L’Europa si è svegliata: ora rilancio industriale e salvaguardia occupazionale

L’Europa si è svegliata: ora rilancio industriale e salvaguardia occupazionale

di Rocco Palombella, segretario generale UILM

 
A un passo dal baratro, l’Europa ha deciso di cambiare le assurde regole della transizione all’elettrico nel settore auto, introducendo maggiore flessibilità e puntando all’obiettivo della neutralità tecnologica, senza lo stop imposto dal 2035. Finalmente l’Europa ha ascoltato il grido d’allarme che lanciamo da anni, scioperando in Italia e arrivando fino a Bruxelles, sotto la sede della Commissione. Se si fosse andati avanti con quelle scelte scellerate, saremmo presto arrivati alla desertificazione industriale, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e un disastro sociale ed economico senza precedenti.

Una transizione rappresenta una rivoluzione industriale e deve essere accompagnata dalle istituzioni con condizioni, norme, strumenti, investimenti straordinari e scadenze flessibili, non con imposizioni irragionevoli e dannose. L’Europa ha perso molto tempo, ma ora ci auguriamo che si inverta subito la rotta per salvare una filiera produttiva, decine di stabilimenti e professionalità riconosciute in tutto il mondo.

Il 16 dicembre è stato fatto un primo passo per cercare di rilanciare il settore, ma la strada è ancora lunga: ora ci aspettiamo l’abolizione delle assurde multe sulle emissioni ai gruppi automobilistici e di tutte le regole folli del “Green Deal”, restituendo ai cittadini la libertà di scegliere quale auto acquistare.

Si apre una nuova fase per il settore auto: si avvia un percorso di risalita e di rilancio di un comparto che rappresenta l’asse portante dell’industria italiana ed europea. La transizione deve avere al centro investimenti europei ingenti ed efficaci, il rilancio degli stabilimenti, la piena salvaguardia occupazionale e norme che difendano il mercato europeo dall’invasione di auto provenienti da altri Paesi, a partire dalla Cina.

Si è raggiunto un primo risultato, ma il rischio per il futuro dell’auto non è ancora stato sventato. Noi vogliamo continuare a produrre auto e motori endotermici e per questo continueremo a chiedere al Governo italiano e all’Unione europea di non ripetere gli errori nefasti del passato e di mettere in campo ogni risorsa e strumento a loro disposizione per far risorgere l’industria dell’auto e garantire un futuro occupazionale a tutti i lavoratori, diretti e indiretti, dell’intera filiera.
 

Palombella-Foto ufficio stampa


“Pacchetto automotive”: non basta per salvare il settore, serve tanto altro

"Pacchetto automotive": non basta per salvare il settore, serve tanto altro

di Guido Guidesi, assessore della Lombardia allo Sviluppo economico e presidente dell’Alleanza delle Regioni automotive europee

 
Sembra un passo in avanti, da verificare nei documenti tecnici; se quanto sembra si confermerà comunque, per noi, servirà molto altro.
L’apertura che arriva da Bruxelles è frutto di un intensissimo e impegnativo lavoro che è partito dal 2022 per cercare di evitare un suicidio industriale deciso da regole assurde e sbagliate.

Quando il dibattito europeo era dominato da una visione ideologica e da scelte calate dall’alto, la Lombardia fu la prima a dire ‘no’ e a proporre una strada alternativa: “neutralità tecnologica”, ovvero obiettivi ambientali chiari e libertà di raggiungerli attraverso tutte le soluzioni scientificamente disponibili. Non una battaglia di retroguardia, ma una strategia fondata su dati, ricerca e innovazione.

Una linea che nel tempo ha trovato sempre più ascolto a Bruxelles e che ha avuto un passaggio decisivo il 9 novembre 2023 a Pamplona, durante la seconda Conferenza annuale dell’Alleanza delle Regioni Europee dell’Automotive. In quell’occasione la Lombardia riuscì a far inserire nel documento ufficiale sottoscritto da 34 regioni europee un chiaro riferimento alla necessità di valorizzare tutte le tecnologie disponibili – elettrico, carburanti rinnovabili e idrogeno – nel percorso di decarbonizzazione. Un risultato politico che portò la Lombardia a presiedere l’Alleanza nel 2025: un riconoscimento al ruolo di capofila assunto dal sistema lombardo.

Già nel 2023, però, la Regione aveva dato sostanza alle proprie posizioni con i fatti. Il 20 luglio venne presentato lo studio sui carburanti rinnovabili realizzato dal Cluster Lombardo della Mobilità, che coinvolse università, centri di ricerca, imprese e associazioni di categoria, con contributi scientifici validati anche a livello internazionale. Lo studio, trasmesso al Governo il giorno successivo, dimostrò come i carburanti alternativi fossero in grado di abbattere le emissioni lungo l’intero ciclo di vita del veicolo, salvaguardando al contempo occupazione, filiere produttive e competitività europea.

Nel 2024 la leadership lombarda si consolidò ulteriormente sul piano europeo. A Bruxelles si tennero il seminario di alto livello sulla “Just transition” delle regioni automotive (22 maggio) e il “Political Breakfast” al Parlamento europeo sul futuro del settore (15 ottobre). Il momento simbolicamente più forte arrivò il 28 novembre, quando la terza Conferenza annuale dell’Automotive Regions Alliance fu ospitata all’Autodromo Nazionale di Monza, segnando l’avvio ufficiale della presidenza lombarda dell’Alleanza.

Il 2025 rappresentò il punto di maturazione definitiva di questo percorso. La Lombardia guidò il confronto diretto con la Commissione europea nell’incontro di febbraio a Bruxelles con il Commissario, Apostolos Tzitzikostas, intervenne in sessione plenaria sulla bozza di risoluzione europea per rafforzare la dimensione territoriale del piano industriale automotive e presentò, sempre a Bruxelles, l’aggiornamento del Manifesto sui carburanti rinnovabili.
 
A Roma, poi, si tenne il vertice delle regioni italiane aderenti all’Alleanza, mentre venne programmata la quarta Conferenza dell’Automotive Regions Alliance a Monaco di Baviera. Alla luce di questo percorso, oggi il cambio di rotta ci consente una speranza che dovrà trovare conferma nei documenti tecnici. È davvero incredibile essere arrivati a tutto questo dopo tre anni di proposte, sinergie con gli altri territori e stakeholder; confronti accompagnati da inconfutabili dati negativi del settore automotive europeo.

Continuo a pensare che serva una piena “neutralità tecnologica” liberando la capacità di innovazione del settore che in Europa gode di tradizione e innovazione che negli ultimi anni è stata limitata a un’unica soluzione, avvantaggiando i costruttori extraeuropei. La mobilità del futuro sarà sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale solo se vedrà protagoniste tutte le tecnologie, endotermico compreso.

L’ideologia, la rigidità, l’incapacità di ascoltare ci hanno portato ad una situazione difficilissima dal punto di vista economico e rischiosa per tutto il settore. La Commissione oggi fa un passo avanti verso la razionalità, verso il mercato, verso i consumatori ma servirà tanto altro per salvare il settore. Soprattutto servirà una Commissione che non chiuda gli occhi davanti all’evidenza.
 

Foto ufficio stampa Guido Guidesi


“Pacchetto Automotive”: serve un’azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

“Pacchetto Automotive”: serve un'azione urgente sulla flessibilità per auto e furgoni

Foto: Sigrid de Vries, Direttore Generale di ACEA

 

Con la pubblicazione del “pacchetto automobilistico”, la Commissione europea ha compiuto un primo passo verso la creazione di un percorso più pragmatico e flessibile per allineare la decarbonizzazione agli obiettivi di competitività e resilienza. È quanto riporta una nota di ACEA.

 

“Le proposte odierne riconoscono giustamente la necessità di maggiore flessibilità e neutralità tecnologica per garantire il successo della transizione verde. Ciò costituisce un cambiamento radicale rispetto alla normativa vigente”, ha dichiarato Sigrid de Vries, Direttore Generale di ACEA, l’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili. “Tuttavia, il diavolo può nascondersi nei dettagli. Ora analizzeremo il pacchetto e collaboreremo con i colegislatori per rafforzare in modo decisivo le proposte ove necessario”.

 

A prima vista, il pacchetto necessita di misure più incisive per agevolare la transizione nei prossimi anni. Senza un’azione urgente sulle flessibilità per auto e furgoni entro il 2030 – la pietra miliare che si raggiungerà tra quattro anni – le misure previste per il 2035 potrebbero avere un effetto limitato.

 

Inoltre, imporre rigide condizionalità a vari elementi del pacchetto potrebbe avere un effetto controproducente sull’apertura tecnologica e sulla competitività. In particolare, i rigidi requisiti “made in the EU” e il sistema di compensazione delle emissioni proposto necessitano di un’ulteriore attenta valutazione.

 

L’ACEA – continua la nota – accoglie con favore l’attenzione dedicata ai veicoli commerciali leggeri (LCV), un segmento di veicoli che versa in una situazione critica, attraverso la media di conformità e un obiettivo di riduzione entro il 2030, nonché una serie di misure nell’Automotive Omnibus.

 

Allo stesso modo, l’emendamento mirato per i veicoli commerciali pesanti rappresenta un primo passo positivo, che ora necessita di una rapida adozione. Deve essere seguito da una revisione accelerata del Regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti, che non può attendere fino al 2027. Il settore necessita di una valutazione urgente e di un monitoraggio regolare dello stato delle condizioni abilitanti più critiche per la transizione del segmento.

 

L’ACEA – conclude la nota stampa – rileva che la Commissione ha anche avanzato proposte per rendere più competitiva la produzione di auto di piccole dimensioni in Europa, nell’ambito dell’Automotive Omnibus, che meritano un esame più attento. Le misure annunciate per rendere obbligatorio l’ecologizzazione delle flotte aziendali rischiano di essere in contrasto con il necessario approccio basato sul mercato e sugli incentivi. L’industria sta sostenendo incentivi e condizioni favorevoli in tutti i segmenti di veicoli. Anche i veicoli pesanti necessitano di adeguate misure di stimolo della domanda.

 


Foto da ufficio stampa ACEA

Anna Zhang, vincitrice di MasterChef Italia: nuova Geely EX5 Ambassador

Anna Zhang, vincitrice di MasterChef Italia: nuova Geely EX5 Ambassador

Geely Italia annuncia con orgoglio la collaborazione con Anna Zhang, vincitrice della 14a stagione di MasterChef Italia, che entra a far parte della famiglia del brand come Geely EX5 Ambassador.
La giovane autrice culinaria rappresenta una visione femminile contemporanea fatta di apertura culturale, ricerca e autenticità, valori che dialogano in modo naturale con l’identità e la strategia di Geely.

Anna e Geely parlano la stessa lingua, quella dell’eleganza: il loro stile nasce dall’incontro tra Occidente e Oriente, tradizione e visione. Al centro della partnership, la nuova Geely EX5, il SUV 100% elettrico progettato per unire design, comfort e tecnologie avanzate. Un modello che incarna la missione del brand: rendere la mobilità sostenibile sempre più accessibile, senza rinunciare a qualità, design e piacere di guida, contribuendo concretamente al miglioramento della vita quotidiana. Nei piatti di Anna Zhang, come nelle linee di Geely Auto, vive l’idea della Cina con un “Italian Flair” autentico e raffinato.

 
“Anna Zhang è un esempio straordinario di talento, modernità e determinazione – dichiara Marco Santucci, Managing Director di Geely Italia -. La sua storia è costruita sull’impegno, sulla curiosità e sulla costante ricerca dell’eccellenza, gli stessi principi che guidano ogni nostra scelta. Anna racconta emozioni attraverso la cucina che diventa un’esperienza sensoriale; Geely Auto disegna esperienze attraverso il design e la tecnologia che si trasformano in viaggi e libertà alla portata di tutti”.

“La cucina per me è scoperta, innovazione e rispetto – spiega Anna Zhang -. Valori che ritrovo pienamente in Geely Auto e nella tecnologia della Geely EX5. Essere Ambassador significa poter contribuire a un messaggio importante: scegliere soluzioni più sostenibili è possibile, senza rinunciare alla qualità, alla creatività e all’eleganza.”

Foto da ufficio stampa Geely


Agricoltura e automotive: il coraggio di protestare contro la strada del silenzio

Agricoltura e automotive: il coraggio di protestare contro la strada del silenzio
di Domenico De Rosa, CEO di SMET Group
 

C’è un video su Linkedin dove si sente la voce, semplice e diretta, di un agricoltore che spiega perché la sua categoria è arrivata a protestare a Bruxelles. E, ascoltandola, viene quasi da dire una cosa amara. I motivi sembrano gli stessi di tante altre categorie produttive europee. Regole che cambiano di continuo. Obiettivi calati dall’alto. Burocrazia che cresce. Margini che si assottigliano. Competitività che scivola via mentre altrove corrono.

La differenza è che l’agricoltura, a un certo punto, ha avuto il coraggio di farsi vedere. Di mettere un confine. Di dire “così non reggiamo”. L’industria automotive, invece, in Europa ha scelto troppo spesso la strada del silenzio. Del compromesso permanente. Del “vediamo”. E i risultati dei tecnocrati oggi si vedono tutti. L’accordo del 16 dicembre è l’ennesimo esercizio di facciata. Assolutamente inutile per chi lavora davvero, investe davvero, compete davvero.

Il video in questione non parla solo di agricoltura. Parla dell’Europa produttiva.


Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group

 

Il Terzetto di #FORUMAutoMotive: il “Pacco Ursula” e le divisioni che continuano

Il Terzetto di #FORUMAutoMotive: il "Pacco Ursula" e le divisioni che continuano
Ultimo Terzetto del 2025 tra Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, Andrea Taschini, manager e advisor automotive, e Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility. Da loro un’analisi delle proposte di revisione del Green Deal legate al settore automotive arrivate lo scorso 16 dicembre dalla Commissione UE presieduta da Ursula von der Leyen. E’ da marzo che se parla…
 
E adesso cosa ci si aspetta? Sta di fatto che la situazione resta sempre delicata. La nuova presa di tempo, infatti, in attesa del Europarlamento e del Consiglio UE, nuoce alla produzione europea e alla forza lavoro. In verità, alla luce delle indiscrezione della vigilia, ci si aspettava un cambiamento forte di rotta. Unico fattore positivo, la caduta dello stop ai motori endotermici dal 2035. Ma, come impostata, questa proposta non va nella direzione auspicata, quella della piena neutralità tecnologica. Si vedrà.

Tavolo per la Sicurezza Stradale anno 10: “Per un’evoluzione tecnologica responsabile”

Tavolo per la Sicurezza Stradale anno 10: “Per un’evoluzione tecnologica responsabile”

Foto: Toni Purcaro, presidente di DEKRA Italia

 

Presso il Senato della Repubblica, nella suggestiva cornice della “Sala dei Caduti di Nassiriya”, si è tenuto il Tavolo per la Sicurezza Stradale, promosso da DEKRA, coordinato da Fabio Dadati e di cui fa parte, sin dall’inizio, anche #FORUMAutoMotive. L’evento, giunto alla sua decima edizione, si conferma come punto di riferimento per il confronto sulle principali tematiche legate alla sicurezza stradale. Roberto Marti, Presidente della Commissione Cultura del Senato: “Il Tavolo per la sicurezza stradale è un momento importante di confronto da cui sono emersi numerosi dati e molteplici sfide che dobbiamo continuare ad affrontare con determinazione. Siamo consapevoli dei significativi progressi già compiuti, ma anche delle molte azioni che restano ancora da mettere in campo. Il nostro impegno nelle scuole è fondamentale: agiamo sia come Assemblea legislativa, sia attraverso il Ministero, lavorando in sinergia con tutti gli attori coinvolti – DEKRA, ACI, Polizia Stradale e molti altri – che ogni giorno contribuiscono al miglioramento della sicurezza sulle nostre strade. La tecnologia continua a evolvere rapidamente e, con essa, si trasformano anche i rischi e le sfide che dobbiamo affrontare. Per questo, è essenziale non solo aggiornarsi costantemente, ma anche continuare a investire nella formazione dei più giovani. La scuola rappresenta il luogo d’eccellenza per promuovere una nuova cultura della sicurezza stradale: è proprio tra i banchi che possiamo trasmettere ai ragazzi i valori, le conoscenze e le competenze necessarie per rendere le nostre strade più sicure, oggi e in futuro”.

Toni Purcaro, Presidente DEKRA Italia: “La mobilità del futuro sarà sempre più sicura, connessa e sostenibile. Le tecnologie digitali – dalla connettività V2X ai sistemi ADAS fino all’intelligenza artificiale – rappresentano un’opportunità straordinaria per ridurre gli incidenti e salvare vite. Ma perché questo progresso sia davvero efficace, dobbiamo garantire che innovazione e infrastrutture crescano insieme, in modo armonico. Le statistiche mostrano come molti incidenti derivino ancora da scarsa visibilità, manovre imprevedibili o errori umani. Le drammatiche notizie degli ultimi giorni riportate dalla cronaca – dieci vittime in una sola domenica e oltre 200 ciclisti morti dall’inizio dell’anno secondo i dati forniti dall’ Asaps – ci ricordano quanto sia urgente intervenire sulla sicurezza stradale. Ogni singola vita persa è un fallimento collettivo: serve un impegno immediato per prevenire incidenti che troppo spesso colpiscono i più giovani, i lavoratori e gli utenti vulnerabili della strada. La comunicazione diretta tra veicoli, infrastrutture e utenti della strada può prevenire questi rischi, offrendo avvisi immediati e abilitando una guida automatizzata più sicura. Allo stesso modo, i sistemi ADAS svolgono già oggi una funzione salvavita, ma richiedono strade adeguate, segnaletica chiara, reti performanti e una cybersecurity solida. In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa un elemento decisivo. Con l’entrata in vigore dell’AI Act europeo, i sistemi di IA ad alto rischio destinati ai veicoli – dal riconoscimento dei pedoni alle decisioni critiche di guida – dovranno essere sicuri, affidabili e rigorosamente validati. È un passaggio fondamentale per costruire fiducia nella mobilità autonoma. DEKRA è impegnata in prima linea per rendere tutto questo possibile. Contribuiamo al dibattito regolamentare, definiamo le migliori pratiche e offriamo valutazioni indipendenti secondo gli standard internazionali, come la ISO 8800, per garantire che le tecnologie utilizzate dalle case automobilistiche rispettino i più elevati requisiti di sicurezza. Il nostro obiettivo è chiaro: sostenere un’evoluzione tecnologica responsabile, capace di proteggere le persone e migliorare la qualità della vita. Solo integrando innovazione, etica e sicurezza potremo dare forma a una mobilità davvero a misura d’uomo”.

Paolo Gandolfi, già parlamentare, ha dichiarato: “Fondamentale costruire un progetto legislativo che ci portasse a prevenire le vittime di incidenti stradali. Otterremmo un grande risultato sul piano della sicurezza stradale ma anche su quello della sicurezza sul lavoro. La componente di morti dei lavoratori in itinere, infatti, è molto elevata. Non si può delegare tale obiettivo alla fatalità. C’è la possibilità di salvare migliaia di vite e occorre lavorare su questo. Il tema dei comportamenti è centrale. L’attitudine che ciascuno assume quando ci sono situazioni critiche sulle strade è essenziale. È lì che si gioca la partita. La sfida è combattere disattenzione, imperizia, mancato rispetto delle regole, principali cause di incidentalità”.

L’Onorevole Anthony Emanuele Barbagallo, della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati: “Il tema principale è quello delle risorse. La sicurezza stradale, inoltre, non può prescindere da aspetti fondamentali come la guida autonoma, il rinnovo delle patenti e l’educazione stradale. Mai come oggi è necessario un momento di condivisione tra politica, parti sociali e operatori del settore per ridurre il numero delle vittime di incidenti stradali”.

Eugenio Patané, Assessore alla Mobilità Sostenibile e Trasporti di Roma Capitale: “Quella di Roma è una realtà particolare, con caratteristiche specifiche. Su questo tema non esiste un compartimento stagno: la sicurezza stradale è infatti una componente fondamentale delle politiche per la mobilità. A Roma il numero delle autovetture supera addirittura quello delle patenti, un dato che la dice lunga sul modello di spostamento prevalente. La scarsa visibilità generata dall’eccessiva occupazione dello spazio pubblico nelle nostre città ha un impatto rilevante sulla sicurezza. Per questo è essenziale lavorare sulla mobilità sostenibile e ridurre la quantità complessiva di traffico in movimento: per muoverci non abbiamo bisogno dell’attuale numero di automobili. Le infrastrutture esistenti risalgono in gran parte al Novecento e necessitano quindi di una profonda riqualificazione, soprattutto laddove hanno favorito o continuano a favorire situazioni di rischio. Occorre intervenire per eliminare le manovre che generano incidenti, riducendo così il costo sociale che ne deriva. Questa deve essere una delle priorità principali delle politiche per la mobilità”.

Paolo Cestra, Primo Dirigente della Polizia di Stato: “La riduzione delle vittime della strada è l’obiettivo a cui dobbiamo tendere. Al contempo, occorre implementare i comportamenti corretti degli utenti. Il numero delle vittime, infatti, è correlato alla qualità del comportamento individuale, che, spesso, di per sé non provoca l’incidente stradale. Il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza ad esempio amplifica le conseguenze, come peraltro, l’utilizzo non corretto delle tecnologie. Dietro una statistica c’è sempre il dolore di altre persone. Serve l’educazione attraverso la formazione e l’informazione, ovvero conoscere e comprendere. Nella comprensione della regola nascono comportamenti virtuosi, nell’imposizione nasce la sfida del non rispettarla, bisogna quindi far capire che dietro quei numeri c’è la responsabilità del singolo”.

Nel corso dell’evento è stata consegnata a Federico Matteoli, figlio di Altero Matteoli, una targa commemorativa dedicata all’ex Ministro dei Trasporti, tragicamente scomparso in un incidente stradale, in riconoscimento della sua dedizione, della passione e del prezioso contributo offerti alla nascita e allo sviluppo del progetto Tavolo Sicurezza Stradale. A ritirare la targa, in sua vece, è stata la moglie di Federico Matteoli, Simona Specchia. 


Foto da ufficio stampa DEKRA

 

 

 

Museo delle Mille Miglia: l’arte del restauro di auto d’epoca prende vita

Museo delle Mille Miglia: l’arte del restauro di auto d’epoca prende vita

Il restauro auto d’epoca non è più soltanto un mestiere per specialisti, ma un saper fare che oggi diventa esperienza accessibile e condivisa. Con l’apertura della mostra interattiva “L’Arte del Restauro delle Auto d’Epoca” al Museo delle Mille Miglia, l’Associazione Amatori Veicoli Storici A.A.V.S. introduce un nuovo modo di raccontare il valore storico, tecnico e culturale delle vetture classiche. Una scelta che difende, con equilibrio e lungimiranza, un settore prezioso per l’identità automobilistica italiana, ma spesso poco compreso nelle sue reali complessità.

La keyword restauro auto d’epoca diventa così il filo conduttore di un percorso immersivo che unisce conoscenza, tradizione, manualità e futuro, offrendo ai visitatori un contatto diretto con materiali, tecniche e competenze utilizzate dai migliori restauratori italiani. Il progetto nasce grazie alla collaborazione con il Classic Center Atelier del Restauro, guidato da Barbara Riolfo e Ivano Toppino, realtà che da oltre venticinque anni forma professionisti e tutela il patrimonio automobilistico storico. Un impegno ora condiviso anche dalla nuova generazione grazie all’ingresso della figlia Alessia, un segnale concreto della continuità che il settore oggi necessita con urgenza.

 

Una mostra interattiva che unisce tradizione e innovazione

La mostra permanente è stata ideata per offrire un’esperienza diversa dal consueto percorso museale: non solo esposizione, ma partecipazione attiva, con strumenti e materiali che mostrano ciò che normalmente rimane “dietro le quinte” del restauro. Dalla preparazione delle superfici alla ricostruzione delle parti mancanti, dal lavoro sulla carrozzeria all’analisi delle componenti meccaniche, ogni elemento viene raccontato con linguaggio tecnico ma accessibile, adatto tanto agli appassionati quanto ai neofiti e agli studenti. È qui che il Museo delle Mille Miglia compie un salto culturale: il restauro non è più percepito come un’arte per pochi, bensì come un patrimonio condiviso che necessita di essere tramandato.

Barbara Riolfo, durante la presentazione, ha sottolineato la necessità di aprire questo mondo alle nuove generazioni, ricordando che senza ricambio professionale il rischio, nel lungo periodo, è quello di ritrovarsi con una straordinaria collezione di auto storiche ma con sempre meno persone in grado di restaurarle correttamente. Le sue parole sintetizzano una visione moderna e responsabile: «La disciplina del restauro e della conservazione dell’automobile sono destinate a espandersi e crescere, senza però alterare il passato. Oggi un’automobile storica è considerata un’opera d’arte: è fondamentale analizzarla, studiarla, tutelarla e trasmetterne la storia».

 

Il valore culturale del restauro, riconosciuto dalle istituzioni

All’inaugurazione erano presenti figure di spicco del mondo automobilistico storico, a conferma di quanto il restauro rappresenti un pilastro identitario per il motorismo italiano. La Presidente di A.A.V.S., Maria Bussolati Bonera, ha ribadito l’impegno dell’associazione – federata FIVA dal 2000 – nella tutela e nella trasmissione del patrimonio culturale motoristico, sostenuta dal patrocinio di ACI Storico, rappresentato dalla Direttrice, Alessandra Zinno.

Particolarmente significativo il riferimento alla Carta dei Principi del Restauro, documento fondamentale scritto congiuntamente da A.A.V.S. e Aci Storico, che definisce i criteri etici e tecnici per un restauro corretto, rispettoso dell’autenticità dei veicoli.

A testimoniare l’interesse del settore erano presenti professionisti storici del motorsport italiano: l’ingegner Vittorio Roberti, protagonista dello sviluppo del progetto SE038 (l’embrione della Lancia Delta S4) nel reparto corse Abarth tra il 1979 e il 1994; Rino Buschiazzo, meccanico Abarth-Lancia coinvolto nelle più grandi vittorie del marchio; e Mirco Molonato del Registro Storico Lancia Rally. Figure che incarnano il valore della memoria tecnica e che la mostra contribuisce a preservare.

 

Perché il restauro auto d’epoca oggi è più importante che mai

In un’epoca dominata da elettrificazione, software e mobilità connessa, il restauro delle vetture storiche assume un ruolo culturale ed economico sempre più rilevante. Difenderlo significa non solo tutelare la memoria automobilistica, ma garantire al mercato e agli appassionati continuità, competenza e qualità – elementi che contribuiscono anche alla crescita dell’intero settore.

La mostra del Museo delle Mille Miglia dimostra che il restauro può essere raccontato in modo moderno e interattivo, trasformandolo in un ponte tra passato e futuro. Un’iniziativa che potrebbe diventare modello per altre realtà museali e formative, favorendo la nascita di nuove professionalità in un ambito che richiede studio, tecnica, ricerca, cura e una costante volontà di mantenere vive tradizioni secolari.

Il Museo, con questa scelta, amplia la propria offerta culturale e rinnova il suo ruolo educativo, aprendo un capitolo che valorizza un patrimonio automobilistico che appartiene a tutti, anche a chi deve ancora scoprirlo.


Foto da ufficio stampa A.A.V.S.

Commissione UE: sull’auto la montagna ha partorito il topolino

Commissione UE: sull'auto la montagna ha partorito il topolino
di Isabella Tovaglieri, eurodeputata
 

Ci sono voluti tre anni di battaglie perché la Commissione UE ammettesse di aver toppato clamorosamente sullo stop ai motori termici dal 2035. E ora che finalmente abbiamo una proposta di modifica al regolamento, ecco che la montagna ha partorito il topolino. La Commissione, infatti, anziché avere il coraggio di rimuovere definitivamente target impossibili da raggiungere, si è limitata a un correttivo ininfluente, ovvero la diminuzione dell’obbligo di riduzione delle emissioni allo scarico dal 100% al 90%.

 
Questo di fatto significa dire addio alla deroga sulle auto ibride e sui veicoli alimentati con il biocarburante: in altre parole, dire addio al settore dell’automotive, peraltro senza salvare l’ambiente. Ecco perché spacciare questa modifica come la soluzione per garantire la salvezza del settore, è una presa in giro per tutti i cittadini europei, ma soprattutto per tutti quei lavoratori che, a causa di queste follie, perdono il posto di lavoro.

Le proposte di revisione al Green Deal auto: ora pragmatismo e realismo

Le proposte di revisione al Green Deal auto: ora pragmatismo e realismo

di Marco Bonometti, presidente e amministratore delegato di OMR

La revisione della Commissione europea sullo stop ai motori termici dal 2035 va nella giusta direzione del realismo industriale. La transizione ecologica resta fondamentale, ma non può essere ideologica né scaricata esclusivamente su imprese e cittadini. Pesano ancora in modo determinante il costo dell’energia, la carenza di infrastrutture adeguate e i prezzi elevati delle auto elettriche, che rischiano di rallentare drasticamente il mercato.

È necessario agire subito e assumere decisioni concrete e certe per salvare il salvabile, altrimenti assisteremo a un disastro epocale, con la chiusura di fabbriche e la cancellazione di migliaia di posti di lavoro. L’Europa deve avere il coraggio di difendere la propria industria dell’auto e la propria base manifatturiera.

La neutralità tecnologica è indispensabile: elettrico, ibrido e carburanti sostenibili devono poter convivere, lasciando al mercato e ai cittadini la libertà di scelta.

Chi legifera deve muoversi con grande attenzione e dare certezza perché i tempi di una votazione che può stravolgere un mercato non sono gli stessi dei tempi necessari a trasformare un sistema produttivo. Cambiare una linea industriale perché lo impone una legge e non perché lo richiede il mercato è un errore che si paga caro.

Come ha giustamente ricordato Antonio Filosa, CEO di Stellantis, negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha adattato le regole alla libertà di scelta dei cittadini e alle dinamiche del mercato: è qualcosa che in Europa, finora, non è avvenuto. Ora Parlamento e Consiglio UE trasformino questa impostazione in norme capaci di tenere insieme ambiente, lavoro e competitività.