Appello all’UE: il 10 dicembre da Bruxelles una scelta chiara, definitiva e univoca

Roma, ZTL a pagamento per le auto elettriche: un vero disincentivo alla transizione

di Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE


Il mercato continua a mostrare una sofferenza ormai cronica, che i dati di novembre confermano con chiarezza. Come UNRAE abbiamo avanzato proposte concrete – anche congiuntamente alle altre Associazioni rilevanti del settore – ma, a oggi, non abbiamo ancora riscontrato passi avanti dalle Istituzioni, in particolare sulla revisione della fiscalità, che rappresenta un’occasione straordinaria per rilanciare il settore, generare benefici tangibili per ambiente e sicurezza e sostenere le imprese, che contribuiscono in modo determinante all’economia del Paese.
 
Bene il forte balzo delle immatricolazioni BEV grazie agli incentivi, ma il timore che si tratti di un fuoco di paglia è concreto e stride con la necessità, non più rinviabile, di allineare l’Italia agli standard europei: servono misure strutturali, di medio-lungo periodo, per accompagnare davvero la transizione energetica e dare stabilità alla domanda.

L’Associazione ribadisce da anni la necessità di accelerare lo sviluppo della mobilità a emissioni zero attraverso una riforma del trattamento fiscale delle automobili aziendali, che preveda interventi per incrementare la detraibilità dell’IVA e la deducibilità dei costi, oltre a ridurre periodo di ammortamento. La Delega Fiscale, di recente prorogata al 31 dicembre 2026, costituisce per UNRAE un’opportunità da non perdere per attuare questi interventi.

UNRAE ritiene fondamentale che il 10 dicembre dalla Commissione Europea arrivi una scelta chiara, definitiva e univoca, non soggetta a interpretazioni e senza ulteriori rinvii.
Foto da ufficio stampa UNRAE
 

Manifesto della Ricarica Motus-E: l’Italia deve accelerare sulla rete elettrica

Manifesto della Ricarica Motus-E: l’Italia deve accelerare sulla rete elettrica

La transizione verso la mobilità elettrica in Italia procede, ma troppo lentamente. È questo l’allarme lanciato da Motus-E, l’associazione che riunisce l’intera filiera dell’elettrico, nel corso della presentazione del Manifesto della Ricarica, un documento programmatico che indica le priorità per trasformare la rete di ricarica nazionale in un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese. L’obiettivo è chiaro: rendere la ricarica pubblica più diffusa, semplice e conveniente, in linea con i principali mercati europei.

Dal 2019 gli operatori della ricarica hanno investito in Italia oltre 1,8 miliardi di euro e installato più di 70.000 punti di ricarica pubblici, ma la crescita dei veicoli elettrici resta lenta: solo il 5,2% delle immatricolazioni da inizio 2025 riguarda auto full electric, contro una media europea superiore al 16%. Paesi come Francia, Germania, Spagna e Regno Unito viaggiano a ritmi ben più sostenuti, e persino mercati emergenti come Portogallo o Ungheria hanno già superato l’Italia in quota di diffusione.

 

 

Colonnine, tariffe e burocrazia: i nodi da sciogliere

Per Motus-E la causa del ritardo non è solo la minore propensione all’acquisto di veicoli a batteria, ma anche la mancanza di un sistema infrastrutturale adeguato. «Il settore della ricarica è un pilastro della nuova mobilità, crea lavoro, attira capitali e riqualifica il territorio», spiega Fabio Pressi, presidente di Motus-E. «Ma si scontra con troppi ostacoli: procedure complesse, tariffe energetiche più alte rispetto al resto d’Europa e difficoltà nella copertura delle autostrade».

Il quadro normativo frammentato e le differenze tra i Comuni rallentano infatti l’installazione di nuove stazioni, mentre le tariffe regolate impediscono agli operatori di ridurre i prezzi al pubblico. A questo si aggiunge un tasso di utilizzo ancora basso delle infrastrutture, dovuto al numero limitato di veicoli elettrici in circolazione, che mette in difficoltà la sostenibilità economica degli investimenti.

 

 

Cinque proposte per cambiare rotta

Il Manifesto della Ricarica Motus-E individua cinque azioni concrete e prioritarie per colmare il divario con l’Europa. La prima riguarda la riduzione dei costi di approvvigionamento energetico per gli operatori, da allineare agli standard dei grandi Paesi europei, così da garantire tariffe più basse per i consumatori finali.

La seconda proposta punta alla semplificazione delle procedure autorizzative, con un quadro normativo uniforme e tempi di connessione più rapidi. In particolare, Motus-E chiede di dare piena attuazione alla direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED III), per favorire la decarbonizzazione dei trasporti.

Il terzo pilastro è la copertura completa della rete autostradale, oggi ancora disomogenea. L’obiettivo è assicurare infrastrutture lungo tutte le arterie del Paese, indispensabili anche per la mobilità commerciale e turistica.

Il quarto punto riguarda la durata delle concessioni di suolo pubblico, da estendere a 20 anni per garantire il ritorno degli investimenti e maggiore stabilità al settore. Infine, il quinto propone una governance centralizzata, con strumenti di monitoraggio e pianificazione nazionale in grado di coordinare gli interventi e aggregare i dati provenienti da tutti gli stakeholder.

 

 

Un’infrastruttura strategica per il futuro industriale

Dietro il Manifesto non c’è solo la volontà di migliorare la rete di ricarica, ma quella di salvaguardare la competitività dell’intero sistema automotive italiano. Se l’Italia non accelera, avverte Pressi, rischia di diventare «un Paese di serie B per il mercato dell’auto, con ripercussioni industriali e occupazionali pesanti».

Motus-E chiede dunque una politica industriale coerente con le sfide della transizione, che favorisca la crescita del settore e la stabilità del lavoro. La rete di ricarica non deve essere vista come un semplice servizio, ma come un’infrastruttura nazionale strategica, al pari di autostrade, ferrovie o reti energetiche.

 

Il tempo di agire è adesso

Il Manifesto nasce anche come risposta al disallineamento tra gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) e la realtà attuale. Il piano prevede entro il 2030 oltre 6,6 milioni di veicoli elettrificati (di cui 4,3 milioni full electric), ma oggi in Italia ne circolano appena 330.000 elettrici puri e altrettanti plug-in. Per raggiungere quei traguardi, serve una rete più densa e affidabile già nei prossimi anni, a prescindere dai volumi effettivi di mercato.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza di un approccio pragmatico e di lungo periodo. L’esperienza recente degli incentivi auto elettriche, che hanno esaurito rapidamente le risorse disponibili, dimostra che la domanda dei cittadini esiste: ciò che manca è un ecosistema in grado di sostenerla.

«Non è più il momento di discutere sulle date del 2035», ribadisce Pressi, «ma di lavorare insieme su una politica industriale europea seria e orientata all’innovazione. La mobilità elettrica è già realtà nel mondo: una nuova auto su cinque venduta globalmente è 100% elettrica».

 

 

Mobilità, innovazione e fiducia

Il Manifesto della Ricarica Motus-E invita le istituzioni, le imprese e gli enti locali a collaborare in un percorso comune. L’elettrico non è solo una scelta ambientale, ma un investimento sul futuro economico del Paese, capace di generare nuove professionalità e riqualificare aree urbane e infrastrutture obsolete.

La vera sfida, oggi, è costruire una rete capillare, affidabile e accessibile, che renda la ricarica un gesto quotidiano e non un problema logistico. Solo così l’Italia potrà accelerare la transizione e colmare il divario con i Paesi europei più avanzati.

Motus-E, con il suo Manifesto, offre una direzione chiara: semplificare, investire e coordinare. Perché senza una rete di ricarica efficiente, la rivoluzione elettrica resterà una promessa incompiuta.

 

 

Foto – go-e-r8Em_4mTkJ4-unsplash da Ufficio stampa Motus-E

 

 

Mercato Italia: prevedibile il boom dell’elettrico, privati sempre al palo

Mercato Italia: prevedibile il boom dell'elettrico, privati sempre al palo
di Massimo Artusi, presidente di Federauto
L’elemento di relativa novità del mercato di novembre è la crescita (prevedibile) delle immatricolazioni di autovetture BEV, spinte dai generosissimi incentivi (una tantum) MASE previsti nell’ambito delle misure PNRR. Oltre questo, novembre non ha fatto altro che confermare il trend, caratterizzato dall’importante apporto numerico, in termini di targhe, da parte delle concessionarie e del noleggio,
mentre il canale privato, nonostante l’incentivazione, non raggiunge i livelli dello scorso anno.
Al netto dell’effetto dovuto agli incentivi BEV, il perdurante calo della domanda del canale privati è, a nostro avviso, espressione di due fattori di condizionamento. Il primo è il livello dei prezzi, in particolare nelle soglie di accesso al mercato; il secondo, altrettante importante, è il dibattito sul futuro quadro della normativa europea in materia di decarbonizzazione dei trasporti.
Il nostro settore sostiene il processo di decarbonizzare i trasporti, ma non possiamo non rimarcare la rigidità delle attuali norme UE che impongono una transizione a tappe forzate, generando forti impatti su tutta la filiera automotive e influenzando in negativo il mercato. Chiediamo alla Commissione europea più realismo, neutralità tecnologica e sostenibilità economica delle misure. Accogliamo con favore il riconoscimento da parte del Consiglio UE dei biocarburanti e dei combustibili rinnovabili come vettori strategici per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nel trasporto su strada.
È fondamentale che questo riconoscimento venga rapidamente confermato dalla Commissione UE, in linea con le dichiarazioni ufficiali della presidente Ursula von der Leyen. E’ tempo di decisioni chiare e ci auguriamo che quelle che andrà ad assumere la Commissione
europea il 10 dicembre siano in linea con le aspettative del mercato.
Foto da ufficio stampa Federauto
 

Effetto incentivi sull’elettrico: 12,3% di quota a novembre, i cinesi esultano

Revisione delle regole sulle emissioni: l'ultimo appello di ANFIA
di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA
 
Anche a novembre il mercato auto resta immobile e si prepara a chiudere l’anno con una variazione negativa. Sul fronte della mobilità elettrica, tuttavia, si assiste ad un rialzo della quota di BEV immatricolate nel mese fino al 12,3% (era il 5% ad ottobre 2025), con oltre 15.000 unità, per effetto degli incentivi attivati lo scorso 22 ottobre, diventati una sorta di click-day che ha fatto impennare le prenotazioni dopo una lunga attesa dall’annuncio iniziale.
 
Tuttavia, constatiamo con rammarico che le quattro vetture elettriche più vendute non sono prodotte in Europa. In occasione della formulazione di questi incentivi, destinati alle autovetture elettriche, avevamo chiesto che venisse adottato un eco-score per privilegiare le vetture Made in Europe, ma la proposta non è stata approvata dal MASE. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ad oggi, la maggior parte delle vetture vendute grazie agli incentivi ha zero contenuto locale e zero valore aggiunto per l’Europa.

Serve una strategia europea di tutela del Made in Europe lungo tutta la catena del valore, con l’introduzione di una misura di local content che non sia limitata alle batterie.
Foto da ufficio stampa ANFIA