“Aehra: auto elettriche di lusso, ma a modo nostro”

di Luca Talotta

Nel 2025 arriveranno sul mercato le auto elettriche di lusso del marchio Aerha, che avrà in Milano una sede di estrema importanza. Ne abbiamo parlato con il Ceo dell’azienda, Hazim Nada.

Da dove nasce il progetto di Aehra e quando arriverà sul mercato

“Nasce circa tre anni fa qui, a Aero Gravity, a Pero, alle porte di Milano; l’idea di base è stravolgere le forme dei veicoli elettrici. Iniziamo a cambiare l’esterno e da quello arriviamo ad un abitacolo molto diverso. Abbiamo in progettazione dei veicoli, uno sarà classificato come Suv in base alle proporzioni e dimensioni che ha, ma non lo chiamiamo Suv perché crediamo sia un veicolo molto diverso; e poi una berlina molto interessante. Veicoli molto diversi rispetto a quelli in circolazione. Ma non posso dare troppe informazioni”.

Come siete arrivati a progettare questi modelli, queste auto elettriche di lusso?

“Io provengo da un settore molto diverso, quello energetico. Da lì sono sfociato nell’aerodinamica con Aero Gravity. Sono anche pilota e paracadutista con il mio collega Sandro Andreotti. Il progetto Aehra sposa tutte le storie che abbiamo insieme io e Sandro. Il lato energetico mi ha spinto molto in questa transizione che stiamo vivendo, mentre quello automotive è il campo di Sandro, nativo di Modena”.

Sandro Andreotti è di Modena, Aero Gravity sta a Milano e Nada è americano e italiano: progetto cosmopolita…

“Io sono nato negli States, ma sono cresciuto qui, in Italia. Quindi, sono italiano, ho il cuore italiano”.

Milano avrà un ruolo importante all’interno dello vostro sviluppo?

Sì, sul lato ricerca e sviluppo sarà la sede principale, contiamo di portare in Italia, soprattutto a Milano, tutto il know how che pensiamo sia sfuggito all’Italia finora. Quando li avremo? Li abbiamo già, sono in crescita. Tutto il centro stile è a Milano, poi si sposterà qui anche il centro di ingegneria. Milano resterà sul lato automotive il centro di riferimento. Dove siamo? Siamo già presenti in zona Cascina Merlata”.

Quando arriveranno sul mercato il Suv e la berlina?

“Nel 2025”.

In quale fascia di mercato saranno inseriti?

“Saranno in fascia alta, Premium. I nostri sono veicoli da 160/180mila euro. Quindi, veicoli che andranno a riconnettersi con la tradizione di stile e lo standing del lusso italiano. Auto elettriche di lusso”.

Il personale sogno di Hazim Nada?

Vedere un reale contributo alla transizione energetica non solo sul lato veicolare, ma anche sul lato di quello. che chiamo io. densità di energie. Abbiamo un problema oggi ed è che è presente una transizione che prevede di soppiantare la benzina con le batterie. Le batterie sono una soluzione ambientale, ma non la soluzione del problema di base di densità di energia. Per il progresso umano, per l’evoluzione dei nostri fabbisogni vedo la necessità di avere una soluzione che vada oltre il litro di benzina. L’energia che abbiamo attualmente in un litro di benzina è ancora molto più alta rispetto a quella delle batterie. Il nostro sogno è dare al mondo una struttura energetica che vada oltre”.

Auto cinesi si affacciano: la bresciana EMC “hub” di distribuzione

di Luca Talotta

Auto cinesi, ancora. Un altro brand che sbarca in Europa, cercando di ritagliarsi una fetta di quel mercato ormai sempre più frazionato e inflazionato. L’ultima, non in ordine cronologico, è Eurasia Motor Company che a fine 2023 proporrà anche la versione elettrica del Suv Wave 3, presentato presso le Cantine Berlucchi in Franciacorta.

Eurasia Motor Company, con sede a Palazzolo sull’Oglio (Brescia), è la società importatrice per conto di Great Wall Company, azienda cinese che da tempo ha deciso di entrare nel mercato europeo con i suoi prodotti elettrici e non solo, tra i quali anche quelli a marchio Haval e, prossimamente, Coffee 01 e Ora Cat.

Eurasia Motor Company si presenta ora sul mercato europeo come marchio e un suo primo modello, Wave 3, Suv definito “All purpose”, versatile e multifunzionale: «Siamo qui a presentare un marchio esclusivo, EMC, che si lancia sul mercato italiano – le parole di Federico Daffi, amministratore delegato di Eurasia Motor Company -; siamo operativi dal 2005, come importatori dalla Cina; abbiamo già portato in Italia il marchio Great Wall e Haval”.

E aggiunge: “Abbiamo deciso di intraprendere la strada di diventare produttori, con il sogno di poterci espandere in Europa dopo il mercato italiano. L’azienda che produce Wave 3 si chiama Yibin KAIYI, i cui principali azionisti sono lo Stato e Chery Automobile con le sue tecnologie. Essendo nata recentemente, dal punto di vista tecnologico è molto avanzata. In Cina esiste già Wave 3 in versione completamente elettrica, ma per le lungaggini legate all’omologazione abbiamo deciso di introdurre sul mercato italiano quella con motore endotermico. L’obiettivo di vendite, per il momento, è di 1.500 vetture l’anno».

La nuova EMC Wave 3 è un Suv per la famiglia, con cambio manuale e automatico, un computer di bordo, fari Led e l’antifurto, tutto di serie. Il prodotto finito è disponibile a 22mila euro. “Per ora il modello è unico, ma disponibile in due versioni – conclude Daffi – entrambe con un motore 1.5 di cilindrata e impianto GPL realizzato dalla piemontese BRC. La prima ha il cambio manuale, la seconda quello automatico, un motore turbo da 247 cavalli e viene venduta a 24.400 euro. È un’auto familiare, spaziosa nelle dimensioni, che risponde bene alle esigenze di tutti. Sul mercato, oggi, i nostri concorrenti sono Dacia Sandero e DR 5.0». E la versione elettrica? “Sarà sempre sulla piattaforma della Wave 3 e arriverà alla fine dell’anno prossimo; il prezzo? A oggi finita, in Cina, costa circa 22.000 dollari. E’ pensabile che in Europa possa arrivare con un listino tra i 30 e i 35mila euro”.

Davide Valsecchi: “Il futuro della F1 sarà la Formula E”

di Luca Talotta

Dici Davide Valsecchi e subito pensi alla Formula Uno su Sky Sport. Una delle voci giovani e nuove del palinsesto dell’emittente satellitare, da sempre ‘impallinato’ (parole sue…) di motori. L’abbiamo incontrato, cercando di capire da dove nasce questo percorso legato al mondo automotive e qual è la sua visione futura dello stesso.

Davide, com’è nata questa passione?

“Io sono sempre stato in fissa con i motori. Sono un classe 1987, avevo papà e i suoi amici che andavano a girare con i kart e io andavo a vederlo ogni tanto con mia madre. Un giorno mi hanno fatto provare, da lì è nato il mio amore per tutto quello che è un motore, mi piace subito qualsiasi cosa”.

La macchina più strana che ti è mai capitato di guidare?  

«Vivo in collina, ho avuto anche tante macchine scassate. Però, ricordo una macchina che da piccolino mi ha fatto sognare, quando facevamo le sfide sui prati e avevo una Marbella da rottamare. Avevo 13 anni ed è strano, se ci pensi, raccontare questo. Oggi i ragazzi di quell’età vanno e si fumano le canne, sono cambiati i tempi”.

Come stai vivendo il momento del mondo dell’automotive, con questa transizione verso l’elettrico?

“La vivo bene, anche se mi hanno venduto una cosa che non è quella che pensavo. Certo, in pochi anni diventerà tutto elettrico, ma ora? Ora non lo è. Comunque, se non vivi a Milano e ma in collina come me, non hai l’assillo della ricarica e funziona. Ma se vuoi andare al mare ti preoccupi perché se fai 300 km o hai un’elettrica delle più costose, o devi avere fortuna per le ricariche in autostrada. Di colonnine non ce ne sono ancora abbastanza”.


Hai un’auto elettrica?

“Ho una ibrida e ricarico di notte in garage, ma ho la fortuna di avere il garage. Al mattino la mia compagna può fare ciò che deve senza preoccupazioni. Però me l’hanno spacciato come se fosse il futuro. E poi mi rendo conto che cambiare la stazione di servizio dove mi fermo a far benzina per andare al mare in elettrico, non deve essere facile”.

Tu che giri tanto all’estero per lavoro, hai avuto modo di vedere come funziona fuori dall’Italia?

“Ci sono alcune città dove che ci sono tante, tante macchine elettriche. Bellissimo, ma a oggi non prevedo l’utilizzo per trasferimenti lunghi. Magari si inventano qualcosa di rivoluzionario, ma non mi è piaciuto il fatto che ce l’hanno passata come il futuro. Ecco, non siamo ancora organizzati per accogliere il futuro. Se non ammettiamo che ci sono dei problemi pratici…”.


E la Formula E?

“Macchinette che mi piacciono. Anche questo fatto di essere silenziosi lo considero un comfort poco replicabile. Però, ribadisco, abbiamo fatto un po’ troppo in fretta per le infrastrutture che abbiamo, questa è la mia sensazione”.


La futura Formula 1 sarà la Formula E?

“Per ora nel Motorsport tutto quello che è elettrico è di un livello bassissimo. Il futuro? Nel 2035 non si potranno più produrre auto a motore endotermico, quindi sì; il futuro della Formula 1 sarà per forza la Formula E”.

Non pensi ci potranno essere deroghe?

“Ma se noi tutti utilizzeremo macchine elettriche, non capisco perché lo sport, che è la massima espressione dell’automobilismo, debba rimanere alla preistoria con i motori che inquinano. Anche gli aeroplani saranno obbligati a inventarsi qualcosa, a diventare elettrici. Questa è la mia visione del mondo, ma magari una visione sbagliata. Però o tutto o niente, penso”.

Un Birò è per sempre (a Procida come a Milano)

Si chiama Birò, non è come un diamante (vi ho tratti in inganno con il titolo eh?) ma un mezzo di locomozione. Nemmeno tanto bello a vedersi, ma estremamente funzionale. L’abbiamo provato in una location d’eccezione, Procida. Perché proprio lì? Facile, perché Procida è capitale europea della cultura per il 2022 e, quest’anno, ha ideato proprio un nuovo servizio di sharing dei Birò. Ma andiamo con ordine.

Birò a Procida, via allo sharing

Il car sharing di Birò metterà a disposizione dieci mezzi per le strade dell’isola. Sarà il primo passo verso una diffusione più ampia del piccolo veicolo a quattro ruote 100% elettrico in condivisione. Certo, dieci Birò in un’isola come Procida possono sembrare tanti, ma fidatevi che sono anche troppi per le strade che ha l’isola. O meglio, che non ha visto che tra sali e scendi vari abbiamo rischiato l’osso del collo diverse volte. Lui, il Birò, ha comunque fatto il suo dovere.

Birò Share, si comincia da Procida

Di certo si parte da una situazione molto complessa: a Procida il traffico esiste eccome. L’isola, che conta circa 10.000 abitanti, annovera al suo interno 7.500 auto, oltre 3.000 scooter e un numero non meglio identificato di biciclette e veicoli commerciali. Una mole incredibile di mezzi per un lembo di terra minuscolo. Senza dimenticare che il parco circolante è vecchio e dunque inquinante. Risultato: parcheggiare è impossibile, tanto che molte vetture ‘grattano’ i muri delle case.

L’idea imprenditoriale dietro al Birò

L’idea del Birò Share è nata dall’incontro tra Esrtima,a azienda che produce il Birò, e un imprenditore locale di Procida, Nicola Ambrosino, titolare di Green Way. Idea molto semplice: quadriciclo leggero in sharing per le strade di Procida. Un mezzo 100% elettrico, che ingombra come uno scooter di grosse dimensioni (1,03 x 1,74 metri) ma con quattro ruote, applicazione per noleggiarlo semplice da usare e dati tecnici molto basici ma funzionali: Birò raggiunge i 45 o 60 km/h a seconda della versione (cinquantino elettrico o equivalente di un 125 cc), si guida con il patentino a partire dai 13 anni, è disponibile con batteria removibile da 3 kWh o fissa da 5 kWh, l’autonomia è di 100 km.

Spartano, ma funzionale

Certo, se cercate la comodità non rivolgetevi al Birò. La posizione di guida è tutt’altro che ottimale, lo spazio interno è ridotto e le due persone a bordo finiscono inevitabilmente per toccarsi (per gli ometti più furbi potrà sembrare anche un vantaggio nell’approccio verso il gentil sesso, ma fidatevi che così non è). Ma questo, di certo, non ha impedito alle persone di innamorarsi di questo veicolo, che a tutti gli effetti può cambiare la quotidianità. E questo nonostante sospensioni dure, climatizzatore mancante (si apre solo il tetto sopra la propria testa) e uno sterzo poco preciso. Ma viaggia che è un piacere: è divertente, sguscia nel traffico e si può parcheggiare ovunque.

L’impianto fotovoltaico e l’energia rinnovabile

Il progetto prevede di alimentare i Birò in condivisione con un impianto fotovoltaico. Al momento basta un’infrastruttura da 6 kW per ricaricare la piccola flotta di 10 unità, tutte caratterizzate dalla ricarica lenta (1/1,2 kW). Chiaro che, in futuro, se si dovesse esportare questo sistema anche in altre città o altri borghi, l’ideale sarebbe munirsi sempre di un impianto per la produzione di energia rinnovabile. Anche perché il resto è già tutto pronto: l’app è fatta bene, la procedura è guidata in tutti i passaggi ed è estremamente semplice da usare. Il sistema, ovviamente, è il classico noleggio senza chiavi.

Martin Pos: l’uomo dei seggiolini auto si racconta

di Luca Talotta

Lo vedi arrivare, vestito con la sua t-shirt nera abbinata a pantaloni e scarpe del medesimo colore«E uso sempre la stessa», ammette sorridendo. Verrebbe da pensare che, forse, c’è anche da crederci, visto che spesso genio e sregolatezza vanno di pari passo. Ma no, Martin Pos è tutto fuorché una persona che non cura i dettagli. Anzi, verrebbe da dire e pensare che sia diametralmente l’opposto, perché se fondi un’azienda come Cybex e in dieci anni la rendi la numero uno nel suo settore, quello dei seggiolini per auto, vuol dire che non improvvisi ma studi. E ti applichi.

 

Martin, ci racconta quando è nata l’idea di Cybex?

«Nel 2005, da un’esigenza personale. Lavoravo in un’altra azienda ma non ero felice e grazie anche a mia moglie ho iniziato la mia avventura personale. I risultati le hanno dato ragione».

 

Cybex ora sbarca anche a Milano con un suo hub creativo: ci spiega di cosa si tratta?

«Abbiamo deciso di aprire il nuovo Creative Hub in Via Stendhal 36, nel cuore del vivace Design District. Un loft di design posizionato nell’ex fabbrica Riva Calzoni originariamente costruita nel 1884. E questo perché le migliori persone del fashion e del lifestyle sono a Milano; era più facile che venissimo noi qui piuttosto che convincere loro a trasferirsi in Germania».

 

Ma a cosa servirà questo Creative Hub? 

«Non sarà uno show room tradizionale, ma uno spazio dove fare comunicazione, Pr e dare spazio alla creatività. Non sarà uno spazio di ricerca talenti, ma sarà più orientato verso la nostra immagine, dare spazio alle nostre attività. Poi se arriveranno anche dei creativi, saranno logicamente ben accetti».

 

Da Bayreuth, vostro quartier generale in Germania, a Milano: un bel salto direi.

«Decisamente. Ma Cybex è sempre stata ispirata da Milano. Già 20 anni fa, al Salone del Mobile, ebbi la consapevolezza che questa città poteva darci tanto. E poi Corso Como, Franca e Carlo Sozzani e così via. Culturalmente Milano è la casa di Cybex».

 

Un Hub che fungerà da spazio per tutti i tipi di creativi, insomma…

«Esatto. I migliori talenti nel fashion e nel design sono qui, la speranza è di coinvolgerli in un’industria come la nostra, dove non verrebbero. E portare il nostro brand ad un livello successivo, con partnership di prestigio. È un ecosistema unico; e poi Cybex è nel suo segmento di vendite la Dolce Vita, proprio come Milano».

Citroën Ami: sostenibile, ma anche i giovani hanno caldo

di Luca Talotta

Metti una mattinata in pieno centro a Milano alla scoperta della Maison Citroën e soprattutto della piccola Citroën Ami. Sì, esatto, quel piccolo barattolo che si vede per le strade della città è davvero una vettura, un mezzo con un motore. Elettrico, s’intende, ma comunque un veicolo che va in strada, attraversa i semafori, ponti, strade e parcheggia (quest’ultima cosa in modo decisamente comodo).

 

Nonostante tutto c’è spazio

Al di là di quello che si possa pensare, dentro c’è davvero spazio. Tanto che quei mattacchioni di  Citroën si sono inventati anche la versione Cargo, per trasportare oggetti, piccoli pacchi e cose del genere. Certo, se si è in due sulla Ami lo spazio è bello che andato, ma di certo l’idea primordiale alla sua nascita non era di certo quella del trasporto di passeggeri e bagagli: per quello ci sono altri mezzi. Qui, invece, ci troviamo di fronte a un quadriciclo innovativo: primo perché si può guidare con la patente AM, quella dei cinquantini per intenderci, a partire dai 14 anni. E poi perché, incentivi statali alla mano, costa 5mila euro. Idea geniale.

 

La sicurezza e il caldo, temprare l’anima 

Di certo non si può dire che chi sale a bordo di Ami (o, in generale, di un mezzo a quattro ruote che costa così poco) pensi al comfort. No, niente di tutto ciò: anzi, a volte fa quasi paura andare in giro, come se già uno immaginasse un eventuale incidente e dicesse ‘Bello, ma come ne esco?’. Esagerazione: forse. Di certo quello che manca è il benessere climatico. Specchietti che si aprono verso l’esterno (vi ricordate la Due Cavalli?) E lasciano uno spiraglio talmente minimo che nemmeno il sudore riuscirebbe a passare da lì. Ecco, su questo si può lavorare: perché non fare come alcuni ciclomotori concorrenti che aprono il tetto? Questione di costi, direbbero. Può essere, però renderebbe il tutto sicuramente più fruibile.

 

Il futuro della città

Di certo quello che mi immagino è che mezzi come Ami potrebbero davvero rappresentare il futuro delle città. Di quelle grandi, delle megalopoli congestionate da inquinamento, traffico e rumore. Lei, invece, permette di non emettere CO2, nel traffico sguscia che è un piacere e non fa rumore: ne abbiamo parlato con Elena Fumagalli, responsabile delle comunicazioni di Citroën Italia (Stellantis). Godetevi l’intervista e soprattutto le mie scorribande per la città a bordo della Citroën Ami.

 

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=VjDAJ3HCNo4

Raccontare la mobilità sostenibile in piazza a Catania

di Luca Talotta

Come si fa a raccontare la mobilità sostenibile? Una domanda che spesso in molti mi fanno e alla quale, ancora oggi, faccio fatica a rispondere. Non si può raccontare, è un concetto astratto. O meglio, è un’abitudine, un’idea, qualcuno direbbe un’ideologia (a torto o a ragione?). Di certo, come fai a raccontare un qualcosa che non è tangibile?

Io, comunque, ho provato a farlo. Recentemente sono stato a Catania, ospite del Giro-E, il Giro d’Italia con le biciclette a pedalata assistita. E lì, nella centralissima Piazza Duomo, abbiamo provato a raccontare che cos’è la mobilità sostenibile. È stato difficile? Per nulla. È stato impegnativo? Molto. Perché le persone hanno fame di sapere, sono curiose, vogliono scoprire cosa le riserva il mondo di oggi. Ma, spesso, non s’informano o lo fanno in modo parziale.

Quello che le persone non sanno (e le aziende non raccontano)

Un esempio su tutti. Durante il mio intervento, un utente ha chiesto: «Mi scusi, ma l’ibrido secondo lei è inquinante?». E io: «Beh, dipende dalla tipologia di ibrido». Risposta alla quale è seguita un’altra domanda: «Ma perché, quanti tipi ne esistono?». Ecco, questo è un esempio di quello che bisognerebbe fare oggi: andare nelle piazze e spiegare che sì, esistono diversi tipi di ibrido. Che il full hybrid è diverso dal plug-in hybrid che è ancora diverso dal mild hybrid. Paroloni che, messi lì così, se non vengono spiegati nella loro totalità servono a poco. Bisogna educare le persone, formarle, ma allo stesso tempo attirarle con modi di esporre semplici, chiari e concisi. E, perché no, parlare anche degli aspetti negativi della mobilità sostenibile.

VTM 2022: automotive e trasporti al centro della convention

di Luca Talotta

Oltre 300 aziende, 136 divisioni acquisti & R&D rappresentate da 210 buyer e 3.500 appuntamenti B2B, questi alcuni numeri dell’edizione 2022 di VTM (Vehicle & Transportation Technology Innovation Meetings), l’unica business convention (in Italia) dedicata all’industria automotive e dei trasporti andata in scena a Torino. Un evento che – grazie all’organizzazione – ho avuto il piacere di poter moderare dal palco delle Officine Grandi Riparazione, luogo storico del capoluogo piemontese, con ospiti di altissimo livello quali Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, che ho anche intervistato, ed esponenti internazionali del calibro di Anne-Lise Richard, Head of Global e-Mobility di Stellantis. Nel corso del meeting sono state anche premiate le startup vincitrici del contest ideato da VTM del 2020 e che per la pandemia non avevano ritirato il riconoscimento. Senza dimenticare la premiazione dei vincitori di 5GMETA Hackathon organizzato da LIFTT in collaborazione con VTM.

 

Confronto su competenze e innovazioni

Una piacevole mattinata dicevo, tutta dedicata all’industria automotive e dei trasporti promossa da Regione Piemonte e Camera di commercio di Torino, dove in qualità di sponsor, sono tornati a VTM 2022 grandi imprese internazionali (AVL, BOSCH, Continental Engineering Services, CSI, Denso Italy, FEV, ITT, Keysight, Sabelt, Texa, Vishay), e prestigiosi brand come Accenture, Blue engineering, Capgemini Engineering, Daca-I, Grape Up, Punch Torino, Segula. Industrial partner dell’evento: Stellantis. L’edizione 2022 di VTM è stata un’occasione di business, di confronto su competenze, innovazioni e tematiche di maggiore rilievo e attualità: dalla digitalizzazione dei processi all’elettrificazione dei veicoli e batterie, idrogeno e sistemi di propulsione innovativi, software defined vehicles, sistemi ADAS e guida autonoma, connettività e Big Data, micromobilità e nuovi modelli di mobilità sostenibile e smart.

 

Stellantis ribadisce la centralità di Torino

“Registriamo ottime notizie per la Torino dell’automotive: l’incontro con Stellantis ha ribadito la centralità della nostra città non solo in ambito produttivo, ma anche ingegneristico e di progettazione”, sottolinea Dario Gallina, Presidente della Camera di commercio di Torino. “La nuova edizione di VTM – prosegue Gallina – ha numeri in netta crescita: aumentano le aziende presenti, superando quota 300 (+15% rispetto al 2018), si triplicano i buyer, crescono i B2B meetings (oltre 3.500). È la conferma di un lavoro di insieme, realizzato con istituzioni, aziende e atenei, che va nella direzione giusta per riaffermare un ruolo internazionale strategico e innovativo in un mercato in rapidissimo cambiamento”.

 

I vincitori del contest di VTM 2020

Anche per questa edizione, si conferma uno spazio dedicato alle start up innovative, che vede la presenza di 25 realtà che propongono soluzioni sui temi della sicurezza, smart mobility, intelligenza artificiale, micromobilità e molto altro ancora. Tra queste le vincitrici del contest di VTM 2020, premiate in questa edizione dall’assessore regionale all’Innovazione e Ricerca Matteo Marnati: Drivesec, Lifetouch, Jungo Connectivity (Israele), FLAG MS e 3 WINDY. Fra le altre: Beond, REEFILLA, NGV Powertrain, Veicoli Srl, TO.TEM, 2Electron, Walle, presenti quest’anno grazie all’Agenzia ICE (Italian Trade Agency).

 

Hackathon 5GMETA: chi ha prevalso nella sfida

Infine, tra le prestigiose conferenze e i tavoli B2B, a segnare la mattina di VTM è stata la premiazione dei vincitori del 5GMETA Hackathon, maratona di 24 ore (partita il 29 marzo) che ha messo al centro i volumi di dati generati dai veicoli e la loro applicazione nella mobilità connessa e automatizzata. Una sfida importante nell’ambito di “5GMETA”, progetto europeo H2020 con l’obiettivo di potenziare l’ecosistema della smart mobility. I partecipanti all’hackathon, organizzato da LIFTT in collaborazione con VTM, si sono cimentati in tre sfide: sicurezza stradale, mobilità dei veicoli, servizi dedicati agli individui. Per i tre team che hanno sviluppato le migliori idee e business case, un premio di 5.000 euro. Inoltre, al termine della premiazione il Ceo di LIFTT, Giovanni Tesoriere, e il presidente di Cepiemonte, Dario Peirone, hanno firmato un accordo di partnership che vedrà il Venture Capital guidato dallo scienziato Stefano Buono e Ceipiemonte sempre più affiancati nel percorso di valorizzazione del territorio e nella promozione delle sue imprese innovative sui mercati internazionali.

Renault Megane E-Tech Electric: test drive tra le Langhe

Renault propone il primo modello della generazione 2.0 di veicoli elettrici con nuova Mégane E-TECH Electric aprendo un nuovo capitolo della rivoluzione elettrica che ha avviato oltre un decennio fa. Dotata di tecnologie all’avanguardia, connessa, integrata nell’ecosistema elettrico ma anche nell’ecosistema digitale dei suoi utenti, il nuovo veicolo è pronto per offrire esperienze inedite. L’ho provata per voi tra le Langhe del Piemonte, ecco qui il resoconto della giornata.

 

Renault Megane E-Tech Electric, test drive tra le Langhe

Potendo contare sulla nuova piattaforma CMF-EV dedicata alla motorizzazione elettrica, il nuovo veicolo elettrico rompe i tradizionali codici del design per acquisire proporzioni inedite e dinamiche ed un rapporto dimensioni/abitabilità unico. Un’auto proiettata nel futuro, che prende vita con inedite sequenze di benvenuto e animazioni luminose all’esterno e all’interno. Ma non solo, il modello inaugura la dashboard OpenR che integra il driver display e il display multimediale centrale, creando la più ampia superficie digitale della categoria. Inoltre, OpenR accoglie il nuovissimo sistema multimediale OpenR Link con i più avanzati servizi e applicazioni Google integrati. Ma non finisce qui, perché con la nuova macchina le sensazioni di guida si trasformano in emozioni: 26 i sistemi di assistenza, che accompagnano il conducente nella guida e nelle manovre di parcheggio in sicurezza.

 

Le tinte della carrozzeria

Dall’interno all’esterno, sei sono le tinte di carrozzeria per la nuova Megane: Grigio Aviation, Grigio Schisto, Blu Notturno, Rosso Passion, Nero Etoilé e Bianco Ghiaccio. E, per una maggiore personalizzazione, è possibile optare, in funzione degli allestimenti, per tinte bi-tono differenziando il colore del tetto, dei montanti e dei retrovisori esterni con 13 abbinamenti possibili.

 

Prezzi e disponibilità per il mercato italiano

In Italia, in una gamma semplice con 3 livelli di equipaggiamento (Equilibre, Techno e Iconic), nuova Megane E-TECH Electric è sul mercato a partire da 37.100 euro con la batteria EV40 e 41.700 euro con la batteria EV60, già disponibile. Infine, due sono gli anni di garanzia con assistenza 24/24, 7/7 e di 8 anni (o 160.000 km) per la batteria, incluso il servizio di assistenza stradale in caso di panne d’energia, con la ricarica sul posto o il traino al punto di ricarica più vicino, a seconda dell’area geografica.