La realtà dei fatti: chi guida un’auto vecchia non è perché è un collezionista

di Mario Verna, Coo-Gm Automotive

Le rivoluzioni industriali, quelle che hanno cambiato la storia, non sono avvenute per decreto. Al contrario hanno seguito un principio di “utilità” che accomunava tutti e, pertanto, il “mercato” ne stimolava la diffusione. Vapore, elettricità, digitale e cibernetica. Per questo quando si parla di rivoluzioni, parliamo di fenomeni già accaduti.

Se invece ne parliamo per il futuro allora utilizziamo un atteggiamento ideologico e potremmo incappare in qualche ostacolo che la “realtà” ci obbliga a considerare. Questo sta accadendo nella “rivoluzione” della mobilità, un percorso che, nonostante gli obblighi e le dichiarazioni di intenti, resta molto tortuoso e, forse, poco “utile”. Situazione economica, l’ultima nota metodologica ISTAT, quella di ottobre, andrebbe letta con molta attenzione: fiducia ai minimi e sviluppo lontano a venire.


Parco circolante, non batte alcun colpo: invecchia e stagna. Costi: curva di salita stabilizzata, al rialzo però. Elementi che rendono molto difficile la normale amministrazione del settore automotive, figuriamoci i cambiamenti radicali. Possiamo far finta di niente, continuare a dirci “si deve fare”, “la strada è ormai tracciata”, “indietro non si torna”, oppure guardare alla realtà (che è fatta anche di donne e uomini che l’auto la usano davvero per necessità e che se hanno vetture vecchie non è per collezionismo) e magari cercare qualche strada più attinente al mondo che viviamo.

Il meglio spesso può essere nemico del bene e fare un passo avanti può essere più utile che saltare nel vuoto: il cambiamento si ottiene per l’insieme di piccoli e costanti miglioramenti. Il settore ha dimostrato di essere stato in prima linea per fare meglio. Ne abbiamo parlato a lungo al recente #FORUMAutoMotive.

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