L’auto in Europa: gli occhi di tutti guardano al 10 dicembre

UNRAE sul bollo auto: ok ridurre il carico fiscale, ora il via a misure davvero efficaci

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 

UNRAE accoglie con favore lo stanziamento di 600 milioni di euro, ufficializzato nei giorni scorsi dalla Commissione europea, per 70 progetti volti alla realizzazione di infrastrutture per combustibili alternativi in 24 Paesi.
 
Lo scopo è quello di stimolare investimenti sostenibili nelle aree urbane e lungo i tratti stradali della rete transeuropea dei trasporti TEN-T con una lodevole attenzione rivolta ai mezzi pesanti. Resta da valutare la congruità dei fondi rispetto al numero di interventi previsti, e la loro capacità di fare da volano per investimenti privati.

Ora gli occhi di tutti sono puntati sull’annuncio previsto per il 10 dicembre. Il mercato attende da oltre 2 anni che venga fatta finalmente la necessaria chiarezza sui regolamenti europei, indispensabile per clienti e operatori.
Foto da ufficio stampa UNRAE

Più controlli sui dati, meno rischi: i dealer e il mercato dell’usato

Più controlli sui dati, meno rischi: i dealer e il mercato dell’usato

Il mercato delle auto usate sta evolvendo rapidamente e con esso anche i concessionari che vi operano con successo. Sempre più operatori, infatti, affiancano alla propria esperienza l’affidabilità dei dati, utilizzando i report sullo storico dei veicoli non solo per ridurre i rischi, ma anche per generare fiducia e distinguersi in un settore altamente competitivo. Un approccio che aiuta anche gli acquirenti a prendere decisioni più consapevoli e sicure.

Per comprendere da vicino le esigenze e le sfide dei professionisti dell’automotive, carVertical, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, ha svolto tra giugno e agosto 2025 un sondaggio su 86 concessionari e partner attivi in diversi mercati UE, tra cui l’Italia. Lo studio offre una panoramica aggiornata sulle pratiche adottate, sulla percezione dei rischi e sul ruolo dei report storici nel miglioramento delle performance commerciali.

 

Importazioni: dove cresce il valore, crescono anche i rischi

Dalla ricerca emerge che il 58,3% dei concessionari importa veicoli dall’estero. Un’attività che, pur offrendo margini interessanti, porta con sé criticità significative. Poiché non esiste un registro automobilistico europeo condiviso, molti veicoli attraversano i confini con una documentazione incompleta o poco chiara. Il risultato? Il rischio di imbattersi in auto incidentate, manomesse o con chilometraggi alterati aumenta sensibilmente.

Secondo i dati di carVertical, infatti, in Italia la probabilità di acquistare un veicolo con contachilometri manomesso è 3 volte superiore per le auto importate rispetto a quelle locali (dato che si attesta all’1,8 se si considera l’Europa in generale). Ne deriva che ogni importazione richiede un’attenzione meticolosa: un’auto problematica non causa solo perdite economiche, ma può compromettere la reputazione del concessionario.

Un segnale positivo arriva però proprio dall’Italia: il 42,9% dei concessionari che importano veicoli dichiara di verificare la storia di ogni singola auto acquistata. Sta quindi crescendo la consapevolezza dei rischi legati alle importazioni e, con essa, la diffusione di misure proattive per garantire standard più elevati di qualità e trasparenza.

Lo studio mostra inoltre che i concessionari specializzati in modelli premium o ad alto valore sono tra i più rigorosi nelle valutazioni preliminari: in questo segmento, infatti, il 40% effettua controlli su ogni veicolo. L’attenzione è così elevata perché un’auto che costa decine di migliaia di euro può nascondere danni costosi, riparazioni non regolari o furti non dichiarati. Per gli acquirenti, rivolgersi a operatori che effettuano controlli approfonditi significa ridurre al minimo il rischio di sorprese e avere la certezza di acquistare un’auto dalla storia certificata.

 

Anche le auto più recenti possono nascondere insidie

I dati sul chilometraggio mostrano una forte preferenza dei concessionari per le auto con percorrenze contenute: il 66,7% punta su veicoli con meno di 100.000 km, sapendo che molti acquirenti non vogliono superare questa soglia — mentre altri fissano il limite a 150.000 o 200.000 km. Non sorprende quindi che attorno al tema del chilometraggio si siano consolidate alcune false certezze. Molti automobilisti credono che le auto più nuove siano automaticamente più sicure e prive di rischi, ma non è sempre così. Il mito dell’“auto recente senza rischi” favorisce i truffatori, che intervengono anche su veicoli di 3-5 anni per alterare il chilometraggio o mascherare incidenti passati.

Una recente analisi di carVertical rivela infatti che anche le auto più nuove non sono esenti: tra i veicoli prodotti nel 2022, l’1,5% mostrava chilometraggio truccato e nel 2023 l’1,1%. Nei casi più gravi, sui modelli di tre anni è stata registrata una riduzione media di 95.000 km. Interessanti anche i tassi sui danni delle auto più recenti in Italia: l’8,2% dei modelli del 2021 ha registrato danni, percentuale che aumenta al 9,8% nel 2022 e pari all’8,4% per i modelli del 2023. Il valore dei danni nelle auto più recenti è significativamente più alto a causa dei costi elevati dei ricambi e delle tecnologie avanzate. Mentre il costo medio di riparazione dei modelli del 2000 era di 2.800 euro, per i modelli del 2020 ha raggiunto gli 8.000 euro e per quelli del 2022 gli 8.200 euro.

Dati che confermano quanto sia fondamentale verificare la storia di un’auto indipendentemente dalla sua età. Oggi, i concessionari che utilizzano strumenti come carVertical non solo evitano potenziali perdite economiche, ma offrono un servizio più affidabile e professionale ai propri clienti. Ogni report consultato rappresenta una scelta più sicura, un acquirente più informato e un mercato dell’usato più trasparente.

In un settore dove la fiducia determina il successo, la trasparenza è la leva strategica che permette ai concessionari di distinguersi e agli acquirenti di sentirsi davvero tutelati.

Foto da ufficio stampa carVertical
 

L’auto in Europa: nell’elettrico Croazia e Slovacchia peggio dell’Italia

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

 

In ottobre sono state immatricolate in Europa Occidentale (UE+UK+EFTA) 1.091.904 autovetture con una crescita rispetto allo stesso mese del 2024 del 4,9% e con un calo rispetto alla situazione ante-pandemia, cioè al 2019, del 10,1%. Il consuntivo dei primi dieci mesi dell’anno chiude invece con 11.020.514 immatricolazioni e con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso dell’1,9%, ma con un calo rispetto alla situazione ante-crisi del 2019 di ben il 17,3%. E ciò mentre nel resto del mondo il mercato dell’auto ha già ampiamente superato i livelli ante-crisi. Le ragioni di questa situazione, come è ben noto, vanno ricercate nella politica per l’auto dell’Unione Europea e in particolare nei gravosi impegni imposti all’industria dell’auto in vista della transizione energetica, impegni di cui da più parti si sollecita una revisione significativa.

La situazione insoddisfacente del mercato dell’auto riguarda tutti i Paesi dell’Europa Occidentale compreso il Regno Unito, che della UE non fa più parte, ma che continua a mantenerne gli orientamenti politici in materia di transizione energetica. Considerando i cinque maggiori mercati dell’Europa Occidentale, che complessivamente assorbono il 69,5% delle vendite nell’area, nel periodo gennaio-ottobre di quest’anno il risultato migliore lo fa registrare la Spagna con un incremento sullo stesso periodo dell’anno scorso del 14,9% e con un calo sulla situazione ante-crisi del 10,2%.  Segue il Regno Unito con una crescita del 3,9% e un ritardo del 14,1% rispetto alla situazione ante-crisi. Anche la Germania è in crescita nel confronto con l’anno scorso ma con un incremento molto contenuto (+0,5%), mentre particolarmente pesante è il confronto con la situazione ante-crisi (-22,0%).

Venendo all’Italia il confronto è negativo sia rispetto all’anno scorso (-2,6%) che rispetto alla situazione ante-crisi (-20,4%). Ultima nella classifica dei primi cinque mercati dell’area è la Francia con un calo del 5,4% nel gennaio-ottobre scorsi e di ben il 27,5% sulla situazione ante-crisi. Le ragioni di questa situazione vanno ricercate nelle penalizzazioni imposte al settore dell’auto dalla politica per la transizione energetica dell’Unione Europea, politica che nessun Paese del mondo al di fuori dell’Europa Occidentale ha mai pensato di adottare.

A tutto ciò si aggiunge che i risultati ottenuti nella transizione all’auto elettrica non sono particolarmente significativia parte pochi casi particolari come quello della Norvegia dove la quota delle auto elettriche sulle immatricolazioni ha toccato in ottobre il 97,4%, mentre all’estremo opposto della graduatoria si colloca l’Italia con il 5%, Italia che è battuta nella classifica negativa soltanto dalla Croazia (4,1%) e dalla Slovacchia (4,9%).

Per quanto riguarda in particolare la politica europea per la transizione energetica, come è noto, da più parti se ne richiede una radicale revisione che attenui le penalizzazioni per i cittadini, per l’industria dell’auto e per l’economia in generale.