forte è partire: per molti ragazzi, mettere lo zaino in spalla o prenotare un volo low cost è il modo più naturale per tagliare, almeno simbolicamente, il cordone con la famiglia. Il 29,2% sogna di viaggiare tutto l’anno, il 26,1% vorrebbe una vacanza in un altro continente e il 22,9% punta a un’esperienza di studio all’estero.

Il viaggio è la nuova “prima auto”: rappresenta libertà, esplorazione, autonomia. Non a caso, il settore dei trasporti e del turismo intercetta sempre più spesso questi bisogni con offerte flessibili, formule modulari e soluzioni digitali che permettono di costruire spostamenti personalizzati. L’auto rientra in questo scenario come tassello di un puzzle più ampio, non come unico strumento.

Accanto ai sogni, però, ci sono paure molto concrete. Oltre il 60% dei nati nel 2007 teme soprattutto una situazione familiare difficile; più della metà ha paura della solitudine e del non sentirsi circondato da amici; quasi altrettanti temono di non riuscire a soddisfare le aspettative proprie e dei genitori. È una generazione che non vive il conflitto frontale con il mondo adulto, ma ne sente forte il peso e chiede coerenza: più che “rivoluzionari”, si mostrano tradizionalisti nei valori, ma critici nei confronti dei comportamenti incoerenti.

In questa ricerca di equilibrio, il tempo libero diventa uno spazio fondamentale: la musica coinvolge oltre il 96% dei ragazzi, seguita da videogiochi e sport. Molto di ciò che amano avviene fra le mura domestiche, dove costruiscono un “angolo personale” in cui coltivare le proprie passioni. Anche qui la tecnologia è presente, ma non totalizzante: i social vengono usati dal 68,3% dei diciottenni, ma solo l’8,4% attribuisce importanza alla popolarità. Conta l’esperienza, non il numero di like.

 

Usato, digitale e sostenibilità: la generazione degli ExperTeens

Nel quadro tratteggiato da Future Concept Lab emerge una definizione chiave: ExperTeens. I giovani tra i 17 e i 19 anni sono descritti come più consapevoli, pragmatici e competenti rispetto agli adolescenti di pochi anni più giovani. Non cercano solo visibilità, ma autenticità e valore reale. Il digitale, per loro, non è più un palco ma uno strumento per esprimere talento, imparare, comprare e vendere in modo intelligente.

Qui entra in gioco il mondo del re-commerce, con piattaforme come Subito che i ragazzi conoscono molto bene. Durante la pandemia hanno imparato a fare acquisti online, poi a vendere, spesso guidando genitori e nonni in questo percorso. Oggi il 95% dei giovani tra 18 e 24 anni ha comprato o venduto usato almeno una volta nell’ultimo anno: non solo per risparmiare, ma per trovare oggetti unici e fare una scelta di circolarità.

Questa logica vale anche per l’automotive: l’auto usata è percepita come una soluzione concreta per entrare nel mondo della mobilità privata senza affrontare subito i costi del nuovo. Per il settore è una notizia positiva: non si tratta di disaffezione, ma di un passaggio diverso. Il mercato dell’usato, se ben regolato e trasparente, diventa un alleato per i giovani che vogliono guidare una vettura propria, ma in modo sostenibile rispetto al budget.

La sostenibilità, infatti, non è per loro una bandiera ideologica ma un atteggiamento quotidiano. Quasi l’85% discute del tema, ma solo una piccola percentuale si definisce “attivista”. Preferiscono una filosofia smart&sustainable, in cui il gesto concreto – comprare usato, scegliere mezzi pubblici quando conviene, usare l’auto solo quando serve – ha più peso di mille dichiarazioni. È una sostenibilità misurabile, fatta di CO₂ risparmiata e soldi ben spesi, che si sposa perfettamente con la logica del riuso e con un uso più intelligente dell’auto.

In questo quadro, il settore automotive non è il “nemico” da combattere, ma il partner con cui costruire nuove soluzioni. Dalle citycar elettriche condivise ai servizi di abbonamento, dalle formule di noleggio flessibile alle piattaforme che certificano la storia dei veicoli, il futuro passa da prodotti e servizi capaci di parlare il linguaggio di questi giovani esperti, rapidi ma profondi, veloci ma tutt’altro che superficiali.

 


Foto da ufficio stampa Subito (thumbnail_handy-wicaksono-SeZvEELEp2c-unsplash)

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Decarbonizzazione reale: Cirelli Motor Company punta sul MHEV-Biometano

Di Luca Talotta, giornalista

 

La transizione della mobilità è spesso raccontata come una corsa verso soluzioni futuristiche, talvolta lontane dalle esigenze reali di chi utilizza l’auto ogni giorno. In questo scenario si inserisce la proposta di Cirelli Motor Company, che presenta la propria tecnologia MHEV-Biometano, un’evoluzione dell’ibrido che sceglie la strada del pragmatismo: riduzione delle emissioni, autonomia elevata, semplicità d’uso e costi di esercizio sotto controllo.

Non una rivoluzione teorica, ma una soluzione applicabile da subito, senza richiedere cambiamenti radicali nelle abitudini di guida o di rifornimento. È questa la filosofia che guida lo sviluppo del sistema MHEV-Biometano, pensato per accompagnare la transizione energetica con strumenti già maturi dal punto di vista industriale.

 

Una tecnologia ibrida costruita sull’uso reale

Il cuore del progetto è l’integrazione tra un motore alimentato a Biometano e un’unità elettrica di tipo mild hybrid, in grado di recuperare energia durante le fasi di rilascio e frenata e di supportare il propulsore nelle riprese. Un sistema che lavora soprattutto nelle condizioni di guida quotidiane, ottimizzando consumi ed emissioni senza complicare l’esperienza dell’utente.

La scelta del Biometano, carburante rinnovabile ottenuto da matrici organiche, consente una riduzione significativa della CO₂ sull’intero ciclo di vita, mantenendo però uno dei principali vantaggi del motore termico: tempi di rifornimento rapidi e libertà di percorrenza. Un aspetto non secondario per chi percorre molti chilometri, in ambito urbano come extraurbano, e non può permettersi compromessi sull’autonomia.

Un segnale dal mercato italiano

A confermare la concretezza dell’approccio di Cirelli Motor Company arriva anche un dato che racconta molto del contesto attuale: nel 2025 l’unica vettura a Biometano immatricolata in Italia è stata una Cirelli 1. Un risultato che, al di là dei numeri assoluti, evidenzia come questa tecnologia rappresenti oggi una nicchia presidiata da pochissimi operatori, ma con margini di sviluppo interessanti.

La gamma MHEV-Biometano comprende attualmente Cirelli 1 e Cirelli 6, a cui si affiancherà a breve Cirelli 3, ampliando l’offerta verso segmenti e utilizzi differenti. Dalla compatta cittadina al veicolo più versatile per famiglie e professionisti, l’obiettivo è coprire esigenze concrete, evitando soluzioni di facciata.

 

Spazio, funzionalità e progettazione razionale

Sul piano progettuale, le vetture adottano soluzioni orientate alla massima fruibilità. Cirelli 6, in particolare, offre fino a sette posti e una capacità di carico che può raggiungere 3.024 litri, un valore rilevante per il segmento. I serbatoi da 138 litri di Biometano, collocati nel sottoscocca, permettono di preservare l’abitabilità e la capacità del bagagliaio, senza penalizzare lo spazio interno.

La dotazione di serie include sistemi di connettività e assistenza alla guida di ultima generazione, in linea con le aspettative di un pubblico sempre più attento alla sicurezza e alla semplicità di utilizzo. Elementi che contribuiscono a rendere l’auto non solo sostenibile, ma anche coerente con gli standard contemporanei.

Garanzia e post-vendita come parte del progetto

Un altro tassello della strategia Cirelli è rappresentato dalla garanzia Seven Safe, estesa fino a sette anni, e da un’impostazione del post-vendita basata su trasparenza dei costi e rapidità di intervento. In un mercato in cui l’incertezza tecnologica può rappresentare una barriera all’acquisto, la riduzione del rischio percepito diventa un fattore chiave.

«Volevamo un’innovazione che facesse la differenza tutti i giorni: più autonomia, meno CO₂ e costi sotto controllo», spiega Paolo Daniele Cirelli, Presidente di Cirelli Motor Company. «Il nostro MHEV-Biometano è una risposta concreta: una tecnologia pronta, facile da usare e pensata per chi macina chilometri senza rinunciare alla responsabilità ambientale».

 

Una roadmap orientata alla crescita

Dopo i risultati ottenuti sui mercati esteri, dove la rete e i volumi sono in crescita, Cirelli Motor Company punta ora a trasferire questo modello anche in Italia. Il piano per il biennio 2025–2026 prevede un rafforzamento del presidio retail e service, aperture mirate nelle città chiave, campagne di test drive e una strategia omnicanale capace di integrare punti vendita fisici e canali digitali.

Sul fronte dell’assistenza, il canale Service sarà supportato da una logistica ricambi strutturata, con stock dinamici e livelli di servizio omogenei sul territorio, per ridurre i tempi di fermo e migliorare l’esperienza complessiva del cliente.

In un momento in cui la transizione energetica dell’automotive richiede soluzioni realistiche e sostenibili anche dal punto di vista economico, l’ibrido MHEV-Biometano si propone come una strada alternativa, meno ideologica e più legata all’uso quotidiano dell’auto. Una proposta che, senza clamore, prova a tenere insieme ambiente, industria e bisogni reali degli automobilisti.