Se i dealer sono appesantiti dalle Case auto (di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet&Mobility)

Le concessionarie italiane sono arrivate all’attuale crisi del mercato (con cali mensili ben oltre le due cifre) appesantite negli indicatori fondamentali, per responsabilità loro e forse soprattutto delle Case auto, che di fatto governano le scelte organizzative e forzano quelle gestionali. A fine 2020 i concessionari in attività erano 1.248 rispetto ai 1.329 del 2019, pari al -6%, mentre nei 3 anni precedenti la diminuzione annua media era stata del 3%. In pratica gli indici medi sono stati tenuti su dall’uscita di chi li avrebbe affossati.


Gli indici 2020 riportano scostamenti minimi sul 2019, nell’ordine dei centesimali. Ma se nel 2020 le Case hanno allentato la pressione sulla rete, non l’avevano fatto tra il 2017 e il 2019, dove si nota un graduale appesantimento. Mentre i ricavi crescevano del 14%, le spese di gestione aumentavano del 16,5 e quelle del personale addirittura di oltre il 20%. Così il valore aggiunto e i ricavi per addetto diminuivano del 3,4 e del 3,8% rispettivamente.


Secondo le elaborazioni del Centro Studi Fleet&Mobility, lo stock usato ruotava più lentamente coi giorni medi di giacenza saliti da 68 a 71. Pur con un magazzino medio sceso da 89 a 76 unità, il peso sui ricavi saliva dal 18.6 al 19.5% peggiorando la leva finanziaria. I costruttori tra il 2017 e il 2019 hanno ripreso a spingere per investimenti in strutture, pur consapevoli che le relazioni migravano sul digitale, e per assumere personale, sapendo bene che 2 milioni di vendite non sarebbero mai tornati. Sia come sia, questi numeri raccontano del mondo che non c’è più: guardarli può fare più male che bene. Meglio pensare al prossimo.

 

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