UNRAE dà il benvenuto a BYD: momento di grande soddisfazione

UNRAE: un libro per ripercorrere 75 anni di storia
di Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE
 
L’ingresso di BYD in UNRAE rappresenta un momento di grande soddisfazione per la nostra Associazione. Accogliere uno dei leader cinesi della mobilità sostenibile conferma la capacità attrattiva dei servizi offerti da UNRAE e la nostra rappresentatività sempre più rilevante nel panorama automotive italiano.

BYD porta con sé un bagaglio di innovazione tecnologica e una visione del futuro della mobilità che arricchisce il tessuto associativo di UNRAE. La scelta di BYD di associarsi a noi testimonia il riconoscimento del ruolo centrale che UNRAE svolge nel supportare le Case automobilistiche nella loro crescita sul mercato italiano, offrendo servizi qualificati e rappresentanza istituzionale di alto livello.
Foto da ufficio stampa Unrae

Auto e decarbonizzazione: uscire dalla logica “elettrico contro endotermico” e… occhio alle fonti

Transizione automotive; si valorizzino eccellenze e competenze (molte sono italiane)

di Gianni Murano, presidente di UNEM – (la lettera aperta inviata a Milena Gabanelli e Rita Querzé a commento dell’articolo pubblicato lunedì 16 giugno 2025 dal Corriere della Sera con il titolo: “L’auto elettrica e le altre. Il vero impatto in CO2“)

 

L’articolo pubblicato lunedì 16 giugno dal “Corriere della Sera” con il titolo: “L’auto elettrica e le altre. Il vero impatto in CO2”, si presta ad alcune considerazioni e precisazioni che riportiamo alla vostra attenzione ritenendo possano essere utili ai temi posti in evidenza sulla decarbonizzazione del trasporto. In questo ambito, riteniamo inoltre comunque prioritario uscire dalla logica “elettrico contro endotermico” e approcciare il processo di decarbonizzazione dei trasporti in un’ottica di pluralità di azioni e tecnologie, rispettando appunto l’obiettivo della decarbonizzazione e non della pura e semplice elettrificazione. In primo luogo, è sempre bene distinguere tra emissioni inquinanti (come NOX e PM10), che a oggi hanno portato al blocco delle alimentazioni Euro 5 nelle grandi città della Pianura Padana, e le emissioni climalteranti come la CO2 che sono cosa ben diversa sia per gli effetti che per le modalità di riduzione. Nel caso delle emissioni inquinanti va sottolineato come le motorizzazioni più recenti, grazie ai nuovi sistemi di abbattimento, abbiano praticamente azzerato le emissioni di NOx. Per quanto riguarda gli NOX c’è uno studio ADAC (Allgemeiner Deutscher Automobil-Club) del 2019 che già evidenziava tale risultato, oggi consolidato visto che le tecnologie per l’abbattimento degli inquinanti sono ulteriormente migliorate.

 

Oggi un’auto Euro 5 o Euro 6 emette il 95% in meno rispetto ad una vettura Euro 1. Dunque, da questo punto di vista il vantaggio dell’elettrico rispetto a un motore endotermico viene meno. Anche nel caso dei PM10 l’introduzione dei nuovi filtri antiparticolato (FAP – Filtro Antiparticolato o DPF – Diesel Particulate Filter) hanno significativamente abbattuto queste emissioni, come risulta da test certificati. Nelle motorizzazioni Euro 5 e 6 le emissioni derivano solo in minima parte dalla combustione (sia primarie sia secondarie), mentre sono dovute principalmente al deterioramento per attrito di pneumatici, freni e del manto stradale (le cosiddette emissioni non-esauste), che tra l’altro tendono a crescere rapidamente con l’aumento del peso del veicolo, che è una peculiarità delle auto elettriche e che pertanto tenderanno a generare maggiori emissioni di PM10.

 

In riferimento al prossimo blocco delle auto Euro 5 si evidenzia, a titolo di esempio, che nell’ambiente urbano di Milano si stimano emissioni di PM10 pari a 1.200-1.400 tonnellate/anno: circa 800 tonnellate derivano dal riscaldamento civile (peraltro concentrate nei soli 6 mesi invernali), 400 tonnellate da tutti i trasporti stradali (di cui gran parte non esauste) e circa 100 tonnellate dall’industria. Nell’ambito del trasporto stradale le stesse auto euro 5 emettono non più di 3-4 tonnellate/anno, un valore assolutamente trascurabile rispetto alle emissioni totali (circa l’1%).

 

Passando alle emissioni climalteranti, molti studi indipendenti sostengono il contrario di quanto affermato nell’articolo. Limitandoci all’ambito nazionale, si ricorda il progetto di ricerca “La rivoluzione della mobilità sostenibile parte dalle autostrade. Sicure, digitali, decarbonizzate” lanciato nel 2023 da Autostrade per l’Italia in collaborazione con esperti del mondo accademico e della ricerca – tra cui Politecnico di Milano, Università Federico II, Università degli Studi della Campania, CNR, Enea, Cdp e RSE – che ha messo a confronto i diversi vettori energetici, provenienti da diverse fonti primarie, calcolandone l’impatto lungo i cicli Well to Tank (WTT), Tank to Wheel (TTW) e Well to Wheel (WTW). I risultati di questo esercizio hanno evidenziato che nel caso di auto dotate di un motore endotermico alimentato con biocarburanti (HVO e biometano) le emissioni nel ciclo WTW producono tra i 30 e i 76 gCO2eq/kWh rispetto ai 140-267 gCO2eq/kWh di un’auto elettrica alimentata con l’attuale mix di produzioneelettrica italiano. Un saldo che per le auto ICE diventa addirittura negativo se le emissioni si calcolano nel ciclo WTT.

 

Risultati analoghi si ottengono utilizzando il “Car CO2 Comparator”, una piattaforma digitale realizzata da Concawe e IFP Energies nouvelles per misurare e confrontare in modo interattivo le emissioni di gas serra nel ciclo di vita delle autovetture in base a diversi parametri: powertrains, fuels utilizzati, profilo di guida, intensità carbonica nella produzione di elettricità o dei fuels, condizioni ambientali. Il tutto sulla base di dati derivati da analisi specifiche e/o dalla letteratura prevalente in materia.

 

A titolo dimostrativo, mettendo a confronto un’auto elettrica (BEV), una Plug-in ricaricabile (PHEV) e una ibrida non ricaricabile (HEV) alimentate con i carburanti (gasolio con 7% biocarburanti, biocarburante in purezza 100%, ossia HVO, e il mix energetico elettrico oggi disponibile) è emerso che, con un approccio di calcolo delle emissioni sul ciclo di vita (LCA), all’aumentare della quota di componente bio/rinnovabile nei carburanti cresce il vantaggio delle HEV e delle PHEV rispetto alle BEV che dunque non possono essere considerate l’unica soluzione ai fini della decarbonizzazione.

Anzi, con l’attuale mix energetico europeo, pari a 365 gCO2eq/kWh, le auto elettriche sono le meno efficaci e lo sono anche nel caso in cui portassimo a zero

il valore dell’intensità carbonica nella produzione di energia elettrica, in maniera tale che per le BEV le emissioni fossero limitate alle sole fasi di produzione e smaltimento del veicolo.

 

L’articolo prevede inoltre uno scenario anche al 2050, ipotizzando una produzione di energia elettrica e una produzione di batterie al momento ben lontana dall’attuale. In particolare, immaginare una produzione di energia elettrica “Net Zero”, ovvero tutta da rinnovabile, nucleare o con impianti CCS, allo stato attuale appare oggettivamente molto sfidante considerato che alcuni Paesi (tra cui il nostro) bruciano ancora carbone, molti Paesi (tra cui il nostro) non costruiscono centrali nucleari, pochissimi Paesi (tra cui il nostro) hanno approvato impianti per il carbon capture.

Considerato quindi corretto il grafico “Emissioni di CO2/km a confronto” a corredo dell’articolo, risulta evidente che utilizzando i carbon neutral fuels già oggi disponibili (biometano, HVO con recupero metano e CO2 e altri ne arriveranno a breve), il contributo derivante dall’utilizzo sparirebbe rendendo le auto ICE e le ibride con o senza ricarica via via più efficaci in termini di riduzione delle emissioni di CO2 rispetto alle elettriche.

 

L’articolo pone altresì l’accento sulle possibili truffe sui biocarburanti senza però ricordare che la normativa europea prevede specifici Sistemi di certificazione per la verifica del “GHG saving”. Tali sistemi di certificazione, sia nazionali che comunitari, sono particolarmente rigorosi e controllano e verificano le emissioni di GHG lungo tutta la filiera dei biocarburanti, l’uso sostenibile del territorio, la protezione degli habitat naturali e la sostenibilità sociale per la produzione di materie prime in conformità con i criteri delle Direttive comunitarie.

 

Ciò naturalmente non elimina il rischio di truffe (così come il Codice Penale non elimina il rischio dei reati), ma appare evidente che porre come elemento di discriminazione di una tecnologia singoli episodi di truffe che devono, e possono essere, debellati (così come si fece con le truffe sulle rinnovabili), appare perlomeno indicativo di un approccio sicuramente non neutrale. Analogamente, i dati sul rendimento delle due motorizzazioni non tiene conto di come viene prodotta l’energia elettrica. Ovviamente se è tutta prodotta da energie rinnovabili, l’auto elettrica sconta l’efficienza della rete di distribuzione, se invece (come è attualmente e sarà per qualche decennio) l’energia elettrica sarà prodotta anche da fossili che utilizzano comunque un ciclo termico (che ha un’efficienza intorno al 50%), l’efficienza delle BEV crolla pesantemente a valori prossimi a quelli dell’endotermico, a cui va comunque aggiunta l’efficienza dell’ibrido come la evidente riduzione dei consumi dimostra nei fatti e nei numeri.

 

Del resto, è sintomatico che si riportino dati elaborati da quello che è sicuramente il meno neutrale dei Think- Tank, cioè Transport&Enviromnent, su cui proprio in questi giorni emergono notizie giornalistiche di finanziamenti ricevuti dalla Commissione Europea proprio per supportare l’auto elettrica. Siamo certi che un’informazione sicuramente accorta e precisa come quella del “Corriere della Sera” avrà l’attenzione di valutare anche altre fonti che potranno fornire dati e prospettive diverse ma non meno autorevoli, specialmente su un tema così cruciale per il nostro continente e per l’industria europea. Del resto, su una cosa condividiamo, la necessità di “raccontare ai cittadini le cose come stanno”.

 

Foto da ufficio stampa UNEM

 

 

L’auto in Europa: troppi paletti, è il momento di scelte strutturali

Mercato auto 2026, il nuovo accelera: +9,8% nel primo semestre

di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

Il mercato europeo delle vetture ECV cresce in maggio del 33%, al 27,1% di quota, ma l’Italia si ferma all’11,4%, con BEV al 5,1%, meno di 1/3 della quota
media in Europa (17,4%). Non è accettabile che il nostro Paese rimanga sempre in ultima posizione tra i Major Market e ben lontano da tanti altri Paesi più progrediti per quanto riguarda la transizione: è il momento di scelte strutturali, come indicato già da tempo dall’UNRAE.

In ambito europeo, lo scorso 17 giugno è stata pubblicata la modifica al Regolamento sui target di emissione di CO2 che introduce maggiore flessibilità per il calcolo della conformità nel triennio 2025-2027. Tale provvedimento entrerà in vigore già a partire dal 9 luglio 2025 e sarà immediatamente applicabile. Una misura apprezzata ma che, come già ribadito dall’UNRAE, è arrivata però in modo tardivo rispetto ai piani di investimento dei produttori di auto.
È auspicabile rimuovere i numerosi paletti ora previsti e assolutamente da evitare introdurne ulteriori, come un eco-score che, oltre a discriminare e rendere difficilmente applicabili gli incentivi, allungherebbe moltissimo i tempi di attuazione. Il paradosso italiano è che abbiamo le risorse, ma non riusciamo a spenderle. Vanno rimossi gli ostacoli che impediscono di trasformare i fondi in mobilità sostenibile reale.
Come più volte ribadito dall’UNRAE, è quanto mai impellente una revisione della fiscalità delle auto aziendali, intervenendo sull’aumento della detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi e sulla riduzione del periodo di ammortamento a tre anni. La Delega Fiscale è un’occasione imperdibile per operare interventi di questo tipo, ma è necessario fare presto, considerata la sua scadenza a fine agosto. Un’auto aziendale con tecnologia virtuosa è il veicolo ideale per la transizione: alto chilometraggio, rinnovo rapido, visibilità. Ma oggi è ancora penalizzata da una fiscalità inadeguata.
Foto da ufficio stampa UNRAE

AlixPartners Garden Party 2025: la serata annuale di networking

AlixPartners Garden Party 2025: la serata annuale di networking

Come da tradizione, la splendida cornice di Villa Necchi Campiglio, a Milano, anche ques’anno ha fatto da sfondo al Garden Party di AlixPartners, un evento che ha registrato una partecipazione straordinaria e allietato da un fantastico gruppo musicale. 

A fare gli onori di casa Dario Duse, EMEA Automotive Practice Leader e Italian Country Head of AlixPartners.

Manutenzioni stradali al palo: il settore rallenta, cresce l’allarme sicurezza

Manutenzioni stradali al palo: il settore rallenta, cresce l’allarme sicurezza

La produzione di conglomerato bituminoso è ferma, le amministrazioni locali tagliano gli investimenti e il settore rischia di tornare ai livelli pre-Covid. Intanto, è stato presentato un manuale tecnico sull’aderenza e sono state svelate le date di Asphaltica World 2025. La rete stradale italiana rischia un nuovo arretramento strutturale. È questo il grido d’allarme lanciato da SITEB – Associazione Strade Italiane e Bitumi – durante il convegno “Road Safety Day”, tenutosi a Bologna.

Nonostante la retorica politica sull’importanza delle infrastrutture, i numeri del 2024 dipingono uno scenario di stagnazione: la produzione di conglomerato bituminoso si è fermata a 34,3 milioni di tonnellate, lo stesso dato del 2023, ben lontano dai 40 milioni ritenuti necessari per garantire un livello adeguato di sicurezza e manutenzione sulle strade italiane.

 

Un comparto fermo, una rete a rischio

La situazione è allarmante: Comuni e città metropolitane hanno drasticamente ridotto le manutenzioni, lasciando il comparto in attesa e le imprese senza certezze. Il rischio è quello di tornare ai livelli pre-pandemia, con tutte le conseguenze del caso in termini di degrado infrastrutturale e sicurezza.

Secondo SITEB, Associazione strade italiane e bitumi, l’Italia conta oggi oltre 837.000 km di rete stradale, di cui solo 7.000 km rappresentano tratte autostradali puntualmente manutenute e 32.000 km fanno parte della rete ANAS. Il resto – oltre 700.000 km – è gestito da province e comuni, con il 70% degli enti locali al di sotto dei 5.000 abitanti, spesso privi di risorse per interventi strutturali. Proprio su queste strade si registrano le maggiori criticità di sicurezza e usura.

 

La voce delle imprese: lavorare in emergenza non è più sostenibile

“I dati 2024 e quelli del primo trimestre 2025 non lasciano spazio all’ottimismo. Rischiamo di scendere sotto i 30 milioni di tonnellate di conglomerato se non ci sarà una svolta. Servono programmazione e fondi certi”, ha dichiarato Alessandro Pesaresi, presidente di SITEB. Le difficoltà sono amplificate dall’incertezza normativa, con norme sull’end of waste e criteri ambientali minimi (CAM) che frenano l’operatività e aumentano i costi burocratici per le aziende del settore.

 

Tecnologia e sicurezza: nasce il manuale sull’aderenza

Durante l’incontro è stato presentato il nuovo manuale tecnico “Sicurezza stradale: l’aderenza delle pavimentazioni”, redatto da una task force di esperti SITEB. Il documento analizza le dinamiche dell’aderenza stradale, le metodologie più efficaci per la misurazione e le migliori pratiche progettuali e manutentive.

“L’aderenza è una variabile fondamentale per la sicurezza stradale, soprattutto in condizioni meteo avverse”, ha spiegato ancora Pesaresi. “Con questo manuale vogliamo offrire uno strumento concreto agli operatori del settore e sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema spesso sottovalutato, ma cruciale”.

 

Asphaltica World 2025: appuntamento a Bari dal 29 al 31 ottobre

In chiusura dell’evento, SITEB ha annunciato ufficialmente le date della prossima edizione di Asphaltica World 2025, la principale manifestazione italiana dedicata alle tecnologie e soluzioni per l’infrastruttura stradale. Si terrà a Bari dal 29 al 31 ottobre, in collaborazione con BolognaFiere. Un’occasione per fare il punto sul settore, tra innovazione tecnologica, normative e nuovi materiali.

 

Investire in manutenzione è un investimento in sicurezza

Secondo gli esperti, il settore necessita di almeno 40 milioni di tonnellate di asfalto all’anno per rispondere alle esigenze di una rete viaria ampia e complessa come quella italiana. I dati del 2024, invece, raccontano un comparto immobile: produzione stabile a 34,3 mln t, valore della posa in opera fermo a 3.600 milioni di euro, e nessuna variazione nel numero degli addetti (38.000 unità) e degli impianti attivi (400).

Numeri che raccontano l’urgenza di una risposta istituzionale: non solo per salvaguardare l’incolumità degli utenti, ma anche per evitare che le imprese del settore, già in difficoltà, vengano ulteriormente penalizzate.

 

Una responsabilità di filiera

Il messaggio emerso dal Road Safety Day è chiaro: la sicurezza stradale è una responsabilità condivisa, che richiede il contributo di amministrazioni pubbliche, progettisti, gestori e imprese. Una manutenzione puntuale non è un’opzione, ma una necessità per un Paese che intende guardare al futuro con serietà.

 

Foto da ufficio stampa