Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi
di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere 
Le associazioni dell’autotrasporto iscritte all’Albo si risvegliano dopo tre anni di silenzio, accusando oggi il Governo di mettere in crisi il settore a causa dell’aumento del 200% dell’accisa sul carburante. Una denuncia tardiva dopo anni di inerzia e immobilismo da parte di chi avrebbe dovuto rappresentare concretamente gli autotrasportatori.
Il Ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, non ha introdotto in tre anni nessuna misura innovativa o strutturale per il comparto. Della tanto annunciata riforma dell’autotrasporto, più volte promessa come una svolta per la categoria, non si è saputo più nulla. Nel frattempo, le associazioni di rappresentanza hanno progressivamente rinunciato alla loro missione principale – tutelare i lavoratori e le imprese del trasporto – preferendo mantenere un silenzio complice, più impegnate in una “guerra tra bande” per i posti all’interno dell’Albo che nella difesa dei veri interessi della categoria. «Noi di Ruote Libere – dichiara l’associazione – abbiamo denunciato fin dall’inizio questa inerzia. Le organizzazioni di categoria dovrebbero difendere gli autotrasportatori, non sostenere i Governi di turno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tre anni di stallo e nessun cambiamento reale».
Mentre l’economia evolve rapidamente e le esigenze delle imprese cambiano, il settore dell’autotrasporto resta fermo a regole di trent’anni fa, inadatte a rispondere alle sfide di oggi: transizione energetica, digitalizzazione, sostenibilità e concorrenza internazionale.
Gli imprenditori, lasciati soli, continuano a resistere con le proprie forze, senza strumenti adeguati e senza un vero interlocutore istituzionale.
Ruote Libere ribadisce il proprio impegno per ridare voce, rappresentanza e dignità a chi ogni giorno tiene in movimento l’Italia, chiedendo un vero tavolo di confronto che rimetta al centro le esigenze reali del settore e dei suoi protagonisti.
Foto Cinzia Franchini da redazione Ruote Libere
 

Noleggio a lungo termine 2025: oltre 1,3 milioni di auto sulle strade italiane

Noleggio a lungo termine 2025: oltre 1,3 milioni di auto sulle strade italiane

La proprietà dell’auto perde terreno, mentre cresce il desiderio di flessibilità. È questa la fotografia del noleggio a lungo termine 2025, scattata dal rapporto semestrale ANIASA, l’associazione che rappresenta i servizi di mobilità all’interno di Confindustria. Il settore ha superato un nuovo traguardo: 1.327.000 veicoli circolano oggi sulle strade italiane con la formula del lungo termine, con un incremento del 3% rispetto a fine 2024.

A trainare la crescita sono soprattutto le aziende, ma aumenta anche la quota di privati che abbandonano l’idea di possedere un’auto per abbracciare un modello più sostenibile, prevedibile e libero da pensieri. Si tratta di oltre 40.000 nuovi automobilisti solo nei primi sei mesi del 2025. La flotta del lungo termine è ormai un pilastro della mobilità nazionale, e il suo peso continua a crescere in un periodo di grandi trasformazioni economiche e ambientali.

 

Aziende e PA protagoniste della crescita

Il noleggio a lungo termine si conferma un punto di riferimento per il mondo delle imprese. Le aziende gestiscono oggi più di 1 milione di vetture tramite contratti NLT, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. Anche la Pubblica Amministrazione si muove in questa direzione, con oltre 116.000 veicoli noleggiati, segno di una modernizzazione in corso anche nella gestione delle flotte pubbliche.

Un segnale importante arriva anche dai professionisti e dai privati, che rappresentano ormai 165.000 automobilisti. Una scelta sempre più razionale: chi opta per il noleggio lo fa per evitare spese impreviste, burocrazia, svalutazioni e incertezze legate al mercato dell’usato. In un contesto di inflazione, transizione energetica e costi in aumento, la certezza di un canone fisso mensile e la libertà di cambiare auto ogni pochi anni diventano argomenti decisivi.

 

Le nuove alimentazioni cambiano la flotta

L’evoluzione del parco auto a noleggio racconta bene la transizione in atto. Il diesel, storicamente dominante, continua a perdere terreno: nel 2023 rappresentava il 55% del parco, oggi scende al 44%. Al contrario, crescono le ibride HEV, che salgono al 30%, e le benzina, ora al 13%.

Restano stabili le auto elettriche pure (4%) e le plug-in hybrid (7%), che consolidano la loro presenza ma non accelerano come previsto, complice la complessità infrastrutturale e i costi di gestione ancora elevati. Tuttavia, il noleggio rappresenta per molti automobilisti la via più semplice per entrare nel mondo dell’elettrico, grazie alla possibilità di testare nuove tecnologie senza vincoli di acquisto.

 

“Il noleggio cresce anche in tempi difficili”

«Il mercato del noleggio continua la sua corsa nonostante un contesto economico complesso», spiega Alberto Viano, presidente di ANIASA. «In un periodo segnato dall’incertezza, dall’aumento dei listini e dalle difficoltà legate alle diverse alimentazioni, il lungo termine offre sicurezza, prevedibilità e semplicità. Permette a imprese e privati di pianificare le spese e liberarsi dai problemi legati alla gestione dell’auto, come la manutenzione o la rivendita».

Viano evidenzia inoltre un fenomeno interessante: molti utenti scelgono di prolungare i contratti in corso, segno che il noleggio non è più percepito come una soluzione temporanea, ma come un modello di mobilità stabile. «Il nostro settore – aggiunge – si sta dimostrando capace di adattarsi alle nuove esigenze del mercato, offrendo risposte concrete a chi cerca una mobilità moderna e senza incertezze».

 

Una normativa da aggiornare

Dietro la crescita del settore resta però un nodo irrisolto: quello normativo. Il noleggio a lungo termine in Italia è ancora regolato da un articolo del Codice della Strada del 1992, quando il fenomeno era marginale e il mercato contava poche migliaia di vetture. Oggi, con oltre 1,3 milioni di veicoli, servono regole nuove e coerenti.

ANIASA chiede una riforma unitaria e stabile, che disciplini in modo organico tutti gli aspetti del settore – dalla fiscalità all’immatricolazione – per garantire certezza giuridica e promuovere ulteriormente lo sviluppo del comparto. Un passo necessario per accompagnare la crescita di un mercato che contribuisce in modo significativo alla modernizzazione della mobilità nazionale.

 

Il noleggio come leva per la sostenibilità

Il successo del noleggio a lungo termine 2025 non è solo economico ma anche ambientale. Le flotte a noleggio, con un’età media molto più bassa rispetto al parco auto nazionale, consentono un ricambio rapido dei veicoli e la diffusione di tecnologie più efficienti e meno inquinanti. In questo senso, il lungo termine si conferma una delle leve più efficaci per favorire la transizione ecologica del settore automotive.

Ogni anno migliaia di veicoli diesel o Euro 4 vengono sostituiti con modelli ibridi o a basse emissioni, riducendo l’impatto ambientale complessivo del parco circolante. Inoltre, molte società di noleggio stanno investendo in flotte elettriche e infrastrutture di ricarica dedicate, con l’obiettivo di supportare concretamente la decarbonizzazione.

 

Dall’auto di proprietà all’auto come servizio

Il 2025 segna una svolta culturale: l’auto non è più necessariamente un bene da possedere, ma un servizio da utilizzare. La formula del noleggio a lungo termine risponde perfettamente a questa nuova mentalità, offrendo libertà di scelta e riducendo le complessità.

La crescita dei servizi in abbonamento e delle piattaforme digitali sta inoltre ampliando il pubblico potenziale, rendendo il noleggio più accessibile anche ai privati. L’auto “as-a-service” è oggi una realtà consolidata, e la sua diffusione contribuisce a ridurre l’obsolescenza del parco auto, migliorare la sicurezza stradale e rendere più efficiente la mobilità urbana.

 

Una certezza in un mercato che cambia

In un panorama automotive in continua evoluzione, tra crisi di listino, transizione elettrica e nuove politiche fiscali, il noleggio a lungo termine rappresenta una soluzione solida, flessibile e concreta. Per le aziende, significa gestire meglio i costi e ottimizzare le flotte. Per i privati, vuol dire guidare senza preoccupazioni e senza immobilizzare capitali. Il 2025 conferma che il modello funziona. E se il futuro dell’auto è sempre più legato all’uso e meno al possesso, il noleggio a lungo termine ne è oggi la prova più tangibile.

 

Foto da ufficio stampa ANIASA

 

 

 

ACI-ISTAT: gli incidenti stradali nel 2024 nelle 107 province italiane

ACI-ISTAT: gli incidenti stradali nel 2024 nelle 107 province italiane

Nel 2024, sulle strade italiane si sono registrati 173.364 incidenti con lesioni a persone (166.525 nel 2023, +4,1%; 172.183 nel 2019, +0,7%), che hanno causato 3.030 decessi (3.039 nel 2023 -0,3%; 3.173 nel 2019, -4,5%) e 233.853 feriti (224.634 nel 2023, +4,1%; 241.384 nel 2019, -3,1%). In media, rispettivamente, 475 incidenti, 8,3 morti e 641 feriti ogni giorno.

A livello provinciale rispetto al 2019 – anno scelto come riferimento per l’obiettivo 2030 (riduzione del 50% del numero di vittime e feriti gravi) – 44 province su 107 hanno fatto registrare un aumento del numero dei morti sulle strade. In altre 55, invece, tale numero è diminuito. In 8 Province, infine, il numero dei morti è rimasto stabile. In Italia, infine, nel 2024, la riduzione delle vittime rispetto al 2019 è ancora contenuta e pari al 4,5%.

Raggiunto obiettivo dimezzamento vittime vs 2019 (valori assoluti): Verbano Cusio Ossola, Campobasso, Gorizia

Nel 2024, le tre province in cui è stato già raggiunto l’obiettivo del dimezzamento delle vittime, rispetto al 2019, sono Verbano-Cusio Ossola, Campobasso e Gorizia. 

Lontano obiettivo dimezzamento vittime vs 2019 (valori assoluti): Avellino, Sassari, Oristano

Le province che hanno registrato il maggior incremento percentuale, sempre rispetto al 2019 e che si allontanano dal target europeo, sono, invece, Avellino, Sassari e Oristano.

Diminuzione maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Milano (-30), Venezia e Bologna (-29), Roma (-27)

Milano (-30 morti), Venezia e Bologna (-29), Roma (-27) sono state le Province nelle quali si è registrata la diminuzione più significativa – in valori assoluti – del numero dei morti.

Incremento maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Napoli (+23), Cremona (+16), Udine (+14)

Napoli (+23 morti), Cremona (+16) e Udine (+14) sono state le Province nelle quali si sono registrati gli incrementi maggiori – in valori assoluti – di decessi sulle strade. Sassari, Sud Sardegna e Cagliari, invece, fanno della Sardegna la Regione con il più alto aumento di morti rispetto al 2019 (+42).

Regioni: diminuzione maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Veneto (-40), Lazio (-27), Marche (-17). Le Regioni con la più alta diminuzione – in valori assoluti – dei decessi sono state Veneto (-40), Lazio (-27) e Marche (-17).

Incremento maggiore vittime vs 2023 (valori assoluti): Campania (+41), Umbria e Friuli Venezia Giulia (+17)

Indice di mortalità: in 11 Province, più del doppio rispetto al valore medio nazionale

In 11 province, l’indice di mortalità (morti per 1000 incidenti) è risultato almeno doppio rispetto al valore medio nazionale (17,5). Le situazioni più critiche in Sud Sardegna (59,6) e Nuoro (51,4). Verbano Cusio Ossola, Genova, Milano Monza Brianza e Gorizia sono, invece, le province in cui gli incidenti risultano meno gravi. L’indice di mortalità, infatti, è inferiore a 10 morti ogni 1000 incidenti.

Mobilità dolce: le vittime aumentano nel 2024 per i conducenti di biciclette elettriche (+66,7%) e monopattini (+9,5%), in calo biciclette tradizionali (-19,1%) e pedoni (-3,1%)

Nel corso del 2024, sono deceduti 470 pedoni (-3,1%), 185 ciclisti (-12,7%,) – di cui 20 su bici elettrica (+66,7%) – e 23 conducenti di monopattino (+9,5%). Nella provincia di Roma è stato rilevato il più alto numero di pedoni morti (65; -8,5% rispetto al 2023), seguita da Napoli (24; +9,1%) e Milano (23; -11,5%). Nella provincia di Milano il più alto numero di ciclisti morti (15; +36,4%), seguono Treviso (7; stabile) e Caserta (7; +16,7%). Dei 23 morti su monopattino, 3 sono concentrati nella provincia di Torino, 2 nelle province di Roma, Milano, Bari, Catania, Ragusa.

 

 

  Foto di Josh Sonnenberg su Unsplash