Vehicle Valley Piemonte: nuovo format per connettere imprese e competenze del territorio

Vehicle Valley Piemonte: nuovo format per connettere imprese e competenze del territorio

La capacità di un territorio di trasformarsi davvero in un ecosistema competitivo nasce dall’incontro tra le sue eccellenze. È con questo spirito che Vehicle Valley Piemonte ha dato vita al nuovo format di networking e collaborazione industriale, debuttato a Cambiano (Torino) con un incontro ospitato nella sede di Pininfarina. Un appuntamento strategico, pensato per rendere più fluido il dialogo tra le aziende e moltiplicare opportunità di sviluppo nel cuore del distretto automotive piemontese.

 

Un confronto diretto con Pininfarina per far crescere la filiera

Al centro dell’iniziativa, 15 aziende appartenenti alla rete Vehicle Valley e ad API Torino hanno incontrato i referenti Pininfarina per valutare ambiti concreti di collaborazione. Un’occasione rara e strategica, che ha permesso di presentare competenze, soluzioni tecniche e proposte industriali direttamente a uno dei player più significativi dell’automotive italiano.

L’obiettivo del nuovo format è chiaro: trasformare la prossimità territoriale in un vantaggio competitivo reale, generando sinergie tra grandi realtà e PMI qualificate. Una visione che conferma il ruolo di Vehicle Valley Piemonte come piattaforma capace di facilitare connessioni, far emergere opportunità latenti e valorizzare le tecnologie locali.

 

I temi chiave emersi nei tavoli di lavoro

La mattinata di Cambiano ha alternato momenti strutturati di confronto a sessioni di networking più libere. Nei tavoli tematici, le imprese hanno potuto illustrare competenze specifiche, tecnologie proprietarie, capacità produttive e progetti in corso. Parallelamente, l’apertura di spazi di dialogo orizzontale ha stimolato la possibilità di nuove partnership, anche tra aziende dello stesso livello dimensionale.

Particolarmente significativa la visita alla Collezione Pininfarina, che ha messo in luce la continuità tra tradizione industriale e innovazione, elemento distintivo dell’identità piemontese nel mondo dell’automotive.

 

Il valore dell’ecosistema secondo Vehicle Valley, Pininfarina e API Torino

La presidente Monica Mailander ha evidenziato come l’iniziativa rappresenti un passo concreto verso un ecosistema sempre più coeso: «Portare le nostre imprese al tavolo con un’eccellenza come Pininfarina significa valorizzare il nostro asset più importante: un ecosistema completo, capace di coprire ogni fase dello sviluppo veicolo con standard di livello assoluto». Un messaggio chiaro: fare rete deve diventare una pratica strutturata, non un fatto occasionale.

Sul ruolo strategico dell’ecosistema, anche Marco Busi, Senior Vice President Operations & Coachbuilding di Pininfarina, ha ribadito l’importanza di un modello collaborativo che rafforzi il territorio, soprattutto in un contesto tecnologico che richiede massa critica, competenze avanzate e velocità nell’innovazione.

A completare il quadro, l’intervento di Antonio Casano, Presidente di Unionmeccanica API Torino, che ha ricordato quanto sia cruciale connettere il tessuto delle PMI alle opportunità dei grandi player: un passaggio obbligato per non disperdere il patrimonio tecnico locale e creare nuove occasioni di crescita.

 

Un primo passo verso un modello replicabile

L’incontro di Cambiano apre ufficialmente la strada a una serie di appuntamenti che Vehicle Valley Piemonte svilupperà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di estendere il format a un numero crescente di realtà e settori tecnici.

Il distretto piemontese dell’automotive, forte di competenze storiche e capacità di innovazione, si conferma così terreno fertile per un approccio collaborativo che punta a rafforzare la competitività e accelerare lo sviluppo industriale della regione.

 

 

Foto da ufficio stampa Mailander – 25-11-27-VVP evento Pininfarina e API To – Monica Mailander (VVP), Marco Busi (Pininfarina), Giada Bronzino (API Torino)

Non c’è più tempo: sì a un iter di decarbonizzazione ambientalmente e socialmente sostenibile

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
(la lettera aperta dell’Associazione Italiana dell’automotive alle istituzioni europee e italiane, ai rappresentanti politici, ai media e ai cittadini)

 

Nell’ambito della lotta al cambiamento climatico globale, la nostra industria sostiene fortemente la necessità di ridurre le emissioni dei trasporti su strada. Tutti i settori devono fare la loro parte e la filiera automotive si è data l’obiettivo della neutralità carbonica dei processi di produzione europei di veicoli e componenti al 2040, con dieci anni di anticipo sulle richieste UE.

L’attuale regolamento europeo ha stabilito che la politica più opportuna per decarbonizzare la mobilità fosse quella di indirizzare l’industria verso una transizione a tappe forzate con l’obiettivo finale di vendere al 2035 solo veicoli elettrici o ad idrogeno a celle a combustibile.

L’impatto che questa scelta politica sta generando sull’industria è chiaro con pochi numeri: a fronte degli oltre 250 miliardi di euro investiti dalle imprese europee nell’elettrificazione, i posti di lavoro persi nel settore automotive in Europa nel 2024 sono più di 100.000 (stime CLEPA) e altri 400.000 sono a forte rischio da qui al 2028.

La diagnosi dello stato di salute del nostro settore a livello europeo è stata formulata ormai oltre un anno fa attraverso il Rapporto Draghi, che indica anche i rimedi e le cure necessarie. Da allora, nulla è stato fatto e quindi riteniamo necessario ribadire qui cosa serve con urgenza per mantenere vitale la nostra filiera, che in Europa conta 13 milioni di lavoratori e investe ogni anno oltre 84 miliardi di euro in R&S, rappresentando oltre l’8% del PIL e circa 400 miliardi di euro di entrate fiscali.

Non è più tempo di riflettere. E’ il momento di fare ciò che realmente serve per andare verso una mobilità sostenibile, non solo a livello ambientale, ma anche economico e sociale, evitando la deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa.

Nell’imminenza di importanti decisioni europee, chiediamo con forza che la transizione verso la mobilità europea decarbonizzata avvenga con intelligenza e ambizione concrete e fattibili, utilizzando tutte le leve tecnologiche utili a raggiungere l’obiettivo, e che sia in linea con le richieste dei cittadini, che anche in questo processo devono restare sovrani nelle loro scelte di mercato e non sudditi di norme non condivise. È fondamentale prescrivere i carburanti di origine non fossile e rinnovabili quali strumenti efficaci di transizione e decarbonizzazione, proibiti invece dalla legislazione vigente. È inoltre necessario valorizzare il ruolo dei veicoli ibridi ricaricabili, siano essi plug-in o dotati di range extender, che l’attuale legislazione invece penalizza.

Crediamo necessario vengano adottate misure concrete per la revisione dei target di CO2, anzitutto per il triennio 2025-2027, definendo obiettivi realistici e separati per i veicoli commerciali leggeri, oggi irragionevolmente assimilati alle autovetture. Occorre poi rivedere gli attuali obiettivi di emissione imposti per il 2030 che appaiono già oggi irrealistici, ipotizzando un loro innalzamento a 75-80 g/km di CO2. Per il 2035 occorre stabilire da subito una flessibilità necessaria che preveda un’estensione fino a 5 anni del tempo per adeguarsi ai target e una quota fino al 25% di veicoli non BEV, monitorando ogni biennio a partire dal 2026 i progressi sul campo. È poi necessario anticipare al primo semestre 2026 la revisione delle regole per i veicoli commerciali pesanti e per i rimorchi, che sono la spina dorsale della logistica di ogni Paese.

Di fronte a uno scenario internazionale che vede l’incremento di tensioni commerciali e misure protezionistiche dei due giganti USA e Cina, è fondamentale e urgente introdurre azioni di tutela concreta del Made in Europe, adottando un livello di contenuto minimo locale per i veicoli e i loro componenti.

Se queste sono le modifiche urgenti e necessarie da apportare alle regole attuali, è di tutta evidenza che decarbonizzare la mobilità europea si può e si deve fare senza attendere il 2035 ma iniziando da oggi. L’attuale parco circolante europeo comprende 250 milioni di veicoli con un’età media di circa 12 anni e con valori di emissioni che possono essere largamente ridotti. Chiediamo quindi alla Commissione il coraggio di presentare un piano decennale di accelerazione del ricambio del parco veicoli europeo con un sistema omogeneo tra i vari Stati membri e che sia premiante per i nuovi veicoli basandosi sulla bassa o nulla emissione di CO2 e sul contenuto di manodopera e componentistica locale.

In Italia, la filiera produttiva automotive vale quasi il 6% del PIL e impiega oltre 270.000 addetti, numeri che salgono rispettivamente al 19,5% e a oltre 1 milione se includiamo anche i servizi connessi. Per salvaguardare questa fetta importante della nostra economia, occorre rilanciare produzione e mercato, ma anche tenere alta e rilanciare la competitività delle imprese. A questo proposito, desidero far riflettere le istituzioni sulla scelta, che ci vede contrari, di introdurre nel nostro calendario un giorno festivo in più (il 4 ottobre), che contraddice l’impegno quotidiano delle nostre imprese a migliorare la competitività in ogni ambito. Nell’attuale contesto la manifattura italiana non merita un costo aggiuntivo di 4 miliardi di euro l’anno. Chiediamo quindi, con forza e rispetto, al nostro Parlamento di rivedere questa decisione. Ne va della nostra credibilità, nel duro confronto quotidiano con i nostri concorrenti europei e asiatici che lavorano molti più giorni di noi.

ANFIA ha condiviso da tempo con il Governo proposte concrete di intervento per sostenere offerta e domanda, ma dopo un anno dalla concertazione al Tavolo Automotive, ancora non sono state approvate. Questi tempi lunghi danneggiano le nostre imprese che devono muoversi alla stessa velocità dei concorrenti a livello internazionale.

I volumi produttivi di autoveicoli nel nostro Paese calati del 30% nel 2024 e di un altro 15% quest’anno, sono ai minimi storici, poco sopra le 450.000 unità. Siamo confidenti che dall’attuale deserto si possano risollevare a partire dal 2026 e seguiamo con estrema attenzione e supporto il Piano Italia del Gruppo Stellantis, fondamentale per la filiera automotive italiana.

 

 

Foto da ufficio stampa ANFIA