Mobilità sostenibile: per ora vince la burocrazia

Mobilità sostenibile: per ora vince la burocrazia

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

 

Nonostante l’apporto delle auto-immatricolazioni, in risalita a febbraio, le vendite fino a 60 g/km di CO2 registrano una flessione consistente. Purtroppo, il DPCM con i nuovi incentivi 2024, presentati dal ministro delle Imprese e del Made in Italy il 1° febbraio scorso e destinati a rilanciare gli acquisti di auto a basse emissioni inquinanti, con un sostegno maggiore per le persone con bassi redditi – provvedimento che richiede il concerto di quattro ministeri – tarda a essere pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” e conseguentemente a diventare operativo sulla piattaforma Invitalia, con le inevitabili ricadute sui flussi delle vendite e delle immatricolazioni.

 

È necessario colmare al più presto questo gap poiché il mercato, soprattutto sul fronte elettrico e plug-in, è entrato in una fase di profondo stallo. La sfida per accrescere la mobilità green resta, dunque, ancora imbrigliata nelle maglie burocratiche delle Amministrazioni competenti, con l’effetto indesiderato di frenare ulteriormente il rinnovo del parco auto, che oltretutto con questi ritmi blandi avrà bisogno di quasi tre decenni per un efficace ringiovanimento!

 

Come sostenuto in altre occasioni, al di là degli incentivi, per una decarbonizzazione sostenibile e realizzabile, è centrale un intervento strutturale innovativo sul fronte della fiscalità delle flotte aziendali, declinato sugli aspetti della detraibilità dell’IVA, della deducibilità dei costi e della tassazione dei fringe benefit. Tale azione dovrebbe essere tra le priorità del Governo, così da generare una leva efficacissima e soprattutto stabile nel tempo per un’azione decisa sul rinnovo del parco, con effetti tangibili positivi anche sul mercato dell’usato.

 

Nel segno di una maggiore competitività nazionale e sostenibilità green, funzionale agli obiettivi europei di riduzione e azzeramento delle emissioni, restiamo convinti che una politica fiscale armonizzata con il resto dei principali Paesi europei possa rappresentare il driver trainante per la transizione del nostro settore.

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