Una Mercedes Classe G elettrica per Papa Francesco: l’evoluzione green della Papamobile

Una Mercedes Classe G elettrica per Papa Francesco: l’evoluzione green della Papamobile

di Gaetano Scavuzzo (Motorionline)

 

 

La transizione ecologica è un processo che coinvolge ogni settore, e persino la Santa Sede non è immune a questa evoluzione. Nei giorni scorsi, infatti, Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano una nuova Mercedes Classe G in versione Papamobile, una vettura speciale, completamente elettrica, che segna un passo importante verso la mobilità sostenibile anche per il Pontefice. La consegna è avvenuta durante un incontro privato con Ola Källenius, CEO di Mercedes-Benz, e il team di esperti che ha lavorato alla realizzazione del veicolo, un’evoluzione ecologica del tradizionale mezzo che ha accompagnato Papa Francesco nelle sue presenze pubbliche.

Collaborazione quasi centenaria

La Casa automobilistica tedesca ha una lunga tradizione con il Vaticano, essendo fornitore di veicoli dal 1930. Da 45 anni, Mercedes-Benz è anche la fornitrice ufficiale delle Papamobili. La nuova Mercedes Classe G elettrica, che sostituisce il modello a motore termico, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella collaborazione tra la Casa della Stella a tre punte e la Santa Sede. Con l’introduzione di questa Papamobile elettrica, Papa Francesco diventa il primo Pontefice a viaggiare a emissioni zero durante le sue presenze pubbliche, in linea con la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.

Al passo con i tempi

Realizzata sulla base della nuova Mercedes G580 con tecnologia EQ, la nuova Papamobile è dotata di una trasmissione elettrica avanzata che sfrutta quattro motori elettrici indipendenti per garantire prestazioni ottimali anche nelle condizioni di viaggio lente tipiche delle manifestazioni pubbliche. Il design della nuova Papamobile è stato accuratamente pensato per rispondere alle esigenze del Pontefice. Il sedile centrale, regolabile in altezza e girevole, consentirà a Papa Francesco di interagire con il pubblico da diverse angolazioni, mentre due sedili aggiuntivi offrono spazio per altri passeggeri. Il tetto, rimosso all’altezza del montante centrale, è stato integrato nella parete laterale, ma un hard-top separato può essere montato in caso di maltempo, proteggendo così il Santo Padre.

Un messaggio di sostenibilità planetario

Il presidente Ola Källenius ha espresso grande orgoglio in occasione della consegna della nuova Papamobile, sottolineando l’impegno di Mercedes-Benz verso la sostenibilità. “Con questa Papamobile, lanciamo un chiaro messaggio a favore della mobilità elettrica e della decarbonizzazione. Il nostro obiettivo è realizzare un parco auto completamente carbon-neutral entro il 2039“, ha dichiarato. In vista del Giubileo del 2025, Papa Francesco avrà dunque a disposizione la prima Papamobile a emissioni zero, confermando ancora una volta l’importanza della sostenibilità nelle scelte globali a tutti i livelli della società.

Foto da ufficio stampa Mercedes

Deloitte: in Germania smentite le stime sulle auto elettriche

Deloitte: in Germania smentite le stime sulle auto elettriche
(da “InterAutoNews”)
Secondo le proiezioni dei consulenti di gestione Deloitte, il numero di auto elettriche in Germania crescerà molto più lentamente nei prossimi anni di quanto sperato dalla coalizione dei semafori interrotti. Nel 2030, solo 11,2 milioni di auto a batteria completamente elettriche potrebbero circolare sulle strade, invece dei 15 milioni previsti dall’accordo di coalizione.

Secondo un sondaggio, ciò è dovuto anche al diffuso scetticismo della popolazione. L’SPD, i Verdi e l’FDP avevano fissato un obiettivo di almeno 15 milioni di auto elettriche nell’accordo di coalizione e la Germania doveva diventare il mercato leader della mobilità elettrica. Le auto con motori ibridi non erano incluse. La Cina è già il principale mercato internazionale per le auto elettriche. Alla fine di dicembre 2023, il Governo tedesco ha poi cancellato bruscamente il sussidio per le auto elettriche a causa di problemi di bilancio, provocando un forte calo delle vendite.
“Condizioni quadro affidabili sono essenziali per promuovere l’accettazione della mobilità elettrica, perché le aziende hanno bisogno di certezza nella pianificazione”, ha dichiarato Harald Proff, Responsabile della divisione Automotive di Deloitte. La stima di 11 milioni di auto a batteria nel 2030 si basa su un modello di calcolo che tiene conto di una serie di fattori importanti per le decisioni di acquisto. Questi includono l’andamento dei prezzi dell’elettricità e della benzina, nonché i prezzi delle assicurazioni auto e i premi di acquisto. Secondo i dati dell’Autorità Federale per il Trasporto Automobilistico, al 1° ottobre in Germania sono state immatricolate poco meno di 1,6 milioni di auto a batteria.
Secondo il sondaggio Deloitte, la popolazione è ancora divisa quando si tratta di auto elettriche: Il 40% dei 1.000 intervistati ritiene che il divieto di vendita di nuove auto a combustione previsto dall’UE a partire dal 2035 sia sensato, ma il 36% lo respinge come una decisione sbagliata o addirittura molto sbagliata. Il restante 24% è neutrale.
I consulenti di Deloitte ritengono comunque che le auto elettriche prevarranno a livello internazionale. “Le aziende farebbero bene a investire maggiormente nella ricerca sulle batterie, per ridurre i prezzi dei veicoli e aumentare l’accettazione della mobilità elettrica”, ha detto Proff all’industria automobilistica.

Ferrari: impegno per uguaglianza, equità e inclusione

Ferrari: impegno per uguaglianza, equità e inclusione

Ferrari si schiera al fianco di Formula 1 e della FIA sottoscrivendo il Diversity and Inclusion Charter, proseguendo l’impegno nel supportare e sviluppare i temi legati a uguaglianza, equita e inclusione.
 
Il nuovo documento è il risultato del rapporto per la Commissione Hamilton del 2021 e riflette le recenti ricerche e raccomandazioni di Mission 44, l’associazione creata dallo stesso Lewis Hamilton per promuovere una collaborazione strategica sul tema della D&I nel motorsport.
 
L’adesione al Charter si inserisce all’interno di un più vasto programma della Casa di Maranello per favorire l’uguaglianza, l’equità e l’inclusione nel proprio ambiente lavorativo e nella società.
 
Dal 2020 Ferrari ha ottenuto la certificazione Equal-Salary, che attesta una retribuzione equa dei dipendenti indipendentemente dal genere. Questa certificazione è supportata da rigorosi audit che esaminano le politiche salariali, la cultura aziendale e tengono in considerazione le indicazioni degli stessi lavoratori. Sono state introdotte inoltre pratiche per assunzioni inclusive volte a promuovere la riduzione dei divari di genere, in particolare nei ruoli di leadership.
 
Lo scorso anno sono state rafforzate le iniziative per supportare una genitorialità condivisa e migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei dipendenti. Le misure chiave includono l’estensione di permessi retribuiti per i genitori di bambini fino ai 10 anni, nonché maggiori opportunità di lavoro agile per i neogenitori.
 
Con l’obiettivo di incoraggiare le giovani generazioni, Ferrari ha aderito a “Inspiring girls”, l’iniziativa che ha visto professioniste, scienziate, atlete e manager entrare nelle aule delle scuole secondarie per aiutare le ragazze e ragazzi a superare i limiti – spesso autoimposti – nei loro percorsi di vita e a seguire le loro ambizioni, qualunque esse siano.
 
L’educazione dei giovani è anche al centro dell’impegno di Ferrari per la promozione delle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), con l’obiettivo di offrire a tutte e tutti le stesse opportunità di crescita personale e professionale, al di là di ogni barriera e pregiudizio. Per questo l’azienda è parte del Gender and Diversity Empowerment Committee di MUNER (Motorvehicle University of Emilia-Romagna), che si prefigge di sviluppare delle iniziative legate alla gender balance, alle pari opportunità e all’inclusione professionale.

Al suo interno, l’azienda offre programmi di formazione sulla D&I per creare un ambiente fondato sul rispetto reciproco. Workshop e corsi di formazione si focalizzano sui pregiudizi inconsci e sono pensati per educare a un linguaggio e a comportamenti inclusivi.
 
La Formula 1, in quanto sport globale, seguito in oltre 180 Paesi da persone di ogni età ed estrazione sociale, costituisce un ambiente ideale per far crescere idee e diffondere pratiche che ispirino un vasto cambiamento a favore dell’inclusione.
 
Scuderia Ferrari HP è parte integrante di questo impegno, così come la Scuderia Ferrari Driver Academy (SFDA) che ha l’obiettivo di formare i piloti di domani dando pari opportunità a tutti i ragazzi, scelti unicamente sulla base delle loro capacità. SFDA, al pari di Scuderia Ferrari HP, è pienamente impegnata anche nel campionato F1 Academy nel quale gareggiano Maya Weug con i colori Ferrari e Aurelia Nobels con quelli del premium partner Puma.

Questa serie ha il fondamentale ruolo di promuovere il talento femminile nell’automobilismo, dimostrando sul palcoscenico della F1 come il sogno di una carriera nel motorsport – come pilota o ingegnere in pista _ sia realizzabile al di là dei pregiudizi di genere.
 
Ferrari monitora e traccia attivamente i suoi progressi nella promozione dell’uguaglianza e dell’inclusione, garantendo trasparenza e responsabilità nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

 

Foto da ufficio stampa Ferrari

 

 

Facile mettere scadenze: ma capita che le cose non vadano come si era previsto

Europa: un fallimento le regolamentazioni degli ultimi 20 anni

di Luca De Meo, presidente di ACEA

Alla Renault abbiamo impiegato dieci anni ad arrivare sotto il 10% di scarto nel fabbricare batterie, perché produrre batterie non è la stessa cosa di aprire una panetteria. È facile mettere scadenze sulla carta, ma a volte le cose non funzionano come si era programmato. Per questo, nell’industria si fanno piani a lungo termine, aggiornamenti dei piani e budget annuali. In Europa dovremmo tornare ai tempi in cui potevamo offrire alla gente auto che si potevano permettere.Con le regole attuali è impossibile realizzare in Europa un’utilitaria che sia redditizia per il costruttore.

I costruttori di auto prosperano sul benessere del ceto medio che però in Europa negli ultimi anni ha perso potere d’acquisto. Non è che gli europei non siano più interessati alle auto, tant’è che il mercato dell’usato va molto bene. ACEA, l’associazione dei costruttori di automobili europei, ha sempre difeso il principio della neutralità tecnologica. Il mercato delle auto elettriche stacrescendo a un ritmo che non abbiamo mai visto per alcuna altra tecnologia.

Lavoro da trent’anni in questo settore e non ho mai visto una tecnologia nuova salire così velocemente e così tanto nel mix, ma questo non è abbastanza per raggiungere gli obiettivi che sono stati fissati 6-7 anni fa. Il piano sta funzionando, ma non completamente. Quindi, dobbiamo continuare a insistere, perché nessuno rifiuta la direzione, ma imporre multe ai costruttori non funziona, perché dovremo bloccare un sacco di risorse nel breve termine solo per pagare le multe.

Serve una strategia e serve semplificazione, perché se abbiamo 8-12 nuovi regolamenti all’anno di qui al 2030, avremo fino al 25% delle risorse nella ricerca e sviluppo dedicate alla regolamentazione. L’Unione Europea “si spara sui piedi”, con 16 miliardi di euro di multe che aleggiano su un’industria che sta mettendo oltre 250 miliardi di investimenti nella transizione energetica, multe che potrebbero essere inflitte a causa del probabile mancato raggiungimento dei target di vendita di auto elettriche fissate dai regolatori.

Le multe, di fatto, colpiscono i produttori di automobili, anche se la causa del mancato raggiungimento degli obiettivi è che manca la domanda per le auto elettriche in Europa. Di fatto, l’industria ha bisogno di risposte adesso, perché le somme corrispondenti alle sanzioni andranno messe a budget, e quindi sottratte agli investimenti. Ci sono quattro modi in cui l’industria del settore può affrontare le sanzioni: pagare le multe, versando soldi all’UE, anche se non sanno neanche cosa fare con quei soldi; comprare quote dai costruttori che hanno superato i target di vendita di veicoli elettrici, come BYD”, cinese, e Tesla, statunitense; produrre meno auto con motore a scoppio. Oppure si possono fare sconti sulle auto elettriche, cosa che è buona per i consumatori, ma uccide il bimbo nella culla. E”non è una buona idea: basti vedere cosa è successo alla Tesla quando ha iniziato a tagliare i prezzi.

Tutte e quattro le soluzioni distruggono valore. E perché dovremmo pagare? Multe per che cosa? Noi mettiamo un sacco di soldi: se non c’è domanda, è colpa nostra? In ACEA abbiamo fatto un calcolo, guardando all’impatto della regolamentazione che abbiamo davanti a noi, di qui al 2030. Da qui al 2030, la regolamentazione che abbiamo aggiungerà il 40% del costo all’auto. È per questo che abbiamo un confronto, perché noi ci teniamo davvero a fare dei prodotti che la gente può comprare

Tutti guardano al costo delle auto, ma nessuno guarda al costo di avere un’auto, che è aumentato in maniera spettacolare: i parcheggi, le multe, il carburante. E’ cresciuto in modo più che proporzionale al costo della vettura. E non chiedo ai Governi di mettere soldi in sussidi: funzionerebbe per alcuni segmenti, in modo temporaneo. Noi dobbiamo tornare a essere competitivi, ma nello stesso tempo il potere di acquisto del ceto medio deve tornare a crescere, in Europa. Altrimenti, il mercato sarà piccolo, per il nostro settore. Forse non per altri, ma per il nostro sì.

 

Foto Luca_DE_MEO-Uff-Stampa-Renault-Group