Europa “elettrica”? Solo grazie alla Cina

di Andrea Taschini, manager automotive

Battere il Dragone nella sua tana è, come ho sempre sostenuto, impossibile e gli effetti si stanno cominciando a toccare con mano. Che le auto elettriche verranno prodotte quasi esclusivamente in Cina, è un altro dato di fatto che le Case automobilistiche europee scopriranno presto.

Essersi illusi di potere gestire la questione dell’auto elettrica secondo le regole occidentali si sta rivelando un boomerang dagli effetti destabilizzanti sul tessuto industriale europeo. Credo che una revisione completa del “Fit for 55 “che vuole imporre le auto elettriche dal 2035 sia oramai diventato un tema non più procrastinabile.

Branding nell’auto: nuove strategie

di Daniele Maver, manager automotive

 

Negli ultimi anni il settore Auto è stato caratterizzato da una notevole vivacità delle innovazioni tecnologiche (elettrificazione, connettività) e di cambiamento dello scenario competitivo con l’ingresso di nuovi concorrenti. La novità del secolo è sicuramente Tesla che ha puntato da subito sulla scommessa dell’elettrificazione, producendo solo auto 100% elettriche (BEV): nata in California nel 2003 ha perso soldi per parecchi anni, 17 per l’esattezza, sempre sostenuta dalla fede incrollabile (e dal portafoglio) del suo carismatico fondatore Elon Musk. È arrivata per la prima volta all’utile nel 2020, sfruttando soprattutto i crediti ambientali (derivanti dal produrre solo auto elettriche a zero emissioni) che ha venduto ad altre Case.

Grazie poi alla crescita dei volumi e al raggiungimento di importanti economie di scala, nel 2021 e 2022 ha generato utili sostanziosi (5 e 12 miliardi di dollari) che le hanno consentito di scatenare nel 2023 una guerra dei prezzi, ribassando di oltre il 20% molti suoi modelli. La Tesla Model 3 è stata nel primo trimestre del 2023 l’auto più venduta al mondo.

Molti altri nuovi brand hanno sfruttato la novità dei motori elettrici per lanciarsi sul mercato. La realizzazione di queste auto è piuttosto semplice:  i motori elettrici hanno solo 20 parti in movimento dove i motori a combustione ne hanno più di 2000! 

Una buona parte di questi nuovi marchi sono cinesi, in quanto la Cina da oltre 20 anni ha iniziato a sostenere la ricerca e sviluppo nel campo dei motori elettrici, avendo intuito la possibilità di diventare leader di questa tecnologia, sorpassando i costruttori occidentali, cosa che aveva tentato vanamente di fare nel campo dei motori a combustione. E oggi la penetrazione dei veicoli elettrici sul mercato interno cinese ha superato il 30%.

Tra i vari marchi cinesi che si stanno presentando sul mercato europeo alcuni si sono distinti. BYD (la sigla sta a significare Build Your Dreams) è forse poco conosciuto al pubblico europeo, ma è il marchio che ha venduto più automobili elettriche nel 2022 a livello globale: considerando anche le Plug-In ha raggiunto 1.8 milioni di unità mentre Tesla si è fermato ad 1.2, anche se al 100% BEV. È anche il marchio n.1 in Cina per vendite totali (EV+ICE).

NIO è la prima marca a proporre il battery-swap, la possibilità cioè di sostituire le batterie invece di ricaricarle: come un tempo si cambiavano i cavalli delle carrozze. Questo richiede delle stazioni dedicate in grado di fare velocemente questa operazione e in Cina ne sono state create già più di 1300. In Europa ne sono state aperte 20 nel 2023 e c’è un ambizioso piano di crescita.

Questa soluzione riduce i tempi per fare il pieno a 5 minuti, contro i 20/30 minuti minimo che richiedono le stazioni di ricarica anche fast. Le batterie rimangono di proprietà della Nio che le concede in noleggio: questo può essere un aspetto positivo per i clienti, considerando che il furto delle batterie sta diventando un fenomeno abbastanza diffuso.

Un ulteriore vantaggio è quello di poter scegliere di volta in volta la potenza delle batterie, quelle più potenti ma più pesanti per i viaggi lunghi e quelle leggere e meno potenti per i percorsi urbani.

Infine Geely che possiede un gruppo di brand alcuni dei quali sono già presenti in Europa: innanzitutto è azionista di maggioranza di Volvo e di Lotus, due marchi europei tradizionali che stanno sviluppando attività produttive in Cina. Poi c’è Link&Co, un marchio che ha ottenuto un notevole successo commerciale anche in Italia, grazie ad una formula di noleggio flessibile a 500 euro/mese: si può noleggiare la vettura, per ora solo una ibrida che si chiama 01, anche per un solo mese. L’incertezza riguarda la sostenibilità nel medio termine di una formula commerciale così aggressiva.

Sempre nel gruppo Geely c’è Polestar un marchio 100% BEV, nato in Svezia come marchio performance di Volvo che ha sviluppato ora una serie di vetture prodotte in Cina.

Questo solo per parlare dei marchi che già si sono affacciati in qualche modo sul mercato europeo, ma ce ne sono parecchi altri come Lucid e Rivian (USA) e XPeng e GAC (Cina). C’è anche una casa vietnamita la Vinfast che ha di recente aggiunto alla propria gamma un grazioso mini SUV, una specie di piccolo Defender lungo poco più di 3 metri: full electric naturalmente.

Questi nuovi marchi extra-europei guadagneranno sicuramente delle quote del mercato UE, con conseguenze anche per la produzione europea che potrebbe ridursi: le stime sono che per i Paesi con un’alta presenza di fabbriche automobilistiche (Germania, Slovacchia e Repubblica Ceca) l’impatto sul PIL potrebbe essere un -0.3/0.4%. La UE sta studiando dei piani di rilancio del settore volte a contrastare questo pericolo.

Ma l’arrivo di questi nuovi concorrenti si sovrappone a un altro fenomeno: la tendenza di molti marchi già presenti sul mercato a controllare più direttamente la distribuzione, a vendere online e a ridurre il ruolo dei concessionari, trasformandoli in agenti. I concessionari da parte loro, a fronte di questi cambiamenti, stanno riducendo gli investimenti negli standard delle Case e si stanno spingendo (chi non lo aveva già fatto) verso il multi-branding, cogliendo l’opportunità di rappresentare sul territorio i nuovi marchi . Di fatto la politica distributiva delle Case europee agevola l’ingresso e la penetrazione dei nuovi concorrenti cinesi.

Oltre allo sbocciare di nuovi marchi full electric, ci sono interessanti strategie di brand dei costruttori esistenti. In Europa c’è sempre stata in passato una certa diffidenza nei confronti dei nuovi marchi, marchi senza una storia alle spalle, senza Heritage. I costruttori giapponesi hanno creato dei propri brand premium con i quali hanno ottenuto un notevole successo sul mercato US, ma risultati scarsi in Europa: Lexus (Toyota) ha faticato a trovarsi uno spazio sul mercato europeo, Infinity (Nissan) dopo qualche risultato altalenante ha deciso nel 2019 di abbandonare il mercato europeo, Acura, il brand premium di Honda, non ha mai nemmeno provato ad entrare in Europa.

Recentemente due costruttori storici europei (Citroen e Seat) hanno creato due nuovi brand premium (DS e Cupra): i risultati di DS sono limitati (0,5% di quota di mercato Europa), nonostante lo sforzo promozionale e pubblicitario (sono gli sponsor leader nel mondo del golf, ad esempio). Il problema è che i prodotti pur essendo premium non presentano una personalità forte e il legame con Citroen rimane stretto: anche il nome in fin dei conti è quello di una storica Citroen degli anni 70.

Cupra, invece, ha raggiunto ottimi risultati (1.6% di quota) dimostrando una forte connotazione sportiva, un design unico e un posizionamento deciso; vincente anche la scelta dei colori, con alcune tonalità particolari e con molte unità vendute con la vernice opaca, diventata un’impronta di fabbrica del brand.

In conclusione, c’è un grosso fermento di nuovi marchi sul mercato Auto, fermento sconosciuto nel secolo scorso. Il risultato sarà sicuramente positivo per i consumatori che avranno maggiori possibilità di scelta e prezzi competitivi; potrebbe essere negativo per la produzione se non ci sarà una risposta pronta e aggressiva da parte dei costruttori e delle istituzioni UE.

Carburanti rinnovabili per l’ambiente: Lombardia in prima linea

Foto: A destra, l’assessore allo Sviluppo Economico della Lombardia, Guido Guidesi , promotore dell’iniziativa

Non solo l’elettrico, che rimane un’alternativa, ma la possibilità di raggiungere gli obiettivi in tema di sostenibilità ambientale imposti dalla Commissione Europea e che il “sistema lombardo” condivide pienamente, attraverso tutte le possibilità scientificamente certificate, come i carburanti rinnovabili; in due parole: neutralità tecnologica; stiamo parlando ovviamente di automotive ed è proprio dal principio della neutralità tecnologica che la Lombardia nel marzo 2022 ha iniziato un percorso in difesa della filiera dell’automotive che oggi vede il suo punto massimo nell’elaborazione di un apposito studio che conferma la forza e le grandi potenzialità dei carburanti rinnovabili, in grado da subito di abbattere le emissioni.

Dati analizzati dalla filiera del settore che comprende il Cluster Lombardo della Mobilità, le università, i centri di ricerca e le associazioni di categoria, con la Regione a fare da coordinamento; la prima Istituzione a credere in una battaglia che, se giocata solamente in difesa, vedrebbe la perdita di circa 15mila posti di lavoro solo nella locomotiva d’Italia e 70mila in tutto il Paese. Lo stop del motore endotermico provocherebbe dunque l’interruzione di molte attività per l’impossibilità di gestire una riconversione repentina con il conseguente crollo dell’intera filiera automotive ed il rischio di una perdita di competitività del settore produttivo europeo nello scenario globale, anche a vantaggio di altri continenti.

La Lombardia per scongiurare una tempesta economica e sociale ha voluto confermarsi capofila nella difesa e nel sostegno alle imprese, grazie al lavoro di sistema che rende più ‘autorevoli’ le istanze presentate alle istituzioni sovraregionali; ed è proprio in questa logica che arriva forte la richiesta del “sistema lombardo” alle istituzioni sovraregionali affinché “l’aggiornamento del manifesto lombardo possa dare un’accelerazione alla riduzione dell’impatto ambientale attraverso la messa in rete dei carburanti rinnovabili sul maggior numero di autoveicoli attualmente in circolazione”. Una sfida certamente complessa ma che fino a due anni fa sembrava impossibile e che ora trova sempre più consensi e conferme scientifiche.

Il confronto in questi mesi ha coinvolto tutti i soggetti interessati: istituzioni regionali, mondo industriale, associazioni imprenditoriali, università e centri di ricerca, con l’obiettivo di creare le condizioni per una graduale e razionale transizione contraddistinta dalla neutralità tecnologica, evitando inopportune accelerazioni che determinerebbero per il nostro continente la perdita di una leadership conquistata in cento anni di ricerca, innovazione e scelte imprenditoriali.

Tutti i soggetti interessati dopo una serie di interlocuzioni hanno sottoscritto un Manifesto con proposte concrete e adottabili basate sul concetto di neutralità tecnologica e in grado di dare continuità al motore endotermico attraverso l’utilizzo di nuovi carburanti eco-compatibili che consentano di raggiungere gli obiettivi comunitari in tema di sostenibilità ambientale e, allo stesso tempo, di attenuare le ricadute occupazionali, sociali ed economiche.

I risultati del metodo contenuto nella prima versione del Manifesto sono stati evidenti, con il coinvolgimento sia del governo Draghi che di quello attuale, creando una sinergia con i parlamentari europei competenti in materia e, infine, con un’apertura al dialogo per modifiche normative. Un documento presentato a Lispia in occasione della sottoscrizione dell’Alleanza delle Regioni Automotive, diventato anche la posizione di tutte le regioni italiane appartenenti all’Alleanza.

Proseguendo in questo percorso, Regione Lombardia, ha affidato al Cluster Lombardo della Mobilità la definizione di uno studio sui carburanti rinnovabili. Il focus del lavoro, che ha visto la partecipazione e contributo di molti soggetti aderenti al Manifesto aggiornato, è stato dunque l’analisi di diverse fonti energetiche, mettendo a confronto la pluralità di soluzioni disponibili nel breve, medio e lungo periodo, con riguardo all’intero ciclo di vita del veicolo e del carburante/vettore energetico impiegato.

Nello studio, si mettono a confronto i seguenti carburanti rinnovabili: Biometano e Bio GLN, HVO (olio vegetale idrotrattato), E-fuels (electrofuels), Idrogeno, Bio-GPL, DME-rinnovabile.

Vengono analizzati sia i vantaggi in termini di emissioni durante il consumo sia la capacità attuale di produzione, le quantità in dotazione, il potere energetico, il costo di produzione, la scalabilità industriale, in un approccio tecnologicamente neutrale e razionale, sulla base di una omogenea comparazione dei dati. Le grandezze considerate sono: il potere calorifico espresso in kWh per ogni chilogrammo di carburante, le emissioni conseguenti (considerando sia il veicolo in esercizio che il suo intero ciclo di vita), i volumi disponibili nel tempo, il costo al chilogrammo, l’esistenza delle reti di distribuzione, le competenze attuali e necessarie lungo l’intera filiera, la normativa e gli incentivi per l’innovazione, la produzione e i consumi.

Le conclusioni sono confortanti, i carburanti rinnovabili danno un contributo significativo alle necessità ambientali, a parità di motore. È necessario promuovere misure concrete a sostegno della filiera e delle attività di ricerca e produzione, perché queste potrebbero colmare, strada facendo, la distanza che c’è ancora in termini di disponibilità o di costi e di facilità nel reperimento e nella distribuzione; ed è proprio questa la strada che l’assessore allo Sviluppo Economico della Lombardia, Guido Guidesi, con la collaborazione di tutto il “sistema lombardo”, ha deciso di coinvolgere le istituzioni sovraregionali.

Monopattini, e-bike, segway: tutelarsi è meglio

Il nodo dell’assicurazione sui mezzi che fanno parte della micromobilità. Per ora non è obbligatorio stipulare una polizza RC. Ma se accade un incidente e si è colpevoli?

Ecco i consigli del giornalista e influencer Luca Talotta