Veicoli pesanti: problemi di natura profonda

Veicoli industriali: quadro negativo, possibili impatti sull'occupazione

di Paolo Starace, presidente di UNRAE Veicolo Industriali

 
I dati di novembre evidenziano una significativa contrazione del mercato dei veicoli industriali, confermando le difficoltà sopraggiunte nella fase conclusiva dell’anno e le criticità già preannunciate nel recente passato. Non sarà certo il click-day del 16 dicembre, né i pochi fondi stanziati per gli incentivi di settore, con una maggiorazione che a malapena coprirà il ricambio di 200 veicoli pesanti vetusti, a risollevare le sorti del comparto.

A nostro avviso, il problema è di natura profonda: le radici affondano in una situazione economica nazionale e internazionale che ha iniziato a riverberarsi sul nostro settore, con un’onda lunga che rischia di essere ancora più devastante il prossimo anno. Questi segnali rappresentano solo le prime avvisaglie di quello che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio “tsunami”.
 
Le attuali previsioni per il 2025 indicano un calo a doppia cifra, tra il 10 e il 15%, ma il rischio è che la flessione possa essere ancora più marcata. Il settore sta affrontando sfide di carattere strutturale che richiedono, da parte del Governo, interventi strategici e politiche di ampio respiro in grado di sostenere l’intera filiera.
 
In questo contesto, è essenziale concentrarsi su misure chiave, come il supporto alle imprese di autotrasporto e l’istituzione di un Fondo pluriennale per accompagnare il settore verso gli obiettivi di transizione ecologica. Allo stesso tempo, confidiamo che anche a livello europeo vengano adottate decisioni chiare e concrete, ispirate a un approccio integrato, per rilanciare l’industria e rafforzare la competitività delle imprese, come già indicato nel Report Draghi dello scorso settembre.
Foto da ufficio stampa Unrae

Male l’auto in Europa: l’elettrico perde terreno

L'auto in Europa: aprile con una forte "scossa"
di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
In novembre le immatricolazioni di autovetture in Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) hanno fatto registrare un calo del 2% mentre il consuntivo dei primi undici mesi chiude con una piccolissima crescita (+0,6%). Rispetto ai livelli ante-crisi, cioè rispetto ai livelli del 2019, vi è comunque un pesante calo (-18,3%) e a ciò si aggiunge che questo calo riguarda tutti i principali mercati con poche eccezioni relative a paesi decisamente piccoli.

E ciò mentre il PIL nell’area si è già da tempo riportato sui livelli ante-crisi. Le cause di questa bella situazione sono ben note e vanno tutte ricondotte alla politica dell’Unione Europea, che si è fatta dettare la linea dall’ambientalismo ideologico e ha messo in serissima difficoltà l’intero mercato dell’area, come gli organi di stampa hanno già da tempo messo in luce con grande efficacia.

La pesante crisi in atto non ha certo risparmiato i cinque grandi mercati dell’area che complessivamente valgono il 69,9% delle vendite. Da gennaio a novembre in Germania si registra un calo rispetto ai livelli ante-crisi del 22%, in Francia la contrazione è anche maggiore (-23,4%), in Italia siamo a -18,2%, in Spagna al -20,9% e nel Regno Unito a -16,2%.

In sostanziale tenuta è anche il mercato dell’auto elettrica, ma pure questa non è una buona notizia perché per la transizione energetica occorre che le vendite di auto elettriche crescano e non che ristagnino o calino. Nel complesso dei primi undici mesi le elettriche hanno fatto registrare una quota di mercato del 15,1% contro il 15,4% dello stesso periodo del 2023 con forti differenze tra Paese e Paese, con la Germania che accusa un calo della quota rispetto al 2023 dal 18% al 13,4%, con la Francia che sale dal 16,4% al 17%, con la Spagna ferma al 5,3% e con l’Italia, Cenerentola della compagnia, sostanzialmente ferma ad un misero 4,1%.

Per quanto riguarda i fattori che hanno consentito la sostanziale tenuta del mercato dell’auto elettrica illuminante è il fatto che nel Regno Unito per l’acquisto di auto elettriche sono stati fatti sconti sui listini per un valore complessivo di circa 4 miliardi di sterline. Non sono disponibili dati paragonabili per gli altri Paesi, ma si può ipotizzare che i sacrifici sostenuti dalle case automobilistiche e dalle reti di distribuzione siano stati sostanzialmente analoghi a quelli del Regno Unito.

E in questa bella situazione, se nulla succede, l’Unione Europea si prepara a comminare multe per almeno 15 miliardi alle case autmobilistiche che non hanno raggiunto gli obiettivi di presenza verde nella composizione delle vendite.Con i migliori auguri a chi costruisce auto, a chi le distribuisce e a coloro che comunque campano con le quattro ruote.
Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor

Vendite giù in Europa: ora un piano razionale per la transizione

L'auto nel quadrimestre: solo il 12% dell'immatricolato è prodotto in Italia

di Roberto Vavassori, presidente di ANFIA

Dopo un mese di ottobre pressoché stabile (+0,1%), a novembre il mercato europeo dell’auto si contrae nuovamente (-2%). Nel mese, quattro dei cinque major market (incluso UK) registrano una flessione: calano a doppia cifra Francia (-12,7%) e Italia (-10,8%), seguite, con decrementi più contenuti, da Regno Unito (-1,9%) e Germania (-0,5%). Mantiene, invece, una variazione positiva la Spagna (+6,4%).
Considerando l’andamento degli ultimi mesi, si stima una chiusura d’anno a circa 12,9 milioni di immatricolazioni, appena lo 0,4% in più rispetto al 2023. La complessità dell’attuale scenario impone interventi mirati e concreti per salvaguardare la competitività dell’industria automotive europea.
Per questo, diamo pieno sostegno alle azioni strategiche delineate dal non-paper proposto dal governo italiano e ribadiamo l’improrogabile necessità di definire, nei prossimi mesi, un piano europeo per la transizione del settore, focalizzato su R&D, rinnovo del parco veicolare e
supporto alle aziende e ai lavoratori in questa sfidante fase di epocale trasformazione.
Foto ufficio stampa Anfia