Mobilità, energia: cambi di rotta in vista, anche se è tardi

 

Sono due, tra le tante, le cose che mi sconcertano e, soprattutto, mi mandano in bestia. La prima: sul piano UE “Fit for 55”, il cui obiettivo è quello di produrre solo auto elettriche dal 2035, si continua a procedere come se fossimo rimasti al 2019 (nessuna crisi energetica imminente, situazione geopolitica relativamente tranquilla e zero guerre ai confini dell’Europa, materie prime e microchip più o meno sotto controllo, come pure il caro vita). Poi ci sono piovute addosso la pandemia e un sacco di altre cose negative. In poche parole, il mondo è rapidamente cambiato in peggio. 


La seconda, invece, si può ricondurre al detto: “Prima fai scappare i buoi, quindi chiudi la stalla”. Proprio come sta accadendo con il problema energia, anche se non è la prima volta. Ora che l’Europa e soprattutto noi italiani siamo con l’acqua alla gola e basta un niente per farci affogare, ecco che a Bruxelles si svegliano e cercano goffamente di rinnegare le scelte sbagliate, dettate dall’ideologia e da interessi di parte, che ci hanno condotto a un nulla dal punto di non ritorno.

 

Ci voleva la presa di coscienza che prestissimo la Russia chiuderà per ritorsione i rubinetti del gas, rendendoci così conto di cosa voglia dire essere dipendenti in toto da altri, per far passare in sede europarlamentare l’atto delegato sulla tassonomia della Commissione che prevede l’inclusione di specifiche attività energetiche dei settori gas e nucleare nell’elenco delle attività economiche ecosostenibili.


La sveglia è dunque suonata ma, ahinoi, a tempo ormai abbondantemente scaduto.
Se si vuole seriamente affrontare il tema dei cambiamenti climatici (anche se , come afferma il professor Antonino Zichichi, “è la potenza del sole a decidere, con le attività umane responsabili solo del 5%”), allora si faccia di tutto per prendere le distanze da quella ideologia e da quel modo di fare politica responsabili di un disastro che stiamo vivendo e paghiamo salato con le nostra tasche.

Non è un caso che Greta e i suoi manovratori siano spariti dalla scena pubblica (coscienza sporca?). Restano, lancia in resta, le associazioni “taleban-green” che minacciano azioni legali contro Bruxelles sentendosi tradite. Insomma, da più parti ci si sta rendendo conto che la festa è finita e che si deve cambiare assolutamente rotta prima di essere travolti da uno tsunami che avanza a velocità supersonica.

 

Nel 2024, del resto, ci saranno le elezioni europee e toccherà ai nuovi parlamentari UE occuparsi delle conseguenze di decisioni illogiche e spinte dall’ideologia pura. Proprio in vista (e non è un caso) di questa scadenza, si sta ora cercando di correre ai ripari. I giochi, dunque, si starebbero riaprendo. Quello che valeva ieri non vale più oggi e soprattutto nel futuro prossimo. Anche e in relazione a un concetto strumentale e rischioso per l’economia di una mobilità unidirezionale. Ma il problema è che ci vorranno anni per riparare il danno fatto. Ecco la vera eredità che lasciamo alla “Next Generation EU”.

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