Incentivi 2024: basta con la politica degli annunci

Mobilità sostenibile: per ora vince la burocrazia

di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto

 

Apprezziamo lo sforzo e l’impegno del ministro Adolfo Urso nel modificare l’attuale schema di incentivi che ha dimostrato di non funzionare in modo efficace a causa degli stringenti paletti in termini di platea dei beneficiari e soglie. Tuttavia, il nuovo provvedimento arriva con forte ritardo rispetto alle richieste avanzate già oltre un anno fa dalla filiera automotive, con tutte le problematiche connesse alla sfasatura temporale tra la “politica dell’annuncio” e l’effettiva operatività delle misure, che inevitabilmente sta impattando sugli ordini di acquisto.

 

In attesa dei nuovi e più elevati contributi, cresce freneticamente l’indecisione e la confusione tra la clientela, la quale decide di procrastinare gli acquisti dei veicoli nuovi, in particolare di quelli elettrici e plug-in, per avere un quadro più chiaro e definitivo prima di valutare l’opportunità di una sostituzione. Tale fenomeno si ricava dai numeri di gennaio, in cui la flessione dell’elettrico del -13,3% rispetto a gennaio 2023 (che aveva a sua volta fatto già registrare un calo del -8,6%) mostra un peggioramento nella preferenza di acquisto di veicoli che dovrebbero contribuire in primis alla transizione ecologica.

 

Sarebbe meglio guardare la realtà e riconoscere che finora lo schema di incentivazione non è stato in grado di far avanzare in modo deciso la quota dell’elettrico, che resta inchiodata a circa il 4% e molto distante dalla performance degli altri grandi Paesi europei, e purtroppo, temo che anche la rinnovata riformulazione dell’Ecobonus, tra l’altro limitata al solo 2024, non sia funzionale all’obiettivo.

 

Infatti, promuovere i veicoli elettrici attraverso robusti incentivi a chi rottama veicoli ante Euro 3 resta estremamente difficile, così come destinare una quota del 40% delle risorse alla fascia 61-135 g/km di CO2 non sembra essere una scelta strategica efficace per spingere nella direzione dei veicoli sostenibili. In via alternativa, sarebbe utile impiegare tali risorse nell’attuazione di una riforma fiscale strutturale sugli autoveicoli che avvicini, anche gradualmente, l’Italia all’Europa.

 

Una revisione della deducibilità dei costi e degli ammortamenti sulle auto aziendali, così come della percentuale di detraibilità dell’IVA e una riduzione nella tassazione dei fringe benefit per le aziende che mettono a disposizione auto elettriche ai propri dipendenti, sono misure che sosterrebbero più velocemente e stabilmente lo svecchiamento del parco circolante in ottica green, con effetti positivi anche sul mercato dell’usato.

 

Ad ogni modo, nella speranza che il piano incentivi possa tener conto di tali riflessioni, auspichiamo una rapida conclusione dell’iter legislativo e di adeguamento della piattaforma onde evitare ulteriori penalizzazioni sul mercato.

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