UNRAE: un libro per ripercorrere 75 anni di storia

UNRAE: un libro per ripercorrere 75 anni di storia
L’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri celebra il suo 75° anniversario con la pubblicazione del libro “UNRAE 2025: I nostri primi 75 anni. Dialogo, progresso e passione nella storia dell’automotive italiano”, presentato nella giornata inaugurale del recente Salone Auto e Moto d’Epoca a Bologna, grazie all’ospitalità dell’Automobile Club d’Italia.

Fondata nel 1950, UNRAE ha contribuito attivamente allo sviluppo del settore automotive in Italia,
attraversando e testimoniando trasformazioni epocali: dalla motorizzazione di massa del dopoguerra alle rivoluzioni tecnologiche contemporanee, dalle prime normative ambientali fino all’auto autonoma.

“Sono profondamente orgoglioso che la mia Presidenza sia iniziata proprio in corrispondenza di una tappa così importante”, dichiara Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE. “75 anni di storia rappresentano un patrimonio inestimabile di esperienza e competenza. UNRAE
continuerà a lavorare con la stessa determinazione anche in futuro, confermandosi punto di riferimento per tutti gli operatori presenti in Italia. In questo periodo di grandi trasformazioni, è assolutamente fondamentale che l’intera filiera dell’auto sia compatta nel disegnare insieme il prossimo futuro dell’automobile”.

Il volume accompagna il lettore in un percorso che arriva fino ai nostri giorni: una carrellata completa lungo questi 75 anni, che intreccia l’evoluzione dell’Unione con quella del settore in Italia. È un prezioso documento storico, ma al tempo stesso un manifesto sulle sfide che il settore auto deve fronteggiare nel presente e sulla visione di UNRAE per il futuro.

Nel ripercorrere le vicende del nostro Paese e del settore, il libro tocca tutti i temi che l’Unione ha in qualche modo influenzato e interpretato: mercato, industria, istituzioni, società, ambiente, tecnica, cultura, comunicazione, formazione.

“La gestazione del libro è stata un viaggio appassionante. Indagini, interviste ai protagonisti, ricerche di archivio. Un lavoro del genere non era mai stato fatto, nemmeno per il bellissimo libro illustrato del cinquantenario. Ne è emerso un quadro davvero ricco, variegato e a tratti sorprendente. L’UNRAE, una macchina articolata, è sempre stata molto più di un’Associazione di categoria: è un costruttore di dialogo, un interprete del cambiamento, un garante di serietà, un promotore culturale”, afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE.

A rendere unica questa pubblicazione è anche la sua autenticità: il libro è stato redatto dalle persone che hanno direttamente vissuto e contribuito a scrivere la storia dell’Associazione, creando un mosaico di voci, un ritratto corale, arricchito dagli interventi di alcune grandi firme
della stampa di settore.


Una miniera di informazioni e di opinioni, che si propone come strumento di riflessione sul percorso compiuto, ma anche come chiave di lettura del presente e come bussola per i prossimi anni.
Foto da ufficio stampa UNRAE

Europa allo stremo: sempre meno occupati, crescita futura a rischio

Allarme fornitori: il divario di competitività minaccia la base manifatturiera del settore

di Benjamin Krieger, segretario generale di CLEPA

L’industria automobilistica europea si trova in una situazione difficile. I dazi sono ingenti, i costi energetici sono elevati e l’accesso alle terre rare è sottoposto a forti pressioni. I posti di lavoro stanno scomparendo a un ritmo allarmante: solo lo scorso anno sono state annunciate decine di migliaia di perdite. Questi segnali d’allarme ci dicono chiaramente che, se non agiamo rapidamente, non solo falliremo nel raggiungere la neutralità climatica, ma perderemo anche il nostro vantaggio economico e la crescita futura. Eppure, i governi europei faticano a concordare le soluzioni giuste.

In una rara iniziativa, un gruppo di 19 leader europei ha adottato un coraggioso appello al Presidente del Consiglio, sollecitando un ritorno alle proposte di riforma di Mario Draghi e un rinnovato impegno per migliorare la competitività europea. La loro attenzione alla semplificazione delle politiche di sostenibilità e al rafforzamento del mercato unico è azzeccata. Tuttavia, vale la pena ricordare che la relazione di Draghi include anche un intero capitolo sul settore automobilistico, chiedendo una revisione tecnologicamente neutrale del regolamento sulle emissioni di CO₂ – un passo che rimane altrettanto essenziale. Allo stesso tempo, Francia e Spagna hanno pubblicato un documento che conferma ampiamente l’attuale regolamento sulle emissioni di CO₂, pur con alcune flessibilità. Sostenere entrambi è, francamente, una contraddizione in sé.

 

L’Europa ha gli strumenti: usiamoli

Mentre il dibattito prosegue, in riunioni di alto livello e alle prese con sfide strutturali irrisolte, la concorrenza globale ha cambiato marcia. Cina e Stati Uniti hanno adottato strategie aperte e flessibili che incontrano i consumatori ovunque si trovino. Ibridi plug-in? Ancora forti. Intelligenza artificiale e dati? Centrali nei loro piani di mobilità.

 

I consumatori vogliono ancora i veicoli ibridi. I fornitori sono pronti a investire. Le politiche dovrebbero aiutare gli utenti a guidare in modo efficiente e conveniente. CLEPA ha presentato proposte concrete per affrontare il comportamento dei consumatori nei confronti dei veicoli ibridi plug-in, garantendo che la guida elettrica sia accessibile e massimizzata in tutte le situazioni pratiche.

Congelare il fattore utilità (la quota richiesta di guida elettrica) non significa intraprendere una strada completamente diversa, ma adattarla a una realtà in evoluzione. Tutti devono fare la propria parte in sinergia. I consumatori hanno bisogno di supporto e di tempo per adattarsi; i decisori politici dovrebbero stabilire il ritmo giusto con condizioni abilitanti, e l’industria continuerà a perfezionare gli strumenti che rendono possibile la transizione.

 

Gli obiettivi di decarbonizzazione non significano nulla se i veicoli vengono costruiti altrove

Il rischio di qualsiasi transizione è la perdita delle catene del valore. Lo abbiamo visto con il solare, dove i fondi europei hanno sovvenzionato la crescita di un’industria fiorente, altrove. Norme rigorose sui contenuti locali possono affrontare questo rischio e impedire che accada di nuovo. L’Europa deve essere più di una semplice vetrina per le tecnologie pulite: deve essere la fabbrica. La produzione locale non riguarda solo l’occupazione; riguarda la resilienza, l’innovazione e la garanzia che la transizione verde rafforzi la nostra sovranità industriale anziché esternalizzarla.

Allo stesso tempo, né gli Stati Uniti né la Cina hanno imposto un divieto di mercato sui motori a combustione interna e la nostra ambizione da sola non sarà sufficiente per permetterci un taglio netto nel 2035. È necessario un approccio flessibile e graduale per evitare di compromettere lo slancio industriale e l’adozione da parte dei consumatori.

 

Il tempo stringe

Se allarghiamo lo sguardo per un attimo e osserviamo il quadro generale, possiamo vedere chiaramente che la questione è se l’Europa guiderà il prossimo capitolo della mobilità o se lo osserverà dal sedile del passeggero. Con decisioni politiche chiave che si profilano all’orizzonte, abbiamo una rara opportunità di riparare le crepe strutturali prima che si allarghino in voragini.

Facciamo tesoro degli insegnamenti degli ultimi anni e progettiamo una revisione fattibile delle emissioni di CO₂ che ponga gli interessi strategici dell’Europa e le priorità dei cittadini al centro della transizione della mobilità. È tempo che la Commissione europea ci avvicini a questo percorso, che definisca la strada da percorrere e ci assicuri la capacità di guidarla.

 

Foto: Benjamin Krieger da ufficio stampa CLEPA