Gigafactory: portare in Europa e in Italia i componenti delle batterie

di Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA

Sulla transizione ecologica noi sosteniamo una posizione di approccio più neutrale alle tecnologie: oltre alla mobilità elettrica, che vediamo come la tecnologia del futuro, ci dovrà essere spazio anche per le altre, come i biocombustibili, i carburanti sintetici o l’idrogeno per il motore termico. Serve un piano di politiche industriali vero per questo Paese, con strumenti che dovranno affiancarsi a quelli esistenti, da utilizzare soprattutto per quelle 400-450 aziende che oggi lavorano nel settore del powertrain tradizionale e che tra qualche anno avranno grandi problemi in Europa per gestire i cali di volume.

Il contratto di sviluppo, ad esempio, ha una serie di elementi che vanno migliorati. Gli accordi innovazione vanno rifinanziati in maniera corposa. A oggi nella filiera delle batterie il 50% del valore aggiunto sta nella parte a monte delle gigafactory. È fondamentale portare in Europa e in Italia attività come la raffinazione dei metalli, chimica e termica, che poi vengono trasformati in polveri e trasferiti alle giga factory. L’80% di queste attività a oggi sono appannaggio della Cina. Non si dimentichi l’importanza dell’aspetto produttivo. E qui, l’Italia, nel ranking europeo, è all’ottavo posto.

 

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