Giovani, educazione e sicurezza stradale: i genitori tornino a fare i genitori

L'editoriale di Pierluigi Bonora

Tornare a parlarsi fa bene anche alla sicurezza stradale. E questo soprattutto in famiglia. Troppo spesso si vedono in giro genitori e figli, magari seduti al tavolo di un bar, impegnati a guardare lo smartphone: non una parola. E se è così al bar, durante un momento di ricreazione, chissà cosa accade tra le mura domestiche.

Bisogna assolutamente tornare a parlarsi e, soprattutto, che i genitori tornino a fare i genitori con l’insegnamento ai figli di come ci si deve comportare una volta fuori casa, tra la gente e con gli amici. E invece no: tutto questo è venuto meno. I social, ormai, fungono sempre più spesso da papà e mamma. E i risultati si toccano con mano tutti i giorni, anche drammaticamente.

Lo smartphone e i sociali non si potranno mai sostituire alla famiglia e alla scuola, che pure deve tornare a essere quella di una volta: insegnare l’educazione civica e il rispetto, insieme alle altre materie.

L’esempio di come si deve attraversare la strada, viaggiare in bicicletta e anche in monopattino deve arrivare dall’alto, nel pieno rispetto del Codice della strada e soprattutto del buon senso.

E guai a giustificare alla stregua di bravata – come è accaduto – la guida di un veicolo alla pari quella di un autoscontro. Sfidare la morte per il semplice desiderio di apparire sui social non è concepibile. Atti del genere andrebbero puniti con la massima severità, anche aprendo un’indagine a monte, allo scopo di verificare perché un giovane arriva a quel punto.

Qualche giorno fa nella palestra che frequento mi sono complimentato personalmente con un papà di 38 anni. Con lui c’era il figlio tredicenne. Li ho visti entrambi cimentarsi nei vari esercizi, senza alcun smartphone o cuffietta di rito. Solo parole, sorrisi e fatica fisica. Se la scena, un esempio di vita più normale che mai, mi ha colpito, vuol proprio dire che siamo messi male.

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