“Siate consulenti integrali”: il messaggio del Papa all’incontro del 2022 con Deloitte

"Siate consulenti integrali"
di Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte
 
La notizia della morte di Papa Francesco ci addolora enormemente. Ci lascia un uomo straordinario. Ricordiamo le parole del Santo Padre quando nel settembre del 2022 ha ricevuto una delegazione di Deloitte Global. Parole con le quali ci esortava ad essere “consulenti integrali: per cooperare a ri-orientare il modo di stare su questo nostro Pianeta che abbiamo fatto ammalare, nel clima e nelle disuguaglianze“.
di Papa Francesco
Care amiche, cari amici, benvenuti! Ringrazio il Signor Renjen per le parole con cui ha presentato il vostro lavoro: assistere il mondo imprenditoriale nel fare le scelte opportune nelle diverse situazioni. Ho saputo che in ogni momento della giornata ci sono 350.000 persone che lavorano per la vostra Società impegnate a fornire consulenza e assistenza ad altre organizzazioni. Una grande responsabilità!


Oggi il mondo sta soffrendo a causa del peggioramento delle condizioni ambientali; molte popolazioni o gruppi sociali vivono in maniera non dignitosa sul piano dell’alimentazione, della salute, dell’istruzione e di altri diritti fondamentali. L’umanità è globalizzata e interconnessa, ma permangono povertà, ingiustizia e diseguaglianze.

Quali sono dunque le condizioni perché un consulente, un coordinatore di consulenti, un professionista esperto possa contribuire a invertire o almeno a correggere la rotta? Come impostare il proprio lavoro in modo da poter camminare verso un mondo più abitabile, più giusto e più fraterno? Provo a suggerirne tre.

Il primo suggerimento è di tenere viva la consapevolezza che voi potete lasciare un segno. Si tratta di fare in modo che sia un segno buono, che vada nella direzione di uno sviluppo umano integrale. Le vostre conoscenze, le vostre esperienze, le vostre competenze e la vastità della rete delle vostre relazioni costituiscono un immenso patrimonio immateriale che aiuta imprenditori, banchieri, manager, amministratori pubblici a capire il contesto, a immaginare il futuro ea prendere decisioni. Dunque, aiutare a conoscere per aiutare a decidere.

 

Questo attribuisce alla vostra organizzazione ciascuna e ciascuno di voi la capacità di orientare le scelte, di influenzarne i criteri, di valutare le priorità per le aziende, le università, gli organismi sovranazionali, i governi nazionali e locali, e per coloro che prendono decisioni a livello politico. Voi siete ben consapevoli di questo vostro “potere”. Pertanto dovrebbe affiancarsi costantemente la volontà di indirizzare la vostra analisi e le vostre proposte verso scelte coerenti con il paradigma dell’ecologia integrale. Una buona domanda da porsi per valutare ciò che funziona e ciò che non funziona sarebbe: quale mondo vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti?

Il secondo suggerimento che vi darei è di assumere ed esercitare la vostra responsabilità culturale, che vi deriva anch’essa dal patrimonio di intelligenze e di connessioni di cui disponete. Per responsabilità culturale intendo due cose: assicurare un’adeguata qualità professionale, e inoltre una qualità antropologica ed etica che vi permette di suggerire risposte coerenti con la visione evangelica dell’economia e della società, in altre parole, con la dottrina sociale cattolica.

 

Si tratta di valutare gli effetti diretti e indiretti delle decisioni, l’impatto sull’attività ma, ancora prima, sulle comunità, sulle persone, sull’ambiente. “Le varie culture, che hanno prodotto la loro ricchezza nel corso dei secoli, devono essere preservate perché il mondo non si impoverisca. E questo senza trascurare di stimolarle a lasciar emergere da sé stessi qualcosa di nuovo nell’incontro con altre realtà” (Enc. Fratelli tutti, 134).

Terzo suggerimento: valorizzare le diversità. Tutti gli organismi creati dall’uomo – le istituzioni, le imprese, le banche, le associazioni, i movimenti – hanno il diritto, se onestamente e correttamente gestiti, di poter salvaguardare e sviluppare la propria identità. Qualcuno parla di “biodiversità imprenditoriale” – è bello il termine -: come garanzia di libertà di impresa e libertà di scelta dei clienti, dei consumatori, dei risparmiatori e degli investitori; e anche come condizione indispensabile di stabilità, di equilibrio, di ricchezza umana. È quanto avviene nella natura e può avvenire anche negli “ecosistemi” economici.

Negli ultimi quindici anni il mondo è passato attraverso crisi gravi e continua. Non abbiamo potuto terminare di affrontare la crisi finanziaria del 2007 che abbiamo dovuto affrontare quella del debito sovrano e delle economie reali, poi la pandemia, quindi la guerra in Ucraina con conseguenze e minacce globali.

Intanto, però, il Pianeta ha continuato a soffrire per gli effetti del cambiamento climatico; intanto guerre crudeli e nascoste si continuavano a combattere in diverse regioni; intanto decine di milioni di persone continuavano ad essere forzate a migrare dalle proprie terre. Mentre una parte di uomini e donne miglioravano il proprio vivere quotidiano, un’altra parte risentiva di scelte senza scrupoli diventando le principali vittime di una sorta di contro-sviluppo. San Paolo VI ha chiarito efficacemente che il nuovo nome della pace è lo sviluppo nella giustizia sociale (cfr Enc. Populorum progressio, 76-80).

Cosa può fare il consulente di decisioni in questo contesto difficile e incerto? Può fare molto. Può impostare le sue analisi e le sue proposte secondo uno sguardo e una visione integrale: infatti, lavoro dignitoso delle persone, cura della casa comune, valore economico e sociale, impatto positivo sulle comunità sono realtà tra loro connesse.

Il consulente di oggi, consapevole del proprio ruolo, è chiamato a proporre e discutere indirizzi nuovi per nuove sfide. Gli schemi vecchi hanno funzionato solo in parte, in contesti diversi. Chiamerei questa nuova generazione di consulenti “consulenti integrali”. Si tratta di esperti e professionisti che tengono conto delle connessioni tra i problemi e le loro rispettive soluzioni e che accolgono il concetto dell’antropologia relazionale: quello che “aiuta l’uomo anche a riconoscere la validità di strategie economiche che mirino anzitutto alla qualità globale della vita raggiunta, prima ancora che all’accrescimento indiscriminato dei profitti, ad un benessere che se vuol essere tale è sempre integrale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.

 
Nessun profitto è infatti legittimo quando vengono meno l’orizzonte della promozione integrale della persona umana, della destinazione universale dei beni e dell’opzione preferenziale per i poveri”, e aggiungiamo: la cura della nostra casa comune. Il mio auspicio è che voi possiate aiutare le organizzazioni a rispondere a questa chiamata. Avete le giuste competenze per collaborare a costruire quel ponte necessario tra il presente paradigma economico, basato su consumi eccessivi e che sta vivendo la sua ultima fase, con il paradigma emergente, un paradigma strutturato sull’inclusione, la sobrietà, la cura e il benessere. Vi incoraggiamo a diventare “consulenti integrali”: per cooperare a ri-orientare il modo di stare su questo nostro Pianeta che abbiamo fatto ammalare, nel clima e nelle disuguaglianze.

Design Week: Brembo e la sua rivoluzione

Design Week

Nel cuore della recente Milano Design Week, Brembo, storico leader nella progettazione di sistemi frenanti per il settore automotive, ha fatto il suo trionfale ritorno al Fuorisalone di Milano, portando con sé una proposta inaspettata che mescola l’innovazione tecnologica con l’estetica contemporanea. Dopo il grande successo della scorsa edizione, l’azienda ha deciso di partecipare nuovamente all’evento con una collezione esclusiva di pinze freno in tre colori molto apprezzati dal pubblico: mirtillo, zafferano e oro. Un’evoluzione del progetto che si inserisce in un ambito in continua espansione, quello dell’interior design.

 

Un Tributo alla creatività e alla performance

Il design delle pinze freno Brembo, celebre per la sua alta qualità e precisione, si è arricchito di nuove varianti cromatiche, sviluppate in collaborazione con Sesia&Co., un partner di lunga data nel mondo del design. L’azienda ha infatti deciso di presentare le pinze nei colori più votati dal pubblico lo scorso anno: mirtillo, zafferano e oro. Un’esplorazione del design che si rinnova, partendo dalla tecnologia per arrivare all’estetica, offrendo soluzioni che ben si inseriscono nell’arredamento moderno.

“Il nostro obiettivo è stato quello di unire funzionalità e bellezza, rispondendo anche alla domanda di personalizzazione che arriva dai consumatori”, commentano i responsabili del progetto. La nuova collezione non si limita solo a un’esposizione estetica, ma si prepara ad entrare in produzione, destinata a diventare un simbolo di qualità e innovazione nella mobilità.

 

Pinza oro: un’Icona delle competenze Brembo

La pinza oro è il pezzo di punta della collezione, celebrando i 50 anni di Brembo nelle competizioni motorsport. Questa pinza, appartenente alla gamma BM6, è stata progettata per essere parte di un kit GT ed è destinata a diventare un vero e proprio oggetto da collezione. Non si tratta solo di una pinza freno, ma di una vera e propria dichiarazione di stile che unisce il mondo delle competizioni con quello dell’interior design.

“La pinza oro non è solo un elemento funzionale per l’auto, ma una testimonianza della lunga tradizione di innovazione e performance che Brembo ha costruito nel corso degli anni”, sottolineano i designer di Brembo. Questa scelta esclusiva rappresenta al meglio l’impegno dell’azienda verso l’eccellenza, estendendo la sua expertise nel design automobilistico anche all’arredo domestico.

 

Dallo sport alla casa

Brembo ha sempre dimostrato una grande attenzione all’estetica dei suoi prodotti. Con l’introduzione della collezione di pinze per il design d’interni, l’azienda ha compiuto un passo ulteriore, presentando prodotti che non solo rispondono a esigenze di performance, ma che si integrano anche perfettamente nel mondo dell’arredamento. Non è solo una questione di estetica, ma di innovazione tecnologica, dove ogni prodotto è pensato per combinare qualità e design in modo armonico.

Il Fuorisalone di Milano si conferma come un palcoscenico ideale per Brembo, che continua a sorprendere con la sua capacità di reinventarsi. La partecipazione all’evento rappresenta un’opportunità per l’azienda di esplorare nuove applicazioni per i suoi prodotti e di creare un dialogo tra il mondo della tecnologia automobilistica e quello del design.

 

Packaging esclusivo e cura nei dettagli

Un’altra novità che ha suscitato l’interesse degli appassionati è il packaging esclusivo pensato per questa edizione. Ogni pinza, nei colori mirtillo, zafferano e oro, è presentata in un packaging raffinato, che sottolinea la qualità e l’attenzione al dettaglio che da sempre contraddistinguono il marchio Brembo. Un omaggio all’estetica e al design, che non solo riguarda il prodotto finale, ma anche l’esperienza completa che il cliente vive.

 

Verso il futuro

Il progetto di Brembo al Fuorisalone non si ferma alla sola esposizione dei suoi prodotti. L’azienda ha in mente una visione che va oltre la presentazione estetica. Il design delle pinze freno diventa una piattaforma che coniuga innovazione, sostenibilità e mobilità futura. Con il contributo di Sesia&Co. e altre realtà del settore, Brembo si prepara a lanciare nuove soluzioni per il futuro, portando la sostenibilità e l’innovazione nel cuore del design urbano e automobilistico.

“Con questo progetto, vogliamo mostrare che la tecnologia e il design sono strettamente legati e devono andare avanti insieme per costruire il futuro”, conclude l’azienda.

 

Foto da ufficio stampa BREMBO

Autotrasporto al collasso: giusto l’allarme di Federlogistica

Autotrasporto: solo ora le associazioni si accorgono della crisi

di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere

 

Non possono lasciare indifferenti le parole di Davide Falteri, presidente di Federlogistica. Falteri dall’osservatorio esterno, e quindi più libero, denuncia una situazione ben nota a chi è del settore e troppo spesso sottaciuta.  Federlogistica mette in risalto come, a dispetto delle tanto sbandierate dichiarazioni sulla cosiddetta cura del ferro, le merci nel nostro Paese si spostino sempre più su gomma, anche per lunghe o lunghissime tratte, a causa di un trasporto ferroviario incapace, per mancanza di investimenti e strategie serie, di garantire flessibilità, tempi celeri e costi contenuti. Giustamente Falteri evidenzia come, parallelamente, il mondo dell’autotrasporto offra servizi a livelli tariffari bassissimi, incompatibili sia con la sopravvivenza delle imprese, sia con la sicurezza stradale.

 

A questa constatazione Ruote Libere ha da sempre aggiunto il tema calpestato della legalità. È evidente infatti che aziende che operano senza margini di guadagno e in una babele di burocrazia che, in assenza di seri controlli, si traduce in una deregolamentazione di fatto, sono costantemente aggredibili dal mondo della criminalità organizzata. Mafie che, per loro natura, operano con logiche fuori dal mercato. Sottoscriviamo dunque l’appello che Federlogistica rivolge al Governo, consapevoli che davvero il sistema dell’autotrasporto è al collasso davanti a una violazione strutturale delle norme ed è, oserei dire, offeso dalla retorica che esalta il totem della intermodalità, ma che in realtà constata un semplice e diffuso uso del camion.

 

Se il modello dei trasporti brevi (da hub ferroviari verso le imprese) sarebbe vantaggioso per tutti gli attori della filiera, oggi è banalmente più utile usare solo la gomma perché il settore dell’autotrasporto è stato, negli anni, colpevolmente privato di potere contrattuale, quindi oggi molto “conveniente” dal punto di vista economico. Solo su un tema divergiamo dall’opinione di Falteri: tra i tanti problemi del nostro mondo non vi è quello del “nanismo imprenditoriale. Non è vero che solo grande è bello: l’ossatura dell’autotrasporto italiano è ancora fatta di tante piccole e medie imprese che grazie proprio alla loro flessibilità hanno sempre garantito e continuano a farlo efficienza all’intero sistema Paese.

 

Foto Cinzia Franchini da redazione Ruote Libere

 

 

Natura e benessere: in camper per un viaggio rigenerativo

Natura e benessere

Il turismo outdoor non è solo un’attività economica interessante per le aziende ricettive e il territorio che le ospita, ma riveste per chi lo pratica un’importanza “interiore”, legata al desiderio di ciascuno di vivere il proprio tempo libero in una dimensione diversa dal quotidiano. Uscire dalla propria comfort zone, alla ricerca di luoghi di rigenerazione, a contatto con la natura, in luoghi poco conosciuti, lontani dalla folla. I dati del turismo open air in Italia, confermano 71 milioni di presenze nel 2024, con un aumento del 16% sul 2023; 8 miliardi di fatturato; oltre 2.000 le aree sosta e oltre 2.000 i campeggi.

Questi dati saranno rappresentati “plasticamente” al Salone del Camper, grazie ai mezzi ricreativi esposti, alle attrezzature e agli eventi che animeranno l’area dedicata alle destinazioni e al viaggio. Giunto alla 16^ edizione, si svolgerà dal 13 al 21 settembre 2025 in 5 padiglioni fieristici a Parma, ed è organizzato come di consueto da Fiere di Parma in collaborazione con APC, Associazione Produttori Caravan e Camper. La manifestazione, prima in Italia e seconda in Europa per numero di visitatori, è un appuntamento irrinunciabile per la community di viaggiatori che ama la vacanza open air. Si troveranno centinaia di mezzi ricreativi, ma è anche una vetrina accreditata sul tema della filosofia di viaggio. Uncrowd tourism, slow tourism, midcentric tourism (in inglese), turismo lento, sostenibile e responsabile (in italiano), questa è la nuova frontiera del turismo, che sarà declinata alla Fiera di Parma.

Secondo uno studio condotto nel 2024 da Visa in collaborazione con Ipsos, cresce l’attenzione alla tutela dell’ambiente da parte dei turisti, che nella pianificazione delle proprie vacanze, indipendentemente dalla destinazione, ricercano soluzioni green. Dallo studio emerge come il 46% dei turisti italiani è disposto a pagare fino al 5% in più per beni e servizi ecosostenibili. In questo scenario, oltre l’80% dei viaggiatori, nella pianificazione della vacanza, considera importante avere accesso a piattaforme capaci di suggerire mezzi, alloggi, servizi di ristorazione, percorsi turistici e attività eco-friendly sul territorio, sia in Italia che all’estero.

 

Vacanza e tempo libero sostenibile: impatti abbattuti

La vacanza in camper genera il 30% di impatto in meno sul cambiamento climatico, il 36% di impatto in meno sul consumo di risorse naturali, il 27% in meno sul consumo di acqua. Questi in sintesi i risultati dell’indagine sull’impatto ambientale della vacanza in camper, condotta da Ergo, spin off della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa nel periodo 2022-2023 (ultimo dato disponibile). Viaggiare in camper può essere un modo ecologico per esplorare il mondo, ma ci sono azioni che si possono adottare per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.

Ad esempio installare pannelli solari sul tetto per alimentare luci, elettrodomestici e dispositivi; usare batterie a lunga durata; utilizzare contenitori per separare rifiuti organici, riciclabili e indifferenziati; acquistare prodotti privi di imballaggi o con contenitori riutilizzabili; utilizzare per le docce soffioni a basso consumo per diminuire il consumo d’acqua; svuotare i serbatoi in aree designate per favorire il trattamento delle acque reflue; usare materiali sostenibili, come accessori in bambù oppure in acciaio inox, ovvero materiali biodegradabili o durevoli per utensili, piatti e altri oggetti.

Una volta parcheggiato il camper, meglio muoversi a piedi o in bici, sicuramente una scelta più sostenibile e responsabile, ma anche un’esperienza più vicina alla natura e alle comunità locali. Tante idee ed un solo contenitore dove trovare veicoli, attrezzature, idee di viaggio: questo è il Salone del Camper.

 

Natura, enogastronomia e arte le principali calamite turistiche italiane

La libertà che ti offre il viaggio in camper è un lusso che non ha eguali in questi tempi frenetici e senza sosta. Muoversi senza limiti di tempo e spazio, senza limiti alla fantasia e ai desideri, avendo la consapevolezza che si ha a disposizione tutto ciò che serve. Secondo uno studio ENIT del 2024, natura e arte sono le due principali attrattive per un viaggio, seguite dall’enogastronomia e dall’escursionismo. Un italiano su due ha infatti effettuato weekend escursionistici negli ultimi 2 anni.

Anche per il Rapporto sul turismo enogastronomico 2024 a firma di Roberta Garibaldi, il cibo è una presenza stabile insieme a natura e cultura tra le esperienze più desiderate. Nel periodo ottobre 2024 – marzo 2025, la classifica delle intenzioni di viaggio dei cittadini europei segnala il 15% per l’enogastronomia, il 16,6% per la natura e il 14,7% per la cultura.

Questi dati valgono anche per i camperisti, che per definizione sono alla ricerca di un tipo di viaggio libero, di scoperta e avventura, all’aria aperta, alla ricerca di nuove esperienze.

E ai camperisti piace mangiare bene, sia fuori che dentro il mezzo, e al Salone del Camper si parlerà anche di questo. Come realizzare piatti in poco tempo e con ingredienti del territorio, come organizzare la cambusa ideale nel minimo spazio e con la minima spesa. Grazie agli show-cooking, realizzati in collaborazione con gli chef dei Ristoranti del Buon Ricordo, provenienti da varie regioni italiane, si potrà imparare (gratuitamente) a sfruttare al meglio tempi e attrezzature. Cucinare in camper può essere un’avventura divertente, e si possono creare ricette gourmet anche con poche cose a disposizione e in uno spazio ristretto.

 

Outdoor style: abbigliamento e attrezzature del camperista sportivo

Non solo camperisti gourmands, ma anche attenti al look. L’outdoor style in camper combina funzionalità, comfort e un tocco di moda per rendere il viaggio pratico e chic. E’ sempre meglio avere a disposizione uno zaino, perfetto per escursioni giornaliere e per trasportare tutto ciò che serve; borracce e contenitori isolanti per mantenere bevande e cibo alla temperatura ideale; abbigliamento funzionale come una giacca 3-in-1(impermeabile, antivento e con strato rimovibile adatta ad ogni stagione), maglie in lana merino morbide, leggere e perfette per regolare la temperatura corporea; pantaloni convertibili che si trasformano facilmente in pantaloncini; scarponcini multiuso adatti sia per passeggiate leggere che per terreni accidentati e poi cappelli per proteggersi dal caldo o dal freddo; felpe e cardigan oversize per serate rilassanti accanto al fuoco.

Sono anche cambiati i tessuti, molto più tecnici, da lavare e asciugare velocemente. Colori audaci, materiali sostenibili, microfibre coagulate, membrane impermeabili e traspiranti, più funzionali e confortevoli. Tessuti termici con tre strati, elasticizzati per una maggiore libertà di movimento. Il Salone del Camper sarà anche momento di aggiornamento su tutto ciò che è moda e stile, sia per l’abbigliamento che per le attrezzature esterne del camper, come tende parasole, tavolini e sedie pieghevoli, stuoie, pannelli solari, antenne satellitari, verande gonfiabili.

 

Geocaching e birdwatching per immergersi nella natura

Per sfruttare al meglio il tempo libero, il camper offre molte opportunità, a metà strada tra avventura e relax. Ad esempio si possono contemplare e dipingere paesaggi, improvvisarsi fotografi itineranti, dedicarsi al birdwatching per scoprire ambienti naturali e nidificazioni di uccelli. L’ultima frontiera del divertimento dei viaggiatori in camper è il geocaching, avventura tecnologica che combina gioco e natura, una caccia al tesoro moderna che consente ai partecipanti, tramite una app, di trovare le “cache” nascoste nell’ambiente: oggetti, gadget, piccoli premi.

Si tratta della caccia al tesoro più grande del mondo, una sfida adatta sia ai figli sia ai genitori, un’esperienza da condividere con amici e parenti, anche utilizzando i social media. Il viaggio rigenerativo e il divertimento saranno tra i protagonisti del Salone del Camper, in programma dal 13 al 21 settembre nei padiglioni di Fiere di Parma.

 

Cicloturismo, canoeing, trekking: in camper a tutto sport

I dati dell’Annuario statistico italiano 2024 dell’Istat indicano che il 36,9% della popolazione dichiara di praticare nel tempo libero uno o più sport e tra le persone che non praticano una vera attività sportiva il 27,9% fa almeno passeggiate di più di 2 chilometri, nuota o va in bicicletta. Il cicloturismo è sicuramente una delle attività sportive più praticate da chi viaggia in camper, e proprio per questo si stanno moltiplicando le proposte di bici pieghevoli da riporre comodamente nel garage, così come funzionali portabici, barre di fissaggio e sistemi di trasporto estraibili, pieghevoli e girevoli adatti per van e furgonati. Le principali novità e tecnologie saranno esposte al Salone del Camper di Parma, punto di riferimento non solo dei veicoli ma anche di attrezzature.

Oltre alla bici, anche la canoa è molto amata dai camperisti, e tra le attività sportive praticabili ci sono il tranquillo canoeing, ideale per rinforzare il fisico e la mente, oppure il più adrenalinico canyonig (o torrentismo), che implica la discesa di fiumi e torrenti e anche piccole cascate. Tennis, padel, sci, ciaspole, trekking, surf, kajak, pesca, persino golf. Sono tanti gli sport praticabili e realmente praticati da chi viaggia in camper, che ripone nel garage qualsiasi attrezzatura che consenta di vivere una vacanza attiva, sia in estate che in inverno.

 

Foto da ufficio stampa del Salone del Camper

Henry Ford (fondatore di Ford Motor Company) disse: Automotive World commenta

Henry Ford (fondatore di Ford Motor Company) disse: Automotive World commenta

Sul sito “Auto.it”, diretto da Andrea Brambilla, ecco l’ultima puntata di questa serie di Automotive World: il botta e risposta in video tra Massimo Ghenzer, presidente di Areté, e Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive, su quanto detto dai big dell’auto e non solo. Per chiudere la serie è stata scelta una frase di Henry Ford, fondatore di Ford Motor Company. Ecco le sue parole rimaste scolpite nella pietrra: “È meglio vendere un gran numero di auto con un basso margine ragionevole che venderne meno con un ampio margine di profitto. Più persone potranno comprare e godersi l’auto e più persone avranno un lavoro. I due scopi che ho nella vita”.