Intelligenza artificiale: tra rivoluzione e preoccupazione

Intelligenza artificiale: tra rivoluzione e preoccupazione
Nel primo incontro di “Economia sotto l’Ombrellone”, a Lignano Sabbiadoro, esperti a confronto
su un tema che in Italia ancora non convince le imprese, che sono il fanalino di coda in Europa nell’utilizzo dell’IA. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo a una velocità senza precedenti, trasformando non solo il modo in cui viviamo e lavoriamo, ma anche ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Queste innovazioni, se da un lato offrono enormi vantaggi in termini di efficienza e progresso, dall’altro sollevano nuove questioni giuridiche, di sicurezza e preoccupazioni occupazionali in vari settori.
 
Nonostante le complessità, l’;adozione di queste tecnologie rappresenta un fattore propulsivo imprescindibile per l’economia, soprattutto per i Paesi con economie avanzate che, se vogliono mantenere il loro ruolo di leadership sullo scacchiere mondiale, non possono permettersi di ignorare queste dinamiche. La capacità di integrare e governare con successo queste tecnologie diventerà un elemento chiave per il futuro della competitività economica globale.
 
Ma nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale le imprese italiane segnano il passo. Se, infatti, in generale l’Europa è molto indietro nella comprensione e sviluppo dell’IA e delle questioniconnesse, rispetto a Usa e Cina, il nostro Paese lo è ancor più rispetto agli altri partner europei. Nel 2023 solo il 5% delle nostre imprese ha utilizzato l’intelligenza artificiale: lontanissimi dalla Germania (11,6%), dietro Spagna (9,2%) e Francia (5,9%) e al di sotto della media Europea (8%).
 
Di tutto questo si e’ parlato nel primo appuntamento di “Economia sotto l’Ombrellone”. Tema dell’incontro: “Il futuro del digitale, tra intelligenza artificiale e mancanza di personale”.

Green Deal: la UE non cambierà, ma dovrà rivedere l’asticella

Green Deal: la UE non cambiera', ma dovra' rivedere l'asticella
di Federico Visentin, presidente di Federmeccanica (dall’intervista al “Corriere Economia” del 12 luglio 2024)
Le politiche dell’UE dopo il voto? Nelle grandi scelte di fondo non cambierà nulla, ma penso che l’asticella sarà rivista, risuilta inevitabile. Del resto, i limiti di questo percorso sono davanti agli occhi di tutti. I ritardi nell’approntare le infrastrutture di ricarica, i costi finali delle vetture che richiedono sempre l’emissione di bonus, l’atteggiamento scettico dei consumatori.
 
Se vogliamo avere il 100% di full electric e utilitarie che costino poco qualche mossa dobbiamo pur farla. Magari partendo da un atteggiamento di maggiore umiltà. Spero che i politici abbiano almeno ascoltato nella recente campagna elettorale tutte le lamentele arrivate da ogni parte. Senza dimenticare che i cinesi sono tecnologicamente superiori agli europei nell’auto elettrica.
 
Sono almeno otto anni che ci lavorano e hanno guadagnato posizioni. La Renault sta partendo ora in Normandia a produrre la sua prima generazione di batterie, ma il player cinese più importante del settore, la Catl, ormai è alla quinta generazione. Oltre al know how industriale i cinesi hanno l’accesso ai principali fattori di costo, ad esempio nella raffinazione dei materiali rari hanno in opera processi di raffinazione altamente inquinanti che non sono replicabili in Europa per le norme più rigide che ci siamo dati. E tutto ciò cambia profondamente il quadro dei rapporti con la Cina.
Foto ufficio stampa Federmeccanica

Vanini (Federauto) al Tavolo di Urso: “Ecobonus da ripensare”

Vanini (Federauto) al Tavolo di Urso: "Ecobonus da ripensare"

Si è svolta la riunione plenaria del Tavolo Automotive al MIMIT, presieduta dal ministro Urso insieme al viceministro Valentini e ai sottosegretari Bergamotto e Bitonci. L’incontro, cui hanno partecipato le associazioni di categoria della filiera, i sindacati, le aziende di settore e i rappresentanti delle Regioni, si è focalizzato sui risultati a oggi registrati dell’Ecobonus 2024, sugli sviluppi futuri delle politiche di sostegno alla domanda, sulle prospettive in termini di offerta e produzione, infine sul possibile ingresso di nuovi attori produttivi nel nostro Paese.

Il ministro ha preannunciato che, in prospettiva, gli incentivi alla domanda dovrebbero vedere ridotto il loro peso, anche a causa del fatto che la produzione nazionale non ne registra particolari ricadute positive. In questa direzione sono allo studio nuove formule su cui si aprirà il confronto a settembre.

Il vicepresidente di Federauuto, Plinio Vanini, ha espresso il punto di vista dell’associazione, focalizzato sull’Ecobonus che, sebbene rimodulato, ha effetti modesti sul mercato delle alimentazioni green e sullo svecchiamento del parco più vetusto, insicuro e inquinante. Tra i temi affrontati anche la sperequazione fra società di noleggio e concessionari – ambedue promotori diretti della mobilità verde – e la necessità di intervenire sulla fiscalità delle auto aziendali come leva strutturale per agevolare il rinnovo del parco auto e accrescere la penetrazione dei veicoli elettrificati sul mercato.

«La riunione di questo Tavolo va nella direzione che più parti della filiera automotive italiana auspicano, sia per quanto riguarda il metodo sia per le tematiche al centro del confronto. Nella definizione delle future politiche legate all’auto, riteniamo sia vincente investire in maniera strutturale sulla riforma della fiscalità dell’auto aziendale, anche riducendo i fondi attualmente impegnati per l’Ecobonus. Attendiamo la convocazione dei tavoli tecnici nel prossimo mese di settembre così da avviare prontamente i lavori e definire un set chiaro di misure, in grado di garantire certezza a imprese e cittadini, nell’ambito della transizione energetica», ha dichiarato il vicepresidente di Federauto, Vanini.

Foto ufficio stampa Federauto