JATO sulle auto elettriche: più offerta di nuovi modelli, in 6 anni prezzo medio -15%

JATO sulle auto elettriche: cpiù offerta di nuovi modelli, in 6 anni prezzo medio -15%

La crescita di auto elettriche nel mondo ha subito un rallentamento negli ultimi 12 mesi. Negli ultimi 5 anni il prezzo medio di queste auto in Europa, Cina e USA ha registrato un deciso calo, a fronte di un aumento medio dei listini delle vetture con motore endotermico. In Italia una vettura “alla spina” costa il 25% in più di una tradizionale, ma dall’anno in corso il gap è destinato a ridursi per l’arrivo sul mercato di diversi nuovi modelli con prezzi inferiori ai 30mila euro.

Sono queste le principali evidenze che emergono dallo studio di JATO DYNAMICS “Il prezzo giusto dell’auto elettrica”, presentato in anteprima europea a Roma in occasione della partenza da piazza San Pietroa Roma  della quinta edizione di “From 100% to 5%”, la più grande prova comparativa europea organizzata da Motor1.com e InsideEVs per misurare l’efficienza delle auto elettriche.

Il test ha visto confrontarsi sul circuito pubblico più grande d’Europa, il Grande Raccordo Anulare di Roma, 12 auto elettriche: Alfa Romeo Junior – Citroen eC3 – Ford Explorer – Hyundai Inster – Kia EV3 – Lancia Ypsilon – MINI Aceman – Omoda 5 EV – Renault 5 – Skoda Elroq – smart #1 – Volvo EX30. I risultati del test saranno resi noti il prossimo 10 febbraio. La partenza della prova è stata anche occasione per un confronto tra i rappresentanti delle Associazioni automotive sui temi strategici della transizione verso la mobilità elettrica.

Il dibattito è stato introdotto dall’intervento di Felipe Munoz, Senior analyst JATO Dynamics, che ha illustrato i principali dati del report annuale che analizza e confronta l’evoluzione dei prezzi delle auto elettriche in Europa, Stati Uniti e Cina.

Lo studio evidenzia come la crescita di auto elettriche nel mondo stia rallentando: se dal 2019 al 2023 si è registrato un balzo da 1,4 a 7,4, milioni di unità, nei dodici mesi successivi le BEV sono aumentate “solo” di 1 milione e 200mila unità. In questo mercato il 51% dei veicoli è realizzato da costruttori cinesi, il 22% da brand americani, il 18% da marchi europei. Il report evidenzia come negli ultimi 5 anni il prezzo medio delle auto elettriche in tutto il mondo abbia registrato un deciso calo a fronte, invece, di un aumento medio dei prezzi di listino delle vetture con motore endotermico: nell’Eurozona, in particolare, il prezzo medio al dettaglio delle auto “alla spina” è diminuito del 15% tra il 2018 e il 2024, mentre quello delle vetture diesel o a benzina è cresciuto del 7%.

 

Un trend simile si è evidenziato negli USA con una riduzione ancora più significativa dei prezzi delle BEV (-25%). In Italia dove la quota di immatricolazioni resta bloccata al 4%, ben al di sotto della media europea, complice ancora l’assenza di prodotto nei segmenti A e B, il prezzo medio al dettaglio delle auto elettriche è aumentato del 14% in sei anni. Un incremento spiegabile anche con la maggiore disponibilità, oggi rispetto al 2018, di veicoli più costosi.

Focalizzandosi sui dati dei segmenti auto A e B, appare evidente come a fronte di una contrazione dell’offerta di modelli con motore tradizionale (passati da 42 a 22 unità in soli sei anni), sia invece in atto una crescente diffusione di vetture elettriche, passate dagli 8 modelli disponibili nel 2018, ai 13 dello scorso anno. E il 2025 si preannuncia come l’anno della svolta, con l’arrivo sul mercato italiano di diversi modelli nei segmenti A e B, con un costo di listino inferiore ai 30mila euro, destinati a segnare un’inversione di rotta.

Stando allo studio di JATO, le vetture elettriche sul mercato italiano risultano più costose del 25% (nel 2023 la percentuale era del 36%) rispetto a quelle “endotermiche”. I progressi compiuti finora in Occidente sul fronte dell’offerta e della riduzione dei prezzi appaiono di poco conto se paragonati a quanto accaduto negli ultimi anni in Cina: oggi il prezzo medio al dettaglio di un’auto elettrica comprata in Italia è superiore del 126% rispetto a quello di una vettura acquistata nel Paese del Dragone. Stesso discorso vale per il Regno Unito dove una vettura elettrica costa mediamente il 122% in più rispetto al mercato cinese e negli Stati Uniti dove la percentuale di maggior costo raggiunge il +109%. Il prezzo medio di una vettura elettrica in Italia è oggi di 67.058 euro, poco sopra la media europea (62.709) e degli USA (62.044), molto distante dalla Cina (29.682).

Il direttore di Motor1 e InsideEVs e ideatore dell’iniziativa Alessandro Lago ha commentato così i dati: “La varietà di offerta è la linfa del mercato: stimola l’interesse, la competizione e il miglioramento dei prodotti. Nel 2025, l’auto elettrica potrebbe beneficiare di condizioni favorevoli, ma resta il rischio che i pregiudizi, alimentati dal dibattito pubblico, rallentino la sua diffusione. Iniziative come questa sono cruciali per fare chiarezza, offrendo alle persone informazioni obiettive, critiche e costruttive, fondamentali per un dialogo consapevole e per abbattere le barriere culturali verso questa tecnologia”.


Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA
: “In Italia il 20% circa delle aziende della componentistica ha già investito nella produzione di componenti per veicoli elettrici. Occorre però lavorare per salvaguardare e accrescere la competitività della nostra filiera in un dominio tecnologico in cui, ad oggi, l’UE non è il player più forte. In Italia, è importante introdurre un credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione e mettere in campo azioni per attrarre investimenti nel Paese, così da agevolare il rinnovamento del settore”.

Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE: “UNRAE da tempo propone al Governo una serie di strumenti concreti per accelerare la diffusione di veicoli a zero e bassissime emissioni: un piano di sostegno alla domanda pluriennale, almeno fino al 2027; la revisione del regime fiscale delle auto aziendali, con interventi su detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi, da parametrare in base alle emissioni di CO2; una politica mirata per lo sviluppo capillare di infrastrutture di ricarica elettrica”.

Gli ha fatto eco Francesco Naso, segretario generale di Motus-E: “Il 2025 sarà molto importante per la mobilità elettrica. Se infatti sui segmenti più alti di mercato la parità di prezzo con l’endotermico è a portata di mano, la forbice si sta chiudendo anche sui modelli di massa, ampliando la platea di chi già oggi può ottenere un vantaggio nel total cost of ownership rispetto alle auto tradizionali. L’auspicio è che questo trend venga accompagnato da politiche di supporto stabili, anche sulle flotte aziendali, e da azioni a costo zero che valorizzino l’impegno degli operatori della ricarica, che stanno realizzando in Italia una rete tra le più avanzate d’Europa”.

 

Foto da ufficio stampa Jato

 

“Green Deal” UE nella bufera: stop a iter ideologici, ristabilire la fiducia dei cittadini

Bene difendere il clima: al tempo stesso si tuteli la capacità produttiva
di Domenico De Rosa, CEO SMET Group
 
A poche ore dall’insediamento di Donald Trump negli Stati Uniti d’America e solo poco dopo le sue dichiarazioni chiare ed inequivocabili rispetto alla fine del “Green Deal”, è emerso un grave scandalo che coinvolge la Commissione Europea e la sua presidenza, riguardante presunti pagamenti a gruppi ambientalisti affinché promuovessero il Green Deal europeo. Secondo tale inchiesta riportata dal “NL Times”, la Commissione avrebbe erogato sussidi a organizzazioni ambientaliste con la condizione che queste facessero lobbying a favore dei piani verdi dell’UE.

Questa rivelazione sollevano tra l’altro e ancora una volta tutta una lunga serie di preoccupazioni sull’integrità e la trasparenza delle istituzioni europee.

L’idea che fondi pubblici comunitari vengano utilizzati per finanziare attività di lobbying a favore delle stesse discutibili politiche promosse dalla Commissione rappresenta un evidente grave conflitto di interessi.

Tale pratica mina oltremodo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee e solleva interrogativi profondi sulla reale indipendenza delle politiche ambientali adottate e portate avanti con intransigenza e dirigismo ideologico a scapito della stessa Europa.

Inoltre, le politiche legate al Green Deal, promosse sotto la guida di FransTimmermans, sono state oggetto di crescenti critiche da parte di numerosi Stati membri. Molti paesi nel tempo hanno espresso serie preoccupazioni riguardo agli obiettivi utopistici del Green Deal, temendo che possano avere ripercussioni negative sulle loro economie e industrie nazionali. Ad esempio, dodici Stati membri hanno evidenziato rischi geopolitici associati al Green Deal europeo, temendo che le proprie industrie di importanza strategica possano essere penalizzate irreparabilmente.

Questo scandalo mette in luce una gestione discutibile da parte della Commissione Europea, che sembra più interessata a promuovere la propria agenda politica anche attraversomezzi eticamente discutibili, piuttosto che a perseguire il benessere continentale con un dialogo costruttivo, trasparente e inclusivo con tutti gli stakeholder coinvolti.

Sarebbe auspicabile arrivati a questo punto che le istituzioni europee, preso atto della realtà, cambino rapidamente approccio, abbandonino i percorsi ideologici e ristabiliscano la fiducia dei cittadini, garantendo finalmente che le politiche vengano sviluppate e implementate in modo pragmatico, trasparente e senza “indebite influenze” e conflitti di interesse.

Foto da ufficio stampa SMET Group