Mercato: se l’elettrico “vive” grazie a quello che vuole eliminare

Gian Primo Quagliano

di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor

In maggio sono state immatricolate in Italia 121.299 autovetture con un calo del 15,1% su maggio 2021 e del 38,7% sull’ultimo mese di maggio precedente la pandemia, cioè su maggio 2019. Disastroso anche il bilancio del periodo gennaio-maggio che chiude con 556.974 immatricolazioni e con un calo del 24,3% sul gennaio-maggio 2021 e del 38,9% sul gennaio-maggio 2019.

 

Proiettando il risultato dei primi cinque mesi del 2022 sull’intero anno si ottiene un volume di immatricolazioni di 1.136.682 autovetture, volume che può essere considerato il livello di immatricolazioni che si sarebbe realizzato nel 2022 senza gli incentivi annunciati dal Governo a fine 2021, concessi con decreto il 6 aprile scorso e prenotabili da parte dei concessionari sulla piattaforma del m inistero dello Sviluppo Economico dal 25 maggio.

 

Questi incentivi dovrebbero assicurare 200.000 vendite aggiuntive. Se sarà così, si può dunque ritenere che l’intero 2022 si chiuderà con 1.336.682 autovetture immatricolate. Si tratta di un livello infimo che è inferiore dell’8,3% al risultato del 2021, del 30,3% al risultato del 2019 (l’anno precedente la pandemia) e di ben il 38,5% al livello medio degli anni precedenti la crisi dei mutui sub prime innescata nel 2007 dal fallimento di Lehman Brothers.

 

Inutile dire che la previsione per il 2022 di 1.336.682 vetture immatricolate è fortemente allarmante, tanto più che l’obiettivo è stato raggiunto con lo stanziamento da parte del Governo di incentivi alle autovetture per 615 milioni che, come si è detto, dovrebbero assicurare 200.000 immatricolazioni aggiuntive. L’iniziativa del Governo è stata certamente opportuna, ma non si può non segnalare che data la gravissima situazione del mercato dell’auto sarebbe stato necessario, per impedire una turbativa della domanda, procedere annunciando gli incentivi dopo averli adottati e soprattutto sarebbe stato necessario uno stanziamento decisamente più elevato.

 

Dalla piattaforma del ministero dello Sviluppo Economico destinata ad accogliere le prenotazioni dei concessionari per usufruire degli incentivi per i propri clienti emerge che dal 25 maggio fino alla mattinata del 1 giugno è stato prenotato il 14% dei 220 milioni per le vetture con emissioni di CO2 da 0 a 20 grammi per chilometro, il 9% dei 225 milioni disponibili per le vetture con emissioni di CO2 da 21 a 60 grammi per chilometro e ben il 78% dei 170 milioni disponibili per le vetture con emissioni di CO2 da 61 a 135 grammi per chilometro.

Questi dati mettono in chiara evidenza che il Governo oltre a non rispondere prontamente alle esigenze del settore, ha destinato fondi esuberanti per le auto con emissioni di CO2 da 0 a 60 grammi per chilometro e fondi assolutamente insufficienti per le vetture ad alimentazione tradizionale, ma con emissioni di CO2 non superiori a 135 grammi per chilometro. La penalizzazione di quest’ultima categoria di auto a basse emissioni e molto richieste dal pubblico non aiuta certo il settore dell’auto che è ancora alle prese con una serie interminabile di difficoltà: dagli effetti della pandemia, alla crisi nelle forniture di microchip ed altri componenti, alle difficoltà dell’economia non ancora tornata ai livelli ante-pandemia, al ritorno dell’inflazione al pericolo di stagflazione, alla guerra in Ucraina, all’effetto negativo per l’Italia e i paesi europei delle sanzioni alla Russia.

Per superare questa situazione non giova certo sottovalutare nelle decisioni di Governo il fatto che le Case auto sopravvivono e continuano ad investire sull’elettrico grazie all’apporto economico decisivo che ricevono dalle vendite di vetture ad alimentazione tradizionale. Penalizzare queste ultime auto con incentivi insufficienti non giova quindi neanche dal punto di vista della tutela ambientale.

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